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mercoledì 25 settembre 2013
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giovedì 20 giugno 2013
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giovedì 21 marzo 2013
Corriere.it: le dimissioni di Pietro Boggia
Il Corriere.it di oggi ha ripreso la notizia delle dimissioni del Consigliere Pietro Boggia del PD dal Consiglio Comunale di Paderno Dugnano. Ecco qui sotto la riproduzione della pagina digitale.
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martedì 19 marzo 2013
Dimissioni del consigliere Pietro Boggia
Ricevo da Oscar Figus, coordinatore del PD di Paderno Dugnano il seguente comunicato stampa.
Dimissioni del consigliere Pietro
Boggia
Paderno Dugnano, 19 marzo 2013 - Il forte discorso con cui ieri sera in
Consiglio Comunale il prof. Pietro Boggia, consigliere del Partito
Democratico, ha rassegnato le sue dimissioni mi ha commosso ma non
stupito.
Mi ha commosso ma non stupito perché
conosco Pietro, la sua grinta, la sua intelligenza, la sua ironia e
la sua voglia di continuare a stare, nonostante la malattia, vicino
ai suoi ragazzi a scuola ed al servizio della nostra Città.
Né mi ha stupito il suo ragionamento
politico, di chi si fa da parte per permettere ad altri di imparare
in quest’ultimo anno di legislatura in cui a lui le forze mancano,
pur restando a disposizione, come ha sempre fatto con competenza e
generosità, del nostro Partito.
Il mio abbraccio a Pietro si unisce a
quello del nostro Gruppo Consiliare e di tutto il PD ed alla stima
che ha sempre raccolto tra amici ed avversari i politici.
Grazie Pietro per il lavoro fatto
finora (e per quello che faremo ancora insieme) e un benvenuto a
Carola Colnago, che lo sostituirà in Consiglio, alla quale va il
nostro augurio di buon lavoro.
Oscar Figus
Coordinatore cittadino
Partito Democratico
Paderno Dugnano
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Pietro Boggia, un grande esempio di impegno civile

La
seduta del Consiglio comunale di ieri sera, oltre alla comunicazione del
Sindaco sul defenestrato assessore Salgaro, ha preso atto anche di un
altro annuncio di dimissioni: quelle del Consigliere Pietro Boggia
del Partito Democratico che ha deciso di lasciare i banchi dell'opposizione per
gravi motivi di salute.
Il
suo messaggio di saluto a tutta l'assemblea, alla giunta e ai
colleghi di partito è stato molto toccante perché, improvvisamente
evocata dalla sua figura, l'immagine della lotta per la vita di un uomo colpito da una
crudele malattia, ha costretto tutti i presenti in sala e chi
ascoltava i lavori da casa via web a riflettere sulla fragilità
della nostra natura umana e sul grande coraggio che alcuni di noi sanno mostrare in queste occasioni.
"La
mia salute è sempre più precaria – ha detto Boggia – mi hanno
già asportato un polmone e dopo un periodo che speravo di
convalescenza, dopo aver ripreso la mia attività di insegnante e
Consigliere comunale, da ottobre 2012 il tumore si è ripresentato e
oggi non ce la faccio più. Le poche forze che mi rimangono le devo
usare tutte per lottare contro la malattia e devo pertanto abbandonare,
rinunciare ad insegnare e a fare politica attiva".
Il
Consigliere si è dimesso lasciando il suo posto in Consiglio a
Carola Colnago, prima dei non eletti nel 2009, ma ha assicurato che anche da casa continuerà a occuparsi della cosa pubblica. Ha ringraziato tutti
coloro che in nove anni di attività al servizio della città si sono
confrontati con lui nell'assemblea cittadina. Ezio Casati, che lo ha
invitato nel 2004 a candidarsi, Gianfranco Massetti, Sindaco con il
quale ha collaborato dai banchi della maggioranza, Marco Alparone, Sindaco con il
quale si è confrontato da quelli dell'opposizione, sempre lealmente nella diversità delle
opinioni e delle posizioni politiche e ha chiuso ringraziando i
padernesi che hanno avuto fiducia in lui, che egli ha cercato di
rappresentare.
Il
suo discorso dignitoso e commovente ha raccolto l'applauso corale dell'assemblea al termine del quale il Presidente del Consiglio,
Papaleo, ha riconosciuto che: "Il Consigliere Boggia ci ha dato
oggi una grande lezione di impegno civile", mentre il Sindaco ha
sottolineato che: "Il suo è un grande esempio di cui la città deve
andare fiera".
