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giovedì 18 settembre 2014

Vasche di laminazione: nuove aree umide per il Seveso

La prossima settimana a Palazzolo si parlerà  di "vasche di laminazione", le strutture di contenimento delle piene del Seveso che gli enti locali Regione Lombardia in testa, hanno deciso  di installare lungo  l'asta del fiume. Una di queste vasche dovrebbe venire realizzata nel quartiere a Nord di Paderno Dugnano.
La serata è stata promossa e organizzata dalla lista ambientalista delle Coccinelle e ad essa parteciperanno oltre a esponenti della lista civica anche personaggi di  Senago e del  quartiere milanese di Niguarda, il più colpito  dalle esondazioni.
I temi di discussione saranno  il "Contratto di Fiume", sottoscritto nel 2006 da 46 Comuni e due Province (Milano e Como), il progetto di Palazzolo, l'utilità delle vasche, il punto di vista di Milano e le possibili sanzioni europee.
Questo blog ha parlato molte volte di questi temi e la mia posizione in merito è già stata più volte illustrata. Non condivido l'atteggiamento e il pensiero di chi ha deciso che le vasche sono il "male assoluto" per il nostro territorio e non vanno realizzate perché nocive e inutili. Io credo invece che quella delle vasche di laminazione sia non la soluzione ma "uno strumento che però si può e a mio avviso si deve usare per evitare ogni anno il  ripetersi di danni materiali ben più gravi e onerosi per l'ambiente e i cittadini di quelli che potrebbero venire apportati dalla presenza per pochi giorni l'anno di acqua del  Seveso in ben definite aree opportunamente impermeabilizzate e destinate a venire svuotate e restituite all'ambiente naturale finita la piena. Naturalmente le vasche "tampone" devono essere tali e far parte di un progetto complessivo di soluzione del problema a livello di fiume, cioè intercomunale e regionale" (nella foto il bacino  di fitodepurazione realizzato dal Consorzio Adige-Bacchiglione). Un progetto che preveda la creazione ex novo e il ripristino di aree umide una delle quali potrebbe benissimo essere l'area di laminazione di Palazzolo, che oltre a contenere le piene se correttamente gestite con la piantumazione e la raccolta periodica di apposite specie vegetali (canne palustri, giacinti d'acqua, lemna minor, ecc)  avrebbero anche la funzione di depurare l'acqua inquinata da metalli pesanti e nutrienti organici in eccesso.
Anche il Seveso  ha bisogno  di un progetto di largo  respiro e di durata medio lunga, un progetto che coinvolge i cittadini certo, ma  che necessita di una battaglia politica intelligente (non basata solo sui no) per venire realizzato. 

sabato 26 luglio 2014

Il Seveso colpisce il centro di Milano


Una voragine di 12 metri per 6 si  è improvvisamente spalancata stamattina alle 7 in Corso di Porta Romana, nel centro storico  di Milano. Le piogge di questi giorni che hanno ingrossato a dismisura il Seveso (fiume che con le sue acque alimenta la fognatura milanese realizzata dai romani) hanno fatto collassare una parte delle gallerie sotterranee che percorrono la città, da Nord a Sud.
Ormai è evidente a tutti, il tessuto  urbano milanese (vecchio di millenni) fisicamente non regge più e realizzare finalmente quegli interventi strutturali di cui si discute da troppo  tempo senza poi fare niente è obbligatorio se non si vuole assistere ad altri e più gravi crolli, che possono dare luogo a ben più gravi tragedie.
Finora il Seveso ha colpito con  le sue piene la periferia Nord della metropoli, ma adesso che il  fiume bussa direttamente alla  porta di Palazzo Marino forse il sindaco e gli amministratori della orgogliosa capitale lombarda si daranno da fare. 

venerdì 18 luglio 2014

Scarichi fognari abusivi nel Seveso

Ho ricevuto l'altro ieri da Stefania Persona questa lettera corredata da 2 fotografie

