Cosa sono le guerre moderne? Sono guerre ineguali basate sul massacro ineguale di civili. La popolazione infatti è quella che oggi paga il prezzo più alto, perché la guerra moderna che è una guerra di usura, si basa appunto sull'usura dell'obiettivo primario da colpire: i civili non combattenti.
Un tempo erano gli eserciti sul campo a combattere e versare sangue, oggi a morire sono invece i bambini di Gaza che pretendono di giocare a pallone mentre intorno a loro piovono razzi e bombe di ogni tipo, sempre più sofisticate e meno costose (secondo la logica del mercato globale) o i turisti olandesi, 298 uccisi su un charter diretto a Bali e altre mete turistiche indonesiane che pretendevano di andare in vacanza passando a 10mila metri di quota sopra il confine Ucraino-Russo.
Ha fatto più vittime un missile terra aria in una manciata di secondi che la nuova guerra Gaza-Israele in due settimane, ma la guerra moderna è questa: da un lato c'è la gente comune che pretende di vivere, dall'altro ci sono i signori della guerra che vogliono imporre a tutti la loro logica di morte tramite la pratica della guerra ineguale: missili contro palloni da calcio.
"Israele ci invada pure, la sconfiggeremo sul campo" affermano tronfi e arroganti i capi guerrieri di Hamas, nascondendosi nelle povere case di Gaza dietro lo scudo umano rappresentato da donne e bambini sequestrati a casa loro e costretti a combattere contro la loro volontà come scudi umani. I signori della guerra islamici, cercano di impedire loro di mettersi in salvo perché pensano davvero di vincere contando sul fatto che a un certo punto i soldati di Israele si rifiuteranno di continuare a massacrare donne e bambini inermi. Sicuramente si sbagliano, intanto il sangue degli innocenti, non quello dei guerrieri che si nascondono dietro i bambini, continua a scorrere.
Visualizzazione post con etichetta israele. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta israele. Mostra tutti i post
venerdì 18 luglio 2014
martedì 15 luglio 2014
Il viaggio di Vittorio continua in Palestina
Mentre in Palestina, Hamas non accetta la tregua proposta dall'Egitto e Israele ricomincia a bombardare Gaza, ripubblico la recensione del libro "Il viaggio di Vittorio" che la madre, Egidia Beretta, è venuta a presentare a Paderno Dugnano l'anno scorso.
"Il viaggio di Vittorio" è un libro doloroso. Un libro scritto da una madre che ricorda il figlio perduto descrivendo la sua figura come quella di un uomo che ammirava, ucciso mentre testimoniava in Palestina i loro comuni ideali.
"Il viaggio di Vittorio" è un libro doloroso. Un libro scritto da una madre che ricorda il figlio perduto descrivendo la sua figura come quella di un uomo che ammirava, ucciso mentre testimoniava in Palestina i loro comuni ideali.
Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, ha accettato l'invito del Circolo Culturale Restare Umani di venire a presentare a Paderno Dugnano il suo libro nel quale racconta la breve, intensa, appassionata vita di suo figlio, il cui barbaro assassinio, avvenuto a Gaza nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2011, è stato pianto dai giovani di tutto il mondo.
Vittorio, "Vik", il volontario, l'attivista, il pacifista, è stata a voce libera che ci raccontava sulle pagine de Il Manifesto e su internet con il suo blog, l'inferno di Gaza dall'interno. Reportage e testimonianze dirette che ci hanno permesso di conoscere giorno dopo giorno una realtà mai così ben rappresentata, senza slogan, ma con la ferma convinzione che "conoscere è il primo passo per la soluzione".
In Palestina, Arrigoni, ci andò la prima volta nel 2002 a fare lo scudo umano davanti a una scuola piena di bambini assediata dai carri armati israeliani. Da quel momento Vittorio affrontò molti rischi per aiutare la gente del posto e raccontare ciò che vedeva: i bombardamenti, la morte di ragazzini inermi, il dolore negli ospedali, le abitazioni distrutte.
