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giovedì 10 ottobre 2013

Le miserie del giornalismo locale

Giornalismo mestiere difficile per alcuni impossibile. Ho già scritto altre volte questa frase e la ripeto purtroppo quasi quotidianamente leggendo i giornali.
Per fortuna ci sono le eccezioni come quella del collega Domenico Quirico, inviato de La Stampa, sequestrato in Siria e liberato dopo mesi di prigionia e maltrattamenti, che stamattina in un intervista a Radio Popolare ci ha ricordato quella che è la vera mission del giornalista. Ha detto: "Per fare questo mestiere in modo onesto e utile c'è un solo modo: andare sul posto e stare tra le persone che vivono le storie che si vogliono raccontare". Quirico infatti per raccontare il dramma dell'immigrazione è andato in Tunisia, è salito su un barcone di disperati e ha fatto naufragio con loro davanti a Lampedusa, per fortuna senza subire danni.
Il vero giornalismo è questo, il resto è rumore di fondo, disinformazione, blob. Esempi ce ne sono fin troppi e per rimanere vicino a noi mi tocca ancora una volta (e me ne dispiace) segnalare un titolo de "Il Cittadino", un giornale che per quanto riguarda la cronaca di Paderno Dugnano, pur di fare un titolo ad effetto scrive spesso cose false o inesistenti.
Il 6 ottobre ha infatti pubblicato un articolo sul nuovo regolamento di Polizia Urbana che recava questo titolo: "Paderno Dugnano, ecco le, multe per le ragazze in minigonna". Un titolo totalmente privo di fondamento perché nessun regolamento vieta alle ragazze padernesi di indossare la minigonna. Basta leggere il testo comunale, molto discutibile e da criticare severamente per altri e più seri motivi, per rendersene conto. Il riferimento "all'abbigliamento succinto" da sanzionare infatti non è rivolto alle ragazze e non riguarda le minigonne, ma le vere e proprie nudità, cioè la mancanza di abbigliamento, esibite dalle prostitute stradali per attirare i clienti lungo la Comasina.
Nell'articolo naturalmente non si parla se non di striscio delle altre disposizioni, queste sì liberticide e reazionarie, contenute nel regolamento voluto dalla giunta di destra padernese. Sono quelle relative alla libertà di espressione e di comunicazione politica e sociale che dovrebbero interessare da vicino un giornalista: il divieto di volantinaggio e di esposizione anche all'interno di proprietà private di striscioni e manifesti, oltre al divieto generico di "raccogliere firme" per strada. 
Di queste cose il Cittadino non si cura, ma dell'inesistente stop alle minigonne delle "ragazze" invece sì. Un bel titolo val bene una bugia e una notizia falsa, soprattutto se riguarda qualcosa che allude al sesso (come insegnano le 5 "S" del buon titolista: sesso, sangue, soldi salute e sport) tira di più di quella vera. Con tanti saluti all'informazione corretta e completa.

venerdì 30 agosto 2013

Università di Milano: corsi di giornalismo sportivo

Dal sito francoabruzzo.it segnalo questa notizia ai lettori interessati al tema del giornalismo.

Milano, 29 agosto 2013. La Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano lancia una serie di corsi mirati a chi vuole specializzarsi o misurarsi con i linguaggi dello sport. Una serie di corsi brevi e molto mirati sui linguaggi sportivi con una forte componente pratica (uno di questi consentirà anche di pubblicare un volume per l'editore Sedizioni).
I corsi si terranno nel mese di settembre e si articoleranno in due lezioni (quattro nel caso del corso dedicato a «Scrivere di sport: teoria e pratica della scrittura sportiva»).
I temi sono «La radiocronaca sportiva (scadenza delle iscrizioni il 6 settembre)a cura di Dario Ceccarelli e Giovanni Capuano , «Comunicare lo sport nel web» (scadenza delle iscrizioni il 10 settembre) a cura di Riccardo Pratesi, «L’articolo sportivo nella carta stampata» (scadenza delle iscrizioni il 13 settembre) a cura di Giulio Mola e «Scrivere di sport» ( scadenza delle iscrizioni il 18 settembre) a cura di Diego Dejaco.
Lo scopo della scuola è quello di insegnare a raccontare lo sport in modo chiaro, originale, moderno. Per i giornalisti già affermati sarà un'occasione per aggiornare linguaggi e stile. Per gli altri professionisti della comunicazione, sarà un modo per ottenere in breve tempo competenze concrete e subito spendibili in campo sportivo. Al termine di ogni corso sarà rilasciato un attestato di frequenza .
Le iscrizioni sono aperte: si può procedere scrivendo a giornalismo@unimi.it  (allegando fotocopia della carta d’identità e compilando il modulo pubblicato alla pagina http://www.giornalismo.unimi.it/?q=corsi-di-aggiornamento-professionale-i-linguaggi-dello-sport). Attenzione, i corsi sono a numero chiuso.


lunedì 29 aprile 2013

Editoria: addio scoop, anche l'agenzia diventa social.

Il giornalismo e l'editoria basati sulla produzione e vendita di news al pubblico sta cambiando. Un nuovo modello di business indotto dall'esplosione dei social media che trasformano i cittadini in "fonti" e produttori autonomi di notizie si sta imponendo a partire dalle grandi agenzie di stampa internazionali. Lo conferma questo servizio dell'inviato dell'Ansa al Festival del giornalismo di Perugia.