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lunedì 18 febbraio 2013
Fare il Papa o essere Papa, questo il dilemma
Le dimissioni di Benedetto XVI sono state fin da subito un grande evento mediatico gestito (per ora) in parti uguali da Ratzinger e dalla Curia romana. Il primo cerca di guidare l'evento con le parole, la seconda cerca di impedire che queste abbiano un impatto dirompente sulla comunità cristiana.
"Nei
momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo
di fronte a un bivio: vogliamo seguire l'io o Dio? L'interesse
individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?".
Con queste parole Benedetto XVI ha fatto indirettamente riferimento, ieri all'Angelus, alla sua decisione di rinunciare al
Pontificato. In piazza ad ascoltarlo oltre 100 mila persone. "Come
ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della
'discesa' di Gesù nella nostra condizione umana, nell'abisso del
peccato e delle sue conseguenze", ha ricordato il Papa.
"Gesù - ha raccontato - al momento di iniziare il suo ministero pubblico, dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva". "Ma queste tentazioni - ha osservato - sono anche false immagini di uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone". Il nucleo centrale delle tentazioni proposte a Gesù, ha spiegato il Papa teologo, "consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri fini, dando più importanza al successo o ai beni materiali. Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari". In questo modo, "Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni e' in gioco la fede, perché è in gioco Dio".
"Nei
momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo
di fronte a un bivio: vogliamo seguire l'io o Dio? L'interesse
individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?".
Con queste parole Benedetto XVI ha fatto indirettamente riferimento, ieri all'Angelus, alla sua decisione di rinunciare al
Pontificato. In piazza ad ascoltarlo oltre 100 mila persone. "Come
ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della
'discesa' di Gesù nella nostra condizione umana, nell'abisso del
peccato e delle sue conseguenze", ha ricordato il Papa."Gesù - ha raccontato - al momento di iniziare il suo ministero pubblico, dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva". "Ma queste tentazioni - ha osservato - sono anche false immagini di uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone". Il nucleo centrale delle tentazioni proposte a Gesù, ha spiegato il Papa teologo, "consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri fini, dando più importanza al successo o ai beni materiali. Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari". In questo modo, "Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni e' in gioco la fede, perché è in gioco Dio".
Benedetto XVI dice di volersi ritirare perché il corpo non lo sostiene più e gli impedisce di continuare il ministero che Dio gli ha affidato, ma le sue parole non sono quelle di un uomo stanco. A me sembrano le parole di un uomo lasciato solo da quelli che per primi dovrebbero seguirlo e che non potendo "fare il Papa" rinuncia ad essere Papa. Benedetto lascia perché la Chiesa di Roma evidentemente, messa davanti al bivio delle tentazioni, esita e non sceglie di seguire Dio. E il Pontefice oggi lo dice chiaramente, pubblicamente, ma il popolo che lo ascolta riempiendo la piazza San Pietro, accoglie la sua denuncia come una qualunque predica, applaude e torna a casa contento. Ripeto, cosa c'è da gioire?
martedì 12 febbraio 2013
Moai
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Il Papa si dimette. Cosa c'è da gioire?
Ieri, dopo aver appreso la notizia delle dimissioni del Papa, ho atteso con curiosità di vedere le reazioni del mondo cattolico padernese che si esprime sulla rete. E quando sono venute mi hanno sorpreso non poco.
Non è che mi attendessi chissà cosa, ma di fronte al gesto clamoroso e in parte reticente di Ratzinger, non mi aspettavo proprio questo titolo del blog La Scommessa: "Un giorno storico. Viva il Papa che si dimette".
Nel testo del suo post, il titolare del blog, Giovanni Giuranna, ha scritto che la notizia lo "riempiva di gioia" e poi ha pubblicato una poesia in dialetto milanese di Alberto Manzoni, dedicata all'evento, nel quale l'autore affermava di credere alle ragioni di un ritiro per malattia.
Sono sconcertato. Non capisco proprio le espressioni gioiose sulla drammatica scelta papale. Il Corriere della Sera oggi scrive: "Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato".
Forse non si tratta solo di malattia. Dietro la decisione del Pontefice tedesco c'è probabilmente dell'altro, molto altro, e in ogni caso non vedo cosa ci sia da gioire. A questo proposito ho ricevuto oggi dall'amico Pierino Favrin un sonetto senza titolo dedicato al grande evento che, pur sempre in dialetto milanese, fornisce un altro punto di vista rispetto a Manzoni. Lo sottopongo al vostro giudizio.
Non è che mi attendessi chissà cosa, ma di fronte al gesto clamoroso e in parte reticente di Ratzinger, non mi aspettavo proprio questo titolo del blog La Scommessa: "Un giorno storico. Viva il Papa che si dimette".
