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giovedì 13 dicembre 2012

Provincia di Milano: il presidente Podestà a giudizio per firme false

Apprendo dal sito Firstonline la seguente notizia:

Il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà è stato rinviato a giudizio dal Gup Stefania Donadeo in relazione alle firme false raccolte nel 2010 per le elezioni regionali a sostegno del listino di Roberto Formigoni e della lista del Pdl. Con Podestà saranno processati quattro consiglieri provinciali a partire dal 4 marzo prossimo.

sabato 17 novembre 2012

La nuova Lombardia nasce dal basso

Il Comitato per Bersani di Paderno Dugnano ha discusso venerdì sera all'auditorium Tilane di crisi in Regione Lombardia con il consigliere regionale Franco Mirabelli. 
Sono stati analizzati insieme le ragioni del  crollo del "modello Lombardia", un regime di fatto monarchico portato avanti per 17 anni da Formigoni e dalla sua rete di potere. Il degrado, il malaffare, la corruzione e le infiltrazioni criminali nelle istituzioni lombarde, favorite da questo "modello". I problemi creati da questa stagione troppo lunga di malgoverno che il centro sinistra dovrà affrontare e risolvere: abnorme consumo di territorio, gestione non democratica e trasparente delle istituzioni, la vaucerizzazione dei servizi scolastici e di assistenza, la gestione clientelare della sanità, l'incapacità e la non volontà dell'ente di sostenere l'impresa e l'occupazione. Sul ricambio auspicato in Lombardia segnalo questo editoriale da Settegiorni, la newsletter del gruppo regionale del PD. 

Il centrosinistra cresce, ma la Regione rischia di allargarsi un po' troppo. Una frase che sintetizza quello che è accaduto nell'ultima settimana in una Lombardia che ormai è incamminata verso la scadenza elettorale dell'election day decisa dal governo.
Partiamo, per dovere istituzionale, da quanto sta accadendo nel palazzo. Se il presidente del consiglio Cecchetti ha evidenziato ufficialmente e formalmente la necessità di procedere esclusivamente ad atti urgenti e indifferibili, la giunta pare pensarla in modo un po' diverso. Ne è prova la legge finanziaria regionale per il 2013 che, approdata nelle commissioni assieme al bilancio, presenta una dozzina di articoli con interventi legislativi su enti regionali, buoni pasto dei dipendenti, maestri di sci, centro di ricerca di Nerviano, pensionamento di dirigenti... Tutti argomenti di un certo interesse, ma non del tutto coerenti dal punto di vista dell'urgenza e dell'indifferibilità. 

Parola di Lega Nord, che ha preso duramente posizione al proposito in commissione, e non della sempre prevenuta, almeno a dire di Formigoni, opposizione. Il tentativo di inserire provvedimenti legislativi di dubbia urgenza in finanziaria è comunque del tutto coerente con la foga compulsiva con cui la Giunta ha sfornato 189 delibere in due sedute e continua a farlo, seppure con meno applicazione. Anche su questo fronte la Lega, fatta salva la prudenza per delibere a lei utili, manifesta evidenti segni di insofferenza. 
Se il centrodestra è alle prese con mugugni e dissapori tra Lega e Pdl, esplicitati anche dalla guerra di posizione tra le candidature Albertini e Maroni, il centrosinistra può registrare alcuni significativi passi avanti. Nel giro di pochi giorni, con la disponibilità dell'avvocato Umberto Ambrosoli, il campo si è allargato con l'ingresso, già da mesi auspicato dal PD, di significative e indispensabili forze del civismo lombardo. 
Si riparte dalle primarie e, per giunta, da primarie promosse da un novero di soggetti che va al di là dei partiti dell'attuale centrosinistra regionale. Un passo importante verso la costruzione di un'alternativa che ha il compito di aggregare tutti coloro che in questi anni si sono sentiti lontani, poco rappresentati e, magari, anche traditi da Formigoni. Un presidente che ha progressivamente perso molto del suo iniziale smalto innovativo e, soprattutto negli ultimi mesi, anche parecchio contatto con la realtà lombarda, asserragliato com'era nel suo celeste trentaseiesimo piano di Palazzo Lombardia. 
La nuova Lombardia nasce dal basso, dalla costruzione di un programma condiviso, dalla partecipazione di forze diverse per provenienza geografica e ideale a una sintesi che possa davvero far voltare pagina alla Regione. 
I primi passi sono sempre i più impegnativi e delicati, ma la strada crediamo sia davvero quella giusta. Il Pd è consapevole delle sue responsabilità e, a partire dal suo gruppo regionale, giocherà fino in fondo questa importante partita. 

