Ricevo da Oscar Figus, segretario del PD padernese, un documento che è stato presentato ieri sera all'assemblea del partito che si è svolta a Cassina Amata. Figus premette che si tratta "di alcune mie considerazioni
personali come spunti in vista del percorso che tra meno di un anno
ci porterà alle elezioni amministrative a Paderno Dugnano".
Non è un manifesto, ma una riflessione che chiede di confrontarsi con quelle di altri. Il problema è che è troppo lunga per il format di un blog: non si può, infatti, ragionevolmente rispondere in 3-400 battute a un documento di oltre 23.000. In sintesi egli propone al PD "di mettersi a disposizione, insieme a tutti coloro (Partiti, Movimenti, Comitati, Associazioni, semplici cittadini) che vogliono far rinascere la nostra Città da un programma comune, elaborando proposte ed ascoltando, portando ognuno il proprio contributo di idee e di esperienze ma tutti con uguale dignità". Buona lettura.
Non è un manifesto, ma una riflessione che chiede di confrontarsi con quelle di altri. Il problema è che è troppo lunga per il format di un blog: non si può, infatti, ragionevolmente rispondere in 3-400 battute a un documento di oltre 23.000. In sintesi egli propone al PD "di mettersi a disposizione, insieme a tutti coloro (Partiti, Movimenti, Comitati, Associazioni, semplici cittadini) che vogliono far rinascere la nostra Città da un programma comune, elaborando proposte ed ascoltando, portando ognuno il proprio contributo di idee e di esperienze ma tutti con uguale dignità". Buona lettura.
Qualche considerazione sulla nostra
Città
Ultimamente ricevo numerose
sollecitazioni a fare qualcosa in vista delle prossime elezioni
amministrative del 2014, io però credo che la vera priorità oggi
non sia fare ma – soprattutto – elaborare tanti pensieri in vista
di un progetto che sia condivisibile da tanti.
La realtà è complessa, oggi
molto più che solo trent’anni fa, e frazionata in tanti interessi
legittimi e partigiani, ed ha bisogno di nuovi “strumenti” per
essere compresa e di nuove “parole d’ordine” per essere
affrontata. Questo documento vuole offrire alcune
considerazioni di carattere personale alla discussione pubblica e del
mio Partito, considerazioni da intendersi come semplici spunti utili
ad alimentare una discussione che è sempre presente anche se spesso
in maniera non strutturata.
Argomenterò principalmente di temi
locali, che è quello che mi compete da segretario cittadino del PD,
quindi di Città, amministrazione, partecipazione, lavoro, ambiente,
scuola, legalità e infine, di quelli che possono essere alcuni punti
per una proposta comune - con chi ci sta – per Paderno Dugnano a
partire dal 2014.
Tutti si sentano liberi di emendare le
mie proposte, ma prima una premessa.
Compito della Politica, sia
quella di lotta che quella di governo, credo debba essere di
identificare i problemi comprendendo la realtà, cercare di risolvere
i conflitti e definire le priorità proponendo le soluzioni migliori
pur sapendo che spesso non saranno l’optimum ma solo la ricerca del
miglior compromesso possibile.
Ma fare Politica è anche mettersi
sempre a confronto con gli altri perché la Politica più alta è
quella di chi – degli altri - si mette all’ascolto e al servizio.
E partendo dalla questione
metodologica; se la ricerca di soluzioni a un problema complesso può
essere (e non è detto che lo sia sempre) tentarne una
semplificazione, non può mai essere banalizzarlo.
Banalizzazione dei problemi.
Perché oggi la peggiore demagogia la si trova nella banalizzazione
delle questioni, nel “non hanno pane che mangino brioche”, ma
anche nel ridurre tutto a poche questioni puntuali, magari anche
meritevoli di soluzione, ma assolutamente insufficienti – da sole –
a rappresentare anche solo lontanamente i problemi che dobbiamo
affrontare nella realtà.