Nel testo del suo post, il titolare del blog, Giovanni Giuranna, ha scritto che la notizia lo "riempiva di gioia" e poi ha pubblicato una poesia in dialetto milanese di Alberto Manzoni, dedicata all'evento, nel quale l'autore affermava di credere alle ragioni di un ritiro per malattia.
Sono sconcertato. Non capisco proprio le espressioni gioiose sulla drammatica scelta papale. Il Corriere della Sera oggi scrive: "Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato".
Forse non si tratta solo di malattia. Dietro la decisione del Pontefice tedesco c'è probabilmente dell'altro, molto altro, e in ogni caso non vedo cosa ci sia da gioire. A questo proposito ho ricevuto oggi dall'amico Pierino Favrin un sonetto senza titolo dedicato al grande evento che, pur sempre in dialetto milanese, fornisce un altro punto di vista rispetto a Manzoni. Lo sottopongo al vostro giudizio.
Lì tuc a dumandas perché la fa
Se strac de co opur se strac de corp,
Se l’è per quel a se po no dag tort,
Perché per vun che l’è dal ciel
iutà,
L’è na resun che la cunvinc no trop,
Anca perché esendo sta inscì fort,
Se capis no me l,ha podù lasà.
Ma mi che sofri spes del so stes mal,
Pensi el perché de tanta decisiun
L’è minga de cercà d’ent di
giurnal,
Perché sensalter l’è la depresiun,
Per ves minga sta bun suprì el sineder
Li ben nascost de sota el cupulun.
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Lingue date per morte da studiare

Chi dice che il latino è una lingua
morta e che nell'era tecnologica in cui viviamo è una materia che
non offre certo sbocchi professionali? L'evento mediatico di ieri
seguito da tutto il mondo quasi in diretta, non ci sarebbe stato se
Giovanna Chirri, da 20 anni cronista per l'ANSA in Vaticano, non fosse stata promossa ai suoi tempi con un bel 9 in latino dal liceo classico Ennio
Quirino Visconti di Roma.
La giornalista, unica tra i cronisti ieri presenti in Vaticano a padroneggiare la lingua di Cicerone (anche molti cardinali non hanno capito subito le parole del Papa) dalla sala stampa ha ascoltato e tradotto all'impronta l'annuncio di Benedetto XVI e per prima al mondo ha dato la notizia delle dimissioni del Pontefice. Così la Chirri ha dettato alla sua agenzia il flash delle 11.46 che in pochi secondi ha fatto il giro del mondo ed è stato rilanciato, prima della conferma ufficiale del Vaticano, dall'agenzia Reuters, poi dalla Cnn e a seguire da al Arabiya, France Presse e dai britannici Telegraph e Bbc e Sky News.
La giornalista, unica tra i cronisti ieri presenti in Vaticano a padroneggiare la lingua di Cicerone (anche molti cardinali non hanno capito subito le parole del Papa) dalla sala stampa ha ascoltato e tradotto all'impronta l'annuncio di Benedetto XVI e per prima al mondo ha dato la notizia delle dimissioni del Pontefice. Così la Chirri ha dettato alla sua agenzia il flash delle 11.46 che in pochi secondi ha fatto il giro del mondo ed è stato rilanciato, prima della conferma ufficiale del Vaticano, dall'agenzia Reuters, poi dalla Cnn e a seguire da al Arabiya, France Presse e dai britannici Telegraph e Bbc e Sky News.
"Certo, fare il giornalista
vaticanista senza sapere nulla del latino proprio non va.." ha
commentato la giornalista autrice del clamoroso scoop. Insomma, per i
giovani che vogliono fare questa professione un consiglio da seguire è: studiate bene le lingue, a cominciare da quelle date per morte.
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lunedì 11 febbraio 2013
Il papa "pensionato" volontario
Il Papa si è dimesso leggendo un messaggio in latino alla fine del Concistoro in Vaticano. Lo ha fatto "con grande senso di responsabilità" come tutti dicono perché le forze non lo reggevano più.
Dal 28 febbraio Ratzinger andrà in pensione, prima a Castelgandolfo dove resterà fino al Conclave e all'elezione del nuovo Pontefice, poi si ritirerà in un ex convento di clausura dentro al Vaticano che è in fase di spasmodico restauro. Una scelta umanamente molto comprensibile, opposta a quella del suo predecessore che invece aveva fatto della sua agonia fisica uno spettacolo pubblico della sua concezione della vita e della fede.