Fra madre e figlio la corrispondenza era molto frequente "Io e Vittorio eravamo molto uniti, come idee, obiettivi e ideali, sono molto orgogliosa di lui, è sempre stato così" scrive la mamma nel libro che raccoglie una selezione di quelle lettere, dettata dal sentimento e dall'importanza del contenuto, che ci fa capire quanto fosse forte il loro legame: "Domenica scorsa ero a Nazareth. Percorro strade che rappresentano la nascita, il viaggio esistenziale, il miracolo, il calvario di un Dio che di queste terre sembra essersi scordato. Lo faccio anche per te, mummy..." gli ha scritto Vittorio in una delle sue ultime lettere.
Il viaggio di Vittorio
Egidia Beretta Arrigoni
Delai Editore - novembre 2012
Pag. 185 – Euro15
Etichette:
gaza,
hamas,
israele,
palestina,
vittorio arrigoni
lunedì 14 luglio 2014
I signori della guerra e le loro vittime
Israele 1300 raid aerei su Gaza, Hamas 1000 razzi sparati sulle città israeliane e adesso anche droni. Questa ennesima guerra sbilanciata e ineguale, scoppiata dopo l'assassinio a freddo da parte di terroristi di hamas di tre ragazzi israeliani e quello, per vendetta, di un giovane adolescente palestinese da parte di terroristi israeliani (già arrestati) ha fatto in pochi giorni 180 morti e oltre 1200 feriti.
I signori della guerra si vantano, minacciano, promettono sfracelli, intanto, come sempre, donne e bambini, cioè i soggetti più deboli, che non sono armati di razzi e droni, acquistati con i soldi che dovrebbero essere destinati a viveri e medicine, e non possono far sentire la loro voce, semplicemente muoiono o scappano (già 18mila nuovi profughi hanno lasciato la striscia di Gaza).
Cosa fare per far cessare questo assurdo e odioso massacro voluto da ambo le parti? Mettersi in mezzo e difendere come scudi umani quelle donne e quei bambini palestinesi (ma anche israeliani) assassinati dai signori della guerra?
Alcuni "giusti" tra noi ci hanno provato, ma sono stati tutti uccisi senza pietà. Di uno in particolare, Vittorio Arrigoni, conosciamo il viso, la voce e la storia, lo abbiamo ascoltato e visto agire come attivista per la pace a Gaza e in Cisgiordania. La sua azione e la sua vita a Gaza sono state documentate dai filmati, dai reportage e dalle testimonianze scritte che ci ha inviato dal fronte. Per cinque anni Vittorio mentre informava l'occidente sulle conseguenze della guerra che colpiva soprattutto i civili è stato arrestato, pestato a sangue, espulso e incarcerato illegalmente dall'esercito di Israele perché aveva cercato di difendere i pescatori di sardine in mare e i contadini di Gaza che venivano presi di mira dai fucili israeliani mentre lavoravano i loro campi.
Infine Vittorio è stato ucciso da un gruppuscolo di terroristi palestinesi perché la sua voce a difesa dei deboli, delle donne e dei bambini, dava fastidio e andava spenta.
Da allora, come vediamo, la guerra ineguale e folle tra Hamas e Israele va avanti, e mentre Stati Uniti ed Europa stanno come sempre a guardare, i poveri, i deboli, gli indifesi, muoiono.
venerdì 12 luglio 2013
Palestina: i bambini di Vittorio
Vittorio Arrigoni aveva ragione. Israele è un Paese impazzito e a farne le spese sono i più deboli e indifesi: i bambini. Due giorni fa secondo una delle più importanti ONG israeliane che ha diffuso questo filmato. una pattuglia di militari in Cisgiordania ha arrestato e tenuto in stato di fermo un bambino di 5 anni colpevole di aver tirato un sasso contro l'auto di un colono. Il bambino è stato rilasciato due ore dopo grazie all'intervento di un alto ufficiale.
