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domenica 5 ottobre 2014

Alla ricerca di Vivian Maier

Venerdì sera al Metropolis, dopo l'inaugurazione della mia mostra fotografica "Italiani in Bianco e nero 1974/1984" e il dibattito sul fotogiornalismo di ieri e di oggi che ne è seguito, hanno potuto ammirare in Sala Pasolini lo straordinario film di John Maloof e Charlie Siskel "Alla ricerca di Vivian Maier" da pochi mesi uscito in Italia, che racconta la storia del ritrovamento fortuito dell'opera monumentale (centinaia di migliaia di fotografie mai viste da nessuno) della più grande fotoreporter sconosciuta di tutti i tempi e della loro scoperta grazie ai social network che ne hanno divulgato le immagini al pubblico di tutto il mondo.
Vivian Dorothea Maier (New York, 1 febbraio 1926 – 21 aprile 2009) dopo un periodo di vita in Francia, tornata negli Stati Uniti, lavorò per circa quaranta anni come bambinaia a Chicago. Durante quegli anni ha scattato oltre 150.000 fotografie, principalmente di persone e architettura urbana, nelle città di New York, Chicago, e Los Angeles. Migliaia di foto scattate per strada con una Rolleiflex, una fotocamera tedesca che usava rullini di formato quadrato, 6x6 cm., da lei scelta forse perché consentiva grazie al mirino (che si usava guardandolo dall'alto) di fotografare senza portare la macchina all'altezza dell'occhio, in modo che il soggetto fotografato non si accorgesse di esserlo.
Le fotografie sono rimaste sconosciute, insieme alla fotografa, fino a quando, dopo la sua morte, le sue scatole di averi sono state acquistate all'asta per 380 dollari da un collezionista trentenne di Chicago, John Maloof. Di fronte alla scoperta delle foto, molte delle quali mai sviluppate, il giovane che non sapeva niente di fotografia, incredulo, ha cominciato a postarle online subito dopo l'acquisto. Il successo di pubblico ha innescato una serie di mostre inizialmente negli Stati Uniti e poi in tutto il pianeta.
Ma mentre postava su internet le fotografie scoperte, Maloof, cercava anche di scoprire chi era e che vita aveva fatto questa sconosciuta artista di cui il motore di ricerca di google dava risposte zero. Rovistando tra l'enorme massa di materiali contenuta nelle scatole appartenute a Vivian trovò migliaia di ricevute postali, biglietti e qualche rara lettera grazie alle quali riuscì a ricostruire il parte la sua vita e rintracciare molti dei bambini che aveva allevato e delle loro famiglie dalle quali ricavò preziose testimonianze sulla sua vita.

"Parlando con chi l’aveva conosciuta abbiamo capito che Vivian era una donna avventurosa, uno spirito libero – dice nel film Maloof -. Nel suo lavoro di tata portava i bambini nelle zone povere dalla città, a vedere i recinti di bestiame da dove arrivava il cibo che mangiavano. Mostrava loro cose crude perché erano dei privilegiati. Ma ci sono stati raccontati episodi che rivelano un carattere problematico al limite del disagio mentale: pare che Vivian picchiasse i bimbi e fosse terrorizzata dagli uomini. Insomma per molti il suo carattere nascondeva molte ombre che lei alimentava comportandosi in modo misterioso, cambiando identità e nascondendo il suo lavoro di fotografa in decine di valigie e bauli che portava sempre con sè da una casa all'altra. Ma non era una pazza, credo avesse coscienza di essere una grande artista, che a causa dei suoi problemi personali non è riuscita a esprimersi mostrando al mondo il suo lavoro".

giovedì 9 maggio 2013

Andreotti: coccodrillo fotografico

Tra i tanti "coccodrilli" dedicati ad Andreotti vi segnalo questo pubblicato sul suo blog dal mio amico fotografo ed editore, Giovanni Giovannetti autore negli anni 70 di questa famosa foto, uno scatto geniale che divenne l'icona del "Divo Giulio".


