mercoledì 24 aprile 2013

Giornalismo scorretto sotto il segno del Sole

Il Sole 24 Ore è stato il mio giornale dal 1987 al 1991, ma non l'ho mai amato anche se in quella redazione mi sono fatto molti amici. Uno di questi, un collega caposervizio della sezione "Mezzogiorno", mi definiva "l'infiltrato" (scherzando, ma non troppo) proprio a causa del mio atteggiamento reticente che tendeva a segnalare una scarsa adesione personale allo spirito e alla mission del giornale. 
Insomma lavoravo al meglio delle mie capacità e facevo bene il mio mestiere, come diversi premi giornalistici vinti in quel periodo attestavano, ma il cuore non ce lo mettevo e si vedeva a occhio nudo. La ragione della mia sostanziale estraneità era la resistenza che opponevo al diventare l'ingranaggio di uno strumento di potere che sentivo estraneo e nemico, le cui finalità ultime non condividevo.
Oggi visitando la home page della edizione on line del quotidiano ho scoperto una iniziativa del suo direttore che considero molto scorretta e inaccettabile dal momento che viene portata avanti dall'organo di Confindustria. A centro pagina, subito sotto l'apertura, fa bella mostra di sé un box di colore rosso vivo dal titolo: "Il contatore della crisi. Nuovi fallimenti archiviati lunedì". Il contatore realizzato in collaborazione con la banca dati delle Camere di Commercio segnala che oggi ci sono stati 49 fallimenti di imprese, 4.789 dall'inizio dell'anno.
Perché definisco scorretto e inaccettabile giornalisticamente questo contatore sbattuto in prima pagina? Perché viola la deontologia professionale che impone al giornalista di dare al lettore notizie che rappresentino sempre e comunque la verità sostanziale dei fatti, e questa non lo è. Un contatore della crisi corretto, se vuol offrire davvero una istantanea della dinamica vitale delle nostre imprese, deve riportare non solo il numero dei fallimenti, ma anche quello delle nuove aperture di aziende.Dato quest'ultimo che di questi tempi a me sembra più interessante e significativo del primo. Il Sole non lo fa e questo conferma la scarsa stima che nutro e ho sempre nutrito verso il mio ex giornale.
Ps: sempre la banca dati delle Camere di Commercio italiane, registra che nel 2012 sono nate 383.883 nuove imprese mentre 364.972 hanno cessato l'attività, confermando così il saldo positivo dell'azienda Italia e la scorrettezza professionale del collega direttore. 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,mi pare che con questi numeri stiate dando I numeri tutti e due,permettimi questa innocente battuta
Di spirito
Perche' questi dati abbiano un valore obiettivo e utile a fotografare una situazione reale andrebbero completati almeno da
Questi Altri valori:
Il saldo tra posti di Lavoro persi e recuperati.lo stesso in termini di fatturato e reddito prodotti,nonche la qualita' tecnologica delle aziende chiuse e quelle aperte.
Ciao
Pierino favrin