sabato 27 ottobre 2012

Lombardia: lo squallido tramonto dell'era Formigoni


Rilancio dalla newsletter "Settegiorni" del PD regionale questo articolo che riassume bene la convulsa giornata di ieri nel corso della quale si è dissolto ingloriosamente il governo della destra in Lombardia. 
Il degrado insopportabile dell'istituzione provocato dalle scelte di Formigoni (e del suo dominus Berlusconi) sono riassunte dalla risposta di google che alla ricerca "formigoni dimissioni" mostra più immagini della ex consigliera Minetti che dell'ex governatore. Adesso tocca ai lombardi voltare pagina e scegliere persone più degne di quelle che hanno votato alle ultime elezioni. 

Una giornata storica, quella del 26 ottobre 2012. Un'era è finita, per lo sfaldamento della coalizione Pdl e Lega e per il crollo di credibilità di Formigoni e della sua giunta. È passata la linea del PD, che il 25 settembre scorso aveva raccolto le disponibilità di tutti i consiglieri democratici, di Idv, di Sel e del gruppo misto, richiamando i consiglieri del centrodestra ad assumersi le proprie responsabilità. La svolta è arrivata il 10 ottobre con l'arresto dell'assessore Zambetti che, secondo l'accusa, aveva pagato voti alla 'ndrangheta. La Lega decide di staccare la spina ma stringe un accordo che, stando alle parole, vale solo per l'azzeramento della giunta. Passano poche ore ed è chiaro che il patto non regge, anche perché nel frattempo il Pdl è in pezzi, Formigoni fiuta l'imminente rottamazione da parte di Alfano e inizia a minacciare elezioni entro l'anno. Le dimissioni, quindi, le minaccia il Pdl - Formigoni non lo ha mai fatto - e inizia un braccio di ferro con la Lega che vuole votare sì, ma non subito, e possibilmente con un leghista, magari proprio Maroni, candidato della coalizione. Un secondo braccio di ferro si apre nel Pdl tra i fedeli al governatore e le truppe del segretario regionale, a sua volta fedele alla linea romana, e sulle dimissioni dei pidiellini si apre un giallo: quante saranno? Basteranno? Ce ne vogliono almeno dieci, da aggiungersi alle trentuno dell'opposizione. A volte sono quattordici, a volte otto, dicono le voci, e la Lega ci conta, tenta di mandare per le lunghe la legge elettorale boicottando il lavoro in commissione. Fino a oggi, in quella che sarà ricordata come l'ultima seduta del Consiglio regionale regnante Formigoni, quando diventa chiaro a tutti che non ci sono più margini, che l'ostruzionismo leghista non servirà ad evitare lo scioglimento del Consiglio. Allora anche le ultime riserve sulla legge elettorale cadono. 

venerdì 26 ottobre 2012

Lombardia-Italia: il 2013 sarà l'anno della svolta?


