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mercoledì 15 ottobre 2014

Scuola Don Bosco: il Cda attacca anche Padernoforum

Il Cda della Scuola Don Bosco non ha apprezzato il mio equilibrato post sulle notizie anonime che circolano in rete e che danno notizie della crisi (licenziamenti di docenti ritenuti illegittimi dal Tribunale e altre illegalità) che attanaglia da molti mesi la scuola cattolica padernese e vede molte famiglie di ragazzi schierate contro i dirigenti.  Uno dei sui membri mi scrive accusandomi di “diffondere notizie false e fuorvianti” e di non fare “buon giornalismo”, solo perché ho dato notizia dell'esistenza di quel documento senza pubblicarlo né commentarlo, perché anonimo. 
Il giornalismo è un mestiere difficile anche perché sono molti a preferire che le notizie non vengano date e moltissimi quelli che dall'alto della loro arroganza pretendono di darti lezioni su come andrebbe fatto. Riporto perché ritengo sia di interesse pubblico il carteggio tra il rappresentante del CDA della Don Bosco e il sottoscritto.

Buon giorno
ho trovato questo indirizzo sotto l'intestazione del vostro blog.
Faccio parte del Consiglio di Amministrazione della Scuola don Bosco, volevo chiedervi se voi siete al corrente che state contribuendo a diffondere notizie false e fuorvianti sulla suddetta scuola. Riportare affermazioni di chi rimane anonimo e non fornisce alcuna prova di ciò che afferma non è buon giornalismo. Non fa un buon servizio alla verità e alla società civile.
Con vivo rincrescimento.
Gabriele Porfidio

Gent. Porfido, non credo di fare e di aver fatto quello di cui lei mi accusa. Al contrario, come ho scritto a chiare lettere nel mio blog mi sono rifiutato di pubblicare e commentare il testo anonimo che gira in rete e che mi è stato inviato. Certo ho dato notizia della sua esistenza e della sua messa in rete e questo, mi consenta, è giornalismo, che vuol dire dare le notizie non nasconderle come vorrebbe lei. Il mio  post si concludeva cosi: "Chi mi ha inviato il testo mi ha sollecitato a pubblicarlo e commentarlo,ma io non posso farlo se non in questa forma, cioè dando la notizia che esiste, dal momento che il testo mi è giunto anonimo, non firmato e io non posso certo sottoscriverlo dichiarando essere "LA VERITA" (ovviamente tutto maiuscolo) il suo contenuto".
Che cosa vuole da me Sig. Porfido? Il silenzio? Ha sbagliato indirizzo.

lunedì 13 ottobre 2014

Fera de Dugnan, in decadenza

Fera de Dugnan in tono decisamente minore quella del 2014. Pochi e tradizionali gli espositori, di scarso interesse l'animazione, pubblico in visibile calo, compratori.. mah.
L'atmosfera di quella che avrebbe dovuto essere una festa era davvero dominata da rassegnazione e stanchezza. L'offerta commerciale francamente poco interessante, non invitava certo all'acquisto. Se poi si aggiunge a tutto ciò il freddo e il grigiore della giornata il risultato non poteva essere diverso.
Ad essere in crisi profonda io credo sia il modello di fiera che nel tempo, al posto di rinnovarsi, sembra voler invece decadere e perdere per strada anche i valori originari di una fiera autunnale che, per definizione era un tempo la fiera del raccolto che metteva in mostra il meglio prodotto dall'annata agricola. Ma dov'era domenica scorsa l'agricoltura nella città che vanta addirittura un “parco agricolo”?
Le fiere autunnali della mia infanzia erano davvero delle feste di colori e di sapori. C'erano gli animali, il maiale, l'oca e i loro prodotti, il vino che alludeva alla recente vendemmia. C'era l'abbigliamento fatto a mano (maglie, cappelli, ecc), le coperte colorate che anticipavano la stagione invernale. C'era il castagnaccio e altro cibo autunnale come la polenta: il mais mediamente si raccoglie in settembre. C'erano i prodotti dell'artigianato locale del legno e del ferro, c'erano oggetti di antiquariato: insomma, c'era “il raccolto”.

Di tutto questo domenica purtroppo c'era poco o niente ed erano molti i padernesi a chiedersi “che senso ha una fiera così? Perché continuare a farla?”.

mercoledì 16 luglio 2014

Crisi economica: l’austerità fa male alla salute

Ricevo da Stefano Mora questo  intervento sul rapporto diretto tra crisi economica, politiche di austerity e salute pubblica.