Festival di Perugia: Ap e Reuters aprono al citizen journalism
dell'inviato Michele Cassano-Ansa
Perugia, 27 aprile 2013. Sempre meno scoop, il compito dei giornalisti di agenzia sarà da un lato verificare le notizie che arrivano dalla rete, dall'altro svilupparle e arricchirle. La fonte prima dell'informazione, insomma, è destinata a mutare radicalmente, sulla spinta della crescita di social media e comunità virtuali. Una rivoluzione già iniziata, soprattutto nel mondo anglosassone, come testimonia la nascita della figura del social media editor nelle due principali agenzie in lingua inglese del mondo, Associated Press e Reuters. A ricoprirne il ruolo due giganti del web, come Anthony De Rosa e Eric Carvin, ospiti al Festival del giornalismo di Perugia.
De Rosa, definito dal New York Times un ''re'' della piattaforma di microblogging Tumblr, si occupa da due anni dell'integrazione dei prodotti Reuters con i social media. ''Sono nel ramo consumer dell'agenzia, ma c'è un'interazione continua con l'area business - spiega de Rosa -. Il mio compito è setacciare il web e verificare le notizie''. L'espansione dei social media ha portato alla creazione di una rete di utenti, diventati collaboratori dell'agenzia. ''Abbiamo gente in giro per il mondo che contattiamo - dice -. Alcuni non vogliono essere neanche remunerati, perchè si accontentano che il loro lavoro abbia visibilità'.

mercoledì 24 aprile 2013

Giornalismo scorretto sotto il segno del Sole

Il Sole 24 Ore è stato il mio giornale dal 1987 al 1991, ma non l'ho mai amato anche se in quella redazione mi sono fatto molti amici. Uno di questi, un collega caposervizio della sezione "Mezzogiorno", mi definiva "l'infiltrato" (scherzando, ma non troppo) proprio a causa del mio atteggiamento reticente che tendeva a segnalare una scarsa adesione personale allo spirito e alla mission del giornale. 
Insomma lavoravo al meglio delle mie capacità e facevo bene il mio mestiere, come diversi premi giornalistici vinti in quel periodo attestavano, ma il cuore non ce lo mettevo e si vedeva a occhio nudo. La ragione della mia sostanziale estraneità era la resistenza che opponevo al diventare l'ingranaggio di uno strumento di potere che sentivo estraneo e nemico, le cui finalità ultime non condividevo.
Oggi visitando la home page della edizione on line del quotidiano ho scoperto una iniziativa del suo direttore che considero molto scorretta e inaccettabile dal momento che viene portata avanti dall'organo di Confindustria. A centro pagina, subito sotto l'apertura, fa bella mostra di sé un box di colore rosso vivo dal titolo: "Il contatore della crisi. Nuovi fallimenti archiviati lunedì". Il contatore realizzato in collaborazione con la banca dati delle Camere di Commercio segnala che oggi ci sono stati 49 fallimenti di imprese, 4.789 dall'inizio dell'anno.
Perché definisco scorretto e inaccettabile giornalisticamente questo contatore sbattuto in prima pagina? Perché viola la deontologia professionale che impone al giornalista di dare al lettore notizie che rappresentino sempre e comunque la verità sostanziale dei fatti, e questa non lo è. Un contatore della crisi corretto, se vuol offrire davvero una istantanea della dinamica vitale delle nostre imprese, deve riportare non solo il numero dei fallimenti, ma anche quello delle nuove aperture di aziende.Dato quest'ultimo che di questi tempi a me sembra più interessante e significativo del primo. Il Sole non lo fa e questo conferma la scarsa stima che nutro e ho sempre nutrito verso il mio ex giornale.
Ps: sempre la banca dati delle Camere di Commercio italiane, registra che nel 2012 sono nate 383.883 nuove imprese mentre 364.972 hanno cessato l'attività, confermando così il saldo positivo dell'azienda Italia e la scorrettezza professionale del collega direttore. 

lunedì 22 aprile 2013

Giornalismo precario: reportage da Gaza per 20 euro.

Mi sono occupato altre volte del degrado della professione giornalistica in Italia (reportage sottopagati o addirittura non pagati, precarietà assoluta, nessuna garanzia per i giornalisti free lance, nessun controllo sulle fonti, ecc.) e del rischio che questo rappresenta per la libertà di informazione. Sul sito di Franco Abruzzo www.francoabruzzo.com è pubblicata questa lettera di un free lance dal titolo: “Le mie corrispondenze da Gaza o non pagate o pagate appena 20 euro. Meglio lavorare per i media degli altri Paesi”. Questo il testo della lettera:

