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martedì 25 marzo 2014

Nessuno mi renderà la mia mamma, ma...

Quella che segue è una lettera dura e difficile, da leggere, ma soprattutto da scrivere se ti riguarda in prima persona. Chi l'ha scritta, la nostra concittadina Giovanna Baracchi, l'ha fatto per condividere con noi la tragedia che ha vissuto nei giorni scorsi seguendo passo passo il calvario di sua madre, colpita da emorragia cerebrale una settimana fa e per sei giorni sballottata da un ospedale all'altro, da un reparto all'altro in attesa di un intervento d'urgenza che non è mai stato eseguito fino alla sua morte il sabato successivo. 
Io la pubblico perché dobbiamo sapere che queste cose succedono nella regione che tutti affermano vanta la migliore struttura sanitaria d'Italia e va fiera dei suoi ospedali d'eccellenza. Cose inaccettabili, ma che domani potrebbero capitare anche a noi.

Nessuno mi renderà la mia mamma, ma quello che ho visto in questo periodo nel mio peregrinare ospedaliero mi ha fatto capire quanto sia l'impotenza in cui versano i pazienti che toccano con mano una realtà sanitaria a molti sconosciuta.
Non si tratta solo di malasanità ma di un'umanità che abbiamo perso come uomini o che è caduta in disuso. I corpi trattati quali oggetti su cui si può far opera di studio o addirittura accanimento sono all'ordine del giorno ed è proprio la rassegnazione di noi gente comune che torno a sottolineare mi  spaventa ancor di più, il lasciar perdere," tanto non cambia nulla ", il "tanto poteva accadere ugualmente" ....
Dopo il supplizio di papà con i suoi tre mesi di ospedale San Raffaele, trattato e bistrattato come un vecchio corpo di cui ci si doveva disfare poiché inutile e la mamma sempre accanto a lui assieme a noi figlie. Pensavamo ad un incubo che si sarebbe attenuato con il trasferimento in Emilia Romagna in una clinica riabilitativa sicuramente più a misura d'uomo dove la sedazione è solo un ultimo stadio e non allinenata a medicinali, invece trascorsa qualche settimana ecco apparire il fantasma che ha iniziato ad inseguire la mamma. Inizia con il lento declino della mente che tende a non ricordare cose semplici, il mal di testa ed allora si ricorre al neurologo che richiede una serie di esami da cui non risulta nulla...poi un malore ed una tac all'ospedale di Desio (Mb) sempre tutto negativo, sino a domenica scorsa quando il corpo risulta incontrollabile ed il trasporto all'ospedale Bassini che attraverso un'ulteriore TAC evidenzia due ematomi cerebrali uno a destra e uno a sinistra dovuti a continui sanguinamenti.Così ci dicono che stanno organizzando un veloce trasferimento in altra unità dove esiste la neurochirurgia, ma Niguarda non ha posto e ci vediamo dirottati sul Fatebenefratelli, dove ci informano che bisogna intervenire con asportazione al più presto, ma non il lunedi' bensi' il martedi' successivo.
La mamma sembra ben monitorata anche se debilitata ma il martedi' nonostante la rasatura non viene operata. Mercoledì sala operatoria chiusa si attende così il giovedì. Arriva mia sorella per assisterla alle ore 8 e le dicono che forse sarà nel pomeriggio, la mamma inizia a non rispondere ad avere uno sguardo perso e a toccarsi il capo continuamente. Alla richiesta del perchè ritardare a mia 
sorella viene risposto che i medici san quello che fanno. Entra una giovane donna in camera verso le ore 10 si prepara e viene accompagnata in sala operatoria mentre la mamma ha la bocca aperta e gli occhi chiusi ormai assente. 
Alla una raggiungo l'ospedale e trovandola in quello stato cerco un operatore sanitario, non trovando nessuno inizio ad azionare il pulsante a cui risponde un'infermiera scocciata che visto le mie insistenze la scuote dicendomi che va tutto bene....verso le 15 appare una dottoressa a cui seccata chiedo quando la opereranno e mi dice a breve. La accompagniamo così in sala operatoria, ma la mamma è assente gli occhi velati di lacrime, non risponde accenna un po' con il capo un discreto si al mio "ci vediamo presto ma!" alle ore 17,30 un medico richiede un colloquio a me e mia sorella informandoci che la mamma ha avuto le convulsioni e si è formato un edema cerebrale quindi viene portata in rianimazione. Entro il rianimazione alle ore 19.00 e quello che vedo è devastante: è intubata ha lo stesso sguardo con quelle lacrime, non risponde è sedata....intubata in tutti i modi ha un buco nel collo domando perchè...dicono per iniettarle più velocemente i medicinali. Torna mia sorella il mattino successivo alle ore 12. Senza un briciolo di comunicazione in uno squallido corridoio il medico di turno le dice che non c'è piu' niente da fare è in coma profondo, questione di ore, forse un giorno. "Perchè non ci avete interpellate avevate i nostri numeri di telefono", le viene risposto che non avevano tempo....La mamma muore il giorno dopo alle ore 14.09 senza aver mai ripreso conoscenza.
Cerco il primario della neurochirugia, chiaramente non lo trovo, ma ritrovo il medico che mi aveva parlato il giorno prima a cui vomito addosso tutto ciò che penso, accusando tutti loro che indossano quel camice di aver abbandonato una paziente di non aver considerato quell'urgenza magari privilegiando qualcuno di più giovane e naturalmente la risposta è stata che non era vero. Rimane e permane il dubbio che se fossero intervenuti prima la mamma forse sarebbe viva anche se qualcuno dice forse sarebbe accaduto ugualmente...vero ma intanto ci resta il dubbio...così sempre senza
comunicazione il giorno dopo non è possibile vestirne il corpo perchè è stata ordinata un'autopsia che ovviamente ha sottolineato che si è agito correttamente....peccato che nel correttamente manchi il fatto che la mamma ci ha lasciato...
Un vortice di situazioni che dimostrano il mal funzionamento di una sanità minata da situazioni di tagli e stratagli ma anche di mancanza di personale e soprattutto di un personale non preparato a quella sorta di umanità che per un mestiere del genere dovrebbe rappresentare la priorità.
Fa male al cuore vedere e dover affrontare tali situazioni quando i propri cari perdono la vita per situazioni od inconvenienti che ormai sono all'ordine del giorno dove la peggior cosa è proprio la rassegnazione nell'accettarle.

