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giovedì 21 marzo 2013

Corriere.it: le dimissioni di Pietro Boggia

Il Corriere.it di oggi ha ripreso la notizia delle dimissioni del Consigliere Pietro Boggia del PD dal Consiglio Comunale di Paderno Dugnano. Ecco qui sotto la riproduzione della pagina digitale. 

martedì 19 marzo 2013

Dimissioni del consigliere Pietro Boggia


Ricevo da Oscar Figus, coordinatore del PD di Paderno Dugnano il seguente comunicato stampa.

Dimissioni del consigliere Pietro Boggia
Paderno Dugnano, 19 marzo 2013 - Il forte discorso con cui ieri sera in Consiglio Comunale il prof. Pietro Boggia, consigliere del Partito Democratico, ha rassegnato le sue dimissioni mi ha commosso ma non stupito.
Mi ha commosso ma non stupito perché conosco Pietro, la sua grinta, la sua intelligenza, la sua ironia e la sua voglia di continuare a stare, nonostante la malattia, vicino ai suoi ragazzi a scuola ed al servizio della nostra Città.
Né mi ha stupito il suo ragionamento politico, di chi si fa da parte per permettere ad altri di imparare in quest’ultimo anno di legislatura in cui a lui le forze mancano, pur restando a disposizione, come ha sempre fatto con competenza e generosità, del nostro Partito.
Il mio abbraccio a Pietro si unisce a quello del nostro Gruppo Consiliare e di tutto il PD ed alla stima che ha sempre raccolto tra amici ed avversari i politici.
Grazie Pietro per il lavoro fatto finora (e per quello che faremo ancora insieme) e un benvenuto a Carola Colnago, che lo sostituirà in Consiglio, alla quale va il nostro augurio di buon lavoro.

Oscar Figus
Coordinatore cittadino
Partito Democratico
Paderno Dugnano

Pietro Boggia, un grande esempio di impegno civile


La seduta del Consiglio comunale di ieri sera, oltre alla comunicazione del Sindaco sul defenestrato assessore Salgaro, ha preso atto anche di un altro annuncio di dimissioni: quelle del Consigliere Pietro Boggia del Partito Democratico che ha deciso di lasciare i banchi dell'opposizione per gravi motivi di salute.
Il suo messaggio di saluto a tutta l'assemblea, alla giunta e ai colleghi di partito è stato molto toccante perché, improvvisamente evocata dalla sua figura, l'immagine della lotta per la vita di un uomo colpito da una crudele malattia, ha costretto tutti i presenti in sala e chi ascoltava i lavori da casa via web a riflettere sulla fragilità della nostra natura umana e sul grande coraggio che alcuni di noi sanno mostrare in queste occasioni.
"La mia salute è sempre più precaria – ha detto Boggia – mi hanno già asportato un polmone e dopo un periodo che speravo di convalescenza, dopo aver ripreso la mia attività di insegnante e Consigliere comunale, da ottobre 2012 il tumore si è ripresentato e oggi non ce la faccio più. Le poche forze che mi rimangono le devo usare tutte per lottare contro la malattia e devo pertanto abbandonare, rinunciare ad insegnare e a fare politica attiva".
Il Consigliere si è dimesso lasciando il suo posto in Consiglio a Carola Colnago, prima dei non eletti nel 2009, ma ha assicurato che anche da casa continuerà a occuparsi della cosa pubblica. Ha ringraziato tutti coloro che in nove anni di attività al servizio della città si sono confrontati con lui nell'assemblea cittadina. Ezio Casati, che lo ha invitato nel 2004 a candidarsi, Gianfranco Massetti, Sindaco con il quale ha collaborato dai banchi della maggioranza, Marco Alparone, Sindaco con il quale si è confrontato da quelli dell'opposizione, sempre lealmente nella diversità delle opinioni e delle posizioni politiche e ha chiuso ringraziando i padernesi che hanno avuto fiducia in lui, che egli ha cercato di rappresentare.
Il suo discorso dignitoso e commovente ha raccolto l'applauso corale dell'assemblea al termine del quale il Presidente del Consiglio, Papaleo, ha riconosciuto che: "Il Consigliere Boggia ci ha dato oggi una grande lezione di impegno civile", mentre il Sindaco ha sottolineato che: "Il suo è un grande esempio di cui la città deve andare fiera".