Roberto Formigoni ha annunciato urbi et orbi che stamattina, dopo l'approvazione della nuova legge elettorale della Regione Lombardia, il consiglio regionale verrà sciolto. Nelle sue intenzioni si dovrebbe tornare così a votare tra dicembre e gennaio per rieleggere il governo della Regione.
La Lega cerca di tirare in lungo proponendo l’election day ad aprile ma in realtà è spaventata dalla prospettiva di andare al voto senza aver ricucito un accordo con quel che resta del PdL a sua volta terrorizzato dal rischio di dover abbandonare palazzo Lombardia. Berlusconi ha annunciato ufficialmente la sua intenzione di non candidarsi più come candidato premier e ha indicato la strada delle primarie per la scelta del futuro candidato timoniere del centro destra.
I tempi della politica diventano velocissimi per i partiti, soprattutto per quelli lombardi che devono tenere il passo di questa improvvisa accelerazione. Ne è pienamente consapevole il Partito Democratico padernese che per bocca del suo coordiatore Oscar Figus ha fatto così il punto della situazione.
"A Paderno la maggioranza di centro destra del Sindaco Marco Alparone non gode di buona salute anzi è in piena crisi politica: dimissioni dell’assessore al Bilancio, pesanti contrasti sul PGT, litigi sul ruolo di un paio di dirigenti guarda caso di nomina politica (Lega uno e PDL l’altra), strane assenze di consiglieri e assessori fino alla mancanza del numero legale nello scorso Consiglio Comunale – ha sottolineato Figus rivolgendo un appello a iscritti e simpatizzanti -. Probabilmente ci aspettano sei mesi piuttosto intensi: primarie (forse due), regionali e politiche. Ma l’occasione è importantissima, di quelle che difficilmente ripassano: vincere e governare per cambiare questo Paese, questa Regione e, speriamo presto, anche la nostra Città, ma a questo risultato dobbiamo lavorare tutti.Vi chiedo quindi di partecipare. Partecipare ai prossimi incontri, ma anche presenziare al Consiglio Comunale, intervenire sul web, rendevi disponibili per la propaganda nel vostro palazzo o nella vostra via, o anche solo chiedere chiarimenti (se vi servono) via e-mail; io, il Gruppo Consiliare, gli ex amministratori rispondiamo a tutti".

venerdì 12 ottobre 2012

La 'ndrangheta in Regione, ma alla Lega non basta ancora

Riporto da Settegiorni, newsletter del Partito Democratico della Regione Lombardia questo commento sulla crisi al Pirellone e i "giochetti" politici di una Lega al tramonto.


L'arresto dell'assessore regionale Domenico Zambetti svela uno scenario di estrema gravità. Dell'incapacità della Regione di affrontare la crisi abbiamo già detto innumerevoli volte, degli scandali nella sanità lombarda sono pieni i giornali e di Formigoni ormai si ride sentendo l'imitazione di Crozza, ma l'infiltrazione della 'ndrangheta nella Giunta regionale è il fiume che fa tracimare il vaso. Nella Lombardia che non sarebbe infiltrata dalle organizzazioni mafiose, la 'ndrangheta mette il cappello su di un assessore regionale, lo sostiene per l'elezione e poi lo tiene in scacco, minacciandolo di morte in caso non faccia quel che gli chiedono. L'arresto, con la diffusione delle motivazioni, è avvenuto mercoledì mattina. La reazione del Pd è stata immediata: commissioni disertate e dunque di fatto bloccate, il lancio di un presidio per la sera stessa, e soprattutto la raccolta delle dimissioni di massa, per spingere il centrodestra a un sussulto di dignità. Nel frattempo si è organizzata una diretta web per spiegare le iniziative agli interessati e una conferenza stampa per darne conto ai giornalisti. Le dimissioni sul tavolo (solo 27, quelle di questi tre partiti, di fronte alle 41 necessarie per far cadere la giunta) hanno tolto alla Lega, quella 2.0, delle scope e di Maroni ministro ex dell'interno, ogni alibi per l'ennesimo giochetto. Ma il Carroccio ha fatto l'inenarrabile: mercoledì sera, sotto al Pirellone, il segretario regionale Matteo Salvini annunciava la crisi, le dimissioni sul tavolo, il voto anticipato per il 2013 e anche prima se non ci fosse stato l'immediato azzeramento della giunta. E con Salvini ci mettono la faccia i consiglieri leghisti. 