Un acceso dibattito si è sviluppato a questo proposito su prestigiose riviste scientifiche, partendo da un articolo pubblicato nel 2012 sull’European Journal of Public Health. Gli autori mettevano in relazione la crisi economica, l’austerità e il sistema sanitario pubblico Greco, notando come l’intervento indiscriminato di tagli alla spesa sanitaria aveva prodotto una serie di conseguenze negative sulla salute pubblica. Queste osservazioni sono state poi riprese in un articolo pubblicato quest’anno su Lancet (una delle più prestigiose riviste medico-scientifiche). Riassumendo il contenuto dell’articolo, il contenimento della spesa sanitaria imposta dal Fondo Monetario Internazionale al 6% del PIL ha contribuito, tra l’altro, all’aumento del numero di nuove infezioni da HIV (dovuto alla soppressione dei servizi rivolti alla prevenzione della diffusione del virus), all’aumento dei casi di tubercolosi (dovuto alla riduzione degli screening), ,all’aumento dei casi di malaria nel sud della nazione (associato ai tagli alla lotta alle zanzare), all’aumento della mortalità infantile e al numero di complicazioni post-partum (associato alla diminuzione dei controlli pre- e perinatali). La riduzione del personale medico realizzata col mancato rimpiazzo del personale andato in pensione (1 nuova assunzione ogni 5 pensionamenti) ha portato ad un aumento importante dei tempi di attesa e ad un peggioramento della qualità delle prestazioni.
Questi dati sono stati aspramente contestati sia da una parte della comunità scientifica, sia soprattutto da parte governativa, che cercano di sminuire il problema adducendo dati parziali o non veri. Gli articoli in questione, sono basati su evidenze oggettive, quali i dati forniti dalla Comunità Europea e liberamente accessibili al sito: http://ec.europa.eu/health/indicators/indicators/index_en.htm. Con le dovute differenze, basate principalmente sui diversi sistemi di salute pubblica, situazioni simili sono state documentate per la Repubblica di Irlanda e anche per il nostro Paese. Due lettere sempre pubblicate su Lancet testimoniano come la crisi e soprattutto le misure imposte per uscirne abbiano un effetto negativo sul sistema sanitario. Non è stato ovunque così. In Islanda e Finlandia, paesi fortemente colpiti dalla crisi finanziaria, e passati attraverso ristrutturazioni pesantissime, si è deciso di non toccare il sistema sanitario. Il risultato è stato più che positivo, essendo gli indicatori di salute stabili nel tempo.
Nel nostro paese, abbiamo detto, vi sono segnali preoccupanti. Anche da noi, così come in Grecia, il personale pensionato non viene rimpiazzato. Questo processo si traduce in un maggior carico di lavoro per tutti, con un conseguente aumento dei tempi di attesa per le prestazioni anche urgenti. I necessari tagli agli sprechi sono stati interpretati come tagli alla spesa. Il risultato è una diminuzione della qualità dei servizi erogati, fatte salve alcune importanti eccezioni. Si parla ora di aumentare gli oneri a carico dei pazienti. Se ciò si tradurrà in legge, assisteremo ad una diminuzione del ricorso ai servizi di prevenzione e cura, e ad un aumento al ricorso a “cure alternative”.

giovedì 12 dicembre 2013

Il fosco tramonto di Berlusconi e l'alba livida dei forconi

Il fosco tramonto di Berlusconi e l'alba livida dei forconi. Troppo facile fare questi giochi di immagini sul drammatico scontro in atto sulle piazze delle città del Nord Ovest, ai bordi delle autostrade e ai valichi delle frontiere aperte dall'Europa di Schengen, tra i sommersi e i salvati dalla crisi che affonda il fragile modello economico italiano.
Chi sono i nuovi forconi che, a differenza di quelli siciliani del 2012, vorrebbero irrompere in Parlamento e cacciare tutti i politici? Le analisi ormai si sprecano. Il sociologo Aldo Bonomi dice che sono i piccoli borghesi degli anni '90 e i loro figli, una massa di disperati, falliti, disoccupati e impoveriti, residui di un miracolo economico effimero e ormai finito, che urlano la loro rabbia impotente aizzati da un mix di agitatori neonazisti, fascisti, centri sociali e forzitalici i quali sognano la piccola Weimar da abbattere.
Le piazze rabbiose occupate da questa scheggia di società, una "plebe che nome non ha", pullulano infatti di padroncini del Nord Est, commercianti senza clienti, agricoltori, artigiani che la crisi economica hanno fatto rotolare giù per la scala sociale al livello degli immigrati. I nuovi forconi sono il risultato della fine di un marchingegno socio economico frutto del genio italiano, il capitalismo molecolare e la fabbrica diffusa, un modello di impresa senza capitali basata sull'autosfruttamento tipica del made in Italy.
Questo sistema morente trascina con sè anche la piccola borghesia precaria che aveva prodotto, cioè la base sociale del berlusconismo e del suo sogno che aveva come parola d'ordine: basta proletari tutti proprietari. Adesso che scoprono improvvisamente di essere non più proletari, ma sottoproletari, al posto di accettare il fatto di avere creduto in una bugia, si rivoltano contro lo Stato, il governo e il fisco, mentre dovrebbero andare ad assediare la reggia di Arcore nella quale vive l'illusionista miliardario e truffatore che li ha ingannati.
Di fronte a questo fenomeno però è necessario rispondere al dramma sociale con scelte di governo che solo la politica può fare. Il centro sinistra è al governo, mentre Berlusconi corteggia i disperati tentando di usarli come sempre a fini personali, cioè per minacciare e ricattare lo Stato che potrebbe ancora metterlo in galera. Al centro sinistra, ma anche alla sinistra che sta all'opposizione di Letta, spetta dunque il dovere di dare queste risposte e liberare il Paese dal populismo dei forconi e di Berlusconi.

venerdì 12 luglio 2013

Il sindaco non ripara le scuole e le strade per ripianare i mutui?