mercoledì 27 febbraio 2013

Grillo? No, Maroni

Due blog padernesi, Paderno7, vicino al centrodestra e Padernoinblog, gestito da un coordinatore degli Ecocivici, hanno rotto il silenzio elettorale e pubblicato i loro commenti sui risultati nazionali. 
Di Paderno e del mutato scenario politico cittadino disegnato dagli elettori, che non è fotocopia di quello nazionale, né di quello regionale, non parlano. Pertanto commenterò questa volta i risultati nazionali.
Chi è il generale vincitore non solo virtuale, ma materiale di queste elezioni? Tutti dicono Grillo, io dico Maroni.
Il segretario federale della Lega, "l'avvocato di Varese", come lo chiamava Bossi, il leader della seconda generazione leghista, quella degli allievi del Capo che hanno condiviso la guida del movimento senza però stare nel suo "cerchio magico" ha vinto quel trofeo che il leader padano non è mai riuscito a portare a casa: la Lombardia.
L'ex militante di Avanguardia Operaia ha dimostrato che la scuola leninista ha un suo valore. Ha capito più degli altri che la Lombardia era il vero palio di questa corsa: chi vinceva sotto il Pirellone, vinceva  o determinava la vittoria anche a Roma. E ha avuto ragione lui perché vincendo qui il "barbaro sognante" ha portato a casa un triplo bottino: la possibile nascita della macro-regione del Nord, la vacatio romana, con un governo che il PD non potrà formare proprio per via della vittoria della destra in Lombardia, frutto del suo rischioso accordo con Berlusconi, la sopravvivenza e dunque il futuro della Lega.
Grillo non ha vinto niente, ha fatto perdere gli altri, come al Palio di Siena. Maroni Roberto Ernesto, detto Bobo, ha conquistato invece la chiave della stanza più alta della Lombardia, dalla quale si domina la "città infinita", al centro della Padania. Grazie al suo capolavoro politico la Lega è da oggi "padrona a casa sua", cioè dell'area economicamente e tecnologicamente più ricca ed importante del Sud Europa. Ha, insomma, realizzato il suo oggetto sociale.

lunedì 4 febbraio 2013

Vangelista: il nostro territorio nella nuova Lombardia

Il candidato di zona del centrosinistra alle elezioni regionali del 24-25 febbraio è Fabrizio Vangelista, classe 1972, iscritto al Partito Democratico. Attualmente è assessore della giunta comunale di Cormano. Laureato in scienze politiche, giornalista professionista, dal 2010 è il tesoriere e il capo ufficio stampa del PD milanese (www.fabriziovangelista.it). In questa intervista a Padernoforum, il candidato si presenta agli elettori padernesi e presenta i suoi programmi.