Giulio Andreotti (Roma, 14 gennaio 1919 – 6 maggio 2013) 
Ti voglio omaggiare replicando questa mia fotografia del 1976 in cui sei ripreso come sei ripreso. La ricordi? Venne pubblicata una prima volta sul quotidiano “Lotta Continua” accompagnata da una didascalia di Adriano Sofri: «l’onorevole si è pettinato sul davanti». Da allora l’avrai vista più e più volte, ripresa anche in un film sulla tua vita e per mano o plagio di un famoso illustratore. Portala con te, insieme ai tanti segreti italiani di cui sei stato protagonista o testimone, tra le foto che più ti hanno rappresentato in vita: quelle di Mino Pecorelli (secondo Buscetta, l’omicidio del giornalista “ostile” Pecorelli «fu commissionato dai cugini Salvo per conto di Giulio Andreotti») e di Michele Sindona; quella fantomatica del “bacio d’onore” a Totò Riina; le foto dei tuoi capi mandamento siciliani Vito Ciancimino e Salvo Lima. Porta con te anche una copia della sentenza che ti ha condannato per “concorso esterno in associazione mafiosa”, cui è seguito un provvidenziale “non luogo a procedere” per la sopravvenuta prescrizione: colpevole, ma non condannato. Addio.
G.

domenica 24 marzo 2013

Fotografia, un pomeriggio di immagini

Domenica uggiosa a Milano. Il mio consiglio è dedicare il pomeriggio alla fotografia che in questo fine settimana ha conquistato la città con Photoshow 2013.
La 14ma edizione della rassegna internazionale di Fotografia e Immagine Digitale mette in mostra fino a domani a FieraMilanoCity le ultime tendenze in fatto di prodotti, i programmi formativi per supportare gli operatori, gli eventi e i contest per gli appassionati. Photoshow è un osservatorio privilegiato sull'intero mondo dell'imaging. Una vetrina per scoprire le novità e le tendenze in fatto di prodotti, ma anche un luogo di incontro, di aggiornamento e di formazione per i professionisti del settore. E infine un evento/happening dedicato al grande pubblico di appassionati, il vero cuore pulsante che fa vivere la manifestazione durante tutto l'anno.
Diverse le mostre fotografiche aperte in città. Allo Spazio Oberdan, via Vittorio Veneto, 2 sono esposti 200 scatti originali del celebre fotografo francese Robert Doisneau che ha immortalato nel secolo scorso la vita di Parigi e dei suoi abitanti. Le immagini, esposte fino al 5 maggio, raccontano la Ville Lumière con sguardo intimo e realistico. Come il celebre "Bacio dell'Hotel de Ville", con una giovane coppia colta in un appassionato abbraccio di fronte al municipio cittadino.
Allo Spazio Forma, in piazza Tito Lucrezio Caro, una selezione di scatti provenienti dagli archivi Condé Nast (Vogue). Moda, glamour, finzione e talento. Sono gli elementi che emergono dagli scatti di "Fashion", la mostra allestita al Forma fino al 7 aprile.. "Dobbiamo fare di Vogue un Louvre", disse negli anni Venti il fotografo Edward Steichen all'allora caporedattrice Edina Woodman Chase. Ci sono riusciti? Per scoprirlo basta immergersi nel percorso, un viaggio affascinante attraverso le foto realizzate dagli indiscussi maestri del settore, come Bert Stern, Peter Lindbergh, Helmut Newton e Mario Testino. 
In Triennale, si possono ammirare le suggestive foto  che compongono "To Face", personale di Paola De Pietri. Immagini dai toni smorzati e realistici, scattate lungo il confine che separa l'Italia dall'Austria. Il progetto, premiato con il prestigioso Albert Renger-Patzsch Award, racconta come lentamente e silenziosamente la Natura sia riuscita a riappropriarsi dei luoghi dove si è combattuto uno dei conflitti più duri e violenti della nostra Storia, la Prima Guerra Mondiale. Fino al 31 marzo.

