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giovedì 14 marzo 2013

Sbatti il Papa in prima pagina

Una rassegna stampa delle principali prime pagine di oggi è doverosa e il mosaico di reazioni e giudizi enfatici seguiti all'elezione del nuovo Pontefice è molto interessante.
Cominciamo dalla prima di Repubblica che titola: "La nuova chiesa di Papa Francesco", l'editoriale del direttore, Ezio Mauro, chiosa: "La rivoluzione a San Pietro". i due commenti di spalla sono affidati a a Marco Ansaldo: "Il Pontefice della porta accanto" e Paolo Rodari: "Il Conclave si ribella al partito della Curia".
Il Corriere della Sera dedica alla sua elezione l'intera prima pagina come fanno Avvenire (e ci sta) e La Stampa che esagera (e non ci sta).  Il titolone del Corriere è "La sorpresa di Francesco" per la cronaca di Aldo Cazzullo e Gian Guido Vecchi. L'editoriale di Luigi Accattoli titola: "Il gesuita con il saio", sotto la vignetta di Giannelli quattro box: Il discorso: la volontà di cambiare senza retorica; Il retroscena: quei papabili bloccati dalle divisioni; Le parole: da armonia a tango il suo alfabeto; La storia: l'ascesa di un cristiano semplice. In taglio basso Vittorio Messori rivela "Perché l'avevo previsto". Armando Torno infine ci illumina sulla scelta del nome: "Il poverello di Assisi. un nome scelto per la prima volta".
La Stampa esagera come abbiamo detto perché riduce la sua prima pagina ad un enorme santino: gigantografia del Papa che saluta la folla, il grande titolo: "Francesco" e come didascalia l'inizio del suo discorso di saluto: "Fratelli e sorelle, buonasera..". 
In questa orgia di titoli tutti uguali: "Papa Francesco" (l'Unità, il Messaggero, Il Giornale di Brescia, Avvenire), "Francesco il Papa dell'altro mondo" (Il Giornale),  cercano di distinguersi Libero con il suo facile "Il Papa povero" e il Manifesto "Non è Francesco" (ah, ah..). Ignorano bellamente il risultato del Conclave due testatine: La Padania che ritiene più importanti "La macroregione che anticipa la nuova Europa" e il Fatto che per non rischiare la crisi di astinenza apre con "Berlusconi spaventa Napolitano" e di spalla mette la vignetta di Vauro sullo stesso tema e l'inevitabile sermone di Travaglio. 

Errata corrige (un po' di latino è in tema): quando ho scritto questa Rassegna Stampa, l'unica testata non aggiornata dal servizio che utilizzo era quella de "Il Fatto". Nella fretta non mi sono accorto di questo ritardo. Di qui il mio errore e il commento sbagliato di cui mi scuso con i lettori e con Il Fatto di cui riporto la prima pagina del 14 marzo che mi è stata segnalata da Adriano, che ringrazio:

mercoledì 13 marzo 2013

Francesco 1°, ritorno a San Damiano?

Non essendo in grado di offrire commenti alla elezione del nuovo Papa segnalo ai lettori interessati questo più che entusiastico commento del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli.