lunedì 18 febbraio 2013

Fare il Papa o essere Papa, questo il dilemma

Le dimissioni di Benedetto XVI sono state fin da subito un grande evento mediatico gestito (per ora) in parti uguali da Ratzinger e dalla Curia romana. Il primo cerca di guidare l'evento con le parole, la seconda cerca di impedire che queste abbiano un impatto dirompente sulla comunità cristiana.  
"Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l'io o Dio? L'interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?". Con queste parole Benedetto XVI ha fatto indirettamente riferimento, ieri all'Angelus, alla sua decisione di rinunciare al Pontificato. In piazza ad ascoltarlo oltre 100 mila persone. "Come ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della 'discesa' di Gesù nella nostra condizione umana, nell'abisso del peccato e delle sue conseguenze", ha ricordato il Papa.
"Gesù
- ha raccontato - al momento di iniziare il suo ministero pubblico, dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva". "Ma queste tentazioni - ha osservato - sono anche false immagini di uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone". Il nucleo centrale delle tentazioni proposte a Gesù, ha spiegato il Papa teologo, "consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri fini, dando più importanza al successo o ai beni materiali. 
Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari". In questo modo, "Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni e' in gioco la fede, perché è in gioco Dio". 
Benedetto XVI dice di volersi ritirare perché il corpo non lo sostiene più e gli impedisce di continuare il ministero che Dio gli ha affidato, ma le sue parole non sono quelle di un uomo stanco. A me sembrano le parole di un uomo lasciato solo da quelli che per primi dovrebbero seguirlo e che non potendo "fare il Papa" rinuncia ad essere Papa. Benedetto lascia perché la Chiesa di Roma evidentemente, messa davanti al bivio delle tentazioni, esita e non sceglie di seguire Dio. E il Pontefice oggi lo dice chiaramente, pubblicamente, ma il popolo che lo ascolta riempiendo la piazza San Pietro, accoglie la sua denuncia come una qualunque  predica, applaude e torna a casa contento. Ripeto, cosa c'è da gioire? 

martedì 12 febbraio 2013

Moai


Il Papa si dimette. Cosa c'è da gioire?

Ieri, dopo aver appreso la notizia delle dimissioni del Papa, ho atteso con curiosità di vedere le reazioni del mondo cattolico padernese che si esprime sulla rete. E quando sono venute mi hanno sorpreso non poco. 
Non è che mi attendessi chissà cosa, ma di fronte al gesto clamoroso e in parte reticente di Ratzinger, non mi aspettavo proprio questo titolo del blog La Scommessa: "Un giorno storico. Viva il Papa che si dimette".
Nel testo del suo post, il titolare del blog, Giovanni Giuranna, ha scritto che la notizia lo "riempiva di gioia" e poi ha pubblicato una poesia in dialetto milanese di Alberto Manzoni, dedicata all'evento, nel quale l'autore affermava di credere alle ragioni di un ritiro per malattia. 
Sono sconcertato. Non capisco proprio le espressioni gioiose sulla drammatica scelta papale. Il Corriere della Sera oggi scrive: "Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato". 
Forse non si tratta solo di malattia. Dietro la decisione del Pontefice tedesco c'è probabilmente dell'altro, molto altro, e in ogni caso non vedo cosa ci sia da gioire. A questo proposito ho ricevuto oggi dall'amico Pierino Favrin un sonetto senza titolo dedicato al grande evento che, pur sempre in dialetto milanese, fornisce un altro punto di vista rispetto a Manzoni. Lo sottopongo al vostro giudizio.


Lì tuc a dumandas perché la fa
Se strac de co opur se strac de corp,
Se l’è per quel a se po no dag tort,
Ma a mi sto fato chi ‘l me fa pensà.

Perché per vun che l’è dal ciel iutà,
L’è na resun che la cunvinc no trop,
Anca perché esendo sta inscì fort,
Se capis no me l,ha podù lasà.

Ma mi che sofri spes del so stes mal,
Pensi el perché de tanta decisiun
L’è minga de cercà d’ent di giurnal,

Perché sensalter l’è la depresiun,
Per ves minga sta bun suprì el sineder
Li ben nascost de sota el cupulun.