martedì 8 gennaio 2013

Paderno Dugnano: un'immagine da costruire tutti insieme



Fate questo esperimento. Andate su Google scrivete Paderno Dugnano e avviate la ricerca per immagini. Risultato: nelle prime dieci proposte dal motore di ricerca ci sono due brutte foto di villa Gargantini e Villa Uboldi, una foto aerea della Cava Nord, quella di una miss padernese in costume da bagno e posa sexy, la cartina dei quartieri ricavata dal PGT, la chiesa di Palazzolo, la stazione di Paderno delle Ferrovie Nord, due foto della Fiera di Primavera, una squadra di vigili urbani. Questa è l'immagine pubblica della nostra città: una miseria. E per fortuna è scomparsa la foto del summit di n'drangheta al Falcone e Borsellino.
Se poi si va sul sito del Comune le cose non migliorano: le foto sono più belle, ma si tratta sempre della solita cava, del soffitto affrescato di una chiesa, di un tramonto con skyline. Non ci siamo, bisogna fare qualcosa per migliorare questa carta d'identità perché Paderno Dugnano non sarà una città d'arte, ma è qualcosa di più e di meglio.
Come è possibile cambiare l'immagine pubblica della nostra città? In un modo abbastanza semplice (da dire), cioè realizzando e mettendo in rete delle immagini diverse, più adeguate a descrivere e raccontare la vita della nostra comunità e l'ambiente cittadino. Meno facile è fare tutto questo perché si tratta di raccogliere il frutto del lavoro di molti fotografi che guardano la loro città con occhi attenti, cercano di renderla attrattiva valorizzando gli aspetti migliori della sua quotidianità, i luoghi e gli edifici simbolo della città, da quelli storici a quelli moderni, ma ripresi nelle diverse stagioni e soprattutto animati e vissuti dai cittadini, non ridotti a nature morte.
Un approccio possibile alla soluzione del problema potrebbe essere un concorso fotografico cittadino annuale aperto a tutti che metta in palio un premio per le cinque immagini migliori e organizzi una mostra delle opere presentate al concorso che entrano tutte a far parte dell'archivio fotografico, aperto e consultabile on line, della città. Naturalmente questo concorso dovrebbe essere indetto da tutte le associazioni e i soggetti culturali padernesi interessati al tema dell'immagine pubblica e patrocinato dall'amministrazione comune che a questo è tenuta istituzionalmente.
Due associazioni sono già pronte ad avviare l'iniziativa, il Circolo Culturale Restare Umani e la Videoenciclopedia di Paderno Dugnano. A nome loro invito tutti i soggetti, associazioni, scuole, enti e persone, interessati a questa grande impresa ad aderire.  

lunedì 27 agosto 2012

Zingari, ritratto di un popolo


Avete tempo fino al 16 settembre per vedere quello che è considerato uno dei reportage più significativi del Novecento: Zingari di Josef Koudelka. Realizzato negli anni 60 esce ora in versione aggiornata per Contrasto. 
Si tratta di una raccolta di oltre cento immagini, scattate dal grande fotografo fra le comunità gitane di Boemia, Moravia, Slovacchia, Romania, Ungheria, Francia e Spagna. Con sguardo penetrante e insolito, l'autore racconta scene di vita familiare, momenti di festa, di gioco e di ritualità collettiva. Una serie di foto stampate appositamente viene presentata in anteprima al Forma (pza Tito L. Caro a Milano) dal 22 giugno al 16 settembre. 
Josef Koudelka nasce in Moravia nel 1938. Inizia la sua carriera come ingegnere aeronautico e diventa fotografo professionista verso la fine degli anni Sessanta. Nel 1968 fotografa l’invasione sovietica di Praga, pubblicando le sue fotografie con le iniziali P. P. (Prague Photographer, fotografo di Praga). Per queste fotografie, nel 1969 riceve da anonimo il premio Robert Capa dell’Overseas Press Club. Nel 1970 lascia la Cecoslovacchia per cercare asilo politico e, poco dopo, entra a Magnum Photos. Nel 1975, viene pubblicata la prima edizione di Gypsies, il primo di una lunga serie di libri di questo fotografo, incluso Exiles (1988), Chaos (1999), Koudelka (2006) e Invasione Praga 68 (2008). Nel corso della sua carriera Koudelka ha vinto svariati premi come il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier-Bresson (1991), e l’Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992). Le sue fotografie sono state esposte al Museum of Modern Art e all’International Center of Photography di New York, all’Hayward Gallery di Londra, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Palais de Tokyo di Parigi, alla Fondazione Forma di Milano e al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1992 ha ricevuto la nomina di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Oggi vive fra Parigi e Praga. 

