Cari amici, cari lettori, ho il grande piacere di annunciarvi che il 3 ottobre verrà finalmente esposta a Paderno Dugnano nella prestigiosa sede dell'Area Metropolis 2.0, grazie alla collaborazione con Cineteca Italianala mia mostra fotografica "Italiani in Bianco e nero 1974/1984". La mostra arriva a Paderno con cinque anni di ritardo perché è stata stampata nella camera oscura del Circolo Fotografico 80 nel 2009 e subito proposta in anteprima alla precedente amministrazione, ma quella giunta (nonostante l'apprezzamento dell'assessore alla Cultura, Tagliabue) decise di respingerla per non precisati motivi "politici". Le immagini del decennio 70-80 evidentemente erano una realtà che l'allora destra di governo non riusciva a sopportare. Eppure quel decennio che molti ricordano solo come gli anni del disordine era stato un periodo storico fondamentale per la crescita del nostro Paese. In quegli anni infatti l'Italia visse una drammatica, ma anche positiva rivoluzione sociale, economica, industriale, frutto dell'intrapresa e della capacità di auto valorizzazione di tutti noi, che trasportò gli italiani poveri d'Europa (non a caso la mostra inizia con le immagini della nostra emigrazione in Svizzera dove gli emigrati meridionali lavoravano senza permesso di soggiorno e vivevano nelle baracche dei cantieri), a una diversa e molto più ricca condizione economica. Eravamo un Paese che camminava ancora senza scarpe, oggi i nostri consumi sono i più alti del continente e il made in Italy si è imposto in tutto il mondo. Oggi, dopo tre decenni di continuo sviluppo siamo ancora sull'orlo di una drammatica transizione e di un grande cambiamento provocato dalla crisi globale, per questo ritengo che ricordare chi eravamo e come eravamo guardando quelle immagini che ci mostrano le tappe di avvicinamento a un lungo percorso di crescita sia molto importante. Il ruolo dei giovani fotoreporter del decennio 70-80, giornalisti di strada autodidatti, che lavoravano senza commesse né stipendio, ma investendo in proprio tempo e denaro per documentare ogni giorno quello che succedeva, e pubblicando sui giornali il frutto della loro ricerca, è stato fondamentale.
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martedì 23 settembre 2014
Italiani in Bianco e nero 1974/1984 a Metropolis 2.0
Cari amici, cari lettori, ho il grande piacere di annunciarvi che il 3 ottobre verrà finalmente esposta a Paderno Dugnano nella prestigiosa sede dell'Area Metropolis 2.0, grazie alla collaborazione con Cineteca Italianala mia mostra fotografica "Italiani in Bianco e nero 1974/1984". La mostra arriva a Paderno con cinque anni di ritardo perché è stata stampata nella camera oscura del Circolo Fotografico 80 nel 2009 e subito proposta in anteprima alla precedente amministrazione, ma quella giunta (nonostante l'apprezzamento dell'assessore alla Cultura, Tagliabue) decise di respingerla per non precisati motivi "politici". Le immagini del decennio 70-80 evidentemente erano una realtà che l'allora destra di governo non riusciva a sopportare. Eppure quel decennio che molti ricordano solo come gli anni del disordine era stato un periodo storico fondamentale per la crescita del nostro Paese. In quegli anni infatti l'Italia visse una drammatica, ma anche positiva rivoluzione sociale, economica, industriale, frutto dell'intrapresa e della capacità di auto valorizzazione di tutti noi, che trasportò gli italiani poveri d'Europa (non a caso la mostra inizia con le immagini della nostra emigrazione in Svizzera dove gli emigrati meridionali lavoravano senza permesso di soggiorno e vivevano nelle baracche dei cantieri), a una diversa e molto più ricca condizione economica. Eravamo un Paese che camminava ancora senza scarpe, oggi i nostri consumi sono i più alti del continente e il made in Italy si è imposto in tutto il mondo. Oggi, dopo tre decenni di continuo sviluppo siamo ancora sull'orlo di una drammatica transizione e di un grande cambiamento provocato dalla crisi globale, per questo ritengo che ricordare chi eravamo e come eravamo guardando quelle immagini che ci mostrano le tappe di avvicinamento a un lungo percorso di crescita sia molto importante. Il ruolo dei giovani fotoreporter del decennio 70-80, giornalisti di strada autodidatti, che lavoravano senza commesse né stipendio, ma investendo in proprio tempo e denaro per documentare ogni giorno quello che succedeva, e pubblicando sui giornali il frutto della loro ricerca, è stato fondamentale.