Dal 2004 ricopri la carica di assessore alla Cultura e Istruzione del Comune di Cormano. Quali sono le cose di cui vai fiero del lavoro fatto a Cormano?
La prima cosa di cui vado fiero del lavoro a Cormano è lo spirito di squadra della giunta di cui faccio parte e lo stile di ascolto e partecipazione che abbiamo cercato di mettere nella quotidianità dell'azione amministrativa. Credo sia un valore molto importante al di sopra delle scelte che si fanno per i cittadini. In ogni caso penso che una delle conquiste ottenute in questi anni, oltre alla piscina comunale, sia rappresentato dal "Bì, La fabbrica del gioco e delle arti", il primo centro per l'infanzia della Lombardia, che offre opportunità educative e di svago di alto livello ai bimbi e alle loro famiglie. Mi sono molto occupato anche di eventi culturali e l'Ottobre Manzoniano resta la creatura più riuscita tra le attività per la cultura a Cormano.

Se verrai eletto di cosa ti vorrai occupare in Regione?
Metto al primo posto il lavoro. Il nostro sistema economico va rafforzato per la competizione internazionale e per reggere la crisi economica. Dobbiamo tornare a fare sistema tra comuni e Regione, per costruire finalmente un distretto produttivo dell'area milanese. Solo così si rimmettono in circolo i saperi, si crea lavoro e di rilanciano le imprese. Negli ultimi anni invece Regione Lombardia si è disinteressata al tema, ha lasciato morire aziende, posti di lavoro. Si è concentrata soltanto sulla torta, appetitosa, della sanità, per distribuire favori e prebende. Il risultato è una Regione che campa a dispetto dell'inefficienza dei politici che l'hanno governata. Se verrò eletto mi occuperò del lavoro, delle opportunità di impiego per i giovani e per chi perde il posto e sarò al fianco delle aziende su fisco e accesso al credito. E lo farò partendo dal nostro territorio, Cormano, Paderno, Cusano, Bresso, Senago, Novate e Bollate.

Qual è il programma politico amministrativo con il quale il centro sinistra si candida a governare la Lombardia?
Altrettanto importante è il rilancio morale ed etico delle istituzioni, questione al centro del programma del centrosinistra. Dobbiamo ricordare a tutti che si va al voto anticipato perché la 
Regione di Formigoni è stata travolta dagli scandali di ogni genere. Occorre voltare pagina ed affidare a gente nuova la gestione di questo territorio. Umberto Ambrosoli è la persona giusta per costruire il cambiamento.

giovedì 24 gennaio 2013

Lega Nord: basta raccontar balle ai lombardi


La Lega Nord ha affrontato questa campagna elettorale con uno slogan "I soldi dei lombardi in Lombardia" che riassume bene tutta la sua politica basata su una propaganda populista che cerca di ottenere il consenso raccontando fandonie.
Il buon senso insegna che tutti i soldi dei lombardi non si possono trattenere qui in regione perché verrebbero meno le risorse per le pensioni, per la scuola, per le forze dell’ordine e non solo. C’è un numero che da solo smonta tutta la propaganda di Maroni rispetto alla sua proposta di trattenere il 75% delle tasse in Lombardia ed è il numero è 78.  Già oggi infatti i dati certificati dalla Banca d’Italia dimostrano che in Lombardia torna il 78% delle tasse che i cittadini versano.
Nello specifico i dati dicono che:
- la cifra pro-capite pagata dai lombardi con le imposte (da persone e imprese) è pari a 14.579 euro
- lo Stato restituisce ai cittadini lombardi (sommando prestazioni sociali e spesa corrente primaria per ogni prestazione prevista dalle leggi) 9.977 euro, pari al 68% di quanto corrisposto per imposte;
- il debito pubblico  (i cui interessi ricadono su tutti) riguarda i cittadini lombardi per la cifra pro-capite di 1.500 euro, pari a poco più del 10% di quanto corrisposto per imposte.
Così da rendere chiaro che già ora il 78% delle imposte pagate torna in Lombardia.
Sarebbe meglio dunque, alla luce dei fatti, che la coalizione Lega-Pdl, dopo aver mal governato la Regione per quasi un ventennio la smettesse di raccontar balle ai cittadini.