Caro Franco Abruzzo, vorrei informare te e i colleghi della tua preziosa mailing list sul giornalismo di un altro brutto caso riguardante la nostra professione.
Hai scritto tanto sulle condizioni cui sottostanno i giovani giornalisti ed ecco dunque quanto mi è capitato di recente.
Nel novembre 2012 sono andato a Gaza, per coprire la campagna militare israeliana nella Striscia, una notizia che ha tenuto titoli e prime pagine dei giornali per circa una settimana. Ci sono andato da inviato di un grande gruppo televisivo italiano, ma ho ricevuto tante richieste da altre testate, inclusi Il Messaggero e Pubblico.
Lusingato dalla pubblicazione su quotidiani nazionali, ho acconsentito a scrivere delle lunghe corrispondenze per questi quotidiani, spesso in situazioni di bombardamenti e di pericolo per la mia incolumità. Articoli che hanno ricevuto numerosi lodi da parte dei (capi) redattori e dei direttori di riferimento. Ora immagina quale amarezza possa lasciare ritrovarsi cinque mesi dopo senza alcun pagamento per il lavoro svolto. Pubblico infatti è stato chiuso e il Messaggero ha avuto l'ardire di pagare circa 20 euro netti per articoli da 60-80 righe.
Immaginiamo che le spese (viaggio, assicurazione di guerra, interprete) non mi fossero state pagate dalle televisione di cui sopra e che fossi andato a Gaza da freelance - formula che spesso utilizzo e a cui sono costretti tanti altri colleghi che lavorano sugli esteri - non sarei neanche lontanamente rientrato dei costi e men che meno avrei ricevuto il famoso equo compenso per le prestazioni svolte.

sabato 23 febbraio 2013

Giornalismo: il caso Giannino squalifica tutti noi

La vicenda di Oscar Giannino è nota: il capo di un movimento politico, candidato premier alle elezioni, nel fornire il suo curriculum professionale ha raccontato bugie millantando lauree e master internazionali inesistenti. Politicamente la vicenda si commenta da sé, ma per alcuni suoi colleghi giornalisti (Giannino era infatti un importante giornalista seguito da un vasto pubblico di lettori dei grandi giornali sui quali scriveva), egli rappresenta il segno del degrado al quale è giunta la nostra professione. Pubblico e segnalo agli interessati, in primis gli allievi del mio Corso di Giornalismo, questa lettera apparsa sul sito del collega Franco (Ciccio) Abruzzo che apre pubblicamente un dibattito su questi temi.

LETTERA di Ezio Chiodini a Franco Abruzzo: il caso Giannino deve far riflettere l’intera categoria professionale. E’ il momento di una rigenerazione del giornalismo italiano, così come da tempo si avverte il problema di una rigenerazione della politica.
Caro Franco,  il "caso" Oscar Giannino ci deve fare riflettere. Non tanto per quanto riguarda ciò che Giannino ha detto o non ha detto. Non tanto per quanto riguarda la sua personalità, evidentemente contorta e patologica, perchè questi sono aspetti personali che inducono semplicemente a un sentimento di pena. No, il caso Giannino ci deve far riflettere perchè sta creando molti imbarazzi alla categoria. Io sarei propenso a dire: Giannino è quello che si è dimostrato, ignoriamolo, compatiamolo e lasciamolo perdere. Altri colleghi non la pensano così e si sentono molto colpiti e avviliti dalle sue bugie e dal suo modo di essere. Perchè? Per la semplice ragione che Oscar Giannino è un giornalista, per di più un giornalista noto anche al grande pubblico e il fatto ch abbia raccontato un sacco di balle non mina soltanto la sua personalità e il suo modo di voler apparire, ma anche la credibilità della categoria, cioè di tutti noi giornalisti.
Trovo questa analisi corretta anche se non mi convince al cento per cento. Però questa analisi ne induce altre e il quadro che ne emerge è davvero preoccupante. Come non riflettere sul fatto che il mondo dell'editoria sta vivendo la crisi più acuta dal secondo dopoguerra? E come non considerare che il giornalismo italiano sta vivendo uno dei suoi momenti più bassi, con colleghi che pur di avere un'intervista la offrono senza contraddittorio anche a discutibili personaggi, che preferiscono il gossip alle notizie, l'avanspettacolo alle inchieste, l'ironia alla critica? Come non riflettere su tutto ciò?
Io credo che sia giunto il momento di una rigenerazione del giornalismo italiano, così come da tempo si avverte il problema di una rigenerazione della politica.
A questo punto mi domando: che cosa ne pensano i colleghi? Perchè non aprire un ampio dibattito? Credimi, a trarne vantaggio sarebbero tutti i colleghi, primi fra tutti quelli giovani, alcuni dei quali - va detto - si avvicinano alla professione considerandola uno status invece di un impegno civile. Ciao, Ezio Chiodini

domenica 3 febbraio 2013

Città 2000 cambia direttore. Basterà?