Il film pubblicato dal sito Repubblica.it dimostra che non si è trattato di un errore, ma di una procedura considerata "normale" da tutti i militari presenti ufficiali compresi. Del resto episodi simili sono capitati altre volte e sono molti i bambini palestinesi ad avere subito questa esperienza. Le immagini parlano da sole.
Etichette:
bambini,
israele,
palestina,
vittorio arrigoni
giovedì 22 novembre 2012
Palestina: un conflitto chiamato pace
E' tregua. In Palestina tacciono (pare)
le armi dopo una settimana di bombardamenti, attentati, uccisioni
"mirate" di leader militari di Hamas e più indiscriminate di
civili palestinesi, uomini, donne e bambini (oltre 100 i morti e circa mille i feriti).
In questo articolo firmato dall'inviato
Antonio Ferrari, il Corriere della Sera di oggi cerca di spiegare ai
lettori italiani chi ci ha guadagnato dalla conclusione momentanea di
questa ennesima, piccola guerra diseguale. Il giornalista tenta di dimostrare l'indimostrabile, cioè
che ci sono dei "vincitori" in questa insensato e
insostenibile conflitto. Comincia col dire che ha vinto Obama perché
è riuscito a convincere il leader egiziano e fratello musulmano,
Morsi, a fare da garante della tregua. Prosegue dicendo che anche il
presidente israeliano Benjamin Netanyahu ci ha guadagnato perché ha
potuto rinsaldare i rapporti con Obama, guastati dal suo aperto
appoggio allo sfidante Romney. Inoltre, grazie all'iniziativa diplomatica
americana, da oggi può riprendere il dialogo con un leader
egiziano "moderato" per ottenere che egli impedisca il traffico di armi
verso la Striscia di Gaza e protegga il trattato di pace di Camp
David, che qualcuno vedeva ormai messo in mora.
Altri vincitori, ovviamente, sarebbero i fondamentalistidi Hamas che, secondo Ferrari, guadagnano su tutti i piani: militare, perché hanno dimostrato di poter colpire con i razzi le più grandi città israeliane; politico, perché sono stati legittimati dall'intero mondo musulmano, e ora sicuramente sono meno soli; economico, perché oltre ai soldi dell'emiro del Qatar (400 milioni di dollari) vedranno aprirsi i varchi verso il mondo esterno, che prima erano chiusi; strategico, perché Hamas è diventato un punto d'incontro nel conflitto tra sunniti e sciiti. Hamas è sunnita, ma è sostenuto da sempre (con armi e denaro) dall'Iran sciita.
Altri vincitori, ovviamente, sarebbero i fondamentalistidi Hamas che, secondo Ferrari, guadagnano su tutti i piani: militare, perché hanno dimostrato di poter colpire con i razzi le più grandi città israeliane; politico, perché sono stati legittimati dall'intero mondo musulmano, e ora sicuramente sono meno soli; economico, perché oltre ai soldi dell'emiro del Qatar (400 milioni di dollari) vedranno aprirsi i varchi verso il mondo esterno, che prima erano chiusi; strategico, perché Hamas è diventato un punto d'incontro nel conflitto tra sunniti e sciiti. Hamas è sunnita, ma è sostenuto da sempre (con armi e denaro) dall'Iran sciita.
E questa intricata trama di possibili alleanze e accordi che in Medio Oriente durano lo spazio di un mattino, l'inviato del Corriere la chiama "vittoria", forse fuorviato dai festeggiamenti inscenati
dai miliziani palestinesi di Gaza dopo l'annuncio della tregua. I
semplici cittadini che vivono nella striscia maledetta (un campo di
battaglia storico dai tempi dei Faraoni e degli Hittiti) probabilmente
non sanno niente di tutti questi retroscena politico diplomatici.