L'ultimo numero della Calderina (maggio-giugno) contiene la solita omelia del parroco-sindaco Alparone che come sempre si dilunga in affermazioni non basate sulla realtà. E' il caso di ricordarne qualcuna: "I bambini di Paderno Dugnano devono andare in scuole sicure... Sicuramente si può fare di più e meglio, per questo abbiamo sempre scelto anche con la politica dell’ascolto e della partecipazione.... Vorremmo vedere qualche buca in meno sulle nostre strade e qualche aiuola in più. Proveremo a farlo, ma se nell’anno abbiamo dovuto sostituire una caldaia che si è rotta in una scuola, abbiamo preferito rinviare qualche asfaltatura per non far mancare il riscaldamento ai bambini perché questo vuole il buon senso e la responsabilità del nostro ruolo... Questa è stata ed è la nostra politica per governare Paderno Dugnano".
Il sindaco afferma che i bambini devono andare in scuole sicure e che questo è l'unico impegno che egli può garantire in tempi di crisi come questi. Se ci sono pochi soldi, insomma, bisogna scegliere: o si riparano le buche stradali, si taglia l'erba e si curano le aiuole, o si ripara la caldaia della scuola.
La logica come si vede è quella della "guerra tra poveri" che scarica i problemi amministrativi sulle spalle dei cittadini i quali devono "stringere la cinghia" e rinunciare a servizi essenziali. Alparone infatti sostiene nel suo "editoriale" che se ci sono pochi soldi si deve scegliere tra riparare le strade, mettere in sicurezza le scuole, aggiustare le caldaie, curare il verde pubblico o rimborsare (senza una reale necessità) tutti i mutui accesi in passato a condizioni di favore. 
Il sindaco occulta la verità del fatti perché cerca di dare ad intendere ai padernesi che se egli oggi non riesce a fare nemmeno le cose minime, quali riparare le buche, la colpa è dei debiti del passato, quando c'erano "le vacche grasse", ma questa è una gigantesca falsità. 
"Prima i bambini" dichiara e invece, ancora una volta fa della retorica. Lo dimostra il triste caso della scuola dell'infanzia di via Tunisia che da cinque anni è insalubre perché invasa da muffe e umidità. I genitori hanno chiesto e chiedono invano una soluzione che da anni viene rimandata. Perché i genitori del Villaggio Ambrosiano devono farsi carico di far vivere i loro figli in un ambiente malato? Perché ci sono problemi più urgenti da risolvere quali i debiti pregressi, o perché l'amministrazione di Alparone non è all'altezza del compito? 

venerdì 7 giugno 2013

Un milione di lettori in meno: il fallimento della stampa italiana

Roma, 5 giugno 2013. Prosegue il periodo nero per l’editoria italiana. Il 2012 infatti è il quinto anno consecutivo che si chiude con dati negativi per il settore. ”I quotidiani hanno registrato una flessione delle copie vendute del 6,6%, i settimanali del 6,4% e i mensili dell’8,9%. Negli ultimi cinque anni i quotidiani hanno perso oltre il 22% delle copie, più di un milione di persone ha smesso di comprare ogni mattina il proprio giornale”. Lo ha detto il presidente della Fieg, Giulio Anselmi, nel corso della presentazione della consueta indagine della Federazione Editori sulla stampa in Italia. Preoccupanti, soprattutto, i dati della pubblicità. Nel 2012 per il mercato pubblicitario è stato il peggior anno degli ultimi 20 anni. Il totale degli investimenti pubblicitari è stato pari a 7,442 miliardi di euro, il 14,3% in meno rispetto all’anno precedente. (ASCA)
Gli editori italiani da anni ormai  continuano a lanciare allarmi, a chiudere giornali, a licenziare giornalisti e sostituirli con redattori precari, spesso privi di qualifica e di professionalità, ma a basso costo per far sopravvivere i giornali senza però cambiare le loro formule superate. 
Fare il giornalista di questi tempi, vivere e lavorare sviluppando la propria capacità autonoma di produzione di notizie e informazioni è praticamente impossibile, perché i giornali sono diventati un prodotto obsoleto e non rinnovano il proprio modello di business e d'impresa. Ma anche fare il lettore di questi tempi è diventato difficile e per alcuni impossibile: i giornali sono ormai dei contenitori irriconoscibili di tutto e di più dove ci si trova, non a leggere, ma a consumare un greve blob di contenuti eterogenei mescolati tra loro con una gerarchia di importanza incomprensibile. Ad esempio sulla home page del Corriere della Sera di stamattina l'apertura del più autorevole quotidiano nazionale è dedicata alla ex consigliera regionale Minetti che giura il suo eterno amore per Berlusconi, come se questa fosse la notizia del giorno. Ciò dimostra che se il contenuto è degradato anche il mezzo è degradato   
Nell'era di internet e delle tecnologie della comunicazione mature, gli editori continuano a proporre al lettore un modello di giornalismo e di giornale vecchi che non incontrano più il favore di chi li dovrebbe acquistare. Il giornale cartaceo è un prodotto molto particolare che oggi si trova a dover fare i conti con il fatto che da tempo non è più un mass media. Il suo vecchio ruolo è stato preso dai media digitali e il vecchio giornale deve trovarne uno nuovo se vuole sopravvivere. Pretendere di riuscirci diventando un supermercato che tenta di contenere tutto e il contrario di tutto è illusorio e i risultati sempre più deludenti lo confermano.