Città 2000: compleanno 2010

Oltre a Il Giorno, anche un altro storico giornale locale ha cambiato in questi giorni il suo direttore. La testata di cui parlo è Città 2000, mensile cattolico padernese, che nel suo numero di gennaio ha annunciato l'arrivo in redazione di un nuovo direttore a me sconosciuto, Paolo Meneghelli, in sostituzione del dimissionario Alberto Manzoni, che invece conosco bene.
Fondato 13 anni fa, nell'aprile del 2000, dalle ceneri del settimanale diocesiano "Città Nostra", il periodico appare oggi piuttosto mal messo. Un mensile di 8 pagine, stampato in piccolo formato su un supporto che assomiglia alla carta velina, anche nella forma fisica appare inadeguato all'ambizioso compito che si pone.
In occasione del suo decimo compleanno il gestore del blog La Scommessa si era augurato che il giornaletto padernese decidesse di: aggiungere all'edizione cartacea una "finestra online" che permetta di intervenire in tempo reale nel dibattito cittadino con brevi notizie di cronaca, commenti, aggiornamenti... Il giornale cartaceo naturalmente resterebbe il riferimento principale, specializzandosi negli "approfondimenti".
Secondo Giuranna il periodico avrebbe dovuto: favorire maggiormente il dibattito interno alla comunità cattolica offrendo spunti di riflessione diversificati che mostrino che anche a Paderno Dugnano i cattolici non sono un blocco monolitico... in questo senso Città 2000 potrebbe essere nella comunità ecclesiale padernese uno strumento a servizio del pluralismo e dell'unità. Potenziare il dialogo chiesa-mondo: far risuonare di più la vita del mondo nelle comunità cristiane e far vedere a chi non è cattolico che le parrocchie, gli oratori, i gruppi e i movimenti cattolici sono attenti alla vita della città e alla costruzione del bene comune.

Il Giorno, per le elezioni, si affida a Mazzuccone


Il Giorno ha cambiato direttore. Proprio all'inizio di una campagna elettorale nella quale Berlusconi si gioca tutto, perché questa volta o vince in Lombardia o scompare, l'editore Monti, schierato da sempre al suo fianco, ha deciso di scaricare Ugo Cennamo. Al giovane direttore nominato solo un anno fa, che avrebbe dovuto rinnovare la storica testata molto diffusa nell'hinterland milanese,  ha preferito uno stagionato giornalista di destra giudicato più affidabile: il deputato del PdL, Giancarlo Mazzuca.
Mazzuccone, come lo chiamavano nel giro dei giornalisti economici, quando l'ho conosciuto a metà degli anni '80, è un professionista navigato, un vecchio e sperimentato cavallo da battaglia romagnolo, classe 1948. E' stato inviato speciale del Corriere della Sera, e quindi vicedirettore de La Voce (1994-95) e di Fortune Italia. Passato al Gruppo Monti, dopo il fallimento del mensile economico di Mondadori, è stato a capo della redazione economica del Quotidiano Nazionale. Nel febbraio 2002 viene nominato direttore editoriale del Gruppo, assumendo al contempo la carica di direttore responsabile del Resto del Carlino. Tra il 30 aprile ed il 25 settembre 2003 ricoprì anche la carica di direttore del Giorno.
Molto critico con Berlusconi nel 1994, in linea con le posizioni di Montanelli che seguì a La Voce, alle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008 con un incomprensibile voltafaccia si candidò con il PDL e venne eletto alla Camera nella circoscrizione XI dell'Emilia-Romagna. Membro della commissione Cultura della Camera dei Deputati, non ha mai sospeso l'attività giornalistica, rimanendo editorialista del Quotidiano Nazionale.
"Oggi è un nuovo giorno. Certamente lo è per me, che, dopo cinque anni tra agguati parlamentari e gelosie di partito, torno a casa, nel mio vecchio gruppo.. Posso nuovamente scrivere in piena libertà, con l’amarezza di essere riuscito a combinare ben poco in Parlamento (è il caso della legge di riforma dell’Ordine dei giornalisti: spero che qualcun altro abbia maggior fortuna nella prossima legislatura)", scrive nel suo editoriale di insediamento.

giovedì 20 dicembre 2012

Moai


Giornalisti a quota 112.000, ma più della metà scompare e non lavora

Segnalo ai lettori interessati al tema dell'evoluzione del giornalismo in Italia questo commento di Vittorio Roidi (www.giornalismoedemocrazia.it) dove si analizza la condizione di una categoria che si conferma incapace di affrontare la nuova realtà del mercato dell'informazione. Il problema non riguarda solo i giornalisti, ma tutto il sistema stampa, in primis il modello di impresa e di business dei giornali che appaiono ormai obsoleti: perdita inarrestabile di lettori, costi crescenti, crollo della pubblicità, perdita di identità e ruolo del giornalista, precariato e qualità in calo dei prodotti.


