Giornalismo mestiere difficile per alcuni impossibile. Ho già scritto altre volte questa frase e la ripeto purtroppo quasi quotidianamente leggendo i giornali.
Per fortuna ci sono le eccezioni come quella del collega Domenico Quirico, inviato de La Stampa, sequestrato in Siria e liberato dopo mesi di prigionia e maltrattamenti, che stamattina in un intervista a Radio Popolare ci ha ricordato quella che è la vera mission del giornalista. Ha detto: "Per fare questo mestiere in modo onesto e utile c'è un solo modo: andare sul posto e stare tra le persone che vivono le storie che si vogliono raccontare". Quirico infatti per raccontare il dramma dell'immigrazione è andato in Tunisia, è salito su un barcone di disperati e ha fatto naufragio con loro davanti a Lampedusa, per fortuna senza subire danni.
Il vero giornalismo è questo, il resto è rumore di fondo, disinformazione, blob. Esempi ce ne sono fin troppi e per rimanere vicino a noi mi tocca ancora una volta (e me ne dispiace) segnalare un titolo de "Il Cittadino", un giornale che per quanto riguarda la cronaca di Paderno Dugnano, pur di fare un titolo ad effetto scrive spesso cose false o inesistenti.
Il 6 ottobre ha infatti pubblicato un articolo sul nuovo regolamento di Polizia Urbana che recava questo titolo: "Paderno Dugnano, ecco le, multe per le ragazze in minigonna". Un titolo totalmente privo di fondamento perché nessun regolamento vieta alle ragazze padernesi di indossare la minigonna. Basta leggere il testo comunale, molto discutibile e da criticare severamente per altri e più seri motivi, per rendersene conto. Il riferimento "all'abbigliamento succinto" da sanzionare infatti non è rivolto alle ragazze e non riguarda le minigonne, ma le vere e proprie nudità, cioè la mancanza di abbigliamento, esibite dalle prostitute stradali per attirare i clienti lungo la Comasina.
Nell'articolo naturalmente non si parla se non di striscio delle altre disposizioni, queste sì liberticide e reazionarie, contenute nel regolamento voluto dalla giunta di destra padernese. Sono quelle relative alla libertà di espressione e di comunicazione politica e sociale che dovrebbero interessare da vicino un giornalista: il divieto di volantinaggio e di esposizione anche all'interno di proprietà private di striscioni e manifesti, oltre al divieto generico di "raccogliere firme" per strada.
Di queste cose il Cittadino non si cura, ma dell'inesistente stop alle minigonne delle "ragazze" invece sì. Un bel titolo val bene una bugia e una notizia falsa, soprattutto se riguarda qualcosa che allude al sesso (come insegnano le 5 "S" del buon titolista: sesso, sangue, soldi salute e sport) tira di più di quella vera. Con tanti saluti all'informazione corretta e completa.
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giovedì 10 ottobre 2013
Le miserie del giornalismo locale
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venerdì 30 agosto 2013
Università di Milano: corsi di giornalismo sportivo
Dal sito francoabruzzo.it segnalo questa notizia ai lettori interessati al tema del giornalismo.
Milano, 29 agosto 2013. La Scuola di
giornalismo Walter Tobagi dell’Università degli Studi di Milano
lancia una serie di corsi mirati a chi vuole specializzarsi o
misurarsi con i linguaggi dello sport. Una serie di corsi brevi
e molto mirati sui linguaggi sportivi con una forte componente
pratica (uno di questi consentirà anche di pubblicare un volume per
l'editore Sedizioni).
I corsi si terranno nel mese di
settembre e si articoleranno in due lezioni (quattro nel caso del
corso dedicato a «Scrivere di sport: teoria e pratica della
scrittura sportiva»).
I temi sono «La radiocronaca sportiva
(scadenza delle iscrizioni il 6 settembre)a cura di Dario Ceccarelli
e Giovanni Capuano , «Comunicare lo sport nel web» (scadenza delle
iscrizioni il 10 settembre) a cura di Riccardo Pratesi, «L’articolo
sportivo nella carta stampata» (scadenza delle iscrizioni il 13
settembre) a cura di Giulio Mola e «Scrivere di sport» ( scadenza
delle iscrizioni il 18 settembre) a cura di Diego Dejaco.
Lo scopo della scuola è quello di
insegnare a raccontare lo sport in modo chiaro, originale, moderno.
Per i giornalisti già affermati sarà un'occasione per aggiornare
linguaggi e stile. Per gli altri professionisti della comunicazione,
sarà un modo per ottenere in breve tempo competenze concrete e
subito spendibili in campo sportivo. Al termine di ogni corso sarà
rilasciato un attestato di frequenza .
Le iscrizioni sono aperte: si può
procedere scrivendo a giornalismo@unimi.it (allegando fotocopia della
carta d’identità e compilando il modulo pubblicato alla
pagina http://www.giornalismo.unimi.it/?q=corsi-di-aggiornamento-professionale-i-linguaggi-dello-sport).
Attenzione, i corsi sono a numero chiuso.
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lunedì 29 aprile 2013
Editoria: addio scoop, anche l'agenzia diventa social.
Il giornalismo e l'editoria basati sulla produzione e vendita di news al pubblico sta cambiando. Un nuovo modello di business indotto dall'esplosione dei social media che trasformano i cittadini in "fonti" e produttori autonomi di notizie si sta imponendo a partire dalle grandi agenzie di stampa internazionali. Lo conferma questo servizio dell'inviato dell'Ansa al Festival del giornalismo di Perugia.