mercoledì 1 agosto 2012

Una social community per promuovere la fotografia d’autore

Segnalo agli interessati questo comunicato stampa. Libreriamo.it in tre mesi di vita ha già totalizzato 30mila utenti unici al mese e la sua pagina Facebook conta 1.500 fan.
Da una costola di Libreriamo, il primo social book magazine completamente dedicato alla promozione della lettura e dei libri, nasce una fan-page completamente dedicata alla promozione della fotografia d’autore. I Grandi maestri della fotografia, le mostre più importanti al mondo, gli eventi fotografici di maggior livello saranno i protagonisti della nuova pagina di Facebook. Il tutto con il fine esclusivamente della sensibilizzazione nei riguardi di una delle forme d’arte che ha tantissimi proseliti in tutto il mondo.
Tutto è nato da un’idea di Saro Trovato, direttore responsabile di Libreriamo, con il fine di promuovere la lettura e dei libri. Un’ampia sezione del social magazine è infatti dedicato alla fotografia d’autore, con interviste, critiche, presentazioni, commenti con i più autorevoli esponenti del mondo della fotografia nazionale e internazionale.
“Il nostro fine è contribuire alla diffusione della lettura e allo stesso tempo a stimolare gli italiani riguardo a tutto ciò che può rappresentare arte e cultura. – Afferma Saro Trovato - La lettura e la fotografia sono dei linguaggi che meritano maggiore diffusione, anche perché possono contribuire a migliorare il “senso civico” della nostra Italia. Per troppo tempo siamo stati “vittime”, da un lato, dell’eccesso di ”acculturamento” televisivo e, dall’altro, del volontario isolazionismo di autori e artisti che hanno ritenuto sgradevole avvicinarsi alla cultura di massa.”
Fotografiamo by Libreriamo avrà come protagonisti personaggi come Man Ray, Avedon, Scianna, Testino, Lange, Cartier-Bresson, solo per fare qualche nome, ovvero i più grandi maestri della fotografia, i quali diventeranno il principale punto di riferimento della community. Forte attenzione anche alle più importanti collezioni mondiali, alle più importanti “esposizioni” che vivono in giro per il mondo. Protagonisti saranno anche le agenzie e gli archivi fotografici più importanti del Pianeta, fonte immensa di materiali che possono ormai considerarsi patrimonio dell’Umanità.
Protagonisti della pagina saranno anche i libri fotografici, molto diffusi tra gli amanti della fotografia e che attraverso l’opera di sensibilizzazione della pagina di Fotografiamo by Libreriamo possono avere una più ampia diffusione di pubblico. Maggiori lettori di questo settore possono infatti fare da stimolo ad una parte dell’industria culturale italiana che vive grazie a queste produzioni.
La pagina proporrà e condividerà, altresì, i lavori e le opere dei nuovi interpreti della fotografia contemporanea, senza tralasciare i numerosi foto-maker che abitano ormai il mondo della rete, molti dei quali si fanno già notare per la forte sperimentazione dei propri lavori, anche da parte della critica più autorevole. La condivisione riguarderà anche i “post” delle pagine più belle e ricche di contenuti e materiali dedicati alla fotografia d’autore, ormai punto di riferimento per milioni di fan che stabilmente stazionano su Facebook.
Da non dimenticare che i veri protagonisti saranno gli utenti di Facebook, i quali potranno condividere, “postare”, commentare in prima persona all’interno della pagina, contribuendo in tal senso ad arricchire la pagina e a costruire sempre più community coinvolgendo tutti i loro amici.