Giornalisti: la categoria è sempre più affollata, ma sempre più debole. L’aumento degli iscritti (112.000) non accresce né l’autorevolezza né la credibilità dell’organizzazioni. Il sindacato non riesce ad evitare lo sfruttamento da parte di alcuni editori, l’Inpgi deve far fronte a crisi sempre più gravi. L’Ordine, con la perdita del potere disciplinare, vede calare la sua autorevolezza e credibilità.
Gli enti che, con diverso ruolo, rappresentano coloro che svolgono compiti giornalistici, stanno ragionando sugli ultimi dati, quelli illustrati nei giorni scorsi dall’Lsdi, l’osservatorio diretto da Pino Rea. Il quadro mette in evidenza che la crescita del numero dei giornalisti non genera forza, ma anzi indebolisce il settore. Colpa della crisi economica? Solo in parte, perché alcuni fenomeni non dipendono dalle difficoltà del mercato e delle aziende, ma dalla struttura stessa della categoria, dalle modalità di accesso e dall’utilizzazione dei giornalisti da parte delle aziende.
Le cifre più significative: dei 112.000 giornalisti (professionisti e pubblicisti) solo il 45% risultano attivi. Gli altri sono fantasmi, non lavorano o non si sa cosa facciano. Siamo il triplo dei francesi, il doppio dei britannici e degli americani. E mentre dovunque il numero cala, da noi continua a crescere. Fra il 1975 e il 2011 l'aumento è stato del 300 per cento
Nell’ultimo anno gli iscritti all’Ordine sono aumentati di 2084 unità, in gran parte pubblicisti. Sul totale solo 1 giornalista ogni 5 ha un contratto di lavoro dipendente. Sostengono gli esami ogni anno in media 1000-1300 candidati. Gli iscritti d’ufficio dagli Ordini regionali sono circa il 20-30%. All’ultima sessione gli idonei sono stati solo il 65 per cento.
Dal 2008 sono costantemente in calo i rapporti di lavoro (da 22.197 a 21.069) mentre i disoccupati si sono attestati sulle 1500 unità. Ma l’Inpgi segnala che è visibilmente aumentata l’area della solidarietà (sussidi, + 29%) e della cassa integrazione straordinaria (+144%).
Alla fine del 2011 i pensionati erano 6128 (5206 lavoratori dipendenti e 922 autonomi. Molto visibile anche il calo degli iscritti alla Federazione della stampa, passati dai 23.466 nel 2000 ai 22.703 del 2011. Il calo è evidente soprattutto fra i collaboratori, meno 14%, piuttosto che fra i professionisti (meno 1222).
C’è insomma materia abbondante su cui riflettere.

martedì 11 dicembre 2012

Informazione: web o carta quel che conta è la professionalità

Ricevo da Oscar Figus e segnalo ai lettori questo interessante commento sul tema del giornalismo e del modo di fare informazione nell'era di internet e dei social network. 
Oscar ci conferma che oggi, a fronte di qualsiasi articolo scritto su un giornale, un lettore grazie al web, a Google e Wikipedia e altri mezzi gratuiti di informazione, può approfondire e spiegare in modo anche radicalmente diverso "i fatti" esposti dal giornalista in modo parziale e tendenzioso (nel caso di una testata come il Fatto o Libero, per fare due esempi, ciò è abbastanza normale). Compito di un giornale non è affermare le tesi e le opinioni dei suoi redattori come verità rivelata o peggio raccontare ai lettori solo "i fatti" che vogliono sentirsi raccontare. Questo casomai può essere la mission di un blog, cioè del diario personale di un cittadino che lo alimenta con le sue opinioni, idiosincrasie, amori, illusioni e rancori. Al contrario un giornale deve presentare sempre e comunque tutti i fatti di cui è a conoscenza e solo dopo offrire al lettore una chiave di lettura, mettendolo però prima in condizione di giudicare. I giornalisti de il Fatto non usano Google e non consultano Wikipedia oppure pensano che loro compito sia spacciare ogni giorno la loro dose di parzialità e tesi precostituite?

Caro Carlo, come già si evince dal tuo articolo e dai commenti, il problema non è tanto la discriminante web/carta o gratuito/a pagamento, ma la professionalità di chi scrive.
Come per qualsiasi mestiere nella professione del giornalista ci sono regole e buone prassi che possono essere seguite oppure no.
Ti porto ad esempio questo articolo di un noto quotidiano (il Fatto) con ampia diffusione sul web che inizia così: "Ecco come la politica s’è mangiata la gallina dalle uova d’oro. L’asta deserta per la vendita liquida definitivamente le ambizioni di quello che doveva essere il “polo autostradale del Nord”. Eppure nel 2006 la società era un gioiello e macinava 37 milioni di utili. Sei anni dopo, ultima semestrale di cassa, ne dichiara sette. Con 700 dipendenti e 300 milioni di debiti"
Caspita da 37 a 7 milioni di utili, 700 dipendenti e 300 milioni di debiti in sei anni di gestione è un brutto risultato. E in questi sei anni si sono succedute amministrazioni di colore opposto. La tesi, avvalorata dalla foto in home page, è la solita contro la casta della politica rappresentata dai due partiti maggiori. L'articolo non spiega molto di più; aggiunge a sostegno 5 mila tessere autostradali gratuite, l'affaire Gavio e assunzioni in quota, più una serie di nomi di persone collegate a fatti al vaglio della magistratura (che potrebbe valutare diversamente quelle che per il momento sono le tesi del PM).
Ora, sia chiaro, io comunque non contesto qui la tesi (abbiamo una infinità di altri esempi di malapolitica) ma mi lascia perplesso la costruzione dell'articolo. Io immagino il giornalista come una persona che fa delle ricerche, raccoglie delle notizie e le organizza, poi presenta le informazioni e ne trae delle conclusioni o, viceversa, fa una affermazione e poi porta i dati a sostegno. Perché se non si fa così si alimenta una posizione senza informare i cittadini (che credevo fosse lo scopo del giornalismo).
In questo articolo invece la tesi è all'inizio ma poi non viene spiegata nel dettaglio, nonostante una parte del quale sia riscontrabile in rete usando google e avendo voglia di leggere (e immagino che i giornalisti abbiano anche altre fonti).