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giovedì 26 giugno 2014
Foto d'autore vendesi: Brigate Rossonere anni '70
Nelle settimane scorse ho esposto una selezione di mie vecchie fotografie degli anni 70 alla Festa dell'Unità (Renzi ha deciso di ridargli il nome originario) di Cinisello Blsamo.
Sabrina, la curatrice dello stad libreria dove erano state esposte, mi ha detto che la mostra aveva attirato molti visitatori e che più di una persona aveva espresso il desiderio di acquistare una delle foto della mostra.
Mi sono trovato in imbarazzo a comunicare su due piedi un prezzo perché finora non mi è mai capitato di vendere le mie immagini a un privato cittadino o collezionista. Pertanto mi sono informato presso delle gallerie specializzate nella vendita di foto d'autore le quali mi hanno dato come prezzi indicativi (a seconda della tiratura certificata delle immagini e del fatto che fossero foto stampate con il metodo fotochimico tradizionale o in digitale. Il prezzo che mi è stato suggerito andava da 300 a 1.000 euro (vendute dal gallerista). Una foto in particolare era stata richiesta, quella che pubblico qui sopra relativa alle Brigate Rossonere che si installavano con striscioni e tamburi nella curva Nord, la curva del freddo, di San Siro. L'avevo scattata nel gennaio 1978 durante un Milan-Napoli (Berlusconi non era ancora diventato padrone della squadra rossonera e di lui, bei tempi, non si parlava se non come di un palazzinaro tra i tanti).
Poi l'acquirente ha cambiato idea e non se n'è fatto più niente. Se a qualcuno dovesse interessare io sono sempre disponibile a trattare la vendita.
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giovedì 12 giugno 2014
Viaggio in Russia tra Perestroika e pollo fritto del Kentucky
1) Rileggere il reportage di Roth
sull'evoluzione della NEP e la costruzione dello stato sovietico nel 1926 mi
ha fatto venire voglia di raccontare quello che è stato il mio
piccolo (6 giorni) "viaggio in Russia" nell'estate del 1989, anno in
cui si tennero le prime elezioni libere e il PCUS venne sfidato
da candidati extra-partito. Come potevo perdermi l'occasione di
vedere con i miei occhi l'inizio della fine dell'impero rosso e lo
spettacolo di un gigantesco regime totalitario sul viale del
tramonto?
Arrivai a Mosca con il classico volo
serale Aeroflot da Vienna, atterrai a Sheremetyevo che faceva già
buio. Facevo parte di una delegazione di costruttori italiani di robot e
macchine utensili, funzionari del Ministero del Commercio
Estero, esponenti di Confindustria e broker di materie prime che
avevano voluto al loro seguito anche un giornalista de Il Sole 24 Ore (il
sottoscritto) e uno della redazione economica dei periodici
Mondadori (un giovane Giorgio Meletti) affidati alle cure di un ancor
più giovane PR della scuderia Barabino&Partners (di cui oggi è socio e vicepresidente), il mio caro amico
Federico Stainer .
Arrivati in città dall'aeroporto viaggiando sulle
delle enormi Chaika, gonfie e lente come dirigibili, gli imprenditori ed espositori vennero
alloggiati in un grande albergo di lusso costruito nel più pacchiano
stile americano vicino al quartiere fieristico, i Vip vennero
alloggiati in una foresteria di stato, ospiti del governo, noi tre
tapini invece ci infilarono in un rudere del più spartano stile sovietico, l'Hotel Intourist,
decisamente modesto e bruttino, ma praticamente affacciato sul
Cremlino perciò centralissimo e comodissimo per noi.
Il primo problema fu: dove si mangia?
L'hotel vantava ben 4 ristoranti ma alle 22 erano già chiusi. Nema
problema ci rassicurò Federico (parlava forse cinque parole di russo e se la tirava), che dopo averci fatto girare l'angolo
dell'Hotel andò a colpo sicuro verso un palazzo dove c'era un ristorante riservato a
chi poteva pagare in dollari.