Festival di Perugia: Ap e Reuters aprono al citizen
journalism
dell'inviato Michele Cassano-Ansa
dell'inviato Michele Cassano-Ansa
Perugia, 27 aprile 2013. Sempre meno
scoop, il compito dei giornalisti di agenzia sarà da un lato
verificare le notizie che arrivano dalla rete, dall'altro svilupparle
e arricchirle. La fonte prima dell'informazione, insomma, è
destinata a mutare radicalmente, sulla spinta della crescita di
social media e comunità virtuali. Una rivoluzione già iniziata,
soprattutto nel mondo anglosassone, come testimonia la nascita della
figura del social media editor nelle due principali agenzie in lingua
inglese del mondo, Associated Press e Reuters. A ricoprirne il ruolo
due giganti del web, come Anthony De Rosa e Eric Carvin, ospiti al
Festival del giornalismo di Perugia.
De Rosa, definito dal New York Times un
''re'' della piattaforma di microblogging Tumblr, si occupa da due
anni dell'integrazione dei prodotti Reuters con i social media.
''Sono nel ramo consumer dell'agenzia, ma c'è un'interazione
continua con l'area business - spiega de Rosa -. Il mio compito è
setacciare il web e verificare le notizie''. L'espansione dei social
media ha portato alla creazione di una rete di utenti, diventati
collaboratori dell'agenzia. ''Abbiamo gente in giro per il mondo che
contattiamo - dice -. Alcuni non vogliono essere neanche
remunerati, perchè si accontentano che il loro lavoro abbia
visibilità'.
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mercoledì 24 aprile 2013
Giornalismo scorretto sotto il segno del Sole
Il Sole 24 Ore è stato il mio giornale
dal 1987 al 1991, ma non l'ho mai amato anche se in quella redazione
mi sono fatto molti amici. Uno di questi, un collega caposervizio della sezione "Mezzogiorno", mi definiva "l'infiltrato" (scherzando, ma non troppo) proprio a causa del mio atteggiamento reticente che tendeva a segnalare una scarsa adesione personale
allo spirito e alla mission del giornale.
Insomma lavoravo al meglio delle mie capacità e facevo bene il mio mestiere, come diversi premi giornalistici vinti in quel periodo attestavano, ma il cuore non ce lo mettevo e si vedeva a occhio nudo. La ragione della mia sostanziale estraneità era la resistenza che opponevo al diventare l'ingranaggio di uno strumento di potere che sentivo estraneo e nemico, le cui finalità ultime non condividevo.
Insomma lavoravo al meglio delle mie capacità e facevo bene il mio mestiere, come diversi premi giornalistici vinti in quel periodo attestavano, ma il cuore non ce lo mettevo e si vedeva a occhio nudo. La ragione della mia sostanziale estraneità era la resistenza che opponevo al diventare l'ingranaggio di uno strumento di potere che sentivo estraneo e nemico, le cui finalità ultime non condividevo.
Oggi visitando la home page della
edizione on line del quotidiano ho scoperto una iniziativa del suo direttore che
considero molto scorretta e inaccettabile dal momento che viene
portata avanti dall'organo di Confindustria. A centro pagina, subito
sotto l'apertura, fa bella mostra di sé un box di colore rosso vivo
dal titolo: "Il contatore della crisi. Nuovi fallimenti archiviati lunedì". Il contatore realizzato in collaborazione
con la banca dati delle Camere di Commercio segnala che oggi ci sono
stati 49 fallimenti di imprese, 4.789 dall'inizio dell'anno.
Perché definisco scorretto e
inaccettabile giornalisticamente questo contatore sbattuto in prima pagina?
Perché viola la deontologia professionale che impone al giornalista
di dare al lettore notizie che rappresentino sempre e comunque la verità sostanziale dei
fatti, e questa non lo è. Un contatore della crisi corretto, se vuol
offrire davvero una istantanea della dinamica vitale delle nostre
imprese, deve riportare non solo il numero dei fallimenti, ma anche
quello delle nuove aperture di aziende.Dato quest'ultimo che di questi tempi a me sembra più interessante e significativo del primo. Il Sole non lo fa e questo
conferma la scarsa stima che nutro e ho sempre nutrito verso il mio
ex giornale.
Ps: sempre la banca dati delle
Camere di Commercio italiane, registra che nel 2012 sono nate 383.883
nuove imprese mentre 364.972 hanno cessato l'attività, confermando
così il saldo positivo dell'azienda Italia e la scorrettezza
professionale del collega direttore.
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lunedì 22 aprile 2013
Giornalismo precario: reportage da Gaza per 20 euro.
Mi sono occupato altre volte del
degrado della professione giornalistica in Italia (reportage
sottopagati o addirittura non pagati, precarietà assoluta, nessuna
garanzia per i giornalisti free lance, nessun controllo sulle fonti,
ecc.) e del rischio che questo rappresenta per la libertà di
informazione. Sul sito di Franco Abruzzo www.francoabruzzo.com è
pubblicata questa lettera di un free lance dal titolo: “Le mie
corrispondenze da Gaza o non pagate o pagate appena 20 euro. Meglio
lavorare per i media degli altri Paesi”. Questo il testo della lettera:
Caro Franco Abruzzo, vorrei informare
te e i colleghi della tua preziosa mailing list sul giornalismo di un
altro brutto caso riguardante la nostra professione.
Hai scritto tanto sulle condizioni cui
sottostanno i giovani giornalisti ed ecco dunque quanto mi è
capitato di recente.
Nel novembre 2012 sono andato a Gaza,
per coprire la campagna militare israeliana nella Striscia, una
notizia che ha tenuto titoli e prime pagine dei giornali per circa
una settimana. Ci sono andato da inviato di un grande gruppo
televisivo italiano, ma ho ricevuto tante richieste da altre testate,
inclusi Il Messaggero e Pubblico.
Lusingato dalla pubblicazione su
quotidiani nazionali, ho acconsentito a scrivere delle lunghe
corrispondenze per questi quotidiani, spesso in situazioni di
bombardamenti e di pericolo per la mia incolumità. Articoli che
hanno ricevuto numerosi lodi da parte dei (capi) redattori e dei
direttori di riferimento. Ora immagina quale amarezza possa lasciare
ritrovarsi cinque mesi dopo senza alcun pagamento per il lavoro
svolto. Pubblico infatti è stato chiuso e il Messaggero ha avuto
l'ardire di pagare circa 20 euro netti per articoli da 60-80 righe.