Benedetto XVI, 85 anni, ha regnato con grande energia per oltre 7 anni, ma ultimamente appariva molto affaticato, nessuno comunque si aspettava questo abbandono da parte sua. Si apre adesso una fase eccezionale, inaudita nella storia delle Chiesa. Un precedente storico di dimissioni è quello famosissimo di Celestino V, colui "che fece per viltade il gran rifiuto" nel dicembre 1294, dopo soli quattro mesi di pontificato, ma non si è mai vista prima d'ora la presenza contemporanea in Vaticano di due Papi, uno regnante, l'altro in "pensione" e tutti si interrogano su come si svolgerà questa coabitazione. Benedetto XVI sarà il primo Papa "pensionato" volontario.
Dal 28 febbraio Ratzinger andrà in pensione, prima a Castelgandolfo dove resterà fino al Conclave e all'elezione del nuovo Pontefice, poi si ritirerà in un ex convento di clausura dentro al Vaticano che è in fase di spasmodico restauro. Una scelta umanamente molto comprensibile, opposta a quella del suo predecessore che invece aveva fatto della sua agonia fisica uno spettacolo pubblico della sua concezione della vita e della fede.Benedetto XVI, 85 anni, ha regnato con grande energia per oltre 7 anni, ma ultimamente appariva molto affaticato, nessuno comunque si aspettava questo abbandono da parte sua. Si apre adesso una fase eccezionale, inaudita nella storia delle Chiesa. Un precedente storico di dimissioni è quello famosissimo di Celestino V, colui "che fece per viltade il gran rifiuto" nel dicembre 1294, dopo soli quattro mesi di pontificato, ma non si è mai vista prima d'ora la presenza contemporanea in Vaticano di due Papi, uno regnante, l'altro in "pensione" e tutti si interrogano su come si svolgerà questa coabitazione. Benedetto XVI sarà il primo Papa "pensionato" volontario.
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mercoledì 23 gennaio 2013
Elezioni: Alparone chiede a Salgaro di dimettersi
Le elezioni si avvicinano e il momento della verità incombe. La destra cittadina è in
fibrillazione e i boss locali del PdL hanno messo alla frusta i
ragazzi del risorto megafonino comunale che, nelle ultime settimane, aveva pigolato sempre più piano.
Da Natale alla metà
di gennaio, infatti, avevano pubblicato quasi soltanto dei riempitivi:
cartoline, ricette, comunicati sui servizi comunali, robetta. Poi, dopo la
sortita del loro cavaliere nero in TV, si sono improvvisamente ringalluzziti: forse non tutto era perduto.
Hanno cominciato a dare segni di vitalità pubblicando un sondaggio che mostrava Berlusconi in forte ripresa, naturalmente quello più spudoratamente ottimista tra i tanti disponili, poi hanno proseguito mettendo in scena la pantomima del "gran rifiuto" per amore della città del loro sindaco a una fantomatica candidatura "sicura" al Senato. Oggi confermano la ritrovata militanza pubblicando con grande evidenza la richiesta di dimissioni dell'assessore Salgaro da parte del segretario PdL, Elia Torraca.
Hanno cominciato a dare segni di vitalità pubblicando un sondaggio che mostrava Berlusconi in forte ripresa, naturalmente quello più spudoratamente ottimista tra i tanti disponili, poi hanno proseguito mettendo in scena la pantomima del "gran rifiuto" per amore della città del loro sindaco a una fantomatica candidatura "sicura" al Senato. Oggi confermano la ritrovata militanza pubblicando con grande evidenza la richiesta di dimissioni dell'assessore Salgaro da parte del segretario PdL, Elia Torraca.
La notizia dunque è la seguente: Alparone fa fuori Salgaro. Per quale motivo? Perché è
assente, deludente, poco incisivo e privo di idee, inadeguato al
compito, inaffidabile come amministratore, poco collaborativo ed
estraneo? No, affatto, Salgaro deve dimettersi perché si è
presentato alle elezioni regionali e politiche come candidato di un
altro partito, la lista Fratelli d'Italia, messa in piedi a Roma da
Crosetto-Meloni e a Milano dai fratelli Larussa. Una lista quasi civetta, di ex
ministri ed esponenti fidati di Berlusconi, incaricati dal Cav di
rastrellare qualche voto dell'elettorato di destra stanco del PdL.
Come si vede la motivazione di questa richiesta di dimissioni non
sembra proprio rispondere ad alte ragioni politiche. Tanto più che Salgaro non è un eletto dal popolo (nel 2009 non si era candidato), ma un assessore nominato direttamente dal sindaco.
La motivazione più probabile è forse un altra: Alparone vuole liberare in giunta una poltrona occupata da un personaggio incolore e inutile per assegnarla, in vista dei delicati passaggi elettorali che lo aspettano da qui all'anno prossimo, a qualche portatore di voti più interessante. E lo comunica alla città nel suo solito modo trasversale e ambiguo.