lunedì 29 aprile 2013

Il "contatore" confindustriale della crisi non aiuta a capire il futuro

Il mio commento sull'informazione scorretta de Il Sole 24 Ore, ha provocato un paio di reazioni contrarie. La prima dell'amico Pierino Favrin, mi accusa di "dare i numeri". Se - egli osserva - il quotidiano di Confindustria non fa giornalismo sbattendo in prima pagina il numero dei fallimenti quotidiani senza dire quanti erano lo scorso anno nello stesso periodo e soprattutto senza dire quante nuove imprese avevano aperto, anch'io sarei parziale perché non dico che tipo di imprese sono quelle chiuse e aperte, non so quanti dipendenti avevano licenziato e assunto, ecc.
La richiesta di Favrin è retorica dal momento che non essendo io il Cerved o l'Istat, non posso certo fare questo tipo di indagine. Mi sono limitato a segnalare l'evidente parzialità di un giornale che vorrebbe essere autorevole, ma non lo è dal momento che pur avendo la possibilità di dare ai lettori un'informazione completa sul fenomeno (grazie alla collaborazione con la banca dati della Camera di Commercio) sceglie invece di fornire un solo dato per sostenere la campagna politica del suo editore.
La seconda critica mi viene da Paderno City Radio, la web emittente messa in rete da qualche settimana. Nella sua rubrica "Blog in radio" ha recensito anche Padernoforum e parlando del commento relativo a Il Sole-24 Ore ha obiettato che la mia critica non era giornalisticamente fondata. Secondo i due conduttori del programma, infatti, la notizia dei fallimenti era più "importante e significativa" di quella delle nuove aperture di aziende che evidentemente essi ritenevano una notizia scontata. Insomma che nuove aziende nascano è un dato banale mentre se falliscono seguendo la naturale dinamica di mercato (come avviene normalmente) è "emergenza".
Questa posizione che privilegia la cattiva notizia sulla buona notizia mi appare molto superficiale perché non aiuta a capire i fenomeni e darne una chiave di lettura credibile. Per carattere e anche come giornalista sono portato a ritenere il futuro una "notizia" più importante e interessante del passato. Pertanto conoscere il tasso di natalità delle imprese italiane in tempi difficili come questi, caratterizzati da una crisi di sistema che è insieme nazionale e mondiale, mi sembra fondamentale per capire come sta cambiando l'Azienda Italia e se, nonostante questo cambiamento epocale, nascono ancora più imprese di quelle che muoiono, mi piacerebbe sapere che tipo di imprese sono.
Questo tipo di informazioni mi attenderei di ricevere da un grande giornale come Il Sole-24 Ore, non quel misero contatore dei fallimenti che serve solo alla sua proprietà per rivendicare risorse con le quali sostenere, non un modello innovativo di impresa e di business, ma il vecchio modello già messo in crisi e superato dagli eventi, l'unico di cui Confindustria dispone perché è anch'essa un'istituzione arretrata e superata. 

mercoledì 24 aprile 2013

Giornalismo scorretto sotto il segno del Sole

Il Sole 24 Ore è stato il mio giornale dal 1987 al 1991, ma non l'ho mai amato anche se in quella redazione mi sono fatto molti amici. Uno di questi, un collega caposervizio della sezione "Mezzogiorno", mi definiva "l'infiltrato" (scherzando, ma non troppo) proprio a causa del mio atteggiamento reticente che tendeva a segnalare una scarsa adesione personale allo spirito e alla mission del giornale. 
Insomma lavoravo al meglio delle mie capacità e facevo bene il mio mestiere, come diversi premi giornalistici vinti in quel periodo attestavano, ma il cuore non ce lo mettevo e si vedeva a occhio nudo. La ragione della mia sostanziale estraneità era la resistenza che opponevo al diventare l'ingranaggio di uno strumento di potere che sentivo estraneo e nemico, le cui finalità ultime non condividevo.
Oggi visitando la home page della edizione on line del quotidiano ho scoperto una iniziativa del suo direttore che considero molto scorretta e inaccettabile dal momento che viene portata avanti dall'organo di Confindustria. A centro pagina, subito sotto l'apertura, fa bella mostra di sé un box di colore rosso vivo dal titolo: "Il contatore della crisi. Nuovi fallimenti archiviati lunedì". Il contatore realizzato in collaborazione con la banca dati delle Camere di Commercio segnala che oggi ci sono stati 49 fallimenti di imprese, 4.789 dall'inizio dell'anno.
Perché definisco scorretto e inaccettabile giornalisticamente questo contatore sbattuto in prima pagina? Perché viola la deontologia professionale che impone al giornalista di dare al lettore notizie che rappresentino sempre e comunque la verità sostanziale dei fatti, e questa non lo è. Un contatore della crisi corretto, se vuol offrire davvero una istantanea della dinamica vitale delle nostre imprese, deve riportare non solo il numero dei fallimenti, ma anche quello delle nuove aperture di aziende.Dato quest'ultimo che di questi tempi a me sembra più interessante e significativo del primo. Il Sole non lo fa e questo conferma la scarsa stima che nutro e ho sempre nutrito verso il mio ex giornale.
Ps: sempre la banca dati delle Camere di Commercio italiane, registra che nel 2012 sono nate 383.883 nuove imprese mentre 364.972 hanno cessato l'attività, confermando così il saldo positivo dell'azienda Italia e la scorrettezza professionale del collega direttore. 