lunedì 11 giugno 2012

Mostra fotografica: i colori del sacro a Paderno Dugnano

Se c’è un aspetto che accomuna il paesaggio italiano da Nord a Sud, indistintamente, è la presenza delle chiese. Si tratta certamente di chiese diversissime tra loro, per epoca, stile architettonico, peculiarità geografiche; resta il fatto che è praticamente impossibile attraversare un territorio, che sia pianura, collina o montagna, senza incontrare qua e là qualche campanile, a volte anche isolato, addirittura senza che ci siano attorno abitazioni.
Un aspetto così comune da risultare a volte quasi scontato, in particolar modo se si parla della chiesa di paese, davanti alla quale si passa tutti i giorni o magari si entra ogni domenica. Allora la chiesa, anche quando è bellissima, rischia di diventare un edificio qualsiasi, che perde le sue peculiarità.
Proprio da qui è partito un gruppo di appassionati fotografi, allievi del corso per principianti del circolo fotografico cf80, nella sua scelta del tema per questa mostra fotografica: “I colori del sacro” - le chiese di Paderno Dugnano, che si terrà allo spazio mostre della Biblioteca Tilane dal 9 al 23 giugno. Chiese di tutti i giorni, già viste magari mille volte con l’occhio dell’abitudine. Sono partiti da qui per riportare alla ribalta quei particolari che nell’occhio comune passano inosservati. Perché è questo che fa la macchina fotografica: l’obiettivo si trasforma in un occhio nuovo, insolito, che va a caccia di ciò che l’occhio abituale ormai non nota più.
Ecco allora apparire davanti a noi vetrate cromate, soffitti affrescati, profili di crocefissi lignei, oggetti sacri, giochi di luce, insomma i particolari anche conosciuti delle nostre chiese di tutti i giorni, riportati finalmente sotto gli occhi dei visitatori in tutta la loro peculiare bellezza.

Circolo fotografico “cf80”
Il Presidente Giovanni Fusi

Hanno fotografato: Annalisa Buffa, Stefano Buso Cellora, Mattia Pasetti, Alessandro Prada, Alessia Pasinetti, Antonella Rizzi, Francesca Sala, Luca Storari, Stefano Vruna
Con la consulenza e l’aiuto di Eugenio Spreggiaro

giovedì 7 giugno 2012

Sopravvivere ai bordi nella megalopoli


Sopravvivere nelle baraccopoli, nonostante la fame, l'Hiv, la povertà e la mancanza di speranze. Questo racconta la mostra multimediale "Urban Survivors", realizzata da Medici Senza Frontiere e dall'agenzia fotografica Noor allo Spazio Oberdan di Milano.
Le immagini esposte sono di cinque fotografi famosi, Stanley Greene, Alixandra Fazzina, Francesco Zizola, Jon Lowenstein e Pep Bonet, che hanno visitato e fotografato i progetti dell’organizzazione umanitaria nelle bidonville di Dacca (Bangladesh), Karachi (Pakistan), Johannesburg (Sud Africa), Port-au-Prince (Haiti) e Nairobi (Kenya).
Obiettivo della mostra, ricordare ai cittadini del Primo Mondo come vivono le popolazioni più povere di Asia, Africa e America che emigrano in massa dalle regioni rurali verso le città, nella maggior parte dei casi finendo nelle bidonville che continuano a crescere attorno alle megalopoli. Le foto e i filmati ci mostrano gli enormi bisogni umanitari e sanitari di donne, uomini e bambini costretti a vivere in questi inferni urbani dove le condizioni di vita sono estreme e le sfide che Medici Senza Frontiere sta affrontando, ogni giorno, per assistere la popolazione.
Spazio Oberdan - Via Vittorio Veneto, 2, Milano, dall'8 al 24 giugno (orari lunedì 10-19; da martedì a domenica 10-22; ingresso libero.

giovedì 24 maggio 2012

Anche il futuro ha bisogno del tram



Spesso un’immagine dice più di mille parole ed esprime con una sorprendente sintesi i concetti che vorremmo trasmettere.
Le foto che vi allego, vorrei fossero rappresentative di quello per cui, da diversi mesi, la città di Limbiate sta battendosi, e con essa migliaia di cittadini del territorio.
Un tram da restituire ad una città, della quale ne è diventato inconsapevolmente simbolo, silenzioso e talvolta trascurato, un mezzo oggi logoro e “claudicante” ma unica ed importante breccia per il futuro di Limbiate.
“Anche il futuro chiede il Tram” è lo slogan con cui ci apprestiamo a vivere una fase decisiva della tranvia, e la foto di un bambino che gioca concentrato sul suo trenino, proprio nel bel mezzo delle storiche rotaie che attraversano Limbiate, è l’immagine che meglio di altre afferma ciò per cui tutti ci stiamo battendo.
Sandro Archetti
Un cittadino di Limbiate