La motivazione più probabile è forse un altra: Alparone vuole liberare in giunta una poltrona occupata da un personaggio incolore e inutile per assegnarla, in vista dei delicati passaggi elettorali che lo aspettano da qui all'anno prossimo, a qualche portatore di voti più interessante. E lo comunica alla città nel suo solito modo trasversale e ambiguo.
Quello che va sottolineato è che i
boys di Paderno7, fino a ieri lamentosi e critici di fronte al
degrado e allo sfacelo del loro ex partito, quelli che avevano inviato il 5
gennaio, via Twitter, a Mario Monti, una proposta di collaborazione, anzi una precisa
richiesta di "venire coinvolti nel progetto", hanno
risposto prontamente all'appello di Torraca, prestandosi alla bisogna quasi
avessero ritrovato di colpo ruolo e identità perduti . In cambio di
quali promesse non si sa, magari di nessuna. I giovani sono così
generosi.
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venerdì 4 gennaio 2013
Fuga dai comuni: è il turno di Alparone?
Leggo sul sito Nordmilano24.it questa notizia che segnalo ai padernesi.
Prosegue senza sosta l'emorragia degli
amministratori del Nordmilano verso incarichi politici di maggiore
responsabilità e potere. Dopo Daniela Gasparini, il sindaco di
Cinisello Balsamo che insieme ad altri esponenti ha ufficializzato la
propria corsa al Parlamento con la partecipazione alle primarie Pd,
potrebbe ora essere il turno di Marco Alparone (ex farmacista di
Cassina Amata e sindaco dal giugno 2009). Alcune indiscrezioni
provenienti dall'interno del Pdl lo darebbero pronto a lasciare la
poltrona di primo cittadino di Paderno. Destinazione? Regione
Lombardia, per cui si andrà a votare il prossimo 24 e 25 febbraio.
Dopo l'incontro tra i coordinatori
regionali e i vertici del partito di centro-destra sarebbero appunto
state avanzate candidature e richieste di incarichi. Uno di queste,
appunto quella del 45enne sindaco Alparone, punterebbe ad ottenere
l'inserimento nel listino da consigliere o addirittura un più
prestigioso incarico di assessore (o di presidente della II
commissione affari istituzionali del consiglio regionale, poltrona
occupata attualmente dal consigliere Sante Zuffada).
In un gioco di partenze contemporanee
dal Pirellone verso Roma dunque si innesterebbe quest'ultimo
cambiamento (frutto comunque di delicati accordi tra le diverse
correnti interne al partito di Silvio Berlusconi). E proprio alla
corrente maggioritaria di Mario Mantovani, senatore e coordinatore
lombardo del Pdl, farebbe capo il sindaco Alparone. Nel caso in cui
queste voci dovessero avere conferma, tempi stretti da parte del
Sindaco per le doverose comunicazioni di legge legate all'attuale
incarico.
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domenica 9 dicembre 2012
Moai
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venerdì 2 novembre 2012
PD, elezioni e gli Ecocivici si disfano
Domenico Finiguerra, sindaco
ambientalista di Cassinetta di Lugagnano, icona della decrescita
felice e da un mese co-portavoce nazionale degli Ecocivici, si è
dimesso ed è uscito del movimento.
Lo ha comunicato sul suo sito
lo stesso Finiguerra e subito si è scatenata la comunità ecicivica
nazionale che ha commentato la decisione con decine di messaggi di
solidarietà.
Le dimissioni che stanno lacerando il
movimento arrivano puntuali alla prima discussione che i dirigenti
della formazione politica promossa dagli ex Verdi ha fatto sul tema
"elezioni e alleanze".
Nel comunicato stampa si dice che
Domenico Finiguerra, Marco Boschini e Vincenzo Cenname, esponenti dei
Sindaci della Buona Amministrazione, una delle componenti degli
Ecocivici, hanno deciso di abbandonare "il percorso costituente
di Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei" perché contrari
a "un’opzione politica che prevede il raggiungimento di un
accordo con il Partito Democratico, opzione ritenuta al contrario
praticabile (legittimamente) da altri soggetti partecipanti al
costituendo movimento politico federato".
I 20 commenti postati finora sulla
pagina di Finiguerra condivisi da oltre 200" Mi piace" sono in pratica
tutti a favore della scelta del sindaco. E' interessante rilevare che la rottura è avvenuta perché una parte del movimento
aveva proposto di trovare un accordo con il Partito Democratico in
vista delle elezioni di primavera prossima. Che dire di fronte a
questa notizia: mi congratulo con il PD per lo scampato pericolo.
