lunedì 29 aprile 2013

Il "contatore" confindustriale della crisi non aiuta a capire il futuro

Il mio commento sull'informazione scorretta de Il Sole 24 Ore, ha provocato un paio di reazioni contrarie. La prima dell'amico Pierino Favrin, mi accusa di "dare i numeri". Se - egli osserva - il quotidiano di Confindustria non fa giornalismo sbattendo in prima pagina il numero dei fallimenti quotidiani senza dire quanti erano lo scorso anno nello stesso periodo e soprattutto senza dire quante nuove imprese avevano aperto, anch'io sarei parziale perché non dico che tipo di imprese sono quelle chiuse e aperte, non so quanti dipendenti avevano licenziato e assunto, ecc.
La richiesta di Favrin è retorica dal momento che non essendo io il Cerved o l'Istat, non posso certo fare questo tipo di indagine. Mi sono limitato a segnalare l'evidente parzialità di un giornale che vorrebbe essere autorevole, ma non lo è dal momento che pur avendo la possibilità di dare ai lettori un'informazione completa sul fenomeno (grazie alla collaborazione con la banca dati della Camera di Commercio) sceglie invece di fornire un solo dato per sostenere la campagna politica del suo editore.
La seconda critica mi viene da Paderno City Radio, la web emittente messa in rete da qualche settimana. Nella sua rubrica "Blog in radio" ha recensito anche Padernoforum e parlando del commento relativo a Il Sole-24 Ore ha obiettato che la mia critica non era giornalisticamente fondata. Secondo i due conduttori del programma, infatti, la notizia dei fallimenti era più "importante e significativa" di quella delle nuove aperture di aziende che evidentemente essi ritenevano una notizia scontata. Insomma che nuove aziende nascano è un dato banale mentre se falliscono seguendo la naturale dinamica di mercato (come avviene normalmente) è "emergenza".
Questa posizione che privilegia la cattiva notizia sulla buona notizia mi appare molto superficiale perché non aiuta a capire i fenomeni e darne una chiave di lettura credibile. Per carattere e anche come giornalista sono portato a ritenere il futuro una "notizia" più importante e interessante del passato. Pertanto conoscere il tasso di natalità delle imprese italiane in tempi difficili come questi, caratterizzati da una crisi di sistema che è insieme nazionale e mondiale, mi sembra fondamentale per capire come sta cambiando l'Azienda Italia e se, nonostante questo cambiamento epocale, nascono ancora più imprese di quelle che muoiono, mi piacerebbe sapere che tipo di imprese sono.
Questo tipo di informazioni mi attenderei di ricevere da un grande giornale come Il Sole-24 Ore, non quel misero contatore dei fallimenti che serve solo alla sua proprietà per rivendicare risorse con le quali sostenere, non un modello innovativo di impresa e di business, ma il vecchio modello già messo in crisi e superato dagli eventi, l'unico di cui Confindustria dispone perché è anch'essa un'istituzione arretrata e superata. 

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Carlo,
non mi aspettavo certamente i dati da Te,ho scritto quel commento perchè i lettori non prendessero troppo sul serio quei numeri ma sopratutto nell'ingenua speranza che il Tuo blog fosse seguito dal Sole 24 ore e non è detto che non lo sia,in tal caso la Tua critica nei loro riguardi sarebbe rafforzata dal mio commento
ciao
pierino favrin