Conoscenza oggettiva. Domande
la cui risposta non può prescindere dalla conoscenza oggettiva di
ciò di cui si parla, intendendo per conoscenza oggettiva la
disponibilità di dati certi, che se non ci sono vanno cercati,
perché altrimenti le soluzioni proposte servono solo ad alimentare
un’altra demagogia: la demagogia del fare.
Non esistono scelte tecniche.
Da questo ragionamento ne derivano a
mio avviso alcune conclusioni:
- E’ politica qualsiasi ragionamento o azione che coinvolga anche altri
- Non esistono scelte tecniche avulse dalla politica, se fai delle scelte, o decidi delle priorità, fai una scelta politica
Ma se è vero che tutti fanno politica
quando si occupano (anche legittimamente pro domo propria) della cosa
pubblica, un partito politico ha un obbligo in più: quello di
candidarsi a governare.
Altrimenti è un comitato, una
associazione, un qualsiasi singolo o gruppo di cittadini che porta
all’attenzione delle istanze – si chiaro legittime ma di parte –
ma non si assume quel ruolo diverso che deve essere al servizio anche
di chi non è della tua idea.
Amministrare è infatti un’altra
questione. Se vinci le elezioni hai il dovere di ascoltare tutti,
anche chi non ti ha votato, perseguendo il tuo progetto ideale ma in
nome del bene comune.
E amministrare non è soltanto
guardare quante sono le entrate al fine di modulare le uscite (tra
l’altro non lo è neppure se amministri un azienda) amministrare è
fare delle scelte in nome degli obiettivi politici che ci si è dati,
figli della propria spinta ideale ed eventualmente della mediazione
fatta con chi ha deciso di condividere la proposta con te.
Quindi deve esistere una spinta ideale,
bisogna comprendere la situazione reale, proporre, definire le
priorità e perseguire degli obiettivi.
Cominciamo parlando di spinta
ideale.
Io non credo le persone siano tutte
uguali, anzi, io sono convinto che le persone siano tutte diverse, ma
non possono che essere al centro dell’azione della Politica.
Partiamo dalle persone. Hanno ruoli
diversi, capacità diverse, possibilità diverse, intelligenze
diverse, idee diverse e aspirazioni diverse. Queste diversità sono
una grande ricchezza e generano necessariamente anche conflitti, ma
dovendo scegliere, la strada migliore rimane quella del confronto e
dell’ascolto.
Partiamo dai doveri, i doveri delle
persone certo (sole o associate) ma anche i doveri delle
amministrazioni pubbliche che di queste persone sono al servizio.
Credo nella necessità di pari
opportunità di partenza attuabile solo applicando i principi,
sanciti dalla Costituzione, quelli legati ai diritti (troppo spesso
inapplicati) ma anche quello della progressività: “Tutti sono
tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro
capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri
di progressività" e non perché lo dice la Costituzione ma
perché è un principio cardine di una società organizzata: chi ha
di più è giusto che contribuisca in misura maggiore.
Credo però, oltre alla progressività,
che nell’emergenza sia necessario lo sforzo comune ed il contributo
di tutti e che nessuno abbia il diritto di tirarsene fuori.
A livello locale io vorrei una Città
attraente ed attrattiva e trovo che Paderno Dugnano abbia tante
ricchezze ma, come molti centri urbani nel nostro Paese, soffre anche
di tanti problemi, economici e di lavoro, ambientali, certo, ma anche
di perdita di identità e assenza di progetto.
E come qualsiasi città è composta da
tanti strati, livelli, flussi che vanno considerati e, se possibile,
armonizzati insieme.
Situazione reale. La nostra è
una città policentrica, dove vivono 47.805 cittadini (quasi 20.000
famiglie) con un reddito medio (nel 2010) di 14.710 € pro capite.
Una città con 3597 residenti stranieri di cui oltre 2500
extracomunitari.
Cittadini che – in molti - ogni
giorno escono, mentre tanti altri ne arrivano per usufruire dei
servizi che la nostra città offre; sanitari, scolastici, culturali,
associativi, lavorativi, commerciali o per frequentare i nostri
parchi.