Visto che nessuno interviene vi scrivo, a nome di tutti noi condomini, così magari dando la notizia sui blog qualcuno interviene: ASL (?), Comune (?). Oggi ho avuto la conferma, che l'odore di fogna , che sentiamo, da ieri sera, fortemente davanti ai nostri palazzi ed entra anche in casa, viene dal Seveso, che è a secco.
Mi hanno spiegato: perché hanno chiuso il collettore, al quale, se non sbaglio stanno facendo dei lavori, pertanto abbiamo nel greto del torrente (mi  hanno detto oggi) degli scarichi abusivi di liquame, proprio in quella zona, il quale con il caldo evapora ed inoltre avendo tolto tutta la vegetazione nel terreno ora di Serravalle (ex Villa), non è più mitigata la puzza solita e, pertanto adesso abbiamo il Seveso a vista, mentre prima era nascosto molto bene: da arbusti e materiale di cantiere.
Crediamo che comunque ci sia un problema di igiene, oltre che di "puzza di wc". Non credo che, comunque qualcuno intervenga, perché oramai siano una zona di frontiera e tutto e lecito, ma secondo me è importante che si sappia.
Grazie
Allego 2 foto che mi ha mandato un gentile cittadino padernese e metto anche la pacth di quanto mi scrive: "Eccole. Il  4 luglio mattino l'acqua a nord dello scarico apparentemente era limpida. Dopo lo scarico era chiaramente torbida e puzzolente. Trattasi di scarico fognario".  


I CONDOMINI DI VIA SAN MICHELE 14-16   

mercoledì 9 luglio 2014

Alluvione del Seveso, i padernesi documentano i danni


Caro Carlo, ti mando queste foto scattate, da mio figlio Edoardo Bonotto, ieri. Questa è la vista della Via della Pace a Paderno Dugnano, dove con l'aiuto dei GOR, hanno liberato cantine e box dei residenti, già attivi dalla notte precedente.
Se vuoi integrare il tuo servizio sull'esondazione Seveso, tanto per dovere di cronaca, visto che via della Pace è una tra delle via maggiormente danneggiate e nella zona verso Cusano. 
Ciao e grazie
Stefania Persona

martedì 8 luglio 2014

Seveso: cosa sta facendo la Provincia

A proposito del Seveso e delle sue piene, da un recente comunicato stampa diffuso dalla Provincia di Milano ricavo queste informazioni che ritengo utile diffondere. (la foto dell'esondazione a Palazzolo è di Fabrizio Allegro)

"Per quanto riguarda inoltre le opere connesse alla salvaguardia idraulica del bacino del fiume Seveso, si ricorda che la Provincia di Milano, dopo aver realizzato i lavori per il raddoppio del Canale Scolmatore di Nord Ovest, da Palazzolo Milanese a Senago, conclusasi nel 2004, ha approvato in Giunta lo scorso 10 giugno la progettazione esecutiva e l'esecuzione dei lavori per un importo complessivo di circa Euro 15 ML (IVA Inclusa), per l'Adeguamento funzionale del Canale Scolmatore di Nord Ovest. 
I lavori prevedono di adeguare il restante tratto di canale per consentire di derivare il transito verso il nodo idraulico di Vighignolo di un massimo di 36 m3/s, rispetto al totale prelevato dal Seveso. Inizialmente interesseranno il canale scolmatore in due punti: Via De Gasperi – Via Pace nel territorio del Comune di Rho  e via Martiri di Marzabotto – via Brodolini nel Comune  di Senago. La consegna dei lavori è prevista per luglio 2014.
Si sottolinea inoltre che il sistema per la gestione delle manovre per la scolmatura del Seveso mediante deflusso nel Canale Scolmatore Nord Ovest, si attiva autonomamente secondo un preciso protocollo a partire della segnalazione di criticità letta alla stazione di telerilevamento di Cesano Maderno. Tale sistema anche in quest’occasione è stato attivato con tempistiche e modalità corrette".

Questa la dichiarazione di Cristina Stancari, Assessore all’Ambiente e Risorse naturali, Franco De Angelis, Assessore alla Pianificazione territoriale e di Stefano Bolognini, Assessore alla Protezione civile della Provincia di Milano in merito all’esondazione del Seveso.