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sabato 27 ottobre 2012
Lombardia: lo squallido tramonto dell'era Formigoni

Rilancio dalla newsletter "Settegiorni" del PD regionale questo articolo che riassume bene la convulsa giornata di ieri nel corso della quale si è dissolto ingloriosamente il governo della destra in Lombardia.
Il degrado insopportabile dell'istituzione provocato dalle scelte di Formigoni (e del suo dominus Berlusconi) sono riassunte dalla risposta di google che alla ricerca "formigoni dimissioni" mostra più immagini della ex consigliera Minetti che dell'ex governatore. Adesso tocca ai lombardi voltare pagina e scegliere persone più degne di quelle che hanno votato alle ultime elezioni.
Una giornata storica, quella del 26
ottobre 2012. Un'era è finita, per lo sfaldamento della coalizione
Pdl e Lega e per il crollo di credibilità di Formigoni e della sua
giunta. È passata la linea del PD, che il 25 settembre scorso aveva
raccolto le disponibilità di tutti i consiglieri democratici, di
Idv, di Sel e del gruppo misto, richiamando i consiglieri del
centrodestra ad assumersi le proprie responsabilità. La svolta è
arrivata il 10 ottobre con l'arresto dell'assessore Zambetti che,
secondo l'accusa, aveva pagato voti alla 'ndrangheta. La Lega decide
di staccare la spina ma stringe un accordo che, stando alle parole,
vale solo per l'azzeramento della giunta. Passano poche ore ed è
chiaro che il patto non regge, anche perché nel frattempo il Pdl è
in pezzi, Formigoni fiuta l'imminente rottamazione da parte di Alfano
e inizia a minacciare elezioni entro l'anno. Le dimissioni, quindi,
le minaccia il Pdl - Formigoni non lo ha mai fatto - e inizia un
braccio di ferro con la Lega che vuole votare sì, ma non subito, e
possibilmente con un leghista, magari proprio Maroni, candidato della
coalizione. Un secondo braccio di ferro si apre nel Pdl tra i fedeli
al governatore e le truppe del segretario regionale, a sua volta
fedele alla linea romana, e sulle dimissioni dei pidiellini si apre
un giallo: quante saranno? Basteranno? Ce ne vogliono almeno dieci,
da aggiungersi alle trentuno dell'opposizione. A volte sono
quattordici, a volte otto, dicono le voci, e la Lega ci conta, tenta
di mandare per le lunghe la legge elettorale boicottando il lavoro in
commissione. Fino a oggi, in quella che sarà ricordata come l'ultima
seduta del Consiglio regionale regnante Formigoni, quando diventa
chiaro a tutti che non ci sono più margini, che l'ostruzionismo
leghista non servirà ad evitare lo scioglimento del Consiglio.
Allora anche le ultime riserve sulla legge elettorale cadono.
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mercoledì 10 ottobre 2012
Podestà: l'ufficio stampa dice "E' stato uno sbaglio"
Ricevo e segnalo ai lettori questo comunicato stampa ricevuto stamattina dalla Provincia
Il portavoce di Podestà si assume la piena responsabilità di quanto accaduto: "È stato un mio
errore".
Milano, 10 ottobre 2012 – Nel
convocare la conferenza stampa tenuta ieri dal Presidente della
Provincia di Milano Guido Podestà, è stato compiuto un errore nel
testo del comunicato che lasciava pensare a effettive dimissioni del
Presidente. Di tale errore mi assumo piena responsabilità. Come mi
assumo la responsabilità del messaggio inviato via Twitter che
induceva ulteriormente ad analoghe interpretazioni. Lo ha dichiarato
Andrea Radic, portavoce del presidente Podestà -.
«Avrei dovuto ammettere – prosegue
Radic - tali responsabilità già durante la conferenza stampa di
ieri, lo faccio oggi rimettendo il mio incarico nelle mani del
Presidente.
L’intenzione del presidente Podestà
è sempre stata quella di illustrare ai media le ragioni di
difficoltà legate alla situazione del governo del territorio e della
gestione della Province. Non ha mai chiesto, né immaginato di
utilizzare la parola dimissioni per attirare maggior attenzione. Era
sua intenzione comunicare la scelta di proseguire nel proprio mandato
per senso del dovere e rispetto verso i cittadini, pur comprendendo
le ragioni di profonda incertezza che hanno portato alle dimissioni
di altri presidenti di Provincia.
Mi rivolgo, infine, ai colleghi
giornalisti che giustamente hanno sottolineato una «inversione di
marcia» confermando che tale interpretazione è stata causata
esclusivamente da un mio errore».