Servizi che sono una delle nostre
ricchezze.
Paderno Dugnano non è una Città
medievale circondata da mura, è una grande città moderna con una
sua identità, spesso dimenticata, e dei rapporti con il mondo che ci
circonda.
Ma la nostra è una Città con tanti
problemi, il lavoro in primis, da realtà eminentemente industriale
ha perso, come tutta la zona nord di Milano, tante realtà produttive
(anche se più di quante si creda operano ancora) rendendo il
problema dell’occupazione prioritario anche perché si inserisce
nel momento di crisi che colpisce anche molte imprese.
E altrettanto importanti sono le
questioni ambientali, quelle comuni all’area metropolitana milanese
ma anche alcune specifiche con infrastrutture presenti e soprattutto
future che rischiano, se attuate come proposto, di penalizzare ancor
più la nostra Città.
Tutti questi temi vanno affrontati
anche rinunciando ad una parte della propria sovranità comunale se
possono essere affrontati meglio visti da una prospettiva più ampia,
ad esempio in collaborazione con i comuni vicini, o da più vicino,
con un confronto reale con i quartieri.
In attesa che venga istituita la Città
Metropolitana e, anche dal punto di vista amministrativo, diventi più
semplice armonizzare le politiche della Grande Milano.
Quartieri, Comitati civici, Oratori,
Associazioni
Paderno Dugnano è una città solidale;
con 7 quartieri, una decina di comitati civici, cinque centri di
aggregazione per gli anziani, sette oratori e 169 associazioni (circa
una ogni 250 abitanti con una media della zona Nord di una ogni 304)
è – per densità associativa - la terza città del Nord Milano
Associazioni socio assistenziali ma
anche associazioni culturali, sportive, ricreative, che sono una
ricchezza perché tutte danno un grande contributo di solidarietà,
sussidiarietà e partecipazione.
La politica, con tutte queste realtà,
ha il dovere di confrontarsi perché danno alle amministrazioni
pubbliche, soprattutto in questo momento di crisi, un aiuto
insostituibile a sostenere non solo a chi è in difficoltà economica
o socio-sanitaria ma anche fornendo opportunità di aggregazione
essenziali per potersi definire una comunità.
Un offerta che è sicuramente buona per
la fascia di età fino all’adolescenza (tra oratori e società
sportive rivolte ai giovanissimi), per gli anziani (con i diversi
centri di aggregazione) e per gli adulti che si riuniscono,
attraverso le associazioni, in gruppi con interessi comuni.
Meno significativa invece sia per i
giovani adolescenti che per coloro che si affacciano all’età
adulta (3046 giovani tra i 18 e i 24 anni) che devono confrontarsi
anche con le difficoltà a trovare il primo lavoro.
A tutte queste realtà noi dobbiamo la
collaborazione di una amministrazione che, pur restando autorevole,
sia trasparente sulle scelte e soprattutto sia partner delle
iniziative che vengono proposte.
Il dovere dell'ascolto.
E verso tutti i cittadini abbiamo il
dovere dell’ascolto, che non può che partire dai quartieri
qualsiasi sia l’organizzazione amministrativa che i quartieri (con
le prossime elezioni del 2014) andranno ad assumere.
Perché la nostra storia è questa, la
nostra Città è fatta così e se il modo con cui organizzarne la
struttura di ascolto e confronto con la cittadinanza è aperta alla
discussione, ritengo che il “luogo fisico” – la sede di
quartiere – non possa più essere sottoutilizzata con qualche
riunione qualche sera al mese ma vada trasformata nell’”agorà”
del quartiere, aperta anche di giorno a disposizione delle iniziative
dei giovani ma anche di non giovani, che sono sempre di più le
persone che per lavoro (o per assenza di lavoro) hanno bisogno di
nuovi spazi di aggregazione.
Magari mettendo – qui si, non nelle
piazze – un segnale wi.fi o magari qualche computer, creando uno
spazio realmente condiviso in ogni quartiere.