Bastò darne un paio al buttadentro per
ottenere subito un tavolo, ma il servizio era non a la carte: ci toccarono
un bell'antipasto russo di pesce (storione, salmone, trota
affumicati) e caviale di vari tipi seguiti da un incredibile pollo
fritto del Kentucky per la modica cifra di 80 dollari a testa, il
tutto annaffiato da vino georgiano e vodka di prima qualità.
Tornati in albergo trovai nella mia
camera la vecchia cameriera del piano che pescava un po' di Marlboro da un
pacchetto incustodito sul mio comodino, ma io ero così allegro per il
cibo e il vino che le regalai tutto il pacchetto ottenendo in cambio da quella nonnetta grandi sorrisi, inchini e baci lanciati a piene mani.
Il mattino dopo andammo alla fiera, la
Metallobrabotka, dove incontrammo gli espositori facemmo un po' di
interviste, assistemmo a una conferenza stampa italo-russa pertanto
lunghetta e ci facemmo massacrare i timpani dallo stand Comau (Fiat) che
esponeva a Mosca i suoi robot Smart ultimo modello a sei gradi di
libertà i quali si muovevano con grazia seguendo una musica a volume altissimo che si
ripeteva sempre uguale ogni quarto d'ora.
La nostra interprete Natasha, una
biondina (ma le radici dei capelli erano nere e portava al collo una
piccolissima stella di David) ci spiegava chi erano i visitatori e
chi i compratori, cioè i funzionari dei vari ministeri perché
nemmeno i direttori delle fabbriche più grandi potevano comprare
direttamente le macchine, solo guardare e poi inviare la richiesta
alla "bisignina" (una specie di centrale acquisti
ministeriale) del settore...e aspettare la risposta. Il funzionamento del sistema l'avremmo capito meglio il giorno dopo quando in programma c'era la
visita della più grande fabbrica metalmeccanica di Mosca che si
chiamava Proletariato Rosso e produceva macchine utensili
d'avanguardia con tecnologie moderne.
Dopo il buffet nel pomeriggio io me ne
andai a zonzo sull'Arbat e nella altre strade attorno alla
Piazza Rossa, volevo vedere chi erano i moscoviti, entrare nei loro
negozi, vedere come vestivano e come passavano la giornata fuori dal
lavoro. Il negozio del macellaio era pieno di gente in fila con la
sporta, disposti su più file, che lentamente si avvicinavano al
banco. Sbirciando per vedere cosa c'era in vendita non riuscii a
capire cosa fosse quell'ammasso di carne sanguinolenta che sembrava
venisse macellata direttamente sul bancone. I pezzi non erano
identificabili inoltre a pomeriggio inoltrato ce n'era rimasta ben
poca e la maggior parte dei clienti sarebbe rimasta a bocca asciutta,
Provai a tentare con i dolciumi, ma anche qui patetici pacchi di
biscotti secchi, vasi di caramelle e poche torte dall'aria anemica.
Niente di invitante. In una vietta laterale c'era animazione e vidi
un camion che scaricava e vendeva direttamente dal pianale sacchi di
patate. La fila era blandamente sorvegliata da miliziani armati. Le
patate abbondavano.
Per chiudere con il tour merceologico
entrai in un negozio di abbigliamento, ma i capi in vendita erano
imbarazzanti per noi italiani. Era roba anni '60, per non parlare
dell'abbigliamento intimo per signora, reggiseni in tela cerata rosa,
fatti più per animali da tiro che essere indossati da una signora.
Anche i mitici magazzini Gum si rivelarono una delusione;
meravigliosa l'architettura, penose le vetrine che esponevano cose da
merceria di paese. Mi guardavo in giro e mi chiedevo ma questi russi come si vestono? E poi a forza di guardare le gonne e i vestiti delle donne capii: in casa con la macchina da cucire, come facevano le nostre mamme negli anni 50-60
Tornando in albergo un tizio mi fermò per strada
e mi chiese sui due piedi di scambiarci le scarpe in cambio di un
orologio da ufficiale dell'Armata Rossa. Declinai gentilmente
l'offerta (anche perché di scarpe ne avevo portato solo tre paia) e
me ne liberai regalandogli un sigaretta e chiacchierando un po' di
Italia, musica e calcio in linguaggio babelico, russo, italiano,
inglese.