Seveso: quando il bene comune bussa alla porta

Il fortissimo temporale di stanotte ha fatto, com'era prevedibile,  straripare il Seveso e poco prima dell'alba l'acqua limacciosa del torrente ha allagato una zona di Palazzolo ed è arrivata fino al centro di Dugnano, tra le vie Oslavia, Edera e Rotondi.
Acqua alta anche nella piazza del mercato (a sinistra una foto scattata stamattina presto) che oggi non si è potuto tenere.
Il Seveso ormai non dà tregua e più le autorità continueranno a rimuoverne la pericolosità senza fare nulla di concreto e i cittadini a fregarsene come loro solito, se non vengono direttamente allagati e ricoperti di melma, più la nostra città andrà sott'acqua ad ogni temporale.
I cittadini soprattutto devono svegliarsi dal torpore civico che li addormenta. Seveso, Rho-Monza, Leganti Naturali (chi l'ha più vista?), Eureco, inceneritore, cosa aspettano i padernesi, di morire affogati, avvelenati, cementificati prima di reagire e cominciare a interessarsi del bene comune, al posto di continuare a farsi gli affaracci loro?   
(gli autori delle fotografie sono Baracchi, Caputo, Zilioli)

sabato 28 giugno 2014

El Seves, la "fogna" del Nord Milano che vuol tornare fiume

Il  Seveso,  le sue piene devastanti che allagano Milano e la "non soluzione" delle vasche di laminazione che si vorrebbero  costruire a Senago e Palazzolo sono  periodicamente all'ordine del giorno. Se ne parla e scrive da decenni, per un po', poi tutto si infila nel cono d'ombra mediatico fino al prossimo  disastro annunciato. 
Penso di dare un utile contributo alla discussione che ha coinvolto in questi giorni Giuranna, me e Giorgio Grassi, e che a mio avviso dovrebbe continuare e coinvolgere molti più cittadini,  riproponendo una piccola ma informata inchiesta realizzata da Nicoletta Saita nel luglio 2010 a conclusione del primo  corso di giornalismo da me tenuto, pubblicata sul giornalino realizzato dagli allievi che si intitolava "post-it". Vi si parla di contratti di fiume  di investimenti, di progetti,ma chi li  ha visti? (la foto sotto scattata dal ponte di via Rotondi è mia mentre quella qui sopra è stata ripresa dal Corriere.it). Buona lettura.

Questo torrente, alle sue origini, è puro e innocente: nasce sul Monte Olimpino, nel comasco, nel territorio di Cavallasca, a 490 m s.l.m.; scorre nel proprio alveo a cielo aperto fino a Milano Niguarda, per 50 km, poi entra nel Naviglio Martesana e da qui nella rete interna alla città fino a che le sue acque entrano nel Redefossi ed infine nel Lambro Settentrionale. Nella prima parte del suo percorso vanta persino sei affluenti: cinque sulla sponda sinistra (Rio Rossola, il Rio Acquanegro, S.Antonio, Serenza e Certosa o Tarò), uno, il torrente Comasinella, sulla sponda destra. Nonostante questi apporti, il Seveso, in condizioni completamente naturali e in periodi di scarse precipitazioni, dovrebbe risultare asciutto, perlomeno nel suo medio e basso