Immaginiamo che le spese (viaggio,
assicurazione di guerra, interprete) non mi fossero state pagate
dalle televisione di cui sopra e che fossi andato a Gaza da freelance
- formula che spesso utilizzo e a cui sono costretti tanti altri
colleghi che lavorano sugli esteri - non sarei neanche lontanamente
rientrato dei costi e men che meno avrei ricevuto il famoso equo
compenso per le prestazioni svolte.
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sabato 23 febbraio 2013
Giornalismo: il caso Giannino squalifica tutti noi
La vicenda di Oscar Giannino è nota:
il capo di un movimento politico, candidato premier alle elezioni,
nel fornire il suo curriculum professionale ha raccontato bugie
millantando lauree e master internazionali inesistenti. Politicamente
la vicenda si commenta da sé, ma per alcuni suoi colleghi
giornalisti (Giannino era infatti un importante giornalista seguito da un vasto pubblico di lettori dei
grandi giornali sui quali scriveva), egli rappresenta il segno del degrado al
quale è giunta la nostra professione. Pubblico e segnalo agli
interessati, in primis gli allievi del mio Corso di Giornalismo,
questa lettera apparsa sul sito del collega Franco (Ciccio) Abruzzo che apre pubblicamente un dibattito su questi temi.
LETTERA di Ezio Chiodini a Franco
Abruzzo: il caso Giannino deve far riflettere l’intera categoria
professionale. E’ il momento di una rigenerazione del giornalismo
italiano, così come da tempo si avverte il problema di una
rigenerazione della politica.
Caro Franco, il "caso"
Oscar Giannino ci deve fare riflettere. Non tanto per quanto riguarda
ciò che Giannino ha detto o non ha detto. Non tanto per quanto
riguarda la sua personalità, evidentemente contorta e patologica,
perchè questi sono aspetti personali che inducono semplicemente a un
sentimento di pena. No, il caso Giannino ci deve far riflettere
perchè sta creando molti imbarazzi alla categoria. Io sarei propenso
a dire: Giannino è quello che si è dimostrato, ignoriamolo,
compatiamolo e lasciamolo perdere. Altri colleghi non la pensano così
e si sentono molto colpiti e avviliti dalle sue bugie e dal suo modo
di essere. Perchè? Per la semplice ragione che Oscar Giannino è un
giornalista, per di più un giornalista noto anche al grande pubblico
e il fatto ch abbia raccontato un sacco di balle non mina soltanto la
sua personalità e il suo modo di voler apparire, ma anche la
credibilità della categoria, cioè di tutti noi giornalisti.
Trovo questa analisi corretta anche se
non mi convince al cento per cento. Però questa analisi ne induce
altre e il quadro che ne emerge è davvero preoccupante. Come non
riflettere sul fatto che il mondo dell'editoria sta vivendo la crisi
più acuta dal secondo dopoguerra? E come non considerare che il
giornalismo italiano sta vivendo uno dei suoi momenti più bassi, con
colleghi che pur di avere un'intervista la offrono senza
contraddittorio anche a discutibili personaggi, che preferiscono il
gossip alle notizie, l'avanspettacolo alle inchieste, l'ironia alla
critica? Come non riflettere su tutto ciò?
Io credo che sia giunto il momento di
una rigenerazione del giornalismo italiano, così come da tempo si
avverte il problema di una rigenerazione della politica.
A questo punto mi domando: che cosa ne
pensano i colleghi? Perchè non aprire un ampio dibattito? Credimi, a
trarne vantaggio sarebbero tutti i colleghi, primi fra tutti quelli
giovani, alcuni dei quali - va detto - si avvicinano alla professione
considerandola uno status invece di un impegno civile. Ciao, Ezio Chiodini
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domenica 3 febbraio 2013
Città 2000 cambia direttore. Basterà?
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| Città 2000: compleanno 2010 |
Oltre a Il Giorno, anche un altro storico giornale locale ha cambiato in questi giorni il suo direttore. La testata di cui parlo è Città 2000, mensile
cattolico padernese, che nel suo numero
di gennaio ha annunciato l'arrivo in redazione di un nuovo direttore a
me sconosciuto, Paolo Meneghelli, in sostituzione del dimissionario
Alberto Manzoni, che invece conosco bene.
Fondato 13 anni fa, nell'aprile
del 2000, dalle ceneri del settimanale diocesiano "Città
Nostra", il periodico appare oggi piuttosto mal messo. Un
mensile di 8 pagine, stampato in piccolo formato su un supporto che
assomiglia alla carta velina, anche nella forma fisica appare
inadeguato all'ambizioso compito che si pone.
In occasione del suo decimo compleanno
il gestore del blog La Scommessa si era augurato che il giornaletto
padernese decidesse di: aggiungere all'edizione cartacea una
"finestra online" che permetta di intervenire in tempo
reale nel dibattito cittadino con brevi notizie di cronaca, commenti,
aggiornamenti... Il giornale cartaceo naturalmente resterebbe il
riferimento principale, specializzandosi negli "approfondimenti".
Secondo Giuranna il periodico avrebbe
dovuto: favorire maggiormente il dibattito interno alla comunità
cattolica offrendo spunti di riflessione diversificati che mostrino
che anche a Paderno Dugnano i cattolici non sono un blocco
monolitico... in questo senso Città 2000 potrebbe
essere nella comunità ecclesiale padernese uno strumento a
servizio del pluralismo e dell'unità. Potenziare il dialogo
chiesa-mondo: far risuonare di più la vita del mondo nelle comunità
cristiane e far vedere a chi non è cattolico che le parrocchie, gli
oratori, i gruppi e i movimenti cattolici sono attenti alla vita
della città e alla costruzione del bene comune.
