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martedì 3 settembre 2013
Rho-Monza: la pentolata in video su il Fatto Quotidiano
Segnalo agli interessati che oggi sul sito de Il Fatto Quotidiano è comparso il video girato ieri sera all'UNES con interviste ai rappresentanti del Comitato per l'Interramento e un breve commento della redazione. Qui sopra la riproduzione della pagina che è visibile a questo link.
giovedì 24 gennaio 2013
Il Fatto, un nuovo modello di giornale in bilico tra carta e web
Segnalo agli interessati questo stralcio di un articolo di Marco Valle apparso su www.lettera43.it 22/1/2013 che analizza le difficoltà de Il Fatto Quotidiano che rappresenta bene il tentativo di far vivere in Italia un nuovo modello di giornale basato in prevalenza sul sostegno dei lettori. L'edicola e la pubblicità sono ancora la fonte principale dei guadagni, ma la frontiera è la vendita di contenuti sul web.
Il Fatto Quotidiano, unico vero
successo dell'editoria cartacea degli ultimi anni è anch'esso alla
ricerca di un difficile equilibrio economico per affrontare il 2013.
Il cambio della guardia alla direzione
del giornale tra Peter Gomez e Antonio Padellaro è solo una
questione di tempo: qualche settimana per lasciar passare le elezioni
politiche e mettere a posto gli equilibri di vertice interni.
L'edizione cartacea e quella online dovranno collaborare sempre più
strettamente e la ragione sta nei numeri.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it,
nel novembre 2012 Il Fatto in edicola ha venduto una media di 49 mila
copie giornaliere: un risultato positivo, ma in calo del 30,9%
rispetto alle 71 mila registrate mediamente nel 2011. Preoccupa anche
il dato sugli abbonamenti, scesi nello stesso periodo a 1.884, contro
i 4.242 dell’anno prima (-55,5%). La raccolta pubblicitaria a cura
di Publishare, secondo le stime, è stata di circa 1,6 milioni di
euro a fine 2012.
La carta, tra edicola e pubblicità,
secondo quanto ha dichiarato Gomez nel suo editoriale di fine anno -
e secondo quanto ha ribadito l'amministratore nel suo annuncio pro
“abbonamento responsabile” - è al momento il sostegno economico
più importante per tutto, anche per l'online, ma lo spreco di carta
(per vendere 49mila copie il giornale ne deve stampare più del
doppio) e un sistema distributivo che non permette di fare invii
mirati, fanno sì che l'azienda non guadagni più come una volta.
L'utile stimato per il 2012, infatti, è
di circa 4 milioni di euro. Sempre di tutto rispetto, ma in calo
rispetto ai 4,5 milioni del 2011 e ai 5,8 milioni del 2010. Da qui
l'idea di un abbonamento direttamente in edicola, per abbassare le
rese, e quindi gli sprechi, e recuperare redditività prima di
passare gradualmente all'online. Un percorso oneroso. Il sito del
quotidiano, infatti, costa circa 2,5 milioni di euro all'anno e ha
prodotto ricavi pubblicitari lordi per 800 mila euro nel primo
semestre 2012 secondo i numeri forniti da MyAds Advertising, la
concessionaria che curava la raccolta. Pare quindi inevitabile la
strada di mettere a pagamento parte dei contenuti.
martedì 11 dicembre 2012
Informazione: web o carta quel che conta è la professionalità
Ricevo da Oscar Figus e segnalo ai lettori questo interessante commento sul tema del giornalismo e del modo di fare informazione nell'era di internet e dei social network.