Lingue date per morte da studiare


Chi dice che il latino è una lingua morta e che nell'era tecnologica in cui viviamo è una materia che non offre certo sbocchi professionali? L'evento mediatico di ieri seguito da tutto il mondo quasi in diretta, non ci sarebbe stato se Giovanna Chirri, da 20 anni cronista per l'ANSA in Vaticano, non fosse stata promossa ai suoi tempi con un bel 9 in latino dal liceo classico Ennio Quirino Visconti di Roma.
La giornalista, unica tra i cronisti ieri presenti in Vaticano a padroneggiare la lingua di Cicerone (anche molti cardinali non hanno capito subito le parole del Papa) dalla sala stampa ha ascoltato e tradotto all'impronta l'annuncio di Benedetto XVI e per prima al mondo ha dato la notizia delle dimissioni del Pontefice. Così la Chirri ha dettato alla sua agenzia il flash delle 11.46 che in pochi secondi ha fatto il giro del mondo ed è stato rilanciato, prima della conferma ufficiale del Vaticano, dall'agenzia Reuters, poi dalla Cnn e a seguire da al Arabiya, France Presse e dai britannici Telegraph e Bbc e Sky News.
"Certo, fare il giornalista vaticanista senza sapere nulla del latino proprio non va.." ha commentato la giornalista autrice del clamoroso scoop. Insomma, per i giovani che vogliono fare questa professione un consiglio da seguire è: studiate bene le lingue, a cominciare da quelle date per morte.  

lunedì 11 febbraio 2013

Il papa "pensionato" volontario

Il Papa si è dimesso leggendo un messaggio in latino alla fine del Concistoro in Vaticano. Lo ha fatto "con grande senso di responsabilità" come tutti dicono perché le forze non lo reggevano più.
Dal 28 febbraio Ratzinger andrà in pensione, prima a Castelgandolfo dove resterà fino al Conclave e all'elezione del nuovo Pontefice, poi si ritirerà in un ex convento di clausura dentro al Vaticano che è in fase di spasmodico restauro. Una scelta umanamente molto comprensibile, opposta a quella del suo predecessore che invece aveva fatto della sua agonia fisica uno spettacolo pubblico della sua concezione della vita e della fede.
Benedetto XVI, 85 anni, ha regnato con grande energia per oltre 7 anni, ma ultimamente appariva molto affaticato, nessuno comunque si aspettava questo abbandono da parte sua. Si apre adesso una fase eccezionale, inaudita nella storia delle Chiesa. Un precedente storico di dimissioni è quello famosissimo di Celestino V, colui "che fece per viltade il gran rifiuto" nel dicembre 1294, dopo soli quattro mesi di pontificato, ma non si è mai vista prima d'ora la presenza contemporanea in Vaticano di due Papi, uno regnante, l'altro in "pensione" e tutti si interrogano su come si svolgerà questa coabitazione. Benedetto XVI sarà il primo Papa "pensionato" volontario.

mercoledì 23 gennaio 2013

Elezioni: Alparone chiede a Salgaro di dimettersi


Le elezioni si avvicinano e il momento della verità incombe. La destra cittadina è in fibrillazione e i boss locali del PdL hanno messo alla frusta i ragazzi del risorto megafonino comunale che, nelle ultime settimane, aveva pigolato sempre più piano. 
Da Natale alla metà di gennaio, infatti, avevano pubblicato quasi soltanto dei riempitivi: cartoline, ricette, comunicati sui servizi comunali, robetta. Poi, dopo la sortita del loro cavaliere nero in TV, si sono improvvisamente ringalluzziti: forse non tutto era perduto. 
Hanno cominciato a dare segni di vitalità pubblicando un sondaggio che mostrava Berlusconi in forte ripresa, naturalmente quello più spudoratamente ottimista tra i tanti disponili, poi hanno proseguito mettendo in scena la pantomima del "gran rifiuto" per amore della città del loro sindaco a una fantomatica candidatura "sicura" al Senato. Oggi confermano la ritrovata militanza pubblicando con grande evidenza la richiesta di dimissioni dell'assessore Salgaro da parte del segretario PdL, Elia Torraca.
La notizia dunque è la seguente: Alparone fa fuori Salgaro. Per quale motivo? Perché è assente, deludente, poco incisivo e privo di idee, inadeguato al compito, inaffidabile come amministratore, poco collaborativo ed estraneo? No, affatto, Salgaro deve dimettersi perché si è presentato alle elezioni regionali e politiche come candidato di un altro partito, la lista Fratelli d'Italia, messa in piedi a Roma da Crosetto-Meloni e a Milano dai fratelli Larussa. Una lista quasi civetta, di ex ministri ed esponenti fidati di Berlusconi, incaricati dal Cav di rastrellare qualche voto dell'elettorato di destra stanco del PdL. Come si vede la motivazione di questa richiesta di dimissioni non sembra proprio rispondere ad alte ragioni politiche. Tanto più che Salgaro non è un eletto dal popolo (nel 2009 non si era candidato), ma un assessore nominato direttamente dal sindaco.
La motivazione più probabile è forse un altra: Alparone vuole liberare in giunta una poltrona occupata da un personaggio incolore e inutile per assegnarla, in vista dei delicati passaggi elettorali che lo aspettano da qui all'anno prossimo, a qualche portatore di voti più interessante. E lo comunica alla città nel suo solito modo trasversale e ambiguo.
Quello che va sottolineato è che i boys di Paderno7, fino a ieri lamentosi e critici di fronte al degrado e allo sfacelo del loro ex partito, quelli che avevano inviato il 5 gennaio, via Twitter, a Mario Monti, una proposta di collaborazione, anzi una precisa richiesta di "venire coinvolti nel progetto", hanno risposto prontamente all'appello di Torraca, prestandosi alla bisogna quasi avessero ritrovato di colpo ruolo e identità perduti . In cambio di quali promesse non si sa, magari di nessuna. I giovani sono così generosi.