sabato 10 novembre 2012

Informazione on line in Italia: dei delitti e delle pene


“L’informazione online: problemi e opportunità” è il titolo del convegno che si terrà giovedì 15 novembre (ore 9.45) al Circolo della Stampa di Milano. Il grande sviluppo del giornalismo digitale sarà al centro dell'incontro che cercherà di analizzare il fenomeno della grande crescita dell’informazione sul web.
L’appuntamento, promosso dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, sarà occasione per discutere del nuovo scenario della professione alla luce dell’utilizzo sempre maggiore del web e dei social network anche in ambito giornalistico. Come valorizzare e qualificare professionalmente chi sul web fa vera informazione? Servono strumenti contrattuali più definiti e normative deontologiche più precise per i nuovi “giornalisti informatici”? L’informazione sul web deve avere requisiti e caratteristiche distinte da quella televisiva, radiofonica e cartacea?
Ne parleranno: Francesco Cajani, magistrato “pool reati informatici” della Procura della Repubblica di Milano; Carlo Melzi d’Eril , avvocato e autore del libro “Le regole dei giornalisti: istruzioni per un mestiere pericoloso”;  Giovanni Toti, direttore Tg4 e Studio Aperto Mediaset; Alma Grandin, caposervizio Tg1Online e autrice del libro www.viracconto.ilTg1.it; Angelo Maria Perrino, direttore Affaritaliani.it;  Davide Gorni, responsabile Online Milano Corriere della Sera;  Marco Giovannelli, direttore Varese News; Matteo Speziali, direttore MBNews e Giuseppe Rea, direttore del Centro Studi LSDI.
Personalmente sono perplesso dall'approccio al tema scelto da associazione, sindacato e Ordine, che privilegia gli aspetti giuridici del nuovo giornalismo digitale letto dal punto di vista dei delitti e delle pene che caratterizzano per i promotori una professione definita "un mestiere pericoloso". Al posti di parlare del nuovo modello, di impresa, di business, di sviluppo professionale dell'informazione on line e della sua sostenibilità economica e sociale, si parla di norme, leggi, reati. Una dimostrazione ulteriore che l'irrompere della tecnologia del web non è sufficiente a cambiare il carattere "di potere" di una stampa nata come emanazione delle piccole corti italiane nel '700, lontana anni luce da quello "di mercato" tipico della stampa anglosassone figlia della democrazia.

mercoledì 10 ottobre 2012

Il futuro del giornalismo tra carta e rete

Il futuro del giornalismo “Ping pong tra carta e rete”, è il titolo del convegno in programma
giovedì 11 ottobre , ore 9.30, alla Università Statale di Milano promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
“Cambiano i mezzi, non le regole del buon giornalismo”, afferma su Tabloid (N. 4, 2012) Letizia Gonzales, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, annunciando la IV Edizione del convegno sul futuro del giornalismo. “E' esattamente quello che accade alle notizie, che oggi rimbalzano da un media all'altro in un continuo ping pong dell'informazione... E i giornalisti? Sono ancora loro il punto di partenza delle notizie o rischiano di doverle inseguire in questo frenetico universo della comunicazione tecnologica?”.
Anche in Italia crescono gli “internauti” (+25% rispetto al 2009, secondo Astra) ma “l'espansione dei nuovi media non sembra minacciare le fonti tradizionali, piuttosto moltiplicare le possibilità di accesso alle news, ponendo nuovi problemi a chi produce e confeziona le notizie, ossia editori e giornalisti. Insomma – riassume il Presidente dei giornalisti milanesi – un'opportunità ma anche una sfida per la nostra professione in un universo in cui tutti, con un semplice smartphone possono improvvisarsi reporter”.
Nel corso del convegno verranno presentati i risultati di una ricerca commissionata dall'Ordine della Lombardia al sociologo Enrico Finzi, con analisi e commenti da parte di giornalisti affermati quali Mario Giordano (TgCom), Barbara Stefanelli (Corriere della Sera), Claudio Giua (Gruppo L'Espresso – Repubblica), Danda Santini (Elle), Eric Sylvers (corrispondente da Milano del Financial Times), e rappresentanti degli editori quali Giulio Anselmi (Fieg).
Rispetto al 2009 (anno della precedente rilevazione), in Italia ci sarebbero 4 milioni di “internauti” in più, per un totale complessivo a oggi di 20,3 milioni di persone. 

giovedì 30 agosto 2012

WorldStream, piattaforma per il video-giornalismo mobile

Da "La Stampa" del 28/8/2012  riporto questa notizia che annuncia la nascita di una piattaforma per il giornalismo mobile basato su smartphone realizzato dal Wall Street Journal. Le nuove frontiere dell'informazione cominciano a delinearsi più nettamente. La "notizia" viene sempre mediata e prodotta da un giornalista. La sua lettura, interpretazione e condivisione viene lasciata al lettore. Come si vede cambiano i mezzi e i tempi di produzione e consumo della notizia, ma il modello produttore-fruitore non cambia e i ruoli tradizionali vengono confermati.