martedì 9 aprile 2013

Sviluppo: tenere bassa l'IMU non serve a fermare la decrescita

Lo studio "Indicatori fiscali e tariffari di attrattività del territorio", condotto da Assolombarda, che prende in esame la pressione fiscale cui sono sottoposte le imprese dislocate in 55 comuni dell'hinterland milanese (oltre 4.090), ha messo in agitazione l'Ufficio Stampa del sindaco Alparone. 
La notizia che Paderno risulta uno dei comuni con l'indice complessivo di fiscalità più basso del Nord Milano, ripresa dai giornali on line e dai blog, ha indotto il primo cittadino padernese (che alla scelta di tenere bassa l'IMU ha affidato tutta la sua iniziativa in tema di sviluppo e occupazione) a produrre e diffondere il solito comunicato autocelebrativo con il quale tentare di coprire il sostanziale nulla di fatto dalla sua amministrazione sul fronte del lavoro.
Un nulla di fatto, che le continue chiusure di aziende padernesi dovute a delocalizzazioni e fallimenti sottolineano. Tenere bassa la pressione fiscale, cioè l'IMU, la TARSU e l'IRPEF comunali, non è sufficiente a fermare il processo di decrescita né tantomeno ad attirare nuove imprese sul territorio e nuova occupazione. Lo dicono purtroppo i fatti, cioè il numero delle chiusure e dismissioni non compensate da nuove aperture. Diversamente il sindaco avrebbe avuto qualche cosa di più concreto da sbandierare per affermare che la sua politica paga.
A fronte della crisi di sistema che sta sommergendo il Paese, infatti, qualche punto di IMU in meno non serve a molto. Ci vuol ben altro per rimettere in moto il motore della crescita. Quello che la crisi impone, a Paderno come in molte altre parti d'Europa, è la definizione di un nuovo modello economico e produttivo che metta a reddito risorse di cui l'Italia abbonda, ma fino ad ora non ha riconosciuto come tali: cultura, storia, ambiente, life style.
Anche la nostra città le possiede, misconosciute e non valorizzate, ma pensare che possa essere la destra di governo a farlo è un'illusione. Prima, durante e dopo le elezioni comunali del 2009, infatti, l'attuale maggioranza non ha fatto altro che dileggiare e negare quanto di buono il centro sinistra aveva realizzato in questo senso, a partire dalla costruzione della Biblioteca Tilane che veniva definita "una cattedrale nel deserto" e ancora oggi è considerata una fonte di spesa e non un investimento da rendere produttivo. 
Se avrà la lungimiranza e la chiarezza di visione di porre queste risorse al centro della sua proposta elettorale nel 2014 il centro sinistra potrà farlo e aprire così la strada all'innovazione e allo sviluppo.

giovedì 24 gennaio 2013

Il Fatto, un nuovo modello di giornale in bilico tra carta e web

Segnalo agli interessati questo stralcio di un articolo di Marco Valle apparso su www.lettera43.it 22/1/2013 che analizza le difficoltà de Il Fatto Quotidiano che rappresenta bene il tentativo di far vivere in Italia un nuovo modello di giornale basato in prevalenza sul sostegno dei lettori. L'edicola e la pubblicità sono ancora la fonte principale dei guadagni, ma la frontiera è la vendita di contenuti sul web.


Il Fatto Quotidiano, unico vero successo dell'editoria cartacea degli ultimi anni è anch'esso alla ricerca di un difficile equilibrio economico per affrontare il 2013.
Il cambio della guardia alla direzione del giornale tra Peter Gomez e Antonio Padellaro è solo una questione di tempo: qualche settimana per lasciar passare le elezioni politiche e mettere a posto gli equilibri di vertice interni. L'edizione cartacea e quella online dovranno collaborare sempre più strettamente e la ragione sta nei numeri.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it, nel novembre 2012 Il Fatto in edicola ha venduto una media di 49 mila copie giornaliere: un risultato positivo, ma in calo del 30,9% rispetto alle 71 mila registrate mediamente nel 2011. Preoccupa anche il dato sugli abbonamenti, scesi nello stesso periodo a 1.884, contro i 4.242 dell’anno prima (-55,5%). La raccolta pubblicitaria a cura di Publishare, secondo le stime, è stata di circa 1,6 milioni di euro a fine 2012.
La carta, tra edicola e pubblicità, secondo quanto ha dichiarato Gomez nel suo editoriale di fine anno - e secondo quanto ha ribadito l'amministratore nel suo annuncio pro “abbonamento responsabile” - è al momento il sostegno economico più importante per tutto, anche per l'online, ma lo spreco di carta (per vendere 49mila copie il giornale ne deve stampare più del doppio) e un sistema distributivo che non permette di fare invii mirati, fanno sì che l'azienda non guadagni più come una volta.
L'utile stimato per il 2012, infatti, è di circa 4 milioni di euro. Sempre di tutto rispetto, ma in calo rispetto ai 4,5 milioni del 2011 e ai 5,8 milioni del 2010. Da qui l'idea di un abbonamento direttamente in edicola, per abbassare le rese, e quindi gli sprechi, e recuperare redditività prima di passare gradualmente all'online. Un percorso oneroso. Il sito del quotidiano, infatti, costa circa 2,5 milioni di euro all'anno e ha prodotto ricavi pubblicitari lordi per 800 mila euro nel primo semestre 2012 secondo i numeri forniti da MyAds Advertising, la concessionaria che curava la raccolta. Pare quindi inevitabile la strada di mettere a pagamento parte dei contenuti.  