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Il Giorno, per le elezioni, si affida a Mazzuccone

Il Giorno ha cambiato direttore.
Proprio all'inizio di una campagna elettorale nella quale Berlusconi
si gioca tutto, perché questa volta o vince in Lombardia o scompare,
l'editore Monti, schierato da sempre al suo fianco, ha deciso di
scaricare Ugo Cennamo. Al giovane direttore nominato solo un anno fa,
che avrebbe dovuto rinnovare la storica testata molto diffusa
nell'hinterland milanese, ha preferito uno stagionato giornalista di
destra giudicato più affidabile: il deputato del PdL, Giancarlo
Mazzuca.
Mazzuccone, come lo chiamavano nel giro
dei giornalisti economici, quando l'ho conosciuto a metà degli anni
'80, è un professionista navigato, un vecchio e sperimentato cavallo
da battaglia romagnolo, classe 1948. E' stato inviato speciale
del Corriere della Sera, e quindi vicedirettore de La
Voce (1994-95) e di Fortune Italia. Passato al Gruppo
Monti, dopo il fallimento del mensile economico di Mondadori, è
stato a capo della redazione economica del Quotidiano Nazionale.
Nel febbraio 2002 viene nominato direttore editoriale del Gruppo, assumendo al contempo la carica di direttore responsabile del Resto
del Carlino. Tra il 30 aprile ed il 25 settembre 2003 ricoprì anche
la carica di direttore del Giorno.
Molto critico con Berlusconi nel 1994, in linea con le posizioni di Montanelli
che seguì a La Voce, alle elezioni politiche del 13-14
aprile 2008 con un incomprensibile voltafaccia si candidò con il PDL e venne eletto alla
Camera nella circoscrizione XI dell'Emilia-Romagna. Membro della
commissione Cultura della Camera dei Deputati, non ha mai
sospeso l'attività giornalistica, rimanendo editorialista del
Quotidiano Nazionale.
"Oggi è un nuovo giorno.
Certamente lo è per me, che, dopo cinque anni tra agguati
parlamentari e gelosie di partito, torno a casa, nel mio vecchio
gruppo.. Posso nuovamente scrivere in piena libertà, con l’amarezza
di essere riuscito a combinare ben poco in Parlamento (è il caso
della legge di riforma dell’Ordine dei giornalisti: spero che
qualcun altro abbia maggior fortuna nella prossima legislatura)",
scrive nel suo editoriale di insediamento.
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giovedì 20 dicembre 2012
Moai
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Giornalisti a quota 112.000, ma più della metà scompare e non lavora
Segnalo ai lettori interessati al tema dell'evoluzione del giornalismo in Italia questo commento di
Vittorio Roidi (www.giornalismoedemocrazia.it) dove si analizza la condizione di una categoria che si conferma incapace di affrontare la nuova realtà del mercato dell'informazione. Il problema non riguarda solo i giornalisti, ma tutto il sistema stampa, in primis il modello di impresa e di business dei giornali che appaiono ormai obsoleti: perdita inarrestabile di lettori, costi crescenti, crollo della pubblicità, perdita di identità e ruolo del giornalista, precariato e qualità in calo dei prodotti.
Giornalisti: la categoria è sempre più
affollata, ma sempre più debole. L’aumento degli iscritti (112.000) non
accresce né l’autorevolezza né la credibilità
dell’organizzazioni. Il sindacato non riesce ad evitare lo
sfruttamento da parte di alcuni editori, l’Inpgi deve far fronte a
crisi sempre più gravi. L’Ordine, con la perdita del potere
disciplinare, vede calare la sua autorevolezza e credibilità.
Gli enti che, con diverso ruolo,
rappresentano coloro che svolgono compiti giornalistici, stanno
ragionando sugli ultimi dati, quelli illustrati nei giorni scorsi
dall’Lsdi, l’osservatorio diretto da Pino Rea. Il quadro mette in
evidenza che la crescita del numero dei giornalisti non genera forza,
ma anzi indebolisce il settore. Colpa della crisi economica? Solo in
parte, perché alcuni fenomeni non dipendono dalle difficoltà del
mercato e delle aziende, ma dalla struttura stessa della categoria,
dalle modalità di accesso e dall’utilizzazione dei giornalisti da
parte delle aziende.
Le cifre più significative: dei
112.000 giornalisti (professionisti e pubblicisti) solo il 45% risultano attivi. Gli altri sono fantasmi, non lavorano o non
si sa cosa facciano. Siamo il triplo dei francesi, il doppio dei
britannici e degli americani. E mentre dovunque il numero cala, da
noi continua a crescere. Fra il 1975 e il 2011 l'aumento è stato del 300 per
cento
Nell’ultimo anno gli iscritti
all’Ordine sono aumentati di 2084 unità, in gran parte pubblicisti. Sul
totale solo 1 giornalista ogni 5 ha un contratto di lavoro
dipendente. Sostengono gli esami ogni anno in media 1000-1300
candidati. Gli iscritti d’ufficio dagli Ordini regionali sono circa
il 20-30%. All’ultima sessione gli idonei sono stati solo
il 65 per cento.
Dal 2008 sono costantemente in calo i
rapporti di lavoro (da 22.197 a 21.069) mentre i disoccupati si sono
attestati sulle 1500 unità. Ma l’Inpgi segnala che è visibilmente
aumentata l’area della solidarietà (sussidi, + 29%) e della cassa
integrazione straordinaria (+144%).
Alla fine del 2011 i pensionati erano
6128 (5206 lavoratori dipendenti e 922 autonomi. Molto visibile anche
il calo degli iscritti alla Federazione della stampa, passati dai
23.466 nel 2000 ai 22.703 del 2011. Il calo è evidente soprattutto
fra i collaboratori, meno 14%, piuttosto che fra i professionisti
(meno 1222).