corso; avrebbe cioè quello che si definisce un “carattere torrentizio”. Nel tempo sono però intervenuti fattori fisici ed antropici che l’hanno reso un fiume: le acque piovane provenienti da vaste aree impermeabilizzate (dalla cementificazione urbana), i sistemi fognari e gli scarichi dei depuratori di Carimate e di Fino Mornasco, hanno innalzato i valori della portata media e creato seri problemi di esondazione. Il fenomeno in sé non sarebbe negativo: arricchirebbe il regime idrico del nord e sud-est di Milano, consentendo utilizzi multifunzionali, in primo luogo agricoli; tuttavia la pessima qualità di quest’acqua, ci fa ben comprendere la necessità che essa non esondi. I gravi problemi posti dal Seveso sono perciò di due ordini: idraulico e di inquinamento idrico. 
Il primo esplode nel nodo di Niguarda, dove in occasione di eventi meteorici anche non eccezionali si producono allagamenti di aree abitate. Il canale scolmatore infatti, localizzato a Palazzolo, ha parzialmente risolto il problema, consentendo attualmente di derivare una portata massima di circa 30m³/s. Tuttavia il fenomeno è divenuto negli anni sempre più preoccupante, perché i sottobacini degli impianti di Varedo e Bresso che raccolgono le acque di 14 comuni (tra cui il nostro) le scaricano nel Seveso a monte di Niguarda. 
Il secondo grave e noto problema è quello della qualità dell’acqua, che a nord di Milano è pessima. Il valore dell’azoto ammoniacale, ad esempio, superiore a quello accettabile, impedisce la vita acquatica. L’inquinamento microbiologico è tre volte superiore a quello ammesso per l’attività balneare e i valori dei metalli pesanti sono preoccupanti. È sconcertante poi scoprire come la parte più consistente dell’inquinamento idrico avvenga per via industriale (lo denotano le quantità di rame, zinco, mercurio, cromo) a nord di Lentate, in provincia di Como, ambiente peraltro di significativo valore ecologico. Il territorio in provincia di Milano (il nostro) aggiunge anch’esso consistenti quote contaminanti di origine civile e industriale. Fra Lentate e Niguarda si presentano così i problemi più importanti a livello idraulico, inquinologico, ecologico e fruitivo.
Si tratta di una zona densamente e continuativamente urbanizzata, che ha ristretto l’alveo fluviale e lo ha canalizzato in molti tratti per edificare; le sponde naturali sono ormai residui dove abbondano sterpaglia, rifiuti, ratti e scarichi abusivi. È divenuto un bacino “scolante” spesso impermeabilizzato e collettore di acque reflue miste (bianche e nere).
Oggi, perso ormai il suo uso sociale e ambientale, fluisce come un intruso tra 23 comuni, che gli devono tuttavia la loro strutturazione: pievi, centri fortificati e ville sono nati sulle sue sponde, che hanno orientato gli assi di comunicazione con Como, la centuriazione milanese, il sistema idraulico di Milano e i binari delle ferrovie Nord. L’impressione però è che nessuno ne abbia memoria. 


