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martedì 15 luglio 2014

Il viaggio di Vittorio continua in Palestina


Mentre in Palestina, Hamas non accetta la tregua proposta dall'Egitto e Israele ricomincia a bombardare Gaza, ripubblico la recensione del libro "Il viaggio di Vittorio" che la madre, Egidia Beretta,  è venuta a presentare a Paderno Dugnano l'anno scorso. 

"Il viaggio di Vittorio" è un libro doloroso. Un libro scritto da una madre che ricorda il figlio perduto descrivendo la sua figura come quella di un uomo che ammirava, ucciso mentre testimoniava in Palestina i loro comuni ideali.
Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, ha accettato l'invito del Circolo Culturale Restare Umani di venire a presentare a Paderno Dugnano il suo libro nel quale racconta la breve, intensa, appassionata vita di suo figlio, il cui barbaro assassinio, avvenuto a Gaza nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011, è stato pianto dai giovani di tutto il mondo. 
Vittorio, "Vik", il volontario, l'attivista, il pacifista, è stata a voce libera che ci raccontava sulle pagine de Il Manifesto e su internet con il suo blog, l'inferno di Gaza dall'interno. Reportage e testimonianze dirette che ci hanno permesso di conoscere giorno dopo giorno una realtà mai così ben rappresentata, senza slogan, ma con la ferma convinzione che "conoscere è il primo passo per la soluzione". 
In Palestina, Arrigoni, ci andò la prima volta nel 2002 a fare lo scudo umano davanti a una scuola piena di bambini assediata dai carri armati israeliani. Da quel momento Vittorio affrontò molti rischi per aiutare la gente del posto e raccontare ciò che vedeva: i bombardamenti, la morte di ragazzini inermi, il dolore negli ospedali, le abitazioni distrutte.
Fra madre e figlio la corrispondenza era molto frequente "Io e Vittorio eravamo molto uniti, come idee, obiettivi e ideali, sono molto orgogliosa di lui, è sempre stato così" scrive la mamma nel libro che raccoglie una selezione di quelle lettere, dettata dal sentimento e dall'importanza del contenuto, che ci fa capire quanto fosse forte il loro legame: "Domenica scorsa ero a Nazareth. Percorro strade che rappresentano la nascita, il viaggio esistenziale, il miracolo, il calvario di un Dio che di queste terre sembra essersi scordato. Lo faccio anche per te, mummy..." gli ha scritto Vittorio in una delle sue ultime lettere.

Il viaggio di Vittorio
Egidia Beretta Arrigoni
Delai Editore - novembre 2012
Pag. 185 – Euro15

venerdì 12 luglio 2013

Palestina: i bambini di Vittorio


Vittorio Arrigoni aveva ragione. Israele è un Paese impazzito e a farne le spese sono i più deboli e indifesi: i bambini. Due giorni fa secondo una delle più importanti ONG israeliane che ha diffuso questo filmato. una pattuglia di militari in Cisgiordania ha arrestato e tenuto in stato di fermo un bambino di 5 anni colpevole di aver tirato un sasso contro l'auto di un colono. Il bambino è stato rilasciato due ore dopo grazie all'intervento di un alto ufficiale.
Il film pubblicato dal sito Repubblica.it  dimostra che non si è trattato di un errore, ma di una procedura considerata "normale" da tutti i militari presenti ufficiali compresi. Del resto episodi simili sono capitati altre volte e sono molti i bambini palestinesi ad avere subito questa esperienza. Le immagini parlano da sole.

giovedì 29 novembre 2012

Palestina: l'Italia all'ONU voterà "si" al riconoscimento


Il governo italiano ha deciso di votare si alla risoluzione con la quale l'assemblea dell'ONU si appresta a riconoscere  lo stato palestinese (lo ha fatto poche ore fa dicendo sì all'ingresso come "stato osservatore": 138 a favore e 9 contrari ndr). Su questo voto del nostro governo  ieri sera si erano divisi Bersani e Renzi nel corso del loro faccia a faccia televisivo. "Non si possono avere titubanze a dare alla Palestina un ruolo da osservatore nell'Onu. E noi dobbiamo votare sì altrimenti avrà sempre ragione Hamas e non Abu Mazen" Ha detto Bersani. Renzi invece ha espresso una posizione diversa. Dopo aver ricordato che già Usa e Gran Bretagna si erano dette contrarie al riconoscimento ha affermato: "Il voto di domani all'Onu nasce da una serie di contraddizioni interne ai palestinesi. Il vero problema in Medio Oriente è l'Iran, non il conflitto israelo-palestinese". Di seguito la notizia del Corriere.it.
 L'Assemblea Generale dell'Onu si prepara a votare la risoluzione per il riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro, risoluzione che prevedibilmente passerà nonostante l'opposizione di Israele e Stati Uniti.
L'Italia, a qualche ora dal voto, ha sciolto le riserve e "ha deciso di dare il proprio sostegno alla Risoluzione" come comunica una nota di palazzo Chigi. "Tale decisione è parte integrante dell'impegno del governo italiano volto a rilanciare il processo di pace con l'obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento -prosegue la nota-. A questo fine, il governo si è adoperato in favore della ripresa del dialogo e del negoziato, moltiplicando le occasioni di incontro con le parti coinvolte nel conflitto Medio-Orientale, in particolare da parte del presidente del Consiglio, ricevendo conferma della loro volontà di riavviare il negoziato di pace e giungere all'obiettivo dei due Stati".

domenica 18 novembre 2012

Israele e Palestina: la pace è impossibile?


