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martedì 26 marzo 2013
mercoledì 14 novembre 2012
Primarie "civiche" lombarde: la versione di Pippo
Pippo Civati, consigliere regionale del PD, ex segretario dei DS di Monza ed ex consigliere comunale, enfant prodige della giovane sinistra brianzola, in genere è uno che mi fa incazzare. Ho lavorato con lui a Monza ai tempi della candidatura Faglia per la quale ho realizzato su sua istigazione (scritto, impaginato, mandato in edicola) un settimanale. Ho avuto con lui tra il 2002 e il 2006 un rapporto quasi sempre conflittuale perché non ci capivamo: lui era ed è troppo monzese (borghese e colto) per un proletario milanese autodidatta come me. Non ho mai ripreso niente dal suo famoso e stracitato blog perché raramente condivido quel che ci scrive. Ma questa volta faccio un'eccezione perché, anche se ha usato 200 parole di troppo, condivido tutto quello che ha scritto sulle primarie lombarde del centro sinistra, sull'essere civici, politici e politicanti. Per chi volesse verificare il link è questo.
Ultimo, estremo tentativo di comporre la situazione politica lombarda del centrosinistra (e dintorni), dopo aver letto l’intervista di Valerio Onida di oggi. Con un auspicio: che questi giorni di (inutile) tensione a Milano e in Lombardia servano almeno a chiarire un punto.
Che non esiste un Monti senza Napolitano, né un Pisapia senza primarie (e ve lo dice uno che le primarie a cui parteciparono Pisapia e Onida le promosse tra i primi: ad esempio, qui e qui).
E che, per altro, un Grillo c’è già e ha già occupato lo spazio (sempre più ampio) di chi pensa che bisogna dare comunque addosso ai partiti per vincere le elezioni.
Ecco, la questione di «ciò che è civico e ciò che è politico» andrebbe affrontata con maggiore equilibrio e serietà.
Prima di tutto per rispetto nei confronti di chi milita in quei partiti che tanto dispiacciono a chi si autodefinisce civico: i democratici, ad esempio, sono quasi tutti soggetti che sono «civici» fino alle 18, o le 19, o le 20, perché dedicano il loro tempo libero alla politica (diventando «politici» in serata), ma di giorno lavorano. E, vi giuro, sono in tutto simili ai professionisti del civismo. Anzi, di solito hanno meno potere di loro, nella società in cui vivono.
In secondo luogo, perché nel momento stesso in cui si denigrano i partiti, poi si chiede il loro sostegno, la loro organizzazione e il loro voto, senza il quale si andrebbe poco lontano.
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mercoledì 3 ottobre 2012
Moai
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martedì 6 marzo 2012
Quaresima: un tweet al giorno firmato BXVI
Pope2YouVatican: BXVI: interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. #Quaresima. Questo è il tweet di oggi inviato dal papa, Benedetto XVI in sei lingue, dal tedesco (ovviamente) all'italiano, passando per portoghese, inglese, francese e spagnolo.
La campagna di comunicazione quaresimale via twitter è visibile sul sito Pope2you.net che conta oltre 24mila follower e pubblica tutti i giorni un messaggio religioso firmato dal pontefice.
"L'impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell'uomo contemporaneo pone questioni non eludibili... la ricerca e la presentazione della verità sull'uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione". Le parole del Santo Padre campeggiano sulla home page del sito del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ma scorrendone le notizie, tutte dedicate ai media e ai social network, si registra qualche contraddizione. Il vescovo di Manila ad esempio ha chiesto ai giovani cristiani filippini, in occasione della Quaresima, di:“fare digiuno da Internet, telefonini, sms” e non semplicemente astenersi dalla carne il venerdì. E' la proposta di Sua Ecc. Mons. Joel Baylon, Presidente della Commissione per i Giovani, nella Conferenza Episcopale delle Filippine. La provocatoria riflessione, nota una fonte di Fides nella Chiesa filippina, giunge in un paese in cui i giovani sono “appassionati e attaccati alle nuove tecnologie, al limite della dipendenza”.
I social media diventano ogni giorno sempre più pervasivi e potenti. Se n'è accorta la Chiesa che si è impegnata su questo fronte in modo massiccio. Se ne sono accorte le aziende che sempre più usano i social network anche nella versone mobile perché le ultime indagini al riguardo di Nielsen, conferma che i possessori di smartphone e tablet in Italia sono più propensi degli americani ad acquistare online dopo aver visto una pubblicità sul proprio cellulare. I politici italiani invece dormono.
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