Un segnale straordinario e rivoluzionario della Chiesa - Video - Corriere TV


lunedì 18 febbraio 2013

Fare il Papa o essere Papa, questo il dilemma

Le dimissioni di Benedetto XVI sono state fin da subito un grande evento mediatico gestito (per ora) in parti uguali da Ratzinger e dalla Curia romana. Il primo cerca di guidare l'evento con le parole, la seconda cerca di impedire che queste abbiano un impatto dirompente sulla comunità cristiana.  
"Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l'io o Dio? L'interesse individuale oppure il vero Bene, ciò che realmente è bene?". Con queste parole Benedetto XVI ha fatto indirettamente riferimento, ieri all'Angelus, alla sua decisione di rinunciare al Pontificato. In piazza ad ascoltarlo oltre 100 mila persone. "Come ci insegnano i Padri della Chiesa, le tentazioni fanno parte della 'discesa' di Gesù nella nostra condizione umana, nell'abisso del peccato e delle sue conseguenze", ha ricordato il Papa.
"Gesù
- ha raccontato - al momento di iniziare il suo ministero pubblico, dovette smascherare e respingere le false immagini di Messia che il tentatore gli proponeva". "Ma queste tentazioni - ha osservato - sono anche false immagini di uomo, che in ogni tempo insidiano la coscienza, travestendosi da proposte convenienti ed efficaci, addirittura buone". Il nucleo centrale delle tentazioni proposte a Gesù, ha spiegato il Papa teologo, "consiste sempre nello strumentalizzare Dio per i propri fini, dando più importanza al successo o ai beni materiali. 
Il tentatore è subdolo: non spinge direttamente verso il male, ma verso un falso bene, facendo credere che le vere realtà sono il potere e ciò che soddisfa i bisogni primari". In questo modo, "Dio diventa secondario, si riduce a un mezzo, in definitiva diventa irreale, non conta più, svanisce. In ultima analisi, nelle tentazioni e' in gioco la fede, perché è in gioco Dio". 
Benedetto XVI dice di volersi ritirare perché il corpo non lo sostiene più e gli impedisce di continuare il ministero che Dio gli ha affidato, ma le sue parole non sono quelle di un uomo stanco. A me sembrano le parole di un uomo lasciato solo da quelli che per primi dovrebbero seguirlo e che non potendo "fare il Papa" rinuncia ad essere Papa. Benedetto lascia perché la Chiesa di Roma evidentemente, messa davanti al bivio delle tentazioni, esita e non sceglie di seguire Dio. E il Pontefice oggi lo dice chiaramente, pubblicamente, ma il popolo che lo ascolta riempiendo la piazza San Pietro, accoglie la sua denuncia come una qualunque  predica, applaude e torna a casa contento. Ripeto, cosa c'è da gioire? 

martedì 12 febbraio 2013

Moai


Il Papa si dimette. Cosa c'è da gioire?

Ieri, dopo aver appreso la notizia delle dimissioni del Papa, ho atteso con curiosità di vedere le reazioni del mondo cattolico padernese che si esprime sulla rete. E quando sono venute mi hanno sorpreso non poco. 
Non è che mi attendessi chissà cosa, ma di fronte al gesto clamoroso e in parte reticente di Ratzinger, non mi aspettavo proprio questo titolo del blog La Scommessa: "Un giorno storico. Viva il Papa che si dimette".
Nel testo del suo post, il titolare del blog, Giovanni Giuranna, ha scritto che la notizia lo "riempiva di gioia" e poi ha pubblicato una poesia in dialetto milanese di Alberto Manzoni, dedicata all'evento, nel quale l'autore affermava di credere alle ragioni di un ritiro per malattia. 
Sono sconcertato. Non capisco proprio le espressioni gioiose sulla drammatica scelta papale. Il Corriere della Sera oggi scrive: "Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato". 
Forse non si tratta solo di malattia. Dietro la decisione del Pontefice tedesco c'è probabilmente dell'altro, molto altro, e in ogni caso non vedo cosa ci sia da gioire. A questo proposito ho ricevuto oggi dall'amico Pierino Favrin un sonetto senza titolo dedicato al grande evento che, pur sempre in dialetto milanese, fornisce un altro punto di vista rispetto a Manzoni. Lo sottopongo al vostro giudizio.


Lì tuc a dumandas perché la fa
Se strac de co opur se strac de corp,
Se l’è per quel a se po no dag tort,
Ma a mi sto fato chi ‘l me fa pensà.

Perché per vun che l’è dal ciel iutà,
L’è na resun che la cunvinc no trop,
Anca perché esendo sta inscì fort,
Se capis no me l,ha podù lasà.

Ma mi che sofri spes del so stes mal,
Pensi el perché de tanta decisiun
L’è minga de cercà d’ent di giurnal,

Perché sensalter l’è la depresiun,
Per ves minga sta bun suprì el sineder
Li ben nascost de sota el cupulun.

Lingue date per morte da studiare


Chi dice che il latino è una lingua morta e che nell'era tecnologica in cui viviamo è una materia che non offre certo sbocchi professionali? L'evento mediatico di ieri seguito da tutto il mondo quasi in diretta, non ci sarebbe stato se Giovanna Chirri, da 20 anni cronista per l'ANSA in Vaticano, non fosse stata promossa ai suoi tempi con un bel 9 in latino dal liceo classico Ennio Quirino Visconti di Roma.
La giornalista, unica tra i cronisti ieri presenti in Vaticano a padroneggiare la lingua di Cicerone (anche molti cardinali non hanno capito subito le parole del Papa) dalla sala stampa ha ascoltato e tradotto all'impronta l'annuncio di Benedetto XVI e per prima al mondo ha dato la notizia delle dimissioni del Pontefice. Così la Chirri ha dettato alla sua agenzia il flash delle 11.46 che in pochi secondi ha fatto il giro del mondo ed è stato rilanciato, prima della conferma ufficiale del Vaticano, dall'agenzia Reuters, poi dalla Cnn e a seguire da al Arabiya, France Presse e dai britannici Telegraph e Bbc e Sky News.
"Certo, fare il giornalista vaticanista senza sapere nulla del latino proprio non va.." ha commentato la giornalista autrice del clamoroso scoop. Insomma, per i giovani che vogliono fare questa professione un consiglio da seguire è: studiate bene le lingue, a cominciare da quelle date per morte.  