Sanno solo che per loro da oggi e non si sa per quanto, il futuro
forse non sarà sotto le bombe. La "vittoria", cioè questa
fragile tregua, il popolo palestinese l'ha pagata, come sempre, col
suo sangue e probabilmente ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Etichette:
egitto,
israele,
obama,
palestina-,
tregua
domenica 18 novembre 2012
Israele e Palestina: la pace è impossibile?
Mentre da cinque giorni piovono missili
su Gaza e su diverse città israeliane facendo decine di morti
(soprattutto arabi) e decine di migliaia di soldati dell'esercito di
Gerusalemme si preparano a invadere ancora una volta il territorio
palestinese, David Grossman, israeliano, e Boualem Sansal, arabo,
lanciano un appello per una "Unione mondiale degli scrittori per
la pace" in Medio Oriente, innanzitutto tra israeliani e
palestinesi.
I due scrittori hanno presentato la loro iniziativa a
Strasburgo in occasione del primo "Forum mondiale per la
democrazia" organizzato dal Consiglio d'Europa. Ma pochi giorni
dopo averlo fatto la risposta è stata la ripresa della guerra in
Palestina.
A spingerli ad agire la consapevolezza che il processo di pace arabo-israeliano è
fermo e non sembrano esserci speranze di rimetterlo in moto. Obama non ha mantenuto le sue promesse e l'Europa è
inesistente sullo scenario, il premier di Gerusalemme Benjamin
Netanyahu e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese
Mahamud Abbas si ignorano. Il primo denuncia la (reale) minaccia
nucleare iraniana, il secondo nega la ripresa dei negoziati senza lo
stop agli insediamenti israeliani.
Nel frattempo donne e bambini muoiono mentre Cisgiordania e Gaza sprofondano nella miseria (il PIl pro capite è di circa 600 dollari). Israele invece continua nella sua eccezionale crescita economica (PIL a +4,6% nel 2011, pari a oltre 28mila dollari pro capite) e questa diseguaglianza accresce, il rancore e l'odio da un lato, la paura di perdere il benessere raggiunto dall'altro.
"Israele è ricco, ma la sua stessa ragione d'essere è stata tradita – sostiene Grossman -. Abbiamo fondato lo Stato giurando che non ci saremmo mai più trovati nella condizione di vittime, ma vittime lo siamo di nuovo della guerra perenne alla quale abbiamo finito per abituarci. Consideriamo normale una realtà che non lo è, i nostri vicini ci trattano da nemici e ci siamo adattati. La guerra ci ha reso tutti malati. Parlare di pace in Israele ormai significa essere presi per stupidi sognatori e sinistroidi come capita a me".
Nel frattempo donne e bambini muoiono mentre Cisgiordania e Gaza sprofondano nella miseria (il PIl pro capite è di circa 600 dollari). Israele invece continua nella sua eccezionale crescita economica (PIL a +4,6% nel 2011, pari a oltre 28mila dollari pro capite) e questa diseguaglianza accresce, il rancore e l'odio da un lato, la paura di perdere il benessere raggiunto dall'altro.
"Israele è ricco, ma la sua stessa ragione d'essere è stata tradita – sostiene Grossman -. Abbiamo fondato lo Stato giurando che non ci saremmo mai più trovati nella condizione di vittime, ma vittime lo siamo di nuovo della guerra perenne alla quale abbiamo finito per abituarci. Consideriamo normale una realtà che non lo è, i nostri vicini ci trattano da nemici e ci siamo adattati. La guerra ci ha reso tutti malati. Parlare di pace in Israele ormai significa essere presi per stupidi sognatori e sinistroidi come capita a me".
venerdì 16 novembre 2012
Gaza: l'onda lunga delle "primavere arabe" spinge alla guerra
Pioggia di missili stamattina (85) su
Gaza nell'arco di 45 minuti. Sale così a 22 il bilancio delle
vittime palestinesi. L'esercito di Gerusalemme sostiene di stare
bombardando le basi sotterranee usate da militanti palestinesi per
sparare razzi (stanotte una decina) verso il territorio israeliano.