venerdì 4 gennaio 2013

Fuga dai comuni: è il turno di Alparone?

Leggo sul sito Nordmilano24.it questa notizia che segnalo ai padernesi.

Prosegue senza sosta l'emorragia degli amministratori del Nordmilano verso incarichi politici di maggiore responsabilità e potere. Dopo Daniela Gasparini, il sindaco di Cinisello Balsamo che insieme ad altri esponenti ha ufficializzato la propria corsa al Parlamento con la partecipazione alle primarie Pd, potrebbe ora essere il turno di Marco Alparone (ex farmacista di Cassina Amata e sindaco dal giugno 2009). Alcune indiscrezioni provenienti dall'interno del Pdl lo darebbero pronto a lasciare la poltrona di primo cittadino di Paderno. Destinazione? Regione Lombardia, per cui si andrà a votare il prossimo 24 e 25 febbraio.
Dopo l'incontro tra i coordinatori regionali e i vertici del partito di centro-destra sarebbero appunto state avanzate candidature e richieste di incarichi. Uno di queste, appunto quella del 45enne sindaco Alparone, punterebbe ad ottenere l'inserimento nel listino da consigliere o addirittura un più prestigioso incarico di assessore (o di presidente della II commissione affari istituzionali del consiglio regionale, poltrona occupata attualmente dal consigliere Sante Zuffada).
In un gioco di partenze contemporanee dal Pirellone verso Roma dunque si innesterebbe quest'ultimo cambiamento (frutto comunque di delicati accordi tra le diverse correnti interne al partito di Silvio Berlusconi). E proprio alla corrente maggioritaria di Mario Mantovani, senatore e coordinatore lombardo del Pdl, farebbe capo il sindaco Alparone. Nel caso in cui queste voci dovessero avere conferma, tempi stretti da parte del Sindaco per le doverose comunicazioni di legge legate all'attuale incarico.

venerdì 2 novembre 2012

PD, elezioni e gli Ecocivici si disfano


Domenico Finiguerra, sindaco ambientalista di Cassinetta di Lugagnano, icona della decrescita felice e da un mese co-portavoce nazionale degli Ecocivici, si è dimesso ed è uscito del movimento. 
Lo ha comunicato sul suo sito lo stesso Finiguerra e subito si è scatenata la comunità ecicivica nazionale che ha commentato la decisione con decine di messaggi di solidarietà.
Le dimissioni che stanno lacerando il movimento arrivano puntuali alla prima discussione che i dirigenti della formazione politica promossa dagli ex Verdi ha fatto sul tema "elezioni e alleanze".
Nel comunicato stampa si dice che Domenico Finiguerra, Marco Boschini e Vincenzo Cenname, esponenti dei Sindaci della Buona Amministrazione, una delle componenti degli Ecocivici, hanno deciso di abbandonare "il percorso costituente di Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei" perché contrari a "un’opzione politica che prevede il raggiungimento di un accordo con il Partito Democratico, opzione ritenuta al contrario praticabile (legittimamente) da altri soggetti partecipanti al costituendo movimento politico federato".
I 20 commenti postati finora sulla pagina di Finiguerra condivisi da oltre 200" Mi piace" sono in pratica tutti a favore della scelta del sindaco. E' interessante rilevare che la rottura è avvenuta perché una parte del movimento aveva proposto di trovare un accordo con il Partito Democratico in vista delle elezioni di primavera prossima. Che dire di fronte a questa notizia: mi congratulo con il PD per lo scampato pericolo.