martedì 11 dicembre 2012

Commercio di vicinato: uno slogan contro la crisi


Domenica 16 dicembre dalle ore 9 alle 12 presso l'auditorium della Scuola Media Don Minzoni di piazza Hiroshima a Palazzolo, verranno premiati i vincitori del concorso indetto dall'associazione "Paderno si muove" sul tema del "commercio di vicinato". 
La gara alla quale hanno partecipato gli alunni delle classi quinte delle scuole elementari De Marchi, Don Milani e Don Bosco, quelli delle classi terze delle scuole medie Don Minzoni, Allende e Croci e gli studenti di alcune classi dell'Istituto Gadda, aveva come obiettivo l'ideazione di un nuovo slogan destinato a promuovere questa tipologia di esercizi commerciali minacciati dalla crisi dei consumi e dalla profonda trasformazione sociale che favorisce la grande distribuzione , gli outlet e gli ipermercati svuotando i centri commerciali naturali della città.
Gli esercizi padernesi che hanno contribuito all'iniziativa sono i seguenti: TU e La Persia tappeti, VIMAR abbigliamenti, Fattori pelletteria, Istituto Ottico, Studio Immagine istituto di bellezza, Ferramenta Rainoldi, Righe E Quadretti cartoleria, La Primavera fiori, Moda Giovane abbigliamento, Carozzeria Maffei, Coop San Martino 1, Coop San Martino 2, Ottica Veder Bene, Maggi calzature, Profumeria Ronchi, Torrefazione.
I lavori degli studenti sono stati giudicati da una giuria di quattro giornaliste specializzate nel campo della pubblicità.

martedì 20 novembre 2012

Palazzolo: ma Aliverti è seguace di Di Maio o di Beppe Grillo?

La notizia è sconcertante. Secondo un post pubblicato su "Paderno 7 on air", Daniele Aliverti già vicepresidente del Quartiere di Palazzolo che tutti credevano rappresentante della Lista Di Maio sarebbe invece un aderente al Movimento 5 Stelle di Paderno Dugnano.  
In risposta a un articolo pubblicato dal blog che fa riferimento alla giovane destra cittadina, dedicato alla recente guerra di comunicati tra Lega e Lista Di Maio seguita alla crisi del parlamentino palazzolese, è comparso oggi il seguente post:
AWAWA:
20 novembre 2012 alle 18:02
Scusate ma Aliverti parla a nome di chi? e la lista civica prende le difese di chi?
http://www.meetup.com/movimento5stellepadernodugnano/members/47211642/
da quel che scrive il sig. Aliverti è dal mese di maggio che ha dato le dimissioni anche dalla lista civica……
Il link inserito nel post porta infatti al meetup padernese del movimento di Grillo dove  la "organizer" Silvana Carcano in data 8 maggio 2012 lo accoglie scrivendo: "Ciao Daniele, benvenuto!".
Chi afferma che a Paderno la realtà supera sempre la fantasia ha ragione da vendere.

lunedì 13 agosto 2012

La crisi si mangia la democrazia


Cari amici a proposito di lavoro, salario e dignità vi propongo come lettura d'agosto il testo di questa Relazione di Pierre Carniti, (segretario generale della Cisl dal 1979 al 1985, deputato europeo e promotore del Movimento dei Cristiano Sociali) alla Conferenza lavoro del Pd, Napoli, il 15 giugno 2012. 