giovedì 26 giugno 2014

Seveso, vasche di laminazione: il bene comune ha bisogno di progetti

Giuranna, il leader delle  Coccinelle ha lanciato suo suo blog il  tema delle vasche di laminazione sostenendo che non sono la soluzione al problema delle esondazioni periodiche (cioè stagionali) del Seveso che allagano pezzi sempre più consistenti  di Milano e di altri centri dell'area Nord Milanese. La soluzione per lui è semplice e si concentra nello slogan "Stop al  consumo  di suolo" che come  tutti sanno è facile da dire, ma molto, molto difficile da attuare su scala anche solo cittadina perché gli interessi materiali che vanno  contro questa politica virtuosa sono molti e radicati nella  società: i risultati  elettorali padernesi purtroppo sono lì a dimostrarlo.
Gli ha risposto oggi  Giorgio Grassi, ex assessore all'Ecologia della giunta Massetti ed ex consigliere comunale della scorsa amministrazione  con un intervento puntuale nel quale sostiene che:
"Le vasche di laminazione sono una falsa soluzione, semplicistica e come tutte le soluzioni semplicistiche sono contro il territorio ed i cittadini (Rho Monza insegna). Primo: occorre non ricoprire ulteriore suolo.
Secondo: occorre restituire a quello coperto la permeabilità (coperture permeabili, tetti verdi, recupero ed utilizzo delle acque meteoriche, risparmiare acqua potabile utilizzando acqua meteorica, separazione delle acque bianche nere e meteoriche).
Terzo: il Contratto di fiume Seveso deve riprendere vigore, mettendo in atto le politiche di disinquinamento che vi sono previste e le azioni di miglioramento della rete fognaria descritte sopra.
Quarto: il manufatto dello scolmatore deve essere utilizzato con tempestività e portato in tutta la sua lunghezza alla medesima portata permettendo così l'accesso delle acque in maniera ambientalmente sostenibile in Ticino.
Occorrono però idee, volontà politica e considerare il Parco comunale/locale/regionale (scegliete voi la dimensione…) del Seveso, come opportunità di miglioramento del territorio e non un problema..".
Inutile dire che sono  d'accordo su tutti i punti e che preferisco l'intervento di Grassi che articola il  suo pensiero facendo proposte concrete di politiche precise di gestione territoriale attuabili nel medio-lungo periodo, e non si  limita agli slogan come invece fa Giuranna.
La soluzione delle vasche di laminazione è una "non soluzione" ma uno strumento tampone che però si può e a mio avviso si deve usare per evitare ogni anno  il  ripetersi di danni materiali ben più gravi e onerosi per l'ambiente e i cittadini di quelli che potrebbero venire apportati dalla presenza per pochi giorni l'anno di acqua del  Seveso in ben definite aree verdi opportunamente impermeabilizzate e destinate a venire svuotate e restituite all'ambiente naturale finita la piena. Naturalmente le vasche "tampone" devono essere tali e far parte di un progetto complessivo di soluzione del problema a livello di fiume, cioè intercomunale e regionale.
Mi sono occupato del  problema a Monza nel novembre del  2002 dopo la  disastrosa alluvione del Lambro che ha allagato il centro storico della  città. La vasca di  laminazione naturale c'era, era molto grande ed è stata usata (come da secoli), la Valle dei Sospiri del Regio Parco che essendo più bassa di circa un metro e mezzo del  livello del Parco viene allagata in caso di necessità,  ma questo naturale bacino di contenimento quella volta non era bastato a salvare la città e a Monza c'erano stati molti milioni di euro di  danni e anche vittime umane.
Come hanno  reagito le istituzioni locali? Hanno realizzato un progetto di interventi idraulici di riqualificazione fluviale affidati al Parco Regionale della Valle del Lambro che dopo aver individuato una serie di azioni (consolidamento delle aree di spandimento naturale, interventi per il miglioramento della qualità delle acque e dell’habitat di affluenti del Lambro, Interventi per il miglioramento dell’habitat e per la valorizzazione di specchi d’acqua esistenti. Creazione di aree umide in linea per il miglioramento dell’habitat del fiume Lambro) ha fatto una relazione idrologico-idraulica e una relazione geologica della Valle  del Lambro.
Il progetto prevede dunque la creazione ex novo e il ripristino di aree umide tra cui l'area di laminazione di Inverigo realizzata nell'area di spandimento naturale del fiume.
Anche il Seveso  ha bisogno  di un progetto di largo  respiro e di durata medio lunga, un progetto che coinvolge i cittadini certo, ma  che ha anche bisogno  di una battaglia politica per venire realizzato perché sappiamo benissimo che come è ovvio destra e sinistra hanno due visioni e due soluzioni da proporre: la prima ama per sua natura le soluzioni tampone che danno  luogo  a disastri permanenti, la seconda cerca invece di proporre soluzioni studiate, meditate e condivise che mantengano in primo  piano gli  interessi prevalenti dei cittadini e del territorio visto come bene comune.

giovedì 6 febbraio 2014

Seveso, no alle vasche di laminazione, si al risanamento del fiume

Ho ricevuto dal Partito Democratico padernese questo comunicato che informa sull'incontro che si è tenuto martedì a Senago avente per oggetto le vasche di laminazione delle piene del Seveso che Regione Lombardia vorrebbe realizzare nei territori di Senago, Paderno Dugnano e altri comuni dell'asta del fiume.
Un progetto discutibile perché è di carattere emergenziale, perché coinvolge comuni come Senago che non sono rivieraschi del Seveso, ma attraversati dal canale scolmatore, e infine perché il progetto vasche viene spacciato per la soluzione definitiva del problema.
Siamo alle solite, Regione Lombardia non investe un euro nel risanamento del fiume e del territorio che vi riversa le sue acque nere e bianche, ma impone ai comuni di farsi carico di una non soluzione che si risolve nella creazione di laghi di acqua sporca, una sorta di discarica permanente di liquami inquinati.