sabato 27 ottobre 2012

Lombardia: lo squallido tramonto dell'era Formigoni


Rilancio dalla newsletter "Settegiorni" del PD regionale questo articolo che riassume bene la convulsa giornata di ieri nel corso della quale si è dissolto ingloriosamente il governo della destra in Lombardia. 
Il degrado insopportabile dell'istituzione provocato dalle scelte di Formigoni (e del suo dominus Berlusconi) sono riassunte dalla risposta di google che alla ricerca "formigoni dimissioni" mostra più immagini della ex consigliera Minetti che dell'ex governatore. Adesso tocca ai lombardi voltare pagina e scegliere persone più degne di quelle che hanno votato alle ultime elezioni. 

Una giornata storica, quella del 26 ottobre 2012. Un'era è finita, per lo sfaldamento della coalizione Pdl e Lega e per il crollo di credibilità di Formigoni e della sua giunta. È passata la linea del PD, che il 25 settembre scorso aveva raccolto le disponibilità di tutti i consiglieri democratici, di Idv, di Sel e del gruppo misto, richiamando i consiglieri del centrodestra ad assumersi le proprie responsabilità. La svolta è arrivata il 10 ottobre con l'arresto dell'assessore Zambetti che, secondo l'accusa, aveva pagato voti alla 'ndrangheta. La Lega decide di staccare la spina ma stringe un accordo che, stando alle parole, vale solo per l'azzeramento della giunta. Passano poche ore ed è chiaro che il patto non regge, anche perché nel frattempo il Pdl è in pezzi, Formigoni fiuta l'imminente rottamazione da parte di Alfano e inizia a minacciare elezioni entro l'anno. Le dimissioni, quindi, le minaccia il Pdl - Formigoni non lo ha mai fatto - e inizia un braccio di ferro con la Lega che vuole votare sì, ma non subito, e possibilmente con un leghista, magari proprio Maroni, candidato della coalizione. Un secondo braccio di ferro si apre nel Pdl tra i fedeli al governatore e le truppe del segretario regionale, a sua volta fedele alla linea romana, e sulle dimissioni dei pidiellini si apre un giallo: quante saranno? Basteranno? Ce ne vogliono almeno dieci, da aggiungersi alle trentuno dell'opposizione. A volte sono quattordici, a volte otto, dicono le voci, e la Lega ci conta, tenta di mandare per le lunghe la legge elettorale boicottando il lavoro in commissione. Fino a oggi, in quella che sarà ricordata come l'ultima seduta del Consiglio regionale regnante Formigoni, quando diventa chiaro a tutti che non ci sono più margini, che l'ostruzionismo leghista non servirà ad evitare lo scioglimento del Consiglio. Allora anche le ultime riserve sulla legge elettorale cadono. 

mercoledì 10 ottobre 2012

Podestà: l'ufficio stampa dice "E' stato uno sbaglio"

Ricevo e segnalo ai lettori questo comunicato stampa ricevuto stamattina dalla Provincia

Il portavoce di Podestà si assume la piena responsabilità di quanto accaduto: "È stato un mio errore".
Milano, 10 ottobre 2012 – Nel convocare la conferenza stampa tenuta ieri dal Presidente della Provincia di Milano Guido Podestà, è stato compiuto un errore nel testo del comunicato che lasciava pensare a effettive dimissioni del Presidente. Di tale errore mi assumo piena responsabilità. Come mi assumo la responsabilità del messaggio inviato via Twitter che induceva ulteriormente ad analoghe interpretazioni. Lo ha dichiarato Andrea Radic, portavoce del presidente Podestà -.
«Avrei dovuto ammettere – prosegue Radic - tali responsabilità già durante la conferenza stampa di ieri, lo faccio oggi rimettendo il mio incarico nelle mani del Presidente.
L’intenzione del presidente Podestà è sempre stata quella di illustrare ai media le ragioni di difficoltà legate alla situazione del governo del territorio e della gestione della Province. Non ha mai chiesto, né immaginato di utilizzare la parola dimissioni per attirare maggior attenzione. Era sua intenzione comunicare la scelta di proseguire nel proprio mandato per senso del dovere e rispetto verso i cittadini, pur comprendendo le ragioni di profonda incertezza che hanno portato alle dimissioni di altri presidenti di Provincia.
Mi rivolgo, infine, ai colleghi giornalisti che giustamente hanno sottolineato una «inversione di marcia» confermando che tale interpretazione è stata causata esclusivamente da un mio errore».