Mentre da cinque giorni piovono missili su Gaza e su diverse città israeliane facendo decine di morti (soprattutto arabi) e decine di migliaia di soldati dell'esercito di Gerusalemme si preparano a invadere ancora una volta il territorio palestinese, David Grossman, israeliano, e Boualem Sansal, arabo, lanciano un appello per una "Unione mondiale degli scrittori per la pace" in Medio Oriente, innanzitutto tra israeliani e palestinesi. 
I due scrittori hanno presentato la loro iniziativa a Strasburgo in occasione del primo "Forum mondiale per la democrazia" organizzato dal Consiglio d'Europa. Ma pochi giorni dopo averlo fatto la risposta è stata la ripresa della guerra in Palestina.
A spingerli ad agire la consapevolezza che il processo di pace arabo-israeliano è fermo e non sembrano esserci speranze di rimetterlo in moto. Obama non ha mantenuto le sue promesse e l'Europa è inesistente sullo scenario, il premier di Gerusalemme Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahamud Abbas si ignorano. Il primo denuncia la (reale) minaccia nucleare iraniana, il secondo nega la ripresa dei negoziati senza lo stop agli insediamenti israeliani. 
Nel frattempo donne e bambini muoiono mentre Cisgiordania e Gaza sprofondano nella miseria (il PIl pro capite è di circa 600 dollari). Israele invece continua nella sua eccezionale crescita economica (PIL a +4,6% nel 2011, pari a oltre 28mila dollari pro capite) e questa diseguaglianza accresce, il rancore e l'odio da un lato, la paura di perdere il benessere raggiunto dall'altro. 
"Israele è ricco, ma la sua stessa ragione d'essere è stata tradita – sostiene Grossman -. Abbiamo fondato lo Stato giurando che non ci saremmo mai più trovati nella condizione di vittime, ma vittime lo siamo di nuovo della guerra perenne alla quale abbiamo finito per abituarci. Consideriamo normale una realtà che non lo è, i nostri vicini ci trattano da nemici e ci siamo adattati. La guerra ci ha reso tutti malati. Parlare di pace in Israele ormai significa essere presi per stupidi sognatori e sinistroidi come capita a me".

venerdì 16 novembre 2012

Gaza: l'onda lunga delle "primavere arabe" spinge alla guerra



Pioggia di missili stamattina (85) su Gaza nell'arco di 45 minuti. Sale così a 22 il bilancio delle vittime palestinesi. L'esercito di Gerusalemme sostiene di stare bombardando le basi sotterranee usate da militanti palestinesi per sparare razzi (stanotte una decina) verso il territorio israeliano. E' ormai guerra aperta tra Hamas e Israele che ha dato ordine di riaprire dopo 11 anni i rifugi pubblici nelle città e si prepara a un'operazione militare terrestre nella striscia di Gaza. L'ingresso di 12mila riservisti nelle operazioni militari che durano da due giorni indica l'imminenza di una possibile invasione.
Ma la situazione non è più quella di sei anni fa e Israele si trova a fronteggiare un nemico molto più forte e unito di allora. Il nuovo presidente egiziano Mohamed Morsi definisce gli attacchi su Gaza "una eclatante aggressione contro l'umanità" e assicura che "non lascerà Gaza da sola...l'Egitto oggi non è l'Egitto di ieri e gli arabi di oggi non sono gli arabi di ieri".
Lo scenario è profondamente cambiato e il conflitto che si prepara è la conseguenza prevedibile delle varie "Primavere Arabe" che hanno posto fine anche agli equilibri mediorientali consolidati negli ultimi 30 anni. Israele è sempre più circondata da estremisti islamici. In Egitto governano i Fratelli Musulmani più vicini ad Hamas che non all'Olp. In Giordania potrebbero riproporsi a breve scenari tipo Tunisi o Il Cairo 2011, mentre per la prima volta dal cessate il fuoco dopo la guerra del 1973, tornano a tuonare i cannoni sulle alture siriane del Golan. La guerra civile in corso in Siria tra alauiti e sunniti (che tutti danno per vincenti) rinfocolerà inevitabilmente in Libano il conflitto tra sciiti e sunniti dove emergerà ancora di più la presenza dell'Iran a fianco di Hezbollah.
Il fuoco divampa sempre più forte. Finirà che l'Occidente (e Israele) rimpiangerà Gheddafi?

martedì 18 settembre 2012

Restare umani, oltre la morte



"Restiamo umani" era la parola d'ordine dell'attivista pacifista, difensore dei diritti umani, giornalista e testimone del suo tempo, Vittorio Arrigoni, ucciso da terroristi palestinesi a Gaza lo scorso anno. 
Per questo la sua famiglia ha ribadito l'opposizione di principio alla pena capitale davanti alla corte militare palestinese che ha giudicato e condannato all'ergastolo gli assassini del giovane  al posto che alla pena di morte come previsto.
I congiunti di Arrigoni, secondo la tradizione islamica, hanno infatti potuto intervenire nel giudizio e i magistrati hanno tenuto conto delle loro richieste condannando al carcere a vita i due presunti esecutori materiali (altri due erano stati uccisi all'epoca dei fatti, durante un tentativo di cattura).
Arrigoni era stato rapito la sera del 14 aprile 2011, mostrato in un filmato in cui lo si additava come nemico dell'Islam e per il suo rilascio si chiedeva a Hamas la liberazione di un capo salafita arrestato nei mesi precedenti. Prima della scadenza dell'ultimatum, l'attivista italiano da tempo residente a Gaza era stato tuttavia barbaramente assassinato.