La sera eravamo invitati a un
ricevimento offerto non mi ricordo da chi in un locale dell'Arbat, il
quartiere residenziale che nell'800 era considerato il più
prestigioso di Mosca. Distrutto da Napoleone venne ricostruito e
negli anni 20 era abitato e animato da numerosi artisti, accademici,
e naturalmente funzionari pubblici di alto grado. Oggi è un'aera
pedonale lunga un chilometro ad alta attrazione turistica.
(Continua)
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martedì 3 giugno 2014
Antonella Caniato: "Paderno Dugnano, una grande sfida che mi appassiona"
Se vincerà il ballotaggio dell'8
giugno sarà la prima donna eletta alla carica di Sindaco nella
storia di Paderno Dugnano. "Da quanto tempo ti stai preparando a
fare il primo cittadino?". Antonella Caniato, sorride "Non da tanto
tempo. Due anni fa ero ancora incerta per via delle leggi sul
conflitto di interesse relative ai funzionari pubblici, poi quando è
stata fatta chiarezza e ho visto che nulla ostava alla mia
candidatura mi sono decisa, anche grazie al sostegno di amici dentro
e fuori il partito che mi hanno convinta ad accettare questo
impegno".
Intervisto Antonella sotto un gazebo
nel giardinetto fresco di casa sua a Baraggiole. "Una casa che
io e mio marito ci siamo costruiti da soli partendo da zero perché
non avevamo alle spalle famiglie in grado di aiutarci. L'ho
conosciuto nel 1985 nella storica sede della Democrazia Cristiana in
via Nirone quando mi avvicinai alla politica per la prima volta.
Attività che tutti e due abbiamo subito abbandonato per una cosa più
importante, mettere su famiglia".
La politica ha ricominciato a farla una
ventina di anni dopo. "Ho ripreso nel 2007 quando è nato il PD
– dice -. C'era una prospettiva nuova, un partito nuovo e nel 2009
mi sono candidata alle primarie. Poi cinque anni di opposizione in
Consiglio Comunale e adesso eccomi qua". In questi anni molte
cose sono cambiate nel PD, in Italia e a Paderno Dugnano. Il partito
è molto diverso, più capace di un tempo di guardare alla società
nel suo insieme, realtà che è profondamente mutata. A Paderno
Dugnano come in Italia sono emersi bisogni nuovi, nuove urgenze, alle
quali dare risposte. "E' una grande sfida che mi appassiona e
che accetto con entusiasmo".
Antonella Caniato ha le idee molto
chiare sulle cose da affrontare subito: lavoro, partecipazione,
povertà, giovani. "Nella mia azione di sindaco metterò al
centro la partecipazione, un metodo di governo necessario per
tutelare la salute dei cittadini e del territorio e gestire insieme
le criticità alle quali dare soluzione – sottolinea – Io sono
molto determinata e per questo a volte sembro dura e antipatica, ma
in realtà chi mi è vicino e ha lavorato con me sa che questo è il
mio modo concreto di affrontare i problemi e rispondere alle esigenze
delle persone, che io conosco benissimo dal momento che sono una
donna, una madre di famiglia con tre figli uno studente alle
superiori, uno laureato e un laureando che devono fare i conti con il
lavoro che non c'è e un futuro pieno di incognite. Io sono un
dipendente pubblico, mio marito è dirigente di una piccola azienda.
Sappiamo bene cosa ha voluto dire la crisi degli ultimi cinque anni
perché l'abbiamo vissuta sulla nostra pelle".
Come affronterà i punti del suo
programma? "Per quanto riguarda la partecipazione troveremo
insieme un nuovo modello che sostituisca i vecchi consigli di
quartiere. Lo faremo recuperando il meglio della grande esperienza
che è stata fatta in passato e gestiremo i nuovi organismi con un
assessore o una delega specifica – dice -. In tema di sicurezza del
territorio e delle persone creeremo un vero coordinamento tra le
forze dell'ordine e i cittadini che vogliono e devono venire
coinvolti e responsabilizzati. Per i giovani non creeremo un finto
assessorato, ma un programma specifico che preveda la creazione di
spazi e momenti di aggregazione da gestire insieme a loro utilizzando
in modo nuovo e aperto i centri sociali che non dovranno essere come
ora solo dei centri anziani. Le tasse e le tariffe dei servizi ai
cittadini che inizieremo subito a ridurre. I soldi li chiederemo a
chi ce li ha, non a chi è più povero e ha più bisogno come ha
fatto Alparone.".