lunedì 11 febbraio 2013

Il papa "pensionato" volontario

Il Papa si è dimesso leggendo un messaggio in latino alla fine del Concistoro in Vaticano. Lo ha fatto "con grande senso di responsabilità" come tutti dicono perché le forze non lo reggevano più.
Dal 28 febbraio Ratzinger andrà in pensione, prima a Castelgandolfo dove resterà fino al Conclave e all'elezione del nuovo Pontefice, poi si ritirerà in un ex convento di clausura dentro al Vaticano che è in fase di spasmodico restauro. Una scelta umanamente molto comprensibile, opposta a quella del suo predecessore che invece aveva fatto della sua agonia fisica uno spettacolo pubblico della sua concezione della vita e della fede.
Benedetto XVI, 85 anni, ha regnato con grande energia per oltre 7 anni, ma ultimamente appariva molto affaticato, nessuno comunque si aspettava questo abbandono da parte sua. Si apre adesso una fase eccezionale, inaudita nella storia delle Chiesa. Un precedente storico di dimissioni è quello famosissimo di Celestino V, colui "che fece per viltade il gran rifiuto" nel dicembre 1294, dopo soli quattro mesi di pontificato, ma non si è mai vista prima d'ora la presenza contemporanea in Vaticano di due Papi, uno regnante, l'altro in "pensione" e tutti si interrogano su come si svolgerà questa coabitazione. Benedetto XVI sarà il primo Papa "pensionato" volontario.

giovedì 7 giugno 2012

Incontro mondiale delle famiglie: il "bilancio" del Decanato

L'Arcidiocesi di Milano e il Decanato di Paderno Dugnano, Limbiate e Varedo, hanno diffuso oggi questo comunicato che traccia per bocca dei Parroci coinvolti nell'evento un breve bilancio “locale” del VII° Incontro mondiale delle Famiglie. Ognuno di noi "spettatori infastiditi", come ci ha definito il Parroco di Dugnano, può così prenderne visione e farsi un'opinione in merito (la foto è ripresa da Tempi.it.)

Comunicato stampa delle comunità parrocchiali
del decanato di Paderno Dugnano con Limbiate e Varedo, 7 giugno 2012
"È stata una bella festa, tutti sono stati contenti ed il bilancio del Settimo Incontro mondiale delle Famiglie è positivo, non solo in termini generali ma anche per quanto riguarda la nostra realtà locale. Adesso, però, ci resta un compito, andando oltre la festa: bisogna tradurre l’entusiasmo dei giorni centrali dell’evento nell’impegno della quotidianità". Così don Angelo Gornati, parroco di San Giorgio in Limbiate e decano del decanato di Paderno Dugnano, commenta lo svolgimento del “Family 2012” e la partecipazione che si è registrata nelle tre città e quattordici parrocchie del decanato.
Sono tante e tali le situazioni, le emozioni e le esperienze che abbiamo raccolto, che non ci è possibile registrarle con completezza. Andiamo per esempi, a cominciare da quello che ancora don Angelo ci fa, a proposito della presenza di famiglie provenienti da altri Paesi: "Abbiamo avuto ospiti, seppure per poco tempo, quindici famiglie della Lituania, con una trentina di bambini piccoli. Hanno fatto quarantotto ore di pullman per poter partecipare all’Incontro. È stato commovente vederli inginocchiarsi tutti appena entrati nella nostra chiesa, proprio come dei pellegrini che arrivavano alla meta". Il decano ci lascia in consegna quello che gli ha detto un lituano, ossia di essere rimasto colpito «dalle parole del papa che ha difeso la vita, la famiglia ed il matrimonio», nei suoi interventi di fronte ai 350mila partecipanti di sabato 2 ed al milione e più di persone di domenica 3 giugno.
Alcune riflessioni ci vengono offerte anche da monsignor Giacomo Tagliabue, responsabile della comunità pastorale di Santa Maria e Santi Nazaro e Celso (Dugnano e Incirano):