WorldStream è il nuovo hub promosso dal Wall Street Journal che pubblica video clip di breve durata realizzati tramite smartphone da un team di oltre duemila giornalisti qualificati, inviati in diverse parti del mondo. La piattaforma è stata lanciata in concomitanza con l'inizio dei lavori della Convention nazionale del partito repubblicano Usa che si sta svolgendo a Tampa in Florida. Si tratta di un'iniziativa che cerca di integrare nel lavoro giornalistico la documentazione video in un'epoca in cui si diffonde l'uso dei social media e della tecnologia mobile. L'attività delle grandi testate deve confrontarsi con una realtà tecnica che consente nuove modalità informative e consegna a molte più persone molti più mezzi per fare informazione moltiplicando e democratizzando la produzione di contenuti. WorldStream, visionabile da pc e disponibile come applicazione web gratuita, rafforza la strategia editoriale multimediale del Wall Street Journal, ampliando il servizio WSJ live che prevede una programmazione quotidiana di 4 ore e 30 minuti di filmati, fruibili dagli utenti su diversi canali, e condivisibili sui social network.

mercoledì 6 giugno 2012

Usa: equo compenso a blogger, giornalisti e scrittori online

Il web ha rivoluzionato il mondo editoriale, aumentando a dismisura il numero dei fornitori di contenuti che quotidianamente offrono in rete il loro prodotto: scrittori, giornalisti, foto e videoreporter, blogger. Ma questa rivoluzione tecnologica ha comportato come primo risultato la riduzione al minimo dei compensi dei freelance digitali i quali guadagnano oggi un quinto o un decimo di quanto guadagnavano venti anni fa. Il sindacato, in questo come in altri settori, non ha mosso un dito limitandosi alla miope difesa dei garantiti che è sempre stato il suo limite culturale scoprendo oggi con enorme ritardo che questa difesa di fatto corporativa non difende né garantisce più nessuno. In Italia, perché negli Stati Uniti invece, le cose vanno in modo diverso e il sindacato ha lanciato una campagna di mobilitazione per difendere i diritti e i compensi degli autori online. Dal sito www.lsdi.it vi segnalo questo articolo.

Si chiama “Pay the Writer!” (Pagare i collaboratori!) la campagna lanciata dalla National Writer’s Union (NWU), il sindacato degli autori che collaborano con le testate di informazione, per assicurare a blogger indipendenti, giornalisti e scrittori il compenso per il loro lavoro. Il presidente del sindacato, Larry Goldbetter, ha spiegato che la campagna sta andando bene, anche se si tratta di una battaglia complessa. "Il giornalismo – spiega Goldbetter nell’intervista – sta vivendo questo mutamento radicale dalla stampa al digitale e gli editori hanno il coltello dalla parte del manico. Siamo un piccolo sindacato ma con un forza lavoro sterminata che sta assistendo al collasso della sua capacità di guadagnarsi da vivere col suo lavoro".
"Le nuove tecnologie editoriali – continua Larry Goldbetter - hanno reso molto più facile scrivere ed essere pubblicati, ma nello stesso tempo rendono sempre più difficile guadagnarsi la vita. Ma questo non significa che lì non ci siano soldi. Pensate ad Arianna Huffington, ad esempio, che guadagna 4 milioni di dollari l’anno ad AOL. E proprio AOL ha registrato un forte aumento dei ricavi pubblicitari nel primo trimestre di quest’anno, ma continua a tagliare i compensi dei collaboratori". La soluzione proposta è quella di "dar vita a un sindacato forte".

martedì 5 giugno 2012

Stampa: pubblicità in calo, la carta crolla, soldi al giornalismo dal basso

Oggi sul notiziario online di Franco (Ciccio) Abruzzo, http://www.francoabruzzo.it sono riportate tre notizie molto significative sull'evoluzione della crisi del settore giornalistico.

Nella sezione Dati e cifre di Primaonline.it  viene pubblicata la tavola dell'Osservatorio stampa Fcp - Federazione concessionarie pubblicità, con l'andamento del mercato pubblicitario su quotidiani e periodici in Italia nel mese di aprile 2012. I dati sono confrontati con lo stesso periodo dell'anno precedente.
La tabella è corredata da un commento dell'Osservatorio, dove, tra l'altro, si legge che "il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -11,1%. In particolare i quotidiani a pagamento nel loro complesso registrano un -10% a fatturato e un -2,5% a spazio. I quotidiani Free Press nel totale hanno segnato -45,8% a fatturato e -43,9% a spazio. I periodici segnano un calo a fatturato -10,8% e a spazio -9,4%. I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -15,1% che a spazio -9,9%. I Mensili hanno indici negativi sia a fatturato -5,6% che a spazio -8,9%".
Per scaricare l'allegato (con i dati):
http://www.primaonline.it/2012/06/04/106810/pubblicita-sulla-stampa-aprile-2012/

Secondo RISI, la principale fonte di informazione al mondo sull'industria forestale, nei prossimi cinque anni l'offerta di carta da giornale diminuirà di oltre cinque milioni di tonnellate: due milioni di tonnellate in Nordamerica, 2,5 milioni in Europa e circa un milione in Asia. Secondo RISI gli impianti maggiormente a rischio di chiusura sono le cartiere americane ed europee che utilizzano in prevalenza carta riciclata, che avranno sempre più difficoltà di approvvigionamento sia per la concorrenza delle cartiere asiatiche sia per il calo complessivo dei consumi di carta da giornale.
in http://www.editorandpublisher.com.