martedì 22 maggio 2012

Famiglia oggi, mostra fotografica a Milano



“Famiglie insieme” è la mostra fotografica allestita dal 23 maggio al 5 giugno in Via Dante, a Milano che racconta, in 26 scatti, i mille modi di essere famiglia oggi. Un percorso lungo il quale incontrare volti, luoghi e storie, e riflettere, in coincidenza con il VII Incontro Mondiale delle Famiglie (dal 30 maggio al 3 giugno), sul ruolo sociale della famiglia.
La mostra, voluta e realizzata dal settimanale Vita, che dal 1994 è il punto di riferimento per il Terzo Settore, presenta una selezione di immagini realizzate dai fotografi di Shoot4Change, un network internazionale no profit di professionisti e amatori che, come volontari, dedicano parte del loro tempo alla realizzazione di reportage su temi sociali per organizzazioni non governative e altri organismi di indirizzo sociale.
Famiglie allargate e multietniche, generazioni di immigrati a confronto e mamme adottive di lavoratori stagionali sono tra i protagonisti delle storie raccontate nel tempo di uno scatto. Storie che negano l’esistenza di modelli, quando si parli di famiglie, e che tuttavia affermano il ruolo di protagonista che ancora oggi questo nucleo ha nella società.

venerdì 30 marzo 2012

"Italiani in bianco e nero-1974/1984" in mostra a Palazzolo

E' il titolo della mostra fotografica, realizzata da Carlo Arcari, che verrà presentata domenica, 1 aprile 2012 nel salone del Centro Anziani ARCI di Palazzolo Milanese.
La mostra è una selezione di 25 immagini che l’autore, fotoreporter e giornalista, collaboratore di quotidiani e settimanali, di numerose agenzie fotografiche tra cui Marka e Grazia Neri, editore del mensile “Immagine Fotografica”, ha realizzato in un periodo che va dal dicembre 1974 alla fine del 1984.
l'Italia fotografata in quegli anni era un Paese popolato ancora da emigranti che vivevano nelle baracche dei cantieri di Zurigo dove lavoravano senza permesso di soggiorno, operai-artigiani e operai-massa, famiglie che si arrangiavano col lavoro a domicilio, consumi poveri, pensionati, preti che affermavano: “la chiesa è del popolo”, terroristi, Carabinieri, politici, sindacalisti. Un’Italia in transito da un dopoguerra persistente ad un consumismo incerto e ineguale sulla quale è ancora utile oggi fare delle riflessioni, anche alla luce della crisi economica e sociale che attualmente stiamo attraversando.
Alla presentazione della mostra, che sarà visibile fino a domenica 8 aprile, l'autore illustrerà le immagini inquadrandole nella loro epoca e discuterà di fotogiornalismo e impegno sociale nell'era della comunicazione digitale con tutti i presenti.  

sabato 24 marzo 2012

Luoghi "impossibili" da mappare


Ho letto sul Corriere.it questa notizia di un'interessante iniziativa di controllo pubblico del territorio alla quale è possibile contribuire. Si tratta di partecipare con delle semplici fotografia, scattate con il proprio cellulare, a edifici e immobili degradati e abbandonati che si trovano in tutti i luoghi, anche a Paderno Dugnano.
Parcheggi abbandonati e case disabitate in pieno centro, fabbriche e palazzi mi finiti (nella foto lo scheletro di un albergo mai finito da 30 anni) o in attesa di restauro."Impossible living" è il primo esperimento di database online per fare la mappa degli edifici abbandonati al degrado in tutto il mondo. Ognuno può indicare, segnalare, denunciare un immobile, in modo semplice e veloce. Basta registrarsi gratuitamente al sito e caricare una foto, l’informazione sul luogo e qualche dettaglio sulla struttura per dare vita a una scheda dedicata, alla quale poi chiunque potrà aggiungere particolari.
L’intuizione è nata nel 2012 da due professionisti italiani, l’architetto Daniela Galvani e l’ingegnere Andrea Sesta. Presto anche un’app, grazie alla quale sarà possibile fotografare con il proprio smartphone l’edificio abbandonato e caricare le info direttamente sul sito.