lunedì 4 giugno 2012

Papa e famiglia a Bresso: il titolo è

Cosa rimane della tre giorni papale a Milano? Questa è una domanda che dovrebbero porsi innanzitutto i tanti cittadini che hanno partecipato alla manifestazione familista cattolica e che mi pongo anch'io, che non ho partecipato, ma sono stato mio malgrado coinvolto dall'evento; se non altro per dare un senso ai 10 milioni di euro che sono usciti dalle pubbliche tasche per la sua realizzazione e dunque anche dalle mie.
Per cercare qualche risposta alla domanda (dopo avere inutilmente cercato un commento illuminante sul blog bi-parrocchiale La Scommessa) ho scorso la rassegna stampa dei quotidiani di oggi e questo è il risultato:
Corriere della Sera – due titoli a centro pagina, il primo dice "Apertura del Papa ai separati, la Chiesa vi deve sostenere", il secondo con la manchette "Il popolo cattolico" osserva "La scena conquistata dall'Italia che non urla", un elogio al mito della maggioranza silenziosa che non mi sembra proprio originale.

venerdì 1 giugno 2012

Bresso: pellegrini si, migranti senzatetto no

Circolano molte storielle curiose sul megaraduno papale di Bresso. Quando muovi un milione di persone e metti in piedi una macchina organizzativa del genere è inevitabile che ne succedano un po' di tutti colori, ma questa che mi hanno raccontato stamattina è davvero significativa.
Un oratorio di Bresso, come molti altri oratori, si è messo a disposizione per l'ospitalità dei "pellegrini" nei giorni dell'incontro mondiale delle famiglie, che avrà il suo epicentro all'interno del
campo volo. In parte ne ospita all'interno dell'oratorio stesso e ha trovato anche un certo numero di posti letto in diverse case di cittadini bressesi che si sono prestati.
Stando a quanto mi ha raccontato una volontaria si sono già verificati diversi casi di "falsi pellegrini", cioè di famiglie extracomunitarie con bambini che si sono presentate in oratorio a chiedere ospitalità sostenendo (non senza una qualche ragione) di venire da lontano per partecipare al grande evento e vedere il Papa.
Ma gli è andata male. Non avevano il pass, non figuravano in nessun elenco, e così sono stati respinti. Erano famiglie migranti, "pellegrine" per definizione, ma a Bresso hanno detto loro di andare a peregrinare altrove.

Papa a Bresso: ma quanto ci costi?


Sono molti i cattolici pacifisti che oggi protestano per la scelta di Napolitano di fare la parata militare a Roma mentre c'è tanta gente che soffre a causa del sisma in Emilia, Per contro ci sono molti laici che a loro volta protestano per la visita del Papa a Milano-Bresso (nella foto il megapalco) che si preannuncia molto costosa. Che questo megaevento sia in questo momento poco opportuno e si poteva rimandare lo dice anche a Paderno Dugnano la gente nei negozi, ma per avere un quadro delle critiche che circolano in rete vi invito a leggere questo articolo pubblicato oggi da Youreporter
Una cifra ufficiale non c’è. Ma sul web vari blogger fanno i conti e ipotizzano anche 10 milioni di euro. Alcuni costi, certi e comunque al ribasso, sono già stati ipotizzati. Il Comune di Milano ha stanziato 3 milioni e 100mila euro. E’ questa la spesa ipotizzata solo per rinforzare i mezzi pubblici, per l’acqua potabile e le numerose esigenze legate all’arrivo di un numero impressionante di pellegrini. La Curia parla addirittura di un milione di persone. La macchina organizzativa del Vaticano per portare i fedeli a Bresso sarà enorme. Si parla di almeno 5mila pullman. Nei 3 milioni di euro dovrebbe rientrare anche la finta apertura della linea MM5 della metropolitana. Finta, perché sarà chiusa subito dopo.
Oltre ai costi ipotizzati dal Comune di Milano, si aggiungono i 2 milioni di euro stanziati dalla Regione. Tra i 600mila euro e il milione di euro la spesa del comune di Bresso per la sistemazione della viabilità per opere connesse all’arrivo del Papa.
Non sono noti i costi che invece sosterranno gli altri comuni come Cinisello Balsamo e Nova Milanese (Paderno Dugnano quanto spenderà? ndr). Si ignora il costo anche della costruzione del super palco sulla pista dell’aeroporto di Bresso, su cui fervono grandi polemiche. Parte dei costi dell’allestimento delle strutture al parco Nord saranno sostenute dagli sponsor.
Forse è solo una stridente coincidenza il fatto che alcuni dei comuni che si stanno sobbarcando le spese per la visita del Pontefice, siano gli stessi comuni che non hanno i soldi per pagare le ditte che lavorano per il prolungamento della linea 1 della metropolitana da Sesto a Monza, i cui cantieri rischiano di rimanere bloccati nel giro di pochi giorni.