Si è svolta ieri, presso la Villa Sioli a Senago, la conferenza stampa del Partito Democratico sul sistema di vasche di laminazione che la Regione Lombardia vuole costruire lungo l’asse del Seveso e canale scolmatore CSNO al fine di ridurre l’impatto delle ricorrenti piene del fiume, soprattutto sulla zona nord di Milano.
Presenti L’onorevole Eleonora Cimbro, il Sindaco di Senago Lucio Fois, Il responsabile provinciale del PD sui temi ambientali Luca Elia, i coordinatori cittadini del PD di Senago, Bollate e Paderno Dugnano, Mozzi, Torri e Figus.
I promotori si sono detti consapevoli che la situazione di allagamento della zona di Niguarda vada affrontata e che si debba salvaguardare il parco del Ticino dall'afflusso delle acque inquinate del Seveso attraverso il canale scolmatore.
Ma proprio per questo si ritiene prioritario il disinquinamento del Seveso, con un piano regionale attraverso il contratto di bacino, analogamente a quanto fatto con successo sull'Adda, ed una serie di azioni di sostenibilità ambientale e non il continuo ricorso a opere in chiave emergenziale.
Il Seveso deve diventare una risorsa per i territori che attraversa.
Si continui quindi, come si è solo recentemente cominciato a fare, con una diversa strategia di apertura del canale scolmatore CSNO e vengano eliminate le strozzature portandolo tutto allo stesso calibro al fine di svolgere il suo compito in modo più efficiente che nel recente passato.
Si operi a livello regionale, sui comuni dell'asse del Seveso, affinché vengano gestite separatamente le acque bianche, le acque nere e le acque meteoriche, depurando le acque nere e gestendo in modo sostenibile le acque meteoriche che devono restare nei territori di caduta attraverso la ripermeabilizzazione del suolo, l'inverdimento e - al limite - attraverso pozzi perdenti, diminuendo così il contributo di acque al Seveso, soprattutto il contributo di acque inquinate.
La stessa città di Milano però corregga le inefficienze della propria rete fognaria.
Si agisca infine in modo più efficace contro chi inquina in modo illegale, aumentando i controlli e gli interventi.
Questi interventi, fatti insieme, renderebbero inutile il ricorso alle vasche di laminazione che invece, in assenza di questi, diventerebbero rapidamente vasche di decantazione per fanghi e inquinanti vari, con costi altissimi di manutenzione e deperimento delle aree di afferenza, su gli unici territori che hanno gli spazi per contenerle, quelli appartenenti ai comuni più virtuosi, quelli cioè che meno di altri hanno consumato suolo. E' anche una questione di giustizia.
Non vogliamo le vasche e non vogliamo il continuo ricorso alle opere di carattere emergenziale. Vogliamo una seria politica per il territorio.

mercoledì 23 maggio 2012

Seveso, cade la giunta. Al Nord PdL e Lega sempre più distanti

Il sindaco Pdl di Seveso, Massimo Donati, si è dimesso. Causa dell'esito traumatico del conflitto tra lui, la Lega e parte del suo stesso partito, il casello della Pedemontana che Donati ha accettato contro il parere dei tre assessori del Carroccio. Questi, per protesta, nei giorni scorsi si erano dimessi, mentre i sette consiglieri i della Lega avevano disertato l’ultima seduta del consiglio comunale.
La lettera di dimissioni che è stata consegnata al segretario comunale, se non verrà ritirata entro venti giorni, aprirà le porta al commissario prefettizio e a nuove elezioni. Crolla così miseramente anche un altro caposaldo della destra in Brianza che si aggiunge a quelli che sono stati bocciati dagli elettori lo scorso fine settimana. La faglia che ormai divide gli orfani di Berlusconi dagli orfani di Bossi continua ad allargarsi al Nord e il movimento tellurico non accenna a fermarsi.
Anche a Paderno Dugnano i segnali dei sismografi registrano questo progressivo allontanamento che somiglia alla deriva dei continenti. Ieri sera in consiglio comunale ad esempio si è registrata un'altra spaccatura (dopo quella sul commercio di due mesi fa) tra PdL e Lega. Allora i padani avevano scelto di astenersi su un ordine del giorno proposto dall'opposizione (contraria alla liberalizzazione degli orari dei negozi) differenziandosi dal Pdl che lo aveva invece bocciato. Ieri sera la Lega aveva presentato un OdG in cui chiedeva al Consiglio di sollecitare la Regione a fare una nuova legge che preveda agevolazioni economiche per il riscatto dei diritti di superficie. Se lo è visto respingere oltre che dal voto negativo della minoranza, anche dall'astensione irridente del PdL ("la Regione le sue leggi se le deve fare da sola" ha detto il capogruppo azzurro Rimoldi). 
Un'altra diversità di voto era avvenuta il mese scorso sull'OdG Anelli-Cerioni relativo alla richiesta al governo di cancellare l'acquisto dei caccia F35. Anche qui PdL contrario, Lega astenuta dopo aver condiviso sostanzialmente il contenuto dell'ordine del giorno. 
Siamo in molti ormai a chiederci quando tutti questi scricchiolii produrranno la scossa fatale?