C’è insomma materia abbondante su
cui riflettere.
martedì 11 dicembre 2012
Informazione: web o carta quel che conta è la professionalità
Ricevo da Oscar Figus e segnalo ai lettori questo interessante commento sul tema del giornalismo e del modo di fare informazione nell'era di internet e dei social network.
Oscar ci conferma che oggi, a fronte di qualsiasi articolo scritto su un giornale, un lettore grazie al web, a Google e Wikipedia e altri mezzi gratuiti di informazione, può approfondire e spiegare in modo anche radicalmente diverso "i fatti" esposti dal giornalista in modo parziale e tendenzioso (nel caso di una testata come il Fatto o Libero, per fare due esempi, ciò è abbastanza normale). Compito di un giornale non è affermare le tesi e le opinioni dei suoi redattori come verità rivelata o peggio raccontare ai lettori solo "i fatti" che vogliono sentirsi raccontare. Questo casomai può essere la mission di un blog, cioè del diario personale di un cittadino che lo alimenta con le sue opinioni, idiosincrasie, amori, illusioni e rancori. Al contrario un giornale deve presentare sempre e comunque tutti i fatti di cui è a conoscenza e solo dopo offrire al lettore una chiave di lettura, mettendolo però prima in condizione di giudicare. I giornalisti de il Fatto non usano Google e non consultano Wikipedia oppure pensano che loro compito sia spacciare ogni giorno la loro dose di parzialità e tesi precostituite?
Oscar ci conferma che oggi, a fronte di qualsiasi articolo scritto su un giornale, un lettore grazie al web, a Google e Wikipedia e altri mezzi gratuiti di informazione, può approfondire e spiegare in modo anche radicalmente diverso "i fatti" esposti dal giornalista in modo parziale e tendenzioso (nel caso di una testata come il Fatto o Libero, per fare due esempi, ciò è abbastanza normale). Compito di un giornale non è affermare le tesi e le opinioni dei suoi redattori come verità rivelata o peggio raccontare ai lettori solo "i fatti" che vogliono sentirsi raccontare. Questo casomai può essere la mission di un blog, cioè del diario personale di un cittadino che lo alimenta con le sue opinioni, idiosincrasie, amori, illusioni e rancori. Al contrario un giornale deve presentare sempre e comunque tutti i fatti di cui è a conoscenza e solo dopo offrire al lettore una chiave di lettura, mettendolo però prima in condizione di giudicare. I giornalisti de il Fatto non usano Google e non consultano Wikipedia oppure pensano che loro compito sia spacciare ogni giorno la loro dose di parzialità e tesi precostituite?
Caro Carlo, come già si evince dal tuo articolo e
dai commenti, il problema non è tanto la discriminante web/carta o
gratuito/a pagamento, ma la professionalità di chi scrive.
Come per qualsiasi mestiere nella
professione del giornalista ci sono regole e buone prassi che possono
essere seguite oppure no.
Ti porto ad esempio questo articolo di
un noto quotidiano (il Fatto) con ampia diffusione sul web che inizia così: "Ecco come la
politica s’è mangiata la gallina dalle uova d’oro. L’asta
deserta per la vendita liquida definitivamente le ambizioni di quello
che doveva essere il “polo autostradale del Nord”. Eppure nel
2006 la società era un gioiello e macinava 37 milioni di utili. Sei
anni dopo, ultima semestrale di cassa, ne dichiara sette. Con 700
dipendenti e 300 milioni di debiti"
Caspita da 37 a 7 milioni di utili, 700
dipendenti e 300 milioni di debiti in sei anni di gestione è un
brutto risultato. E in questi sei anni si sono succedute
amministrazioni di colore opposto. La tesi, avvalorata dalla foto in
home page, è la solita contro la casta della politica rappresentata
dai due partiti maggiori. L'articolo non spiega molto di più;
aggiunge a sostegno 5 mila tessere autostradali gratuite, l'affaire
Gavio e assunzioni in quota, più una serie di nomi di persone
collegate a fatti al vaglio della magistratura (che potrebbe valutare
diversamente quelle che per il momento sono le tesi del PM).
Ora, sia chiaro, io comunque non
contesto qui la tesi (abbiamo una infinità di altri esempi di
malapolitica) ma mi lascia perplesso la costruzione dell'articolo. Io
immagino il giornalista come una persona che fa delle ricerche,
raccoglie delle notizie e le organizza, poi presenta le informazioni
e ne trae delle conclusioni o, viceversa, fa una affermazione e poi
porta i dati a sostegno. Perché se non si fa così si alimenta
una posizione senza informare i cittadini (che credevo fosse lo scopo
del giornalismo).
In questo articolo invece la tesi è
all'inizio ma poi non viene spiegata nel dettaglio, nonostante una
parte del quale sia riscontrabile in rete usando google e avendo
voglia di leggere (e immagino che i giornalisti abbiano anche altre
fonti).
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sabato 10 novembre 2012
Informazione on line in Italia: dei delitti e delle pene
“L’informazione online:
problemi e opportunità” è il titolo del convegno che si
terrà giovedì 15 novembre (ore 9.45) al Circolo della Stampa
di Milano. Il grande sviluppo del giornalismo digitale sarà al
centro dell'incontro che cercherà di analizzare il fenomeno della
grande crescita dell’informazione sul web.
L’appuntamento, promosso
dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti, dalla Federazione
Nazionale della Stampa Italiana e dall’Ordine dei Giornalisti della
Lombardia, sarà occasione per discutere del nuovo scenario della
professione alla luce dell’utilizzo sempre maggiore del web e dei
social network anche in ambito giornalistico. Come valorizzare e
qualificare professionalmente chi sul web fa vera informazione?
Servono strumenti contrattuali più definiti e normative
deontologiche più precise per i nuovi “giornalisti informatici”?
