Visualizzazione post con etichetta sindacato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sindacato. Mostra tutti i post

lunedì 2 dicembre 2013

GE. TRA. ME licenzia un lavoratore perché ha osato chiedere lo stipendio

Segnalo ai lettori questo comunicato emesso dalla Filt CGIL di Monza e Brianza per denunciare il licenziamento a Paderno Dugnano di un lavoratore dipendente della GE.TRA.ME, società che fa parte del gruppo di aziende di proprietà della famiglia Merlino, attiva nel settore dei rifiuti speciali. 
 
COMUNICATO STAMPA
Alla GE.TRA.ME, se chiedi lo stipendio, vinci una lettera di licenziamento
 
È quello che è accaduto ad un lavoratore della Ge.Tra.Me di Paderno Dugnano venerdì 30 novembre che, al termine del proprio turno di lavoro, si è visto chiamare in ufficio e notificare una lettera di licenziamento, così, giusto perché sia chiaro che, non solo ti faccio lavorare, ma pretendere pure che ti paghi lo stipendio quello no, è insopportabile!
Oggi i colleghi, anche loro a credito di un paio di mensilità, hanno scioperato in massa contro il licenziamento e si preparano a farlo anche nei prossimi giorni se il licenziamento non verrà ritirato e le spettanze arretrate saldate.
Abbiamo chiesto all'azienda un incontro urgente, ma dall'azienda nessuna risposta.

Salvatore Campisi 
Segretario Generale
Filt Cgil Monza e Brianza


Ge.Tra.Me Srl, è una società di Palazzolo Milanese. Ha sede in via Mazzini 101, all'interno dell'area dove aveva sede l'Eureco (oggi SIMAS).
L'azienda opera nel settore del trasporto, trattamento e smaltimento dei rifiuti industriali fin dal 1980, iniziando l'attività come raccoglitore dell'olio esausto presso le officine meccaniche di riparazione auto e utilizzando da sempre mezzi all'avanguardia e evoluti tecnologicamente. Attualmente dispone di n.30 automezzi idonei per il trasporto delle merci e dei rifiuti pericolosi.

giovedì 10 gennaio 2013

Amianto: il candidato Ambrosoli si impegna


Umberto Ambrosoli, candidato alla presidenza di Regione Lombardia per il centrosinistra, mette la lotta all'amianto nel suo programma elettorale. Lo ha fatto incontrando una delegazione del Comitato Prevenzione Amianto Lombardia, costituito da Cgil Lombardia, Inca-Cgil e Associazione Ambiente Lavoro, per predisporre piani di intervento, con particolare riferimento al territorio di Broni e ai siti industriali dismessi. La notizia è pubblicata da Rassegna.it 
In Lombardia, sostiene il Comitato sindacale, è concentrato il 36% della presenza di amianto di tutta l’Italia, e sono circa 300 ogni anno i casi di decessi per mesotelioma causati da esposizione prolungata all’amianto. "Si pone quindi la necessità di un programma pluriennale certo di smaltimento dell’amianto dagli ambienti di vita e di lavoro di milioni di cittadini lombardi”.
L’obiettivo è arrivare all’annullamento della presenza dell’amianto sul territorio regionale entro il 2020, e alla nascita di sportelli sanitari specializzati.
“La salute dei cittadini – ha detto Ambrosoli – si persegue anche e soprattutto attraverso la prevenzione e le iniziative che possono rimuovere le cause dell’insorgenza di patologie come nel caso dell’amianto. E per questo l’impegno, quando sarò presidente, sarà quello di mettere in atto tutte le iniziative che possano portare alla completa eliminazione dell’amianto dalle case e dalle industrie lombarde. È una necessità impellente e urgente perché ancora c’è molto da fare e deve essere affrontata in tempi brevissimi”.
 

mercoledì 6 giugno 2012

Lotta di classe con il terremoto

Aggiungi didascalia
La terra continua a tremare in Emilia, c'è stata nuova forte scossa all'alba di oggi a Ravenna e Cervia (magnitudo 4,5), ma le aziende continuano a premere sui dipendenti perché riprendano a lavorare per di più assumendosi personalmente il rischio di tornare al lavoro.
"Ciascun dipendente che ritiene opportuno continuare a svolgere la propria attività, libera la proprietà da qualsiasi responsabilità penale e civile". È il testo di una lettera che i dipendenti di Forme Physique srl, azienda del settore moda-abbigliamento di Carpi, si sono visti recapitare il 4 giugno, a pochi giorni dal terremoto che ha provocato danni a centinaia di imprese della Bassa modenese. Lo denuncia la Cgil Emilia-Romagna che sta ricevendo segnalazioni su alcune aziende che cercano di aggirare l'ordinanza del dipartimento della protezione civile (i datori di lavoro hanno l'obbligo di verificare la sicurezza delle strutture), facendo firmare ai lavoratori le liberatorie individuali che la foto riproduce.
"E' un'indecenza" commenta il sindacato che ha ricordato i diciotto i morti sul lavoro per questo terremoto che ha drammaticamente dimostrato l'inaffidabilità dell'edilizia industriale che dovrà venire affrontata al più presto con nuove norme più adeguate. Basta pagare con la vita la flessibilità e la deregulation voluta dalle imprese.

martedì 29 maggio 2012

Terremoto, padroni e operai


Il sisma di stamattina ha schiacciato sotto le macerie dei capannoni industriali gli operai tornati al lavoro a una settimana dalla scossa devastante del 20 maggio. La fretta e l'ansia di ricominciare (la loro e quella dei datori di lavoro) è stata fatale. E la polemica è già scoppiata tra sindacati e Confindustria.
Il sindacato, alla luce della nuova tragedia, ampiamente annunciata, dice per bocca di Susanna Camusso, leader della CGIL: "tutto mi fa pensare che non si è provveduto alla messa in sicurezza degli stabilimenti prima di far tornare le persone al lavoro". Subito gli risponde il neopresidente degli industriali, Giorgio Squinzi che difende le aziende con queste parole: "Non è vero che sono crollati capannoni di carta velina, quelli nel settore della ceramica erano signori capannoni, costruiti con tutti i crismi. Quindi mi sembra che i crolli siano da attribuire alla fatalità".
Le prime analisi sulla struttura dei "sicurissimi" capannoni che piacciano tanto a Squinzi dicono che gli edifici crollati sono antecedenti la normativa antisismica del 2005, e che apparterrebbero a una tipologia particolare: capannoni prefabbricati in cemento armato con copertura orizzontale a travi e tegoli. In pratica il sisma ondulatorio avrebbe fatto slittare le travi dai pilastri sui quali poggiavano senza essere fissate provocando il crollo.
Come si vede il termine fatalità piace molto agli industriali che lo usano sempre per coprire la loro coscienza sporca. Lo ha usato anche il predecessore di Squinzi, Emma Marcegaglia, l'anno scorso in occasione della sentenza di condanna dei manager tedeschi al processo Thyssenkrupp, ottenendo un vergognoso applauso dall'assemblea dei suoi pari.