Northcliffe Digital, divisione digitale della società editrice di quotidiani locali controllata dal gruppo Daily Mail, ha siglato un accordo con Newsflare, un social network di video amatori. In base all'accordo, Northcliffe Digital potrà utilizzare i video di informazione postati sul network Newsflare riconoscendo un compenso all'autore. La piattaforma Newsflare, disponibile sia su web che tramite app iPhone, sarà completamente gratuita per i videomaker.
http://www.holdthefrontpage.co.uk

In sintesi la fotografia del settore è questa: calano gli investimenti pubblicitari sui mezzi tradizionali, cala il consumo di carta da giornale (che è quella interamente riciclata) e ciò dimostra la tendenza al declino di un modello di editoria giornalistica. Nel contempo le aziende più innmovative produttrici di quotidiani iniziano a trattare i citizen jurnalist come fonti retribuite di contenuti informativi alludendo così a un futuro modello di impresa più partecipata, democratica e condivisa. Mentre in Italia aumentano le restrizioni (laurea obbligatoria) poste all'accesso a una professione nata corporativa e ingabbiata da un insieme di leggi illiberali, negli Stati Uniti il giornalismo professionale è aperto a tutti coloro che producono informazioni.

giovedì 31 maggio 2012

Giornalismo: il 25% dei praticanti lombardi viene bocciato

Attualmente l'ingresso alla professione giornalistica è regolata dagli esami di stato che rappresentano lo strumento di selezione della categoria. 
Propongo agli interessati questo articolo di www.giornalismoedemocrazia.it che segnala l'alto numero dei bocciati tra i praticanti lombardi falcidiati soprattutto dalla prova scritta. Ci si chiede come mai le scuole di giornalismo o un praticantato di 18 mesi nelle redazioni, non riescono a insegnare ai neo redattori a scrivere in modo professionale?

I risultati degli esami professionali pubblicati da “Giornalismo e democrazia” hanno provocato molte osservazioni e qualche polemica. Ma l’analisi può andare più in profondità, ad esempio, attraverso la constatazione di quanto accade a Milano, uno dei grandi Ordini regionali della categoria. Impressiona, senza alcun dubbio, il numero di coloro che vengono poi respinti dalle commissioni nazionali.
L’Ordine della Lombardia, insieme con quello del Lazio, è il più grande d’Italia. Nell’arco di 15 mesi (da gennaio 2011, a maggio 2012) ha inviato all’esame di stato 295 candidati. Sappiamo (grazie alla cortesia della presidente Letizia Gonzales) che essi erano così suddivisi: praticanti assunti o d’ufficio 207; praticanti delle scuole 88. I bocciati sono stati 80 (56 “normali” e 24 dalle scuole). Ricordiamo che Milano ha quattro scuole biennali che formano praticanti e li preparano per l’esame di giornalismo.
Il rapporto fra il numero dei praticanti e quello dei bocciati è dunque 295/80. La percentuale di coloro che alle prove di stato vengono rimandati indietro (intorno al 25 per cento) è certamente spiacevole. Sappiamo che la stragrande maggioranza delle bocciature si registra alle prove scritte, mentre quelle orali fanno meno vittime. Dunque, si deve ragionare sulle capacità di scrittura dei praticanti. E ciò anche per quelli delle scuole (24 bocciati su 88), che pure svolgono un addestramento intensivo, piuttosto massiccio, ma evidentemente non sufficiente. Più comprensibile è il rapporto (56 su 207) dei praticanti “normali”, soprattutto perché fra costoro ci sono persone (circa un terzo) che non hanno svolto un’attività regolare, in redazione, ed hanno alle spalle una preparazione talvolta “precaria”.

domenica 13 maggio 2012

Cassazione: i blog non sono testate giornalistiche


Riprendo questa notizia relativa alla natura giuridica dei blog dal sito Francoabruzzo.it
Da oggi 10 maggio 2012 i blog (ed i giornalisti) sul web saranno un pò più liberi. Non hanno l’obbligo di registrarsi presso il tribunale come testata giornalistica a meno che non ricevano finanziamenti pubblici. Con questa storica sentenza della  terza sezione della Cassazione i blog non sono stampa clandestina  e non sono un prodotto editoriale.
La sentenza, assolvendo lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina, pone cosi fine a cinque anni di dispute dottrinarie e dibattiti sulla natura dei blog giornalisitici  e sulla loro clandestitinità in caso di non registrazione presso l’apposito registro delle testate editoriali del Tribunale.
Carlo Ruta, giornalista  e saggista siciliano, era stato condannato nel 2008 dal tribunale di Modica per il reato di stampa clandestina, pronuncia confermata poi nel 2011 dalla Corte di appello di Catania. Il giornalista curava saltuariamente  un blog denominato, Accade in Sicilia, che forniva un'informazione sui fenomeni mafiosi presenti sul territorio siciliano  che, a un certo punto era divenuto oggetto di una querela per diffamazione da parte di un Magistrato sentitosi offeso da alcuni scritti presenti sul blog.
Il tribunale di Modica aveva ritenuto in primo grado che  il blog del saggista fosse  una vera e proprio testata giornalistica, e che, pertanto, da un lato dovesse considerarsi “prodotto editoriale” secondo quanto previsto dalla legge nl. 62/2001, dall’altro, proprio in quanto “stampa periodica, dovesse essere registrato presso il Tribunale competente. La Corte d’appello di Catania lo aveva confermato.