Oscar ci conferma che oggi, a fronte di qualsiasi articolo scritto su un giornale, un lettore grazie al web, a Google e Wikipedia e altri mezzi gratuiti di informazione, può approfondire e spiegare in modo anche radicalmente diverso "i fatti" esposti dal giornalista in modo parziale e tendenzioso (nel caso di una testata come il Fatto o Libero, per fare due esempi, ciò è abbastanza normale). Compito di un giornale non è affermare le tesi e le opinioni dei suoi redattori come verità rivelata o peggio raccontare ai lettori solo "i fatti" che vogliono sentirsi raccontare. Questo casomai può essere la mission di un blog, cioè del diario personale di un cittadino che lo alimenta con le sue opinioni, idiosincrasie, amori, illusioni e rancori. Al contrario un giornale deve presentare sempre e comunque tutti i fatti di cui è a conoscenza e solo dopo offrire al lettore una chiave di lettura, mettendolo però prima in condizione di giudicare. I giornalisti de il Fatto non usano Google e non consultano Wikipedia oppure pensano che loro compito sia spacciare ogni giorno la loro dose di parzialità e tesi precostituite?
Oscar ci conferma che oggi, a fronte di qualsiasi articolo scritto su un giornale, un lettore grazie al web, a Google e Wikipedia e altri mezzi gratuiti di informazione, può approfondire e spiegare in modo anche radicalmente diverso "i fatti" esposti dal giornalista in modo parziale e tendenzioso (nel caso di una testata come il Fatto o Libero, per fare due esempi, ciò è abbastanza normale). Compito di un giornale non è affermare le tesi e le opinioni dei suoi redattori come verità rivelata o peggio raccontare ai lettori solo "i fatti" che vogliono sentirsi raccontare. Questo casomai può essere la mission di un blog, cioè del diario personale di un cittadino che lo alimenta con le sue opinioni, idiosincrasie, amori, illusioni e rancori. Al contrario un giornale deve presentare sempre e comunque tutti i fatti di cui è a conoscenza e solo dopo offrire al lettore una chiave di lettura, mettendolo però prima in condizione di giudicare. I giornalisti de il Fatto non usano Google e non consultano Wikipedia oppure pensano che loro compito sia spacciare ogni giorno la loro dose di parzialità e tesi precostituite?
Caro Carlo, come già si evince dal tuo articolo e
dai commenti, il problema non è tanto la discriminante web/carta o
gratuito/a pagamento, ma la professionalità di chi scrive.
Come per qualsiasi mestiere nella
professione del giornalista ci sono regole e buone prassi che possono
essere seguite oppure no.
Ti porto ad esempio questo articolo di
un noto quotidiano (il Fatto) con ampia diffusione sul web che inizia così: "Ecco come la
politica s’è mangiata la gallina dalle uova d’oro. L’asta
deserta per la vendita liquida definitivamente le ambizioni di quello
che doveva essere il “polo autostradale del Nord”. Eppure nel
2006 la società era un gioiello e macinava 37 milioni di utili. Sei
anni dopo, ultima semestrale di cassa, ne dichiara sette. Con 700
dipendenti e 300 milioni di debiti"
Caspita da 37 a 7 milioni di utili, 700
dipendenti e 300 milioni di debiti in sei anni di gestione è un
brutto risultato. E in questi sei anni si sono succedute
amministrazioni di colore opposto. La tesi, avvalorata dalla foto in
home page, è la solita contro la casta della politica rappresentata
dai due partiti maggiori. L'articolo non spiega molto di più;
aggiunge a sostegno 5 mila tessere autostradali gratuite, l'affaire
Gavio e assunzioni in quota, più una serie di nomi di persone
collegate a fatti al vaglio della magistratura (che potrebbe valutare
diversamente quelle che per il momento sono le tesi del PM).
Ora, sia chiaro, io comunque non
contesto qui la tesi (abbiamo una infinità di altri esempi di
malapolitica) ma mi lascia perplesso la costruzione dell'articolo. Io
immagino il giornalista come una persona che fa delle ricerche,
raccoglie delle notizie e le organizza, poi presenta le informazioni
e ne trae delle conclusioni o, viceversa, fa una affermazione e poi
porta i dati a sostegno. Perché se non si fa così si alimenta
una posizione senza informare i cittadini (che credevo fosse lo scopo
del giornalismo).
In questo articolo invece la tesi è
all'inizio ma poi non viene spiegata nel dettaglio, nonostante una
parte del quale sia riscontrabile in rete usando google e avendo
voglia di leggere (e immagino che i giornalisti abbiano anche altre
fonti).
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