sabato 3 marzo 2012

Paderno Dugnano ha bisogno di una nuova immagine, di speranza

Qual è l'immagine di Paderno Dugnano che emerge navigando in rete, qual è il ritratto della nostra città che tutti possono ammirare? 
Ho provato a cercare su Google e su Flickr, ma l'immagine che ne ho ricavato è piuttosto deludente: se si escludono le foto di cronaca l'immagine ufficiale di Paderno Dugnano si riduce a: una processione religiosa, il lago Nord e la sua fauna, la ferrovia, la città innevata, tramonti, un cinema multisala. Si tratta di cartoline scattate da diversi autori che non raccontano nulla di una città per loro caratterizzata solo da queste strutture. Inoltre quasi tutte le foto sono nature morte perché prive della presenza e della dimensione umana.
Un'immagine povera insomma e io che ero alla ricerca di fotografi che avessero raccontato con la loro fotocamera qualcosa della Paderno del terzo millennio stavo quasi per chiudere rassegnato il pc, quando come per miracolo da un album Flickr è emersa questa fotografia scattata in un'area dismessa che per me si impone con la potenza di un affresco.
A realizzarla è stata Anna Visini, una graphic designer milanese che ha raccolto un centinaio di commenti entusiastici. Io trovo particolarmente indovinata la scelta della fotografa di sovrapporre l'immagine a una superficie murale (effetto visibile sul suo album Flickr) cosa che aggiunge materialità e significato alla fotografia che mostra un insediamento ex industriale disseminato dei resti archeologici di un lavoro e di una vita che non ci sono più. E' una fotografia che ci racconta molto del presente, della nostra città deindustrializzata e condannata alla decrescita e all'abbandono perché l'industria che muore non viene sostituita da nulla che non sia cemento. Una immagine di morte quella proposta da Anna Vasini, riempita però di vita e di speranza dalla presenza classica di una ragazzina che gioca col cerchio.  Bellissima.

domenica 12 febbraio 2012

Tante belle foto non fanno l'immagine del "Paese "reale"

Una bella idea quella di "Sette", supplemento settimanale del Corriere della Sera, che da cinque anni invita un selezionato gruppo di fotografi a realizzare nello stesso giorno di gennaio un affresco visivo della quotidianità italiana. In questo modo il giornale ha raccolto e offerto ai suoi lettori il racconto di una giornata dell'Italia che lavora, studia, consuma, si diverte, soffre; l'Italia che vive.
Una selezione di queste immagini sono diventate una mostra di centoventi doppie pagine, duecento immagini circa, esposta alla Tirennale di Milano fino a domenica prossima.
Tra le foto ce ne sono di molto belle, di bellissime, alcune prevedibili altre eccezionali. Un plotone di fanti di marina della San Marco bardati da superguerrieri tecnologici ripresi durante un'esercitazione sulla spiaggia brindisina di Torre Cavallo è di sicuro un'immagine inaspettata, bellissima è quella del magistrato Gherardo Colombo che tiene in una scuola media una lezione sulla legalità, molto bella quella del costumista napoletano che rinfresca il vestito da ballo bianco indossato da Claudia Cardinale ne Il Gattopardo o quella della maestra Tamil che nello stanzone di un fatiscente palazzo nobiliare palermitano tiene scuola ai bambini immigrati dallo Sri Lanka. Eccezionale per la sua carica grottesca la foto del senatore a vita Giulio Andreotti che festeggia da solo il suo 90° compleanno.
Detto questo confesso che la mostra mi ha un po' deluso. L'immagine complessiva dell'Italia che ne viene fuori è quella patinata e in definitva banale dei servizi visti mille volte sul National Geographic; un tipo di fotografie fuori testo, slegate dal tempo reale, immagini multiuso prive di linguaggio autonomo. Foto che sembrano scattate dai bravi fotografi (e probabilmente  è proprio così) non per raccontare in modo personale la realtà, ma per farne delle didascalie visive ai testi scritti dei committenti, cioè dai giornalisti. Una fotografia subalterna, insomma, piegata alle esigenze del testo. Un'immagine "vale più di mille parole" si diceva un tempo. Un tempo.

"Un giorno. 5 anni nella vita dell'Italia dalle pagine di Sette". Triennale. Viale Alemagna 6. Tel. 02.72.43.41. Orario: mar.-dom. 10.30-20.30; gio. e ven. 10.30-23. Ingr. lib. dal 9 (ore 18.30) al 19 febbraio.