Ufficio Stampa Presidenza
tel. 02 7740 6655
ufficiostampa@provincia.milano.it
Questo il messaggio originale giunto ieri mattina alla stampa via e.mail
Questo il messaggio originale giunto ieri mattina alla stampa via e.mail
Provincia di Milano, alle 16 conferenza
stampa di Podestà sulle ragioni delle dimissioni
Milano, 9 ottobre 2012 - Il
presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, illustrerà,
oggi, nel corso di una conferenza stampa, le ragioni delle dimissioni
dal suo incarico.
Ore 16 – Sala Giunta di Palazzo
Isimbardi
Ufficio Stampa Presidenza
tel. 02 7740 6655
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martedì 9 ottobre 2012
Fuga dal PdL: anche Podestà si dimette.
E' ufficiale: il presidente della
Provincia di Milano Guido Podestà si dimetterà dalla carica.
Podestà, eletto con il Pdl nel 2009, spiegherà oggi le ragioni
delle sue dimissioni a sorpresa, ma sembra chiaro stando ai boatos
che queste dimissioni (vere o annunciate) siano legate alla sua volontà di candidarsi alle
Politiche nel 2013.
La legge impone infatti che i presidenti di Provincia si dimettano sei mesi prima delle consultazioni, pena l'incandidabilità, inoltre dal 1° gennaio 2014 la Provincia come ente sparirà, trasformandosi nella città metropolitana milanese.
Quale futuro politico attende nell'immediato Podestà, vittima illustre del cupio dissolvi berlusconiano, ma soprattutto cosa accadrà alla Provincia in caso di dimissioni? Il prefetto dovrebbe nominare un commissario, come traghettatore per il 2014, cioè fino allo scioglimento dell'ente locale.
La legge impone infatti che i presidenti di Provincia si dimettano sei mesi prima delle consultazioni, pena l'incandidabilità, inoltre dal 1° gennaio 2014 la Provincia come ente sparirà, trasformandosi nella città metropolitana milanese.
Quale futuro politico attende nell'immediato Podestà, vittima illustre del cupio dissolvi berlusconiano, ma soprattutto cosa accadrà alla Provincia in caso di dimissioni? Il prefetto dovrebbe nominare un commissario, come traghettatore per il 2014, cioè fino allo scioglimento dell'ente locale.
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sabato 29 settembre 2012
Torraca: noi restiamo per senso di responsabilità
Il PdL ha diffuso ieri, a firma del coordinatore Elia Torraca, un comunicato stampa sulle dimissioni dell'assessore Lidia Katia Ruzzon , esponente storico e di primo piano del partito padernese.
Il blog La Scommessa ha già commentato il comunicato sottolineandone il tono difensivo (comprensibile) con il debole tentativo di definire le dimissioni "una scelta personale", esprimendo perplessità sulle motivazioni alla base del gesto perché, afferma Torraca, gli scandali e "le mele marce" non stanno da una parte sola, ma riguardano tutti i partiti. Evidente tentativo di negare la realtà di un partito, il PdL, che a partire dal suo massimo leader, è da troppi anni al centro di una massa impressionante di scandali ed episodi di corruzione perseguiti dalla Magistratura in centinaia di aule di Tribunale.
Più avanti Torraca però fa una considerazione che mi sento di condividere: "Noi che decidiamo di restare non siamo degli ottusi... soprattutto, rispettiamo con convinzione il mandato conferitoci dai nostri elettori e a loro dobbiamo dare conto del nostro operato, non di quello degli altri. Ci siamo presi delle responsabilità con la città e cercheremo di portarle a termine al meglio delle nostre possibilità".
Il coordinatore del PdL, in questo, è d'accordo con Coloretti: la politica ha le sue regole e la sua dignità. La partita si gioca fino in fondo, poi tutti a centro campo a salutare il pubblico e a prendersi fischi e applausi. Chi esce dal campo prima del 90° minuto, non si sottrae al destino della sua squadra che accusa di giocare male, ma fa solo la magra figura di un capitano che fugge dalla nave che affonda.
Segue il comunicato:
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giovedì 27 settembre 2012
Ruzzon: i partiti padernesi commentano la crisi del PdL
Dopo il commento del PD, espresso a
caldo dal capogruppo Coloretti con un'intervista a PadernoForum,
anche gli altri partiti padernesi all'opposizione della giunta di
destra, prendono posizione in merito alle dimissioni rassegnate
dall'assessore Ruzzon martedì sera in consiglio comunale.