L’informazione sul web deve avere requisiti e caratteristiche
distinte da quella televisiva, radiofonica e cartacea?
Ne parleranno: Francesco Cajani,
magistrato “pool reati informatici” della Procura della
Repubblica di Milano; Carlo Melzi d’Eril , avvocato e autore del
libro “Le regole dei giornalisti: istruzioni per un mestiere
pericoloso”; Giovanni Toti, direttore Tg4 e Studio
Aperto Mediaset; Alma Grandin, caposervizio Tg1Online e autrice del
libro www.viracconto.ilTg1.it; Angelo Maria Perrino,
direttore Affaritaliani.it; Davide Gorni, responsabile
Online Milano Corriere della Sera; Marco Giovannelli,
direttore Varese News; Matteo Speziali, direttore MBNews e Giuseppe
Rea, direttore del Centro Studi LSDI.
Personalmente sono perplesso
dall'approccio al tema scelto da associazione, sindacato e Ordine,
che privilegia gli aspetti giuridici del nuovo giornalismo digitale
letto dal punto di vista dei delitti e delle pene che caratterizzano
per i promotori una professione definita "un mestiere
pericoloso". Al posti di parlare del nuovo modello, di impresa,
di business, di sviluppo professionale dell'informazione on line e
della sua sostenibilità economica e sociale, si parla di norme,
leggi, reati. Una dimostrazione ulteriore che l'irrompere della
tecnologia del web non è sufficiente a cambiare il carattere "di
potere" di una stampa nata come emanazione delle piccole corti
italiane nel '700, lontana anni luce da quello "di mercato"
tipico della stampa anglosassone figlia della democrazia.
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mercoledì 10 ottobre 2012
Il futuro del giornalismo tra carta e rete
Il futuro del giornalismo “Ping pong
tra carta e rete”, è il titolo del convegno in programma
giovedì
11 ottobre , ore 9.30, alla Università Statale di Milano
promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
“Cambiano i mezzi, non le regole del buon giornalismo”, afferma su Tabloid (N. 4, 2012) Letizia Gonzales, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, annunciando la IV Edizione del convegno sul futuro del giornalismo. “E' esattamente quello che accade alle notizie, che oggi rimbalzano da un media all'altro in un continuo ping pong dell'informazione... E i giornalisti? Sono ancora loro il punto di partenza delle notizie o rischiano di doverle inseguire in questo frenetico universo della comunicazione tecnologica?”.
“Cambiano i mezzi, non le regole del buon giornalismo”, afferma su Tabloid (N. 4, 2012) Letizia Gonzales, presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, annunciando la IV Edizione del convegno sul futuro del giornalismo. “E' esattamente quello che accade alle notizie, che oggi rimbalzano da un media all'altro in un continuo ping pong dell'informazione... E i giornalisti? Sono ancora loro il punto di partenza delle notizie o rischiano di doverle inseguire in questo frenetico universo della comunicazione tecnologica?”.
Anche in Italia crescono gli
“internauti” (+25% rispetto al 2009, secondo Astra) ma
“l'espansione dei nuovi media non sembra minacciare le fonti
tradizionali, piuttosto moltiplicare le possibilità di accesso alle
news, ponendo nuovi problemi a chi produce e confeziona le notizie,
ossia editori e giornalisti. Insomma – riassume il Presidente dei
giornalisti milanesi – un'opportunità ma anche una sfida per la
nostra professione in un universo in cui tutti, con un semplice
smartphone possono improvvisarsi reporter”.
Nel corso del convegno verranno
presentati i risultati di una ricerca commissionata dall'Ordine della
Lombardia al sociologo Enrico Finzi, con analisi e commenti da parte
di giornalisti affermati quali Mario Giordano (TgCom), Barbara
Stefanelli (Corriere della Sera), Claudio Giua (Gruppo L'Espresso –
Repubblica), Danda Santini (Elle), Eric Sylvers (corrispondente da
Milano del Financial Times), e rappresentanti degli editori quali
Giulio Anselmi (Fieg).
Rispetto al 2009 (anno della precedente
rilevazione), in Italia ci sarebbero 4 milioni di “internauti” in
più, per un totale complessivo a oggi di 20,3 milioni di persone.
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mercoledì 26 settembre 2012
Moai
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giovedì 30 agosto 2012
WorldStream, piattaforma per il video-giornalismo mobile
Da "La Stampa" del 28/8/2012 riporto questa notizia che annuncia la nascita di una piattaforma per il giornalismo mobile basato su smartphone realizzato dal Wall Street Journal. Le nuove frontiere dell'informazione cominciano a delinearsi più nettamente. La "notizia" viene sempre mediata e prodotta da un giornalista. La sua lettura, interpretazione e condivisione viene lasciata al lettore. Come si vede cambiano i mezzi e i tempi di produzione e consumo della notizia, ma il modello produttore-fruitore non cambia e i ruoli tradizionali vengono confermati.
WorldStream è il nuovo hub promosso dal Wall Street Journal che pubblica video clip di breve durata realizzati tramite smartphone da un team di oltre duemila giornalisti qualificati, inviati in diverse parti del mondo. La piattaforma è stata lanciata in concomitanza con l'inizio dei lavori della Convention nazionale del partito repubblicano Usa che si sta svolgendo a Tampa in Florida. Si tratta di un'iniziativa che cerca di integrare nel lavoro giornalistico la documentazione video in un'epoca in cui si diffonde l'uso dei social media e della tecnologia mobile. L'attività delle grandi testate deve confrontarsi con una realtà tecnica che consente nuove modalità informative e consegna a molte più persone molti più mezzi per fare informazione moltiplicando e democratizzando la produzione di contenuti. WorldStream, visionabile da pc e disponibile come applicazione web gratuita, rafforza la strategia editoriale multimediale del Wall Street Journal, ampliando il servizio WSJ live che prevede una programmazione quotidiana di 4 ore e 30 minuti di filmati, fruibili dagli utenti su diversi canali, e condivisibili sui social network.