venerdì 14 dicembre 2012

Movimento 5 Stelle: a chi la Lombardia? A Silvana

Silvana Carcano è stata eletta ieri da un ristretto gruppo di militanti e attivisti grillini, candidato governatore della Lombardia per il Movimento 5 Stelle. 
La sua faccia soddisfatta e felice (quasi quanto quella di Alparone) si poteva ammirare ieri sera nel settore del pubblico dell'aula consiliare dove era andata a ricevere le congratulazioni degli amici ecocivici che assistevano alla seduta sul PGT. Anche sul web non sono mancate le felicitazioni di rito. Giovanni Giuranna, gestore del blog La Scommessa, si è affrettato ieri sera stessa a congratularsi con lei, affermando senza esitare che la sua candidatura era "un onore per Paderno Dugnano". 
La mia reazione alla notizia invece è stata più prosaicamente giornalistica. Sono andato a cercare i numeri che in un'elezione hanno un grande significato, checchè ne dicano i grillini, e forniscono elementi utili a una valutazione oggettiva dell'evento. Con un po' di ricerche ho trovato questo dato significativo: nelle consultazioni on line, con le quali sono stati designati anche gli 80 candidati consiglieri lombardi, Silvana Carcano, ha ottenuto in tutto 658 voti. Erano in corsa per il ruolo di candidato presidente 39 attivisti del movimento, su un totale di 226 persone che si sono presentate come candidati consiglieri.
Che dire? Con Grillo bastano 658 voti espressi on line su base provinciale per diventare candidato governatore di una regione che conta oltre 10 milioni di abitanti. Chissà perché io, prescindendo dal valore politico e personale, reale o supposto, della signora in questione e dalla mia opinione su di lei e il suo operato a Paderno Dugnano, non riesco proprio a prendere sul serio questa candidatura?

giovedì 8 novembre 2012

Lombardia: Pizzul scende in campo e si candida alle Primarie

Fabio Pizzul, dopo un mese di melina si è ufficialmente candidato alle primarie del centro sinistra in Lombardia. Siamo in attesa di conoscere i nomi degli altri candidati. Di seguito il lancio di agenzia che annuncia la discesa in campo dell'ex presidente dell'Azione Cattolica diocesana milanese.
(ANSA) - MILANO, 8 novembre - Il consigliere regionale del Pd, Fabio Pizzul, ha ufficializzato la sua candidatura per le primarie del centrosinistra in Lombardia. ''La mia - ha spiegato - non e' una candidatura contro qualcuno. Voglio metterci il mio pezzettino di contributo''. Pizzul e' anche ''pronto a ragionare su tutte le sintesi possibili anche prima delle primarie''. Riferimento all'eventuale candidatura di Umberto Ambrosoli, al quale pero' dice: ''partecipi alle primarie''.  

giovedì 31 maggio 2012

Giornalismo: il 25% dei praticanti lombardi viene bocciato

Attualmente l'ingresso alla professione giornalistica è regolata dagli esami di stato che rappresentano lo strumento di selezione della categoria. 
Propongo agli interessati questo articolo di www.giornalismoedemocrazia.it che segnala l'alto numero dei bocciati tra i praticanti lombardi falcidiati soprattutto dalla prova scritta. Ci si chiede come mai le scuole di giornalismo o un praticantato di 18 mesi nelle redazioni, non riescono a insegnare ai neo redattori a scrivere in modo professionale?

I risultati degli esami professionali pubblicati da “Giornalismo e democrazia” hanno provocato molte osservazioni e qualche polemica. Ma l’analisi può andare più in profondità, ad esempio, attraverso la constatazione di quanto accade a Milano, uno dei grandi Ordini regionali della categoria. Impressiona, senza alcun dubbio, il numero di coloro che vengono poi respinti dalle commissioni nazionali.
L’Ordine della Lombardia, insieme con quello del Lazio, è il più grande d’Italia. Nell’arco di 15 mesi (da gennaio 2011, a maggio 2012) ha inviato all’esame di stato 295 candidati. Sappiamo (grazie alla cortesia della presidente Letizia Gonzales) che essi erano così suddivisi: praticanti assunti o d’ufficio 207; praticanti delle scuole 88. I bocciati sono stati 80 (56 “normali” e 24 dalle scuole). Ricordiamo che Milano ha quattro scuole biennali che formano praticanti e li preparano per l’esame di giornalismo.
Il rapporto fra il numero dei praticanti e quello dei bocciati è dunque 295/80. La percentuale di coloro che alle prove di stato vengono rimandati indietro (intorno al 25 per cento) è certamente spiacevole. Sappiamo che la stragrande maggioranza delle bocciature si registra alle prove scritte, mentre quelle orali fanno meno vittime. Dunque, si deve ragionare sulle capacità di scrittura dei praticanti. E ciò anche per quelli delle scuole (24 bocciati su 88), che pure svolgono un addestramento intensivo, piuttosto massiccio, ma evidentemente non sufficiente. Più comprensibile è il rapporto (56 su 207) dei praticanti “normali”, soprattutto perché fra costoro ci sono persone (circa un terzo) che non hanno svolto un’attività regolare, in redazione, ed hanno alle spalle una preparazione talvolta “precaria”.