E' ormai guerra aperta tra Hamas e Israele che ha dato ordine di
riaprire dopo 11 anni i rifugi pubblici nelle città e si prepara a
un'operazione militare terrestre nella striscia di Gaza.
L'ingresso di 12mila riservisti nelle operazioni militari che durano
da due giorni indica l'imminenza di una possibile invasione.
Ma la situazione non è più quella di
sei anni fa e Israele si trova a fronteggiare un nemico molto più
forte e unito di allora. Il nuovo presidente egiziano Mohamed Morsi
definisce gli attacchi su Gaza "una eclatante aggressione contro
l'umanità" e assicura che "non lascerà Gaza da
sola...l'Egitto oggi non è l'Egitto di ieri e gli arabi di oggi non
sono gli arabi di ieri".
Lo scenario è profondamente cambiato e
il conflitto che si prepara è la conseguenza prevedibile delle varie
"Primavere Arabe" che hanno posto fine anche agli equilibri
mediorientali consolidati negli ultimi 30 anni. Israele è sempre più
circondata da estremisti islamici. In Egitto governano i Fratelli
Musulmani più vicini ad Hamas che non all'Olp. In Giordania
potrebbero riproporsi a breve scenari tipo Tunisi o Il Cairo 2011,
mentre per la prima volta dal cessate il fuoco dopo la guerra del
1973, tornano a tuonare i cannoni sulle alture siriane del Golan. La
guerra civile in corso in Siria tra alauiti e sunniti (che tutti
danno per vincenti) rinfocolerà inevitabilmente in Libano il
conflitto tra sciiti e sunniti dove emergerà ancora di più la
presenza dell'Iran a fianco di Hezbollah.
Il fuoco divampa sempre più forte.
Finirà che l'Occidente (e Israele) rimpiangerà Gheddafi?
domenica 11 marzo 2012
Restare Umani: a Gaza 17 morti in tre giorni
Due palestinesi, tra cui un bambino di dodici anni, sono rimasti uccisi dal fuoco israeliano nel terzo giorno di "guerra diseguale" scoppiata fra Israele e Gaza in settimana. Altri sei razzi Grad sono stati sparati dai miliziani palestinesi in direzione delle città israeliane di Ashdod e Ashqelon.
Il ragazzino dodicenne è morto in un attacco a est del campo profughi di Jabaliya, nel nord dell'enclave, mentre stava andando a scuola. Il fratellino di sette anni che lo accompagnava è rimasto ferito. Il secondo morto si è registrato in un attacco distinto sulla città di Gaza. Israele non conferma l'identità delle vittime e parla invece di "miliziani impegnati nel lancio di razzi", come gli altri 15 dei giorni passati.
Ue e Stati Uniti hanno lanciato appelli alla moderazione per fermare la spirale di violenze innescata dal lancio di razzi e granate verso il sud di Israele e dall'uccisione del capo dei Comitati di resistenza popolare (Prc) palestinesi. Da venerdì sono stati uccisi a Gaza 17 palestinesi mentre sul sud di Israele sono piovuti 120 razzi con una gittata di 40 chilometri.
Il ragazzino dodicenne è morto in un attacco a est del campo profughi di Jabaliya, nel nord dell'enclave, mentre stava andando a scuola. Il fratellino di sette anni che lo accompagnava è rimasto ferito. Il secondo morto si è registrato in un attacco distinto sulla città di Gaza. Israele non conferma l'identità delle vittime e parla invece di "miliziani impegnati nel lancio di razzi", come gli altri 15 dei giorni passati.
Ue e Stati Uniti hanno lanciato appelli alla moderazione per fermare la spirale di violenze innescata dal lancio di razzi e granate verso il sud di Israele e dall'uccisione del capo dei Comitati di resistenza popolare (Prc) palestinesi. Da venerdì sono stati uccisi a Gaza 17 palestinesi mentre sul sud di Israele sono piovuti 120 razzi con una gittata di 40 chilometri.
Iscriviti a:
Post (Atom)