Lo ha fatto per primo ieri l'UDC che ha
affidato il comunicato stampa firmato da Dario Pirovano a
Padernoinblog. Lo ha fatto oggi la Federazione della Sinistra con il
comunicato firmato dal capogruppo PdCI/PRC, Mauro Anelli. Ecco il suo
testo:
Con le dimissioni dell’Assessore al
Bilancio Lidia Katia Ruzzon, Paderno Dugnano entra in piena crisi, aggravando la propria situazione
generale, in un contesto di crisi e di totale recessione economica.
Il PDL, il Partito del signore di
Arcore, ma anche il suo alleato la Lega nord, dimostrano il proprio sgretolamento, la propria inconsistenza
e incapacità politica a livello locale come in quello Nazionale.
Le dimissioni della Assessore Ruzzon
dalla Giunta, ma non dalla Politica, se da un lato evidenziano il
fallimento del PDL, segna altresi la tendenza di esponenti della
destra a cavalcare altre situazioni per restare in sella in vista dei
nuovi assetti politici e istituzionali.
Potremmo assistere nelle prossime
settimane ad importanti trasformismi senza vedere chiari segnali di
trasformazione!
Si può permettere Paderno Dugnano, in
vista degli importanti ed imminenti appuntamenti quali
l’approvazione del PGT e del
bilancio, un esecutivo senza la parte progettuale?
E’ opportuno dare un segnale alla
nostra città, potrebbe essere quello di depotenziare tutto il
Consiglio, rimettendo il proprio mandato azzerando una situazione che
Paderno Dugnano non si merita. Potrebbe essere un buon inizio!
Il Capogruppo PdCi/PRC
Mauro Anelli
I partiti di destra che sostengono la giunta tacciono. Tace soprattutto il PdL, il partito rinnegato pubblicamente dalla signora Ruzzon, che per ora non ha sentito il bisogno di diffondere un comunicato ufficiale sull'accaduto. Tace anche il sindaco che non ha ancora detto cosa farà la sua giunta orfana di un importante assessore che non si sa ancora come verrà sostituito (chi presenterà ai cittadini il consuntivo 2012 e il preventivo 2013?). "Un bel silenzio dice più di tante parole", recita il proverbio, ma Paderno Dugnano ha il diritto di sapere cosa l'aspetta.
ps. tace anche l'Italia dei Valori come il fronte ecocivico-verde che per ora non hanno ritenuto di commentare la crisi del PdL padernese
I partiti di destra che sostengono la giunta tacciono. Tace soprattutto il PdL, il partito rinnegato pubblicamente dalla signora Ruzzon, che per ora non ha sentito il bisogno di diffondere un comunicato ufficiale sull'accaduto. Tace anche il sindaco che non ha ancora detto cosa farà la sua giunta orfana di un importante assessore che non si sa ancora come verrà sostituito (chi presenterà ai cittadini il consuntivo 2012 e il preventivo 2013?). "Un bel silenzio dice più di tante parole", recita il proverbio, ma Paderno Dugnano ha il diritto di sapere cosa l'aspetta.
mercoledì 26 settembre 2012
Ruzzolon
"Vuoi un titolo che riassuma il mio commento a quanto accaduto ieri sera? Ruzzolon, mi sembra quello più adeguato".
Per Marco Coloretti, ironia a parte, proprio di questo si tratta: le dimissioni pubbliche dell'assessore Ruzzon sono un ruzzolone politico molto serio che annuncia la frana della giunta e della maggioranza di destra che la sostiene. Una frana che purtroppo rischia di tradursi ancora una volta in un danno per la città e per tutti i padernesi.
"Le dimissioni di Katia Ruzzon rassegnate ieri sera in aula mi hanno sorpreso e spiazzato – confessa il capogruppo del Partito Democratico -. Un fatto politico preoccupante per il momento in cui avviene, per come è avvenuto e soprattutto per come è stato accolto dal PdL e dalla maggioranza. Ieri sera in aula, infatti, le reazioni alla notizia sono state sorprendenti tanto più se, come ha assicurato l'assessore dimissionario, la sua scelta era stata comunicata alla giunta solo poche ore prima della seduta. Alparone ostentava sicurezza, quasi si trattasse di una cosa normale, mentre quanto stava avvenendo era la dimostrazione palese che nel suo partito e nella sua maggioranza di normale non c'era più niente".
Coloretti sottolinea che di fronte a un fatto del genere non si può fare finta di nulla e limitarsi a registrare una scelta che si vorrebbe venisse rubricata come "personale". Ieri sera, inoltre, era evidente che parte della maggioranza (la Lega) mostrava più soddisfazione che sconcerto per le dimissioni di Ruzzon, mentre per contro c'era chi rimarcava il suo profondo disagio (Sorrentino della Lista Di Maio) abbandonando l'aula consiliare subito dopo aver avuto notizia delle imminenti dimissioni.
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