sabato 11 febbraio 2012

Il mondo visto da Rosa

Mia madre è una donna straordinaria. Classe 1925 si è sempre contraddistinta per il carattere forte e per la sua decisa propensione all'innovazione. E' una di quelle che pensa e pratica la parola d'ordine "marciare non marcire". Lo ha sempre fatto e la sua tendenza a prendere a spallate la vita, tagliando corto e agendo senza fermarsi tanto a pensare, scegliendo ogni volta, istintivamente, di rompere la gabbia della complessità, mi ha fortemente "marchiato" e chi mi conosce lo può testimoniare.
Un'eredità la sua che mi ha aiutato molto a diventare quello che sono, quasi soltanto con le mie forze (come mi ha insegnato lei), ma che a volte mi ha messo e ancora mi mette nei guai. Semplificare e andare diritti allo scopo va bene, ma ogni tanto avere qualche dubbio è opportuno. 
Menomale che alla parte fiammeggiante, univoca e velocissima del suo apporto genetico (una continua, teutonica, blitzkrieg), fa da contrappeso quella doppia, lunare e lenta dei geni di mio padre (memoria e malinconia etrusco-italiche).
Vi racconto questo perché oggi andando sulla sua pagina facebook (ve l'ho detto che è una avanguardista) ho notato che da un po' di tempo ha cominciato a pubblicare le sue foto dei viaggi che ha fatto come capogruppo di Avventure nel Mondo negli ultimi 30 anni. Queste immagini sono relative a un viaggio in Pakistan del 1987. Io ho fatto per 20 anni il fotoreporter e devo confessare che lei è davvero brava. Il suo occhio è diverso dal mio e le sue immagini rivelano il suo forte sentimento di sorellanza con le donne e la consapevolezza che se il mondo lo guidassero loro sarebbe un posto migliore.
La vecchia Nikon con la quale le ha scattate me l'ha ceduta diversi anni fa quando ne ha comprata un'altra e adesso la tengo insieme alla mia storica e ammaccatissima Nikkormat.  

venerdì 10 febbraio 2012

"La pietà di Sanaa" è la foto dell'anno 2011.

La giuria del World Press Photo (WPP) alla sua 55ª edizione è stata unanime nella scelta della Foto dell’anno 2011: una donna yemenita, avvolta nel velo completo niqab, che tiene fra le braccia un parente ferito durante una protesta contro il presidente Saleh. La fotografia è stata scattata dallo spagnolo Samuel Aranda, durante le manifestazioni a Sanaa, in Yemen, il 15 ottobre 2011, un servizio per il New York Times. Tra gli italiani premiati dalla giuria del premio internazionale dedicato ai fotoreporter ci sono: Paolo Pellegrin, Eduardo Castaldo, Pietro Paolini, Emiliano Larizza, Francesco Zizola, Simona Ghizzoni. Tra le foto premiate, l'unica immagine relativa all'Italia è quella di Zizola che ha realizzato un servizio fotografico sulla tonnara di Carloforte in Sardegna.

lunedì 23 gennaio 2012

Fotografia: "Passione India"

L'India non è un Paese, è un continente e rinchiuderlo in una mostra fotografica è una sfida difficile anche per un fotografo appassionato.
La mostra “Passione India” raccoglie sessanta fotografie dai reportage realizzati negli ultimi dieci anni nel sub-continente indiano da Massimo Allegro, selezione di un ampio lavoro antologico che riesce a raccontare le molte sfaccettature della cultura e della società indiana: la preghiera e i gesti millenari nei templi Moghul del Rajasthan o nei monasteri buddisti del Ladakh; il lavoro e la fatica dei portatori di Chandi Chawk, il mercato delle spezie cuore di Old Delhi; il senso della vita e della morte sui gath di Varanasi, le scalinate sulle rive del Gange. Allegro a lungo e con passione ha indagato questi luoghi e queste persone: un’umanità variegata di musulmani, jainisti e induisti, un mondo in movimento ricco di cultura millenaria e di forti spinte all’innovazione, fonte di emozione e di amore per il fotografo.
L’esposizione, che vanta uno scatto vincitore del Premio Verona 2008, è stata inserita nel circuito CIRMOF, il Circuito nazionale di Mostre della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche/FIAF.

Dal 27 gennaio al 12 febbraio 2012
"Passione India"
Sessanta fotografie di Massimo Allegro
Inaugurazione giovedì 26 gennaio 2012, ore 18.30.
Sabato 4 febbraio alle 15 Massimo Allegro incontra il pubblico tra le foto in mostra.
 
La Casa delle Culture nel Mondo,  via Giulio Natta 11, Milano - M1 Lampugano