Per quanto riguarda la squadra di
governo, per ora non vuol far nomi. "Dovrà essere una squadra
di persone dotate di competenze, ma anche di grande passione per i
problemi che si dovranno affrontare – osserva -. Una squadra
politicamente giovane che sappia sfruttare i punti di forza della
città a vantaggio di tutti i padernesi. Paderno Dugnano ne ha molti.
Il verde, i parchi urbani pubblici e privati da aprire alla città.
La cultura e le sue infrastrutture da promuovere e far diventare
punti attrattivi che ci qualifichino della città Metropolitana. Le
nuove e vecchie attività produttive artigianali e industriali da
sostenere con investimenti e una politica innovativa coerente. Tutte
cose che la vecchia giunta di destra ha cancellato e lasciato cadere
impoverendo la città".
Intervista di Carlo Arcari
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lunedì 20 maggio 2013
Un caro saluto a tutti
Cari Lettori, nel novembre del 2008 ho
aperto questo blog chiamandolo Paderno Forum, in ricordo di Monza
Forum, una famosa mailing list fondata nel 2000 a Monza dal mio caro amico Peppino Motta.
Il Forum come lo chiamavano tutti, era
uno straordinario anticipo dei social network (vi si esercitò tra
i primi anche Pippo Civati edificando su quella esperienza la sua
carriera politica) che cercai di continuare, dopo la scomparsa di
Peppino nel 2005, con il sito-blog Forum Monza, da me gestito per
tre anni fino alla chiusura.
Paderno Forum, ha visto la luce
inizialmente come un passatempo, ma dopo le elezioni e la sconfitta
elettorale del centrosinistra nel 2009, cambiò pelle e carattere.
Decisi infatti di metterlo al servizio del dibattito politico
cittadino per consentire ai partiti della sinistra che erano un po'
allo sbando di riprendere, tramite il blog, un contatto con la città e costruire insieme una linea riconoscibile di
opposizione alla nuova giunta di destra.
Da allora l'ho sempre votato a questa missione sostenendo battaglie, polemiche, iniziative
politiche, facendo informazione e controinformazione. Adesso, però,
dopo quanto è accaduto con l'elezione del Presidente della
Repubblica e alla luce della scelta governativa del PD basata su un
compromesso con la destra e la conseguente chiusura a sinistra, dal
momento che questa non può appoggiare il governo Letta, ho perso la
fiducia nelle mie capacità di analisi e comprensione di quello che
sta succedendo. Pertanto mi ritiro dalla politica attiva e anche da
quella virtuale e chiudo Paderno Forum, senza rimpianti.
Questo è il mio ultimo post.
Tra pochi giorni cancellerò il blog dal server perché è giusto che
le esperienze quando si esauriscono vengano chiuse, anche per lasciare spazio
al nuovo che deve nascere. Un caro saluto a tutti.
Carlo Arcari
mercoledì 13 febbraio 2013
"Professione reporter", su Witness Journal
Il periodico online Witness Journal,
diretto da Amedeo Novelli, ha pubblicato nella sezione Reportage, una selezione delle
fotografie che avevo esposto nel 2012 al Centro Sociale Arci di
Palazzolo, e mi ha intervistato sul tema del fotogiornalismo negli anni 70.
In particolare mi hanno chiesto di raccontare com'era e come si
faceva questo mestiere 35-40 anni fa a cavallo tra gli "anni di piombo" e la "Milano da bere".
Witness Journal è il primo
mensile di fotogiornalismo online italiano. Uscito ad Aprile 2007, si
basa su un modello nuovo e aperto al contributo di chiunque abbia
voglia di raccontare storie attraverso le immagini. Fino a oggi
ha pubblicato 55 numeri per un totale di 510 reportage su oltre 1.300
proposti attraverso il forum e la redazione. Il giornale offre un
palcoscenico sia per storie spesso destinate all'oblio, sia per i
numerosi fotogiornalisti che sempre di più incontrano difficoltà
nel far conoscere il loro lavoro.
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