lunedì 12 marzo 2012

Tunnel Rho-Monza: per il Sole-24Ore il problema è il Seveso

"La costruzione di un tunnel sotterraneo è però piuttosto complicata. A Paderno Dugnano non sembra possibile a causa dell'esistenza di un corso d'acqua; a Baranzate il progetto rischia di essere troppo costoso, visto che gli enti locali da una parte si oppongono, ma dall'altra non sono in grado di offrire finanziamenti per progetti alternativi".
A scrivere questo giudizio infondato e "vecchio" di almeno due anni rispetto al livello raggiunto dal confronto progettuale tra cittadini, enti locali e Serravalle sulla Rho-Monza, non è un giornalucolo qualunque, ma il Sole 24 Ore, il mio ex giornale che un tempo era considerato "la Bibbia" del giornalismo economico italiano per l'accuratezza e la precisione dei suoi articoli.
Evidentemente il Sole non è più la Bibbia, ma con internet e le altre banalizzazioni tecnologiche che hanno inquinato la sua credibilità, il quotidiano è ormai decaduto a vangelo apocrifo.
A firmare il servizio in cui è contenuto il capoverso citato è Giuseppe Chiellino, redattore economico e blogger del quotidiano di Confindustria che evidentemente di Rho-Monza non sa molto e per compilare il suo box dedicato al progetto di riqualificazione deve avere copiato e incollato male la storia della "difficoltà legata all'esistenza di corsi d'acqua" cioè del Seveso, da chissò quale articolo di giornale pescato su Google e risalente almeno al 2009. Inoltre per Chiellino sarebbe compito dei Comuni trovare finanziamenti alternativi per fare l'interramento.
Ha ragione Ferruccio Porati a commentare sconsolato. "se anche il Sole dice cazzate, allora siamo a posto..". E sì, siamo proprio messi male. Ma io che conosco come funziona il pollaio dell'informazione suggerisco a Porati di approfittare di questa occasione per prendere contatto con il giornalista (giuseppe.chiellino@ilsole24ore.com) e segnalargli l'infondatezza del problema Seveso, inviargli un dossier che lo informi in modo aggiornato sullo stato dell'arte della Rho-Monza e magari andarlo a trovare per fare conoscenza. Insomma aprire una relazione che consenta al Comitato di diffondere le sue notizie a questo importante e autorevole quotidiano.

domenica 27 novembre 2011

Seveso: una vasca da 1.500.000 mc a Palazzolo

Domani sera in un consiglio comunale che avrebbe dovuto tenersi un mese fa, dal momento che c’erano e ci sono molte cose importanti da discutere, si parlerà spero di un’ennesimo progetto con forte impatto ambientale che minaccia pesantemente l’equilibrio del nostro territorio.
 Il consigliere Giorgio Grassi del Partito Democratico chiederà al sindaco informazioni su una vasca di laminazione, destinata a contenere durante le piene del Seveso 1,5 milioni di mc d'acqua, che incombe sul quartiere di Palazzolo.
Il progetto è regionale e Grassi vuol sapere se: il Sindaco ne è al corrente, se ha preso contatti con le altre amministrazioni interessate dal progetto, se ha già esposto a questi enti osservazioni sul progetto, se e quando pensa di informare puntualmente del progetto la cittadinanza e  suoi organi rappresentativi: Quartiere, Commissione Territorio, Consiglio Comunale (nella foto una manifestazione contro le vasche a Senago).
Prendete nota, da quando c’è questa giunta ci sono piovuti addosso i seguenti progetti “ambientali”: inceneritore di rifiuti speciali e pericolosi, impianto di trattamento ceneri, centrale di teleriscaldamento, vasca di laminazione del Seveso. Chi nel 2009 fa ha votato a destra può ben dirsi soddisfatto: abbiamo proprio voltato pagina.