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domenica 28 settembre 2014

"Nuovi Diritti" alla Fiera d'Autunno


Oggi per tutta la giornata, dalle 9.00 alle 18.00 durante la Fiera d'Autunno che si svolgerà in via Messico (alla fine delle bancarelle) al Villaggio Ambrosiano, il Comitato per i "Nuovi Diritti" ha organizzato una raccolta firme per chiedere al Sindaco di indire un'assemblea cittadina durante la quale i promotori presenteranno ai cittadini la possibilità di realizzare anche a Paderno Dugnano gli strumenti che consentono di vedere  riconosciuti il registro del testamento biologico, il registro delle unioni civili, lo sportello contro le discriminazioni sessuali (gay, lesbiche, transgender).
La raccolta di firme iniziata a cavallo dell'estate sembra vicinissima al traguardo delle 200 firme necessarie per chiedere al Sindaco l'assemblea cittadina che consentirà ai padernesi di discutere e confrontarsi su questi importanti istituti che molte città vicine alla nostra hanno già accolto in toto o in parte: ad esempio Cinisello Balsamo, Milano, Sesto San Giovanni, Corsico.
Invitiamo pertanto i cittadini a venire al banchetto organizzato dal Comitato per aggiungere la loro firma e consentire un ampio confronto di opinioni.

venerdì 27 luglio 2012

Unioni civili: Milano approva il registro delle coppie di fatto

Il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha tenuto fede al suo impegno: il consiglio comunale di Milano ha approvato il registro cittadino per le unioni civili. 
Il voto definitivo, 27 favorevoli, 7 contrari e 4 astenuti (alcuni "cattolici" del PD) è arrivato poco dopo le tre e mezza, alla fine di un Consiglio comunale fiume durato undici ore e mezza (era iniziato alle 16,30). La delibera istituisce un registro a cui le coppie, sia etero che omosessuali, possono iscriversi contestualmente alla registrazione della famiglia anagrafica.
Salgono così ad 88 i comuni italiani che negli ultimi 20 anni (il primo è stato Empoli nel 1993) hanno istituito il registro delle unioni civili. In provincia di Milano, ben prima del capoluogo, lo avevano approvato Corsico, Brugherio, Assago, Inzago, Trezzo d'Adda, Desio. La città brianzola lo aveva istituito nel 1998, ma dieci anni dopo la giunta di destra guidata da Mariani lo aveva abolito.
"D’ora in poi nelle delibere comunali saranno parificate a chi è sposato. Anche le coppie gay – spiega Marco Mori, presidente di Arcigay Milano al Corriere della Sera –. C’è voluto più tempo del previsto, ma il voto di questa notte è un segnale importante". Le unioni civili così registrate permetteranno l’accesso solo ai servizi forniti dal Comune. Non apriranno alla possibilità di ereditare o alla pensione di reversibilità: benefici garantiti alle coppie sposate che dipendono dalle leggi dello Stato. Il sindaco ha precisato che il registro milanese è un provvedimento di carattere amministrativo perché per avere i matrimoni gay in Italia occorre una legge del Parlamento.
Il registro milanese è però un passo avanti verso l'uguaglianza dei diritti delle unioni di cittadini e rappresenta un risultato che sollecita l'impegno dei progressisti e dei democratici della provincia di Milano a estendere la pratica anche ad altri Comuni. Vogliamo cominciare da Paderno Dugnano?

mercoledì 25 luglio 2012

Unioni civili: un ritardo insostenibile da colmare

Ciao mi faceva piacere farti avere il mio intervento in Consiglio comunale all'interno del dibattito sull'istituzione del registro delle unioni civili. Sulle pagine dei giornali si parla di una spaccatura nel Pd. Questo però offusca il lavoro importante e il merito del provvedimento, del sindaco e di chi ci crede e lavora.
Mi impegnerò perchè la delibera non si snaturi e perchè la condivisione sia la più ampia possibile. Sottolineo che il mio diritto a dissentire è uguale a quello di qualsiasi altro, ma quando si sottoscrive un patto o un programma, credo poi sia un dovere attenersi. Grazie dell'attenzione

Elena Buscemi
Consigliere Comunale - Comune di Milano
Gruppo Partito democratico

Noi oggi, con la presentazione di questa delibera, parliamo di cosa può e deve, sottolineo deve fare un’istituzione come il Comune per riconoscere diritti là dove lo Stato ancora latita.
Latita perché lo scontro sui temi della famiglia purtroppo in questo paese è vissuto in modo divisorio e ancora molto ideologico.
Questo è un vero peccato, perché in questo modo la politica si ritrova in ritardo rispetto alla società, spesso arroccata su posizioni buone solo per qualche titolo di giornale.
Non è stato così in altri paesi. Guardiamo alla cattolicissima Polonia, dal 2004, dove le unioni civili sono legge e nell’altrettanto cattolica Irlanda, dal 2011, sono riconosciute le coppie di fatto;
Non è così in Francia, dal 1999, in Germania dal 2001, nel Regno Unito dal 2005 in Svizzera dal 2007, in Austria dal 2010, in Ungheria, dal 2007, in Slovenia, nel 2005 in Croazia, dal 2003, nella Repubblica Ceca dal 2006 e tantissimi altri casi.
L’ho fatta lunga, e potevo andare avanti citando i registri delle tante città italiane come hanno fatto i colleghi, perché tutti capissimo di cosa stiamo parlando.
Il Comune deve quindi intervenire, e sopperire in parte, per le competenze che ha : sulla casa e sul diritto ad essa, sui servizi educativi, sanità e servizi sociali e su tutte le materie in maniera assolutamente trasversale.
Si presenta una domanda di riconoscimento che sottende l'assunzione di responsabilità reciproche nelle unioni diverse dal matrimonio.
Tradotto in termini giuridici, la richiesta di una regolamentazione dei diritti ma anche doveri.
Come dice Chiara Saraceno, ordinario di Sociologia della famiglia presso l'università di Torino, siamo di fronte a un'esigenza di «allargamento» del nucleo tradizionalmente inteso.
In tutte le società sono proprio le norme che definiscono i rapporti familiari.
Fino alla riforma del 1975 i figli concepiti fuori dal matrimonio erano ritenuti illegittimi. Questo è un caso esemplare che la famiglia, lungi dall'essere fondata nella natura, è incardinata nel diritto.
Queste tematiche non possono essere risolte con l'evocazione della famiglia naturale e non potendo ricorrere a una legge naturale, una società democratica può e deve stabilire quei rapporti che sono nell'ambito della responsabilità reciproca e nel rispetto dell'altrui dignità.
Ieri, e oggi sui giornali ho sentito e letto che è sulla definizione di famiglia e di “altro” che si discute. Sommessamente, non con intento polemico, vi chiedo di ragionare insieme se in questa sottolineatura non ci sia già il tratto della divisione che diventa discriminazione.
Il vero salto culturale sta qui.
Per me sono una famiglia chiunque per vincolo affettivo decida di vivere insieme una vita. Sì, per me sono una famiglia i gay, ma sono anche una famiglia i due anziani, vedovi o vedove, che decidono di vivere insieme.