Il celeste diffamatore eletto grazie a 926 firme false


Roberto Formigoni è un diffamatore ed è stato eletto nel 2010 grazie a 926 firme false di cittadini raccolte a sostegno della presentazione della sua lista. Lo ha stabilito il giudice Carmen D’Elia che lo ha condannato a 110 mila euro di risarcimento per aver diffamato i Radicali della lista Bonino-Pannella, nelle persone del candidato alle elezioni regionali 2010 Marco Cappato e di Lorenzo Lipparini, tacciandoli di aver partecipato a una macchinazione finalizzata a escludere il centrodestra dalla competizione elettorale. Il risarcimento è così costituito: 50mila euro a Marco Pannella come rappresentante della lista, 30 mila euro a testa ai due militanti.
La reazione del "celeste" governatore ciellino  alla sentenza è stata degna di un capobanda impunito: "Quando c'è di mezzo Formigoni si innovano anche le leggi. È la prima volta - ha dichiarato - che un tribunale mette bocca in una polemica tra politici. È una sentenza che istituisce un precedente"Insomma per il Presidente della Regione Lombardia i reati di falso e di diffamazione di cui si è macchiato sarebbero solo "polemiche politiche" perché questa è la sua visione della "legalità".
Nel 2010 non contento di negare platealmente l'evidenza in merito alle firme palesemente false a sostegno della sua candidatura pretese di ribaltare le accuse di falso sui suoi accusatori addebitando agli esponenti Radicali, quello che avevano fatto lui e i suoi scagnozzi, cioè manipolare le liste. Ma il pm Mauro Clerici ha accertato che le 926 firme raccolte da Formigoni erano effettivamente false e che senza le quali le sue liste nel 2010 non avrebbero potuto presentarsi al voto: vicenda per la quale un altro inquirente, Alfredo Robledo, ha chiesto il rinvio a giudizio di un nugolo di consiglieri provinciali Pdl, della responsabile elettorale Pdl, Clotilde Strada, e (come istigatore) dell'allora coordinatore Pdl e oggi presidente della Provincia di Milano Guido Podestà.
E' incredibile che la Lega ieri abbia deciso di tenere ancora in piedi Formigoni e il suo sistema di potere in cambio di qualche poltrona e di qualche improbabile riforma...padana. Evidentemente Maroni, Salvini, Calderoli e company hanno deciso di suicidarsi e sparire per sempre. Detto questo complimenti ai Radicali che con la loro iniziativa a difesa della democrazia e della legalità hanno finalmente inchiodato questo arrogante ras clerico-fascista di una Italia che non ha più niente di normale.

mercoledì 10 ottobre 2012

Formigoni ultimo atto.


Dopo l'ennesimo scandalo, che vede coinvolto l'assessore regionale Zambetti, la Lega si è detta pronta a staccare la spina al presidente della Regione Lombardia. "Lasciamo a Formigoni la scelta se fare un passo indietro o uno di lato - ha detto il segretario regionale della Lega, Matteo Salvini, al termine di un incontro con i consiglieri al Pirellone - ci aspettiamo quanto meno l'azzeramento dell'intera giunta, l'eventuale dimezzamento dei nuovi assessori, eventualmente con un altro presidente di Regione". 
Salvini ha quindi affermato: "Siamo consci del fatto che si andrà a votare il prima possibile, probabilmente ad aprile. Comunque, la Regione Lombardia, non arriverà a fine mandato. Io ho già in tasca le dimissioni di tutti gli assessori e di tutti i consiglieri".
La replica di Formigoni non si è fatta attendere ed è stata quella ringhiosa di un capobanda con spalle al muro: "Mi sono sentito con il presidente Berlusconi e con il segretario Alfano, che hanno confermato la linea del Pdl: se cade la Lombardia un secondo dopo cadono Veneto e Piemonte". Chiuso all'angolo, Roberto Formigoni, gioca la carta dell'ultimo ricatto minacciando di far mandare a casa, dai vertici di quel che resta del PdL, i presidenti leghisti che governano le altre due regioni del Nord. Ma si tratta di una mossa disperata, l'ultima. 

venerdì 27 aprile 2012

Regionali 2010: Podestà sotto accusa per 900 firme false

Il sistema di potere lombardo del PdL in ginocchio sotto i colpi delle indagini della magistratura che tempestano di accuse i massimi vertici regionali del partito. 
Dopo Fomigoni è il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, in qualità all'epoca di coordinatore regionale lombardo del Pdl, ad essere accusato di falso perché sarebbe stato il promotore della presunta falsificazione delle firme a sostegno della lista di Roberto Formigoni e di quella provinciale del Pdl per le Regionali del 2010. Lo afferma l'avviso di chiusura delle indagini dove l'accusa ha scritto che Podestà è accusato di falso ideologico per aver indicato ad alcuni rappresentanti del partito di falsificare oltre 900 firme quando stava per scadere il termine della presentazione delle liste e non si era raggiunta la quota sufficiente.
Podestà è accusato di falso ideologico pluriaggravato (perché sono più di 5 le altre persone indagate e perché sarebbe stato il promotore) e continuato, poiché le presunte firme false sono 926. Le firme, stando alle indagini, sono state riconosciute come false dalle persone il cui nome risultava posto a sostegno della lista, ma che hanno detto agli inquirenti di non aver mai firmato.