giovedì 31 maggio 2012

Pisapia e la famiglia "normale" dei cattolici

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia accelera sulle coppie di fatto e sul registro delle unioni civili. "Se entro quest'anno il consiglio comunale non deciderà, assumerò io personalmente con la mia giunta la decisione sul registro delle unioni civili" ha affermato in diretta a Radio Popolare, interpellato sull’impegno elettorale per le coppie di fatto, nella diretta per i suoi 356 giorni da sindaco. 
E giustamente lo ha detto alla vigilia della venuta a Milano del Papa per il grande raduno delle famiglie "normali", come le ha definite il Cardinale Scola, perché ha osservato: "Dopo il Papa ci sarà il Dalai Lama e tanti altri, noi abbiamo attenzione per tanti mondi diversi e poi prendiamo le nostre decisioni". Insomma, il Papa, non è l'unica autorità morale del mondo.
Subito si sono levate alte le fiamme della combustione delle code di paglia dei cattolici "democratici" i quali hanno lamentato la coincidenza tra le dichiarazioni del sindaco e la viglia della manifestazione papalina. "Per una questione di rispetto verso noi cattolici si doveva astenere dal rilanciare mediaticamente il suo progetto" hanno detto in coro esponenti cattolici dentro e fuori il PD che tirano in ballo il savoir fare e l'opportunità di sottolineare questa divergenza di vedute su un tema così "sensibile" sul quale in passato il centro sinistra si è miseramente spaccato.
Insomma i cattolici punti nel vivo danno del provocatore a Pisapia e protestano, ma a mio avviso sbagliano a farlo in questi termini perché quella del sindaco di Milano non è una provocazione nè un espediente mediatico per conquistare titoli sui giornali. E' l'annuncio di una battaglia politica che la Milano laica ha deciso di fare, qui e ora perché è venuto il momento di liberare la società milanese e italiana da certe chiusure dogmatiche e illiberali che sono divenute insostenibili a fronte del cambiamento sempre più veloce della società e delle sue forme.
I cattolici che si oppongono al riconoscimento dello stato di famiglia di una coppia di fatto o di una coppia gay sono ciechi e sordi di fronte a una fortissima domanda di "famiglia" che viene da queste persone. Domanda che ha un grande valore sociale (per alcuni anche religioso), che proprio i cristiani dovrebbero per primi riconoscere. Il fatto che non ci riescano è un grave problema, ma è soprattutto un loro problema. Noi cittadini laici finora abbiamo pazientato, ma non possiamo aspettare in eterno che si convincano e intanto subire le loro imposizioni non rispondendo alla domanda che viene da milioni di persone.

martedì 6 marzo 2012

Quaresima: un tweet al giorno firmato BXVI

Pope2YouVatican: BXVI: interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. #Quaresima. Questo è il tweet di oggi inviato dal papa, Benedetto XVI in sei lingue, dal tedesco (ovviamente) all'italiano, passando per portoghese, inglese, francese e spagnolo.
La campagna di comunicazione quaresimale via twitter è visibile sul sito Pope2you.net che conta oltre 24mila follower e pubblica tutti i giorni un messaggio religioso firmato dal pontefice.
"L'impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell'uomo contemporaneo pone questioni non eludibili... la ricerca e la presentazione della verità sull'uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione". Le parole del Santo Padre campeggiano sulla home page del sito del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ma scorrendone le notizie, tutte dedicate ai media e ai social network, si registra qualche contraddizione. Il vescovo di Manila ad esempio ha chiesto ai giovani cristiani filippini, in occasione della Quaresima, di:“fare digiuno da Internet, telefonini, sms” e non semplicemente astenersi dalla carne il venerdì. E' la proposta di Sua Ecc. Mons. Joel Baylon, Presidente della Commissione per i Giovani, nella Conferenza Episcopale delle Filippine. La provocatoria riflessione, nota una fonte di Fides nella Chiesa filippina, giunge in un paese in cui i giovani sono “appassionati e attaccati alle nuove tecnologie, al limite della dipendenza”.
I social media diventano ogni giorno sempre più pervasivi e potenti. Se n'è accorta la Chiesa che si è impegnata su questo fronte in modo massiccio. Se ne sono accorte le aziende che sempre più usano i social network anche nella versone mobile perché le ultime indagini al riguardo di Nielsen, conferma che i possessori di smartphone e tablet in Italia sono più propensi degli americani ad acquistare online dopo aver visto una pubblicità sul proprio cellulare. I politici italiani invece dormono.