 La situazione del lavoro è sempre più grave. La precarietà tracima e la disoccupazione dilaga. Siamo quindi in presenza non solo di una drammatica questione sociale ed economica, ma anche di una potenziale minaccia alla democrazia. La democrazia infatti non è una conquista che si fa una volta per tutte. Ma vive solo se è costantemente coltivata. Altrimenti deperisce. Con conseguenze disastrose. Come succede quando, con colpevole imprevidenza, il giardiniere decide di non sarchiare il prato solo perché l’estate è stata umida.
Il linguaggio della politica affoga spesso nella retorica della scelta, della libertà. Parlo di retorica perché l’idea dominante degli ultimi decenni è che siano la proprietà privata ed i mercati, guidati dal profitto, a garantire la libertà. Il che significa che la libertà dipende in definitiva solo dal denaro di cui si dispone. In effetti, nella cosiddetta società di mercato, con la politica sempre più relegata ad un ruolo marginale, è il denaro che permette di acquistare libertà. Ma la libertà concessa dal mercato è spesso una illusione. Per la buona ragione che i prezzi per una alimentazione sufficiente, per una abitazione dignitosa, per una istruzione accessibile a tutti, per cure sanitarie tempestive ed efficaci, sono sostanzialmente fuori dalla portata di persone in crescente difficoltà. Ben 28 milioni, secondo il ministro Passera. Sicché il divario tra la progressiva perdita di lavoro e di reddito ed il costo della libertà è tale che per loro la parola “libertà” tende ad indicare, in misura crescente, tutto ciò a cui non possono aspirare.
Si potrebbero fare molti esempi. Mi limito a quello della salute. Come sappiamo la spesa sanitaria pubblica è da tempo sottoposta a consistenti cure dimagranti. Per contraccolpo quella privata esplode. Così che negli ultimi dieci anni gli italiani hanno speso di tasca propria il 25 per cento in più per avere accesso alle cure. Ma la crisi morde, e parallelamente aumenta il numero di cittadini che, anche se ne hanno bisogno, rinunciano a curarsi. E’ il diritto negato alla salute. Negato a tante donne, a molti anziani, a numerose famiglie con figli. Negato perché i tagli alla spesa pubblica significano riduzione delle prestazioni gratuite. Negato dalle liste di attesa e dai disservizi. Secondo una indagine del Censis (presentata il 5 giugno a Roma) dei 9 milioni di persone che non sono più in grado di accedere alle cure il 61 per cento sono donne, 2,4 milioni sono anziani, 4 milioni vivono al sud, 5 milioni sono coppie con figli. Questa è la foto impietosa di chi, solo nell’ultimo anno, sarebbe stato costretto a rinunciare alle cure sanitarie per mancanza di mezzi. Insomma, nella terra degli uomini liberi il mercato non lascia molte possibilità a chi non può permettersele. Dunque chi non ha lavoro è anche deprivato di libertà.
Essendo questi i termini del problema la prima cosa da fare è quella di attivare una seria battaglia per “il diritto ad avere diritti”. A cominciare naturalmente dal “diritto al lavoro” e dai “diritti del lavoro”. Nel suo Le origini del totalitarismo Hannah Arendt osserva: “Le persone private dei diritti umani [….] sono prive non [solo] del diritto alla libertà, ma del diritto all’azione; non del diritto a pensare […] ma del diritto a far valere la loro opinione. Ci siamo accorti dell’inesistenza di un diritto ad avere diritti solo quando sono comparsi milioni di individui che lo avevano perso”. La storia ci dovrebbe insegnare che quando i diritti deperiscono la democrazia regredisce. Purtroppo è una lezione che troppo spesso viene ignorata.
A rendere più cupe e drammatiche le prospettive del lavoro è intervenuta la crisi economico finanziaria che ora rischia di precipitare nel dissesto dell’euro. Dissesto al quale la élite politica dell’eurozona si dimostra incapace (e qualcuno probabilmente nemmeno troppo voglioso) di porre rimedio. L’enorme differenza nei rendimenti fra titoli italiani e tedeschi fa ormai parte della cronaca quotidiana. Il 3 giugno il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha scritto che si possono fare tutti i sacrifici di questo mondo, ma non è sostenibile una unione monetaria nella quale una azienda italiana si finanzia pagando il denaro cinque o sei volte più caro della propria concorrente tedesca. 

giovedì 12 luglio 2012

La crisi italiana: 10 righe in cronaca

Un breve sommario di notizie riprese dal sito Corriere.it
Made in Italy in saldo
Il gruppo Valentino finisce in Qatar. Mayhoola for Investments Spc, ha acquisito l'intera partecipazione della società dal fondo Permira e i Marzotto per almeno 700 milioni di euro. L'annuncio ufficiale non svela chi via sia dietro Mayhoola, ma fonti finanziarie confermano che si tratta della famiglia dei reali del Qatar. Il gruppo Valentino ha chiuso il 2011 con un fatturato di 322 milioni di euro, e segna una crescita del 60% del fatturato tra il 2009 e il 2012. Con l'operazione - spiega una nota - Mayhoola acquisisce il controllo di Valentino spa e la licenza M Missoni, mentre MCS Marlboro Classic, altro marchio getsito dal gruppo è stato separato dal perimetro di cessione e resterà in carico a Permira.

Diffamazione: chiesto un anno di carcere per Formigoni
Il pm milanese Mauro Clerici ha  chiesto la condanna a 1 anno di reclusione del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, senza attenuanti generiche, per aver diffamato in conferenze stampa i Radicali della lista Bonino-Pannella, nelle persone del candidato alle elezioni regionali 2010 Marco Cappato e di Lorenzo Lipperini, attribuendo loro di aver partecipato, con manipolazioni in Tribunale, a una macchinazione finalizzata a escludere il centrodestra dalle elezioni regionali lombarde 2010. La pena è quella minima una volta che – come in questo caso – il pm ritenga l’imputato non meritevole delle attenuanti generiche.

"Antonio Di Pietro colpito da un attacco ischemico".Tutto falso
La notizia rimbalza su Twitter che riporta un lancio dell'Unione Sarda. Secondo quanto riferito dal giornale - che poi ha tolto dal suo sito la notizia - il malore avrebbe colto Di Pietro durante una gita in gommone in Sardegna all'Isola di Tavolara dove si trova in vacanza. E ancora: "Il leader dell'Idv non sarebbe in pericolo di vita ma le sue condizioni sono apparse gravi ed è ricoverato all'ospedale di Olbia", scrive il giornale. Tutto falso. E' lo stesso Di Pietro a rassicurare sulle sue condizioni di salute. "Sto bene, sono a Roma, e sto andando alla Camera. Anche ieri sera ero a Montecitorio come testimoniano le telecamere che mi hanno ripreso e trasmesso nei telegiornali", spiega a Corriere.it per telefono. Poi scherza: "C'è chi mi vuole male, ma mi hanno allungato la vita. In ogni caso rassicuro tutti sto bene".