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mercoledì 6 giugno 2012
Usa: equo compenso a blogger, giornalisti e scrittori online
Il web ha rivoluzionato il mondo editoriale, aumentando a dismisura il numero dei fornitori di contenuti che quotidianamente offrono in rete il loro prodotto: scrittori, giornalisti, foto e videoreporter, blogger. Ma questa rivoluzione tecnologica ha comportato come primo risultato la riduzione al minimo dei compensi dei freelance digitali i quali guadagnano oggi un quinto o un decimo di quanto guadagnavano venti anni fa. Il sindacato, in questo come in altri settori, non ha mosso un dito limitandosi alla miope difesa dei garantiti che è sempre stato il suo limite culturale scoprendo oggi con enorme ritardo che questa difesa di fatto corporativa non difende né garantisce più nessuno. In Italia, perché negli Stati Uniti invece, le cose vanno in modo diverso e il sindacato ha lanciato una campagna di mobilitazione per difendere i diritti e i compensi degli autori online. Dal sito www.lsdi.it vi segnalo questo articolo.
Si chiama “Pay the Writer!” (Pagare i collaboratori!) la campagna lanciata dalla National Writer’s Union (NWU), il sindacato degli autori che collaborano con le testate di informazione, per assicurare a blogger indipendenti, giornalisti e scrittori il compenso per il loro lavoro. Il presidente del sindacato, Larry Goldbetter, ha spiegato che la campagna sta andando bene, anche se si tratta di una battaglia complessa. "Il giornalismo – spiega Goldbetter nell’intervista – sta vivendo questo mutamento radicale dalla stampa al digitale e gli editori hanno il coltello dalla parte del manico. Siamo un piccolo sindacato ma con un forza lavoro sterminata che sta assistendo al collasso della sua capacità di guadagnarsi da vivere col suo lavoro".
"Le nuove tecnologie editoriali – continua Larry Goldbetter - hanno reso molto più facile scrivere ed essere pubblicati, ma nello stesso tempo rendono sempre più difficile guadagnarsi la vita. Ma questo non significa che lì non ci siano soldi. Pensate ad Arianna Huffington, ad esempio, che guadagna 4 milioni di dollari l’anno ad AOL. E proprio AOL ha registrato un forte aumento dei ricavi pubblicitari nel primo trimestre di quest’anno, ma continua a tagliare i compensi dei collaboratori". La soluzione proposta è quella di "dar vita a un sindacato forte".
"Le nuove tecnologie editoriali – continua Larry Goldbetter - hanno reso molto più facile scrivere ed essere pubblicati, ma nello stesso tempo rendono sempre più difficile guadagnarsi la vita. Ma questo non significa che lì non ci siano soldi. Pensate ad Arianna Huffington, ad esempio, che guadagna 4 milioni di dollari l’anno ad AOL. E proprio AOL ha registrato un forte aumento dei ricavi pubblicitari nel primo trimestre di quest’anno, ma continua a tagliare i compensi dei collaboratori". La soluzione proposta è quella di "dar vita a un sindacato forte".
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martedì 5 giugno 2012
Stampa: pubblicità in calo, la carta crolla, soldi al giornalismo dal basso
Oggi sul notiziario online di Franco (Ciccio) Abruzzo, http://www.francoabruzzo.it sono riportate tre notizie molto significative sull'evoluzione della crisi del settore giornalistico.
Nella sezione Dati e cifre di Primaonline.it viene pubblicata la tavola dell'Osservatorio stampa Fcp - Federazione concessionarie pubblicità, con l'andamento del mercato pubblicitario su quotidiani e periodici in Italia nel mese di aprile 2012. I dati sono confrontati con lo stesso periodo dell'anno precedente.
La tabella è corredata da un commento dell'Osservatorio, dove, tra l'altro, si legge che "il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -11,1%. In particolare i quotidiani a pagamento nel loro complesso registrano un -10% a fatturato e un -2,5% a spazio. I quotidiani Free Press nel totale hanno segnato -45,8% a fatturato e -43,9% a spazio. I periodici segnano un calo a fatturato -10,8% e a spazio -9,4%. I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -15,1% che a spazio -9,9%. I Mensili hanno indici negativi sia a fatturato -5,6% che a spazio -8,9%".
Per scaricare l'allegato (con i dati):
http://www.primaonline.it/2012/06/04/106810/pubblicita-sulla-stampa-aprile-2012/
La tabella è corredata da un commento dell'Osservatorio, dove, tra l'altro, si legge che "il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un calo del -11,1%. In particolare i quotidiani a pagamento nel loro complesso registrano un -10% a fatturato e un -2,5% a spazio. I quotidiani Free Press nel totale hanno segnato -45,8% a fatturato e -43,9% a spazio. I periodici segnano un calo a fatturato -10,8% e a spazio -9,4%. I Settimanali registrano un andamento negativo sia a fatturato -15,1% che a spazio -9,9%. I Mensili hanno indici negativi sia a fatturato -5,6% che a spazio -8,9%".
Per scaricare l'allegato (con i dati):
http://www.primaonline.it/2012/06/04/106810/pubblicita-sulla-stampa-aprile-2012/
Secondo RISI, la principale fonte di informazione al mondo sull'industria forestale, nei prossimi cinque anni l'offerta di carta da giornale diminuirà di oltre cinque milioni di tonnellate: due milioni di tonnellate in Nordamerica, 2,5 milioni in Europa e circa un milione in Asia. Secondo RISI gli impianti maggiormente a rischio di chiusura sono le cartiere americane ed europee che utilizzano in prevalenza carta riciclata, che avranno sempre più difficoltà di approvvigionamento sia per la concorrenza delle cartiere asiatiche sia per il calo complessivo dei consumi di carta da giornale.
in http://www.editorandpublisher.com.
in http://www.editorandpublisher.com.