Lavoro.
Continuiamo a parlare di lavoro che
manca, sappiamo tutti che l’amministrazione comunale non può
creare posti di lavoro, in compenso però può fare tante scelte a
favore del sostegno alle imprese ed alla nuova occupazione.
Intanto si potrebbero mappare le
imprese presenti nella nostra Città e poi incontrarle, le più
significative direttamente, le più piccole attraverso le
associazioni di categoria, magari affrontando il discorso ad un
livello sovra comunale (come proponevo sopra) cosa che già viene
fatta con AFOL per ciò che riguarda l’occupazione, mentre si è un
po’ persa per strada l’attività di Milano Metropoli e Bic la
fucina.
Eppure bisogna sapere che solo a
Paderno Dugnano – prima ancora che creare nuove imprese – ha
ancora oltre 3.700 realtà tra industriali, artigiane e commerciali.
Di queste oltre 900 sono società di capitali, alcune leader nel
proprio settore.
Quali sono i problemi per i quali
l’amministrazione comunale (da sola o insieme ai comuni della zona
Nord) può dare una mano. Di che professionalità necessitano ?
Quali altri problemi affrontano?
Si potrebbe costruire un portale di
supporto con tutte le aziende e le loro peculiarità sul sito del
Comune, si può addirittura pensare ad un ufficio apposito che
magari, promuova il fare rete tra le imprese e organizzi corsi di
formazione (esiste una ricca offerta, anche grazie alle stesse
Agenzie provinciali citate prima) magari anche per aumentare la
sensibilità sui temi della sicurezza sul lavoro, sulla lotta
all’inquinamento, sullo smaltimento dell’amianto.
Si può elaborare un nuovo Piano del
Commercio fatto insieme agli operatori ed alle associazioni che li
rappresentano.
E potenziare i servizi per i giovani,
formazione e ricerca e magari organizzare un career day a Paderno
Dugnano, visto che le aziende ci sono.
Ambiente e territorio
E se parliamo di temi ambientali non
possiamo nasconderci che , dopo il lavoro, i problemi più pressanti
che in questi anni sta affrontando la nostra città sono tutti temi
ambientali
Riqualificazione della Rho-Monza, si
parla di ampliamento della Milano Meda, un nuovo inceneritore dopo
quello di Incirano.
Dobbiamo pretendere che il nostro
comune abbia voce in capitolo sulle scelte che vengono fatte sul
nostro territorio.
D'altronde anni di amministrazione
oculata in tema ambientale ci hanno permesso di essere, dopo Bollate,
il comune con la minore densità abitativa (meno di 3400 abitanti per
Kmq) del nord Milano nonché un interessante rapporto fra abitanti e
zone non antropizzate, superiore alla media della nostra zona.
Tutto questo, lungi da giustificare
arretramenti, deve portarci invece a fare uno sforzo ulteriore per
contrastare i problemi migliorando la sostenibilità ambientale.
Dobbiamo riprendere a far crescere la
raccolta differenziata, ferma ai valori del 2009, e il trasporto
sostenibile investendo sulla metro tranvia Milano Limbiate, che la
metropolitana al Villaggio Ambrosiano – pur auspicabile – ha
tempi più lunghi e non rappresenta una soluzione di pari
strategicità.
Cominciando un ragionamento strategico
tra i comuni del nord Milano per una gestione dei trasporti pubblici
est-ovest sovra comunale, identificando i punti di interesse:
stazioni di interscambio, scuole – che sono il principale
utilizzatore – ma anche punti nevralgici per la vita comunitaria,
sedi comunali, biblioteche, ospedali, carceri (solo per fare qualche
esempio) progettando un sistema che – oltre a tutto questo - non
lasci non servite intere frazioni.
Solo in questo modo il trasporto
pubblico diventa realmente alternativo all’uso dell’auto.
Localmente dovremmo invece fare uno
sforzo per collegare i percorsi ciclo pedonali in Città (soprattutto
nord-sud) nell’ottica di favorire una maggiore