Berlusconi torna in campo: "Gli imprenditori vogliono il mio ritorno"
Ha passato le ultime settimane a studiare i sondaggi, ad analizzare gli scenari per il voto nel 2013, ad ascoltare dirigenti del Pdl, imprenditori ed esponenti internazionali. Ma alla fine la decisione è presa: Berlusconi si ricandiderà come premier. Il ruolo di padre nobile non scalda i suoi elettori che gli chiedono un impegno più diretto, quell'impegno che aveva escluso nel momento dell'investitura di Angelino Alfano a segretario del Pdl. Gli ultimi sondaggi, arrivati sul suo tavolo, hanno mostrato alcuni dati secondo i quali, se Berlusconi fosse ancora in corsa per la presidenza del Consiglio, in un ticket con Alfano e una squadra di giovani dirigenti, nelle urne arriverebbe anche al 30% dei consensi.

mercoledì 11 luglio 2012

Crisi sociale: 10 righe in cronaca

Notizie riprese dall'edizione di oggi del Corriere.it
Cassintegrato colpisce con un coltello il suo datore di lavoro
Dopo essere stato messo in cassa integrazione per l’ennesima volta, temeva di perdere il posto di lavoro. E così martedì pomeriggio un impiegato 37enne di una ditta di stampi ha preso un coltello da cucina e - senza dire una parola - è entrato nell’ufficio del titolare dell’azienda e l’ha accoltellato, ferendolo gravemente ad un braccio. Ora l’imprenditore rischia di perdere l’uso delle dita della mano sinistra e si trova ricoverato in condizioni serie all’ospedale di Niguarda.
Il fatto è accaduto all’interno di un’azienda di Cormano, la Gram Equipment Italia di via Filzi, che si trova nella zona industriale della cittadina. La fabbrica conta una ventina di dipendenti e produce componenti per le macchine del gelato. 

Giustizia "fai da te". Un metalmeccanico uccide un ladro e nasconde il cadavere.
Erano almeno tre coloro che tentavano di svaligiare un'abitazione isolata nelle campagne di Gioia Sannitica; il proprietario scorge uno dei ladri mentre cerca di entrare nella camera da letto dove dormono due dei suoi tre figli, imbraccia il fucile da caccia e lo uccide con due colpi. Si libera del cadavere gettandolo nel vicino fiume Volturno. Dopo quattro giorni, Giovanni Capuozzo, 42 anni, pensava di averla fatta franca. Invece, fa scoprire ogni cosa la moglie della vittima che denuncia la scomparsa del marito. La donna, inoltre, probabilmente informata dai complici dell'uomo, fornisce ai carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, indicazioni precise sulla casa dove la banda - nella notte a cavallo fra il 5 e il 6 luglio - aveva tentato di rubare.
Martedì pomeriggio, la confessione dell'omicida - assistito dall'avvocato Ercole Di Baia - che permette agli inquirenti anche di ritrovare il corpo di Dashamir Xhepa, 39enne di origine albanese con numerosi precedenti penali alle spalle. La gente del paese non ha dubbi e si schiera al fianco dell'assassino: "Ha fatto bene, da mesi siamo terrorizzati dalle scorribande di malviventi senza scrupoli, colpivano particolarmente le case più isolate".

Chieti, anziana spara al padrone di casa durante lo sfratto
Doveva essere sfrattata questa mattina dal suo appartamento a San Martino di Chieti, ma quando l'ufficiale giudiziario ha suonato alla porta, la donna di 72 anni ha imbracciato un fucile da caccia e ha sparato. Mercoledì mattina alle 9 il figlio del nuovo proprietario di casa, accompagnato dal padre, si è presentato alla porta della casa dove era in affitto la donna, che, spaventata, ha sparato contro l'ufficiale giudiziario, lì per notificare l'avviso di sfratto all'anziana. In realtà il colpo non è andato nella direzione sperata e ha ferito alla spalla il figlio del proprietario di casa, finito all'ospedale di Chieti in prognosi riservata. L'uomo è stato operato d'urgenza al polmone per estrarre la cartuccia, ma non è in pericolo di vita. La donna è stata arrestata dagli uomini della Mobile di Chieti con l'accusa di tentato omicidio.

Falso cieco guidava l'auto: la GdF gli ha sequestrato 65mila euro dai conti correnti
Un sedicente cieco totale alla guida della sua automobile. A smascherare il falso invalido a Modena gli uomini della Guardia di Finanza, che lo hanno filmato mentre era al volante. L'uomo, un pensionato di 71 anni, è stato denunciato per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. Dal 2005 risultava cieco totale, invalidità per la quale ha percepito in tutto 65mila euro. Soldi che ora dovrà restituire oltre a rischiare una condanna da 1 a 5 anni.