Northcliffe Digital, divisione digitale della società editrice di quotidiani locali controllata dal gruppo Daily Mail, ha siglato un accordo con Newsflare, un social network di video amatori. In base all'accordo, Northcliffe Digital potrà utilizzare i video di informazione postati sul network Newsflare riconoscendo un compenso all'autore. La piattaforma Newsflare, disponibile sia su web che tramite app iPhone, sarà completamente gratuita per i videomaker.
http://www.holdthefrontpage.co.uk
http://www.holdthefrontpage.co.uk
In sintesi la fotografia del settore è questa: calano gli investimenti pubblicitari sui mezzi tradizionali, cala il consumo di carta da giornale (che è quella interamente riciclata) e ciò dimostra la tendenza al declino di un modello di editoria giornalistica. Nel contempo le aziende più innmovative produttrici di quotidiani iniziano a trattare i citizen jurnalist come fonti retribuite di contenuti informativi alludendo così a un futuro modello di impresa più partecipata, democratica e condivisa. Mentre in Italia aumentano le restrizioni (laurea obbligatoria) poste all'accesso a una professione nata corporativa e ingabbiata da un insieme di leggi illiberali, negli Stati Uniti il giornalismo professionale è aperto a tutti coloro che producono informazioni.
giovedì 31 maggio 2012
Giornalismo: il 25% dei praticanti lombardi viene bocciato
Attualmente l'ingresso alla professione giornalistica è regolata dagli esami di stato che rappresentano lo strumento di selezione della categoria.
Propongo agli interessati questo articolo di www.giornalismoedemocrazia.it che segnala l'alto numero dei bocciati tra i praticanti lombardi falcidiati soprattutto dalla prova scritta. Ci si chiede come mai le scuole di giornalismo o un praticantato di 18 mesi nelle redazioni, non riescono a insegnare ai neo redattori a scrivere in modo professionale?
I risultati degli esami professionali pubblicati da “Giornalismo e democrazia” hanno provocato molte osservazioni e qualche polemica. Ma l’analisi può andare più in profondità, ad esempio, attraverso la constatazione di quanto accade a Milano, uno dei grandi Ordini regionali della categoria. Impressiona, senza alcun dubbio, il numero di coloro che vengono poi respinti dalle commissioni nazionali.
L’Ordine della Lombardia, insieme con quello del Lazio, è il più grande d’Italia. Nell’arco di 15 mesi (da gennaio 2011, a maggio 2012) ha inviato all’esame di stato 295 candidati. Sappiamo (grazie alla cortesia della presidente Letizia Gonzales) che essi erano così suddivisi: praticanti assunti o d’ufficio 207; praticanti delle scuole 88. I bocciati sono stati 80 (56 “normali” e 24 dalle scuole). Ricordiamo che Milano ha quattro scuole biennali che formano praticanti e li preparano per l’esame di giornalismo.
Il rapporto fra il numero dei praticanti e quello dei bocciati è dunque 295/80. La percentuale di coloro che alle prove di stato vengono rimandati indietro (intorno al 25 per cento) è certamente spiacevole. Sappiamo che la stragrande maggioranza delle bocciature si registra alle prove scritte, mentre quelle orali fanno meno vittime. Dunque, si deve ragionare sulle capacità di scrittura dei praticanti. E ciò anche per quelli delle scuole (24 bocciati su 88), che pure svolgono un addestramento intensivo, piuttosto massiccio, ma evidentemente non sufficiente. Più comprensibile è il rapporto (56 su 207) dei praticanti “normali”, soprattutto perché fra costoro ci sono persone (circa un terzo) che non hanno svolto un’attività regolare, in redazione, ed hanno alle spalle una preparazione talvolta “precaria”.
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domenica 13 maggio 2012
Cassazione: i blog non sono testate giornalistiche
Riprendo questa notizia relativa alla
natura giuridica dei blog dal sito Francoabruzzo.it
Da oggi 10 maggio 2012 i blog (ed i giornalisti) sul web saranno
un pò più liberi. Non hanno l’obbligo di registrarsi presso il
tribunale come testata giornalistica a meno che non ricevano
finanziamenti pubblici. Con questa storica sentenza della terza
sezione della Cassazione i blog non sono stampa clandestina e
non sono un prodotto editoriale.
La sentenza, assolvendo lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina, pone cosi fine a cinque anni di dispute dottrinarie e dibattiti sulla natura dei blog giornalisitici e sulla loro clandestitinità in caso di non registrazione presso l’apposito registro delle testate editoriali del Tribunale.
La sentenza, assolvendo lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina, pone cosi fine a cinque anni di dispute dottrinarie e dibattiti sulla natura dei blog giornalisitici e sulla loro clandestitinità in caso di non registrazione presso l’apposito registro delle testate editoriali del Tribunale.
Carlo Ruta, giornalista e
saggista siciliano, era stato condannato nel 2008 dal tribunale di
Modica per il reato di stampa clandestina, pronuncia confermata poi
nel 2011 dalla Corte di appello di Catania. Il giornalista curava
saltuariamente un blog denominato, Accade in Sicilia,
che forniva un'informazione sui fenomeni mafiosi presenti sul
territorio siciliano che, a un certo punto era divenuto
oggetto di una querela per diffamazione da parte di un Magistrato
sentitosi offeso da alcuni scritti presenti sul blog.
Il tribunale di Modica aveva ritenuto
in primo grado che il blog del saggista fosse una
vera e proprio testata giornalistica, e che, pertanto, da un lato
dovesse considerarsi “prodotto editoriale” secondo quanto
previsto dalla legge nl. 62/2001, dall’altro, proprio in quanto
“stampa periodica, dovesse essere registrato presso il Tribunale
competente. La Corte d’appello di Catania lo
aveva confermato.
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