Ufficio Stampa Presidenza
tel. 02 7740 6655
ufficiostampa@provincia.milano.it

Questo il messaggio originale giunto ieri mattina alla stampa via e.mail
Provincia di Milano, alle 16 conferenza stampa di Podestà sulle ragioni delle dimissioni 
Milano, 9 ottobre 2012 - Il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, illustrerà, oggi, nel corso di una conferenza stampa, le ragioni delle dimissioni dal suo incarico.
Ore 16 – Sala Giunta di Palazzo Isimbardi

Ufficio Stampa Presidenza
tel. 02 7740 6655
ufficiostampa@provincia.milano.it

martedì 9 ottobre 2012

Fuga dal PdL: anche Podestà si dimette.


E' ufficiale: il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà si dimetterà dalla carica. Podestà, eletto con il Pdl nel 2009, spiegherà oggi le ragioni delle sue dimissioni a sorpresa, ma sembra chiaro stando ai boatos che queste dimissioni (vere o annunciate) siano legate alla sua volontà di candidarsi alle Politiche nel 2013.
La legge impone infatti che i presidenti di Provincia si dimettano sei mesi prima delle consultazioni, pena l'incandidabilità, inoltre dal 1° gennaio 2014 la Provincia come ente sparirà, trasformandosi nella città metropolitana milanese.
Quale futuro politico attende nell'immediato Podestà, vittima illustre del cupio dissolvi berlusconiano, ma soprattutto cosa accadrà alla Provincia in caso di dimissioni? Il prefetto dovrebbe nominare un commissario, come traghettatore per il 2014, cioè fino allo scioglimento dell'ente locale.

sabato 29 settembre 2012

Torraca: noi restiamo per senso di responsabilità

Il PdL ha diffuso ieri, a firma del coordinatore Elia Torraca, un comunicato stampa sulle dimissioni dell'assessore Lidia Katia Ruzzon , esponente storico e di primo piano del partito padernese. 
Il blog La Scommessa ha già commentato il comunicato sottolineandone il tono difensivo (comprensibile) con il debole tentativo di definire le dimissioni "una scelta personale", esprimendo perplessità sulle motivazioni alla base del gesto perché, afferma Torraca, gli scandali e "le mele marce" non stanno da una parte sola, ma riguardano tutti i partiti. Evidente tentativo di negare la realtà di un partito, il PdL, che a partire dal suo massimo leader, è da troppi anni al centro di una massa impressionante di scandali ed episodi di corruzione perseguiti dalla Magistratura in centinaia di aule di Tribunale.
Più avanti Torraca però fa una considerazione che mi sento di condividere: "Noi che decidiamo di restare non siamo degli ottusi... soprattutto, rispettiamo con convinzione il mandato conferitoci dai nostri elettori e a loro dobbiamo dare conto del nostro operato, non di quello degli altri. Ci siamo presi delle responsabilità con la città e cercheremo di portarle a termine al meglio delle nostre possibilità". 
Il coordinatore del PdL, in questo, è d'accordo con Coloretti: la politica ha le sue regole e la sua dignità. La partita si gioca fino in fondo, poi tutti a centro campo a salutare il pubblico e a prendersi fischi e applausi. Chi esce dal campo prima del 90° minuto, non si sottrae al destino della sua squadra che accusa di giocare male, ma fa solo la magra figura di un capitano che fugge dalla nave che affonda. 
Segue il comunicato:

giovedì 27 settembre 2012

Ruzzon: i partiti padernesi commentano la crisi del PdL

Dopo il commento del PD, espresso a caldo dal capogruppo Coloretti con un'intervista a PadernoForum, anche gli altri partiti padernesi all'opposizione della giunta di destra, prendono posizione in merito alle dimissioni rassegnate dall'assessore Ruzzon martedì sera in consiglio comunale.
Lo ha fatto per primo ieri l'UDC che ha affidato il comunicato stampa firmato da Dario Pirovano a Padernoinblog. Lo ha fatto oggi la Federazione della Sinistra con il comunicato firmato dal capogruppo PdCI/PRC, Mauro Anelli. Ecco il suo testo:

Con le dimissioni dell’Assessore al Bilancio Lidia Katia Ruzzon, Paderno Dugnano entra in piena crisi, aggravando la propria situazione generale, in un contesto di crisi e di totale recessione economica.
Il PDL, il Partito del signore di Arcore, ma anche il suo alleato la Lega nord, dimostrano il proprio sgretolamento, la propria inconsistenza e incapacità politica a livello locale come in quello Nazionale.
Le dimissioni della Assessore Ruzzon dalla Giunta, ma non dalla Politica, se da un lato evidenziano il fallimento del PDL, segna altresi la tendenza di esponenti della destra a cavalcare altre situazioni per restare in sella in vista dei nuovi assetti politici e istituzionali.
Potremmo assistere nelle prossime settimane ad importanti trasformismi senza vedere chiari segnali di trasformazione!
Si può permettere Paderno Dugnano, in vista degli importanti ed imminenti appuntamenti quali
l’approvazione del PGT e del bilancio, un esecutivo senza la parte progettuale?
E’ opportuno dare un segnale alla nostra città, potrebbe essere quello di depotenziare tutto il Consiglio, rimettendo il proprio mandato azzerando una situazione che Paderno Dugnano non si merita. Potrebbe essere un buon inizio!
Il Capogruppo PdCi/PRC
Mauro Anelli

I partiti di destra che sostengono la giunta tacciono. Tace soprattutto il PdL, il partito rinnegato pubblicamente dalla signora Ruzzon, che per ora non ha sentito il bisogno di diffondere un comunicato ufficiale sull'accaduto. Tace anche il sindaco che non ha ancora detto cosa farà la sua giunta orfana di un importante assessore che non si sa ancora come verrà sostituito (chi presenterà ai cittadini il consuntivo 2012 e il preventivo 2013?). "Un bel silenzio dice più di tante parole", recita il proverbio, ma Paderno Dugnano ha il diritto di sapere cosa l'aspetta.
ps. tace anche l'Italia dei Valori come il fronte ecocivico-verde che per ora non hanno ritenuto di commentare la crisi del PdL padernese

mercoledì 26 settembre 2012

Ruzzolon


"Vuoi un titolo che riassuma il mio commento a quanto accaduto ieri sera? Ruzzolon, mi sembra quello più adeguato". 
Per Marco Coloretti, ironia a parte, proprio di questo si tratta: le dimissioni pubbliche dell'assessore Ruzzon sono un ruzzolone politico molto serio che annuncia la frana della giunta e della maggioranza di destra che la sostiene. Una frana che purtroppo rischia di tradursi ancora una volta in un danno per la città e per tutti i padernesi.
"Le dimissioni di Katia Ruzzon rassegnate ieri sera in aula mi hanno sorpreso e spiazzato – confessa il capogruppo del Partito Democratico -. Un fatto politico preoccupante per il momento in cui avviene, per come è avvenuto e soprattutto per come è stato accolto dal PdL e dalla maggioranza. Ieri sera in aula, infatti, le reazioni alla notizia sono state sorprendenti tanto più se, come ha assicurato l'assessore dimissionario, la sua scelta era stata comunicata alla giunta solo poche ore prima della seduta. Alparone ostentava sicurezza, quasi si trattasse di una cosa normale, mentre quanto stava avvenendo era la dimostrazione palese che nel suo partito e nella sua maggioranza di normale non c'era più niente".
Coloretti sottolinea che di fronte a un fatto del genere non si può fare finta di nulla e limitarsi a registrare una scelta che si vorrebbe venisse rubricata come "personale". Ieri sera, inoltre, era evidente che parte della maggioranza (la Lega) mostrava più soddisfazione che sconcerto per le dimissioni di Ruzzon, mentre per contro c'era chi rimarcava il suo profondo disagio (Sorrentino della Lista Di Maio) abbandonando l'aula consiliare subito dopo aver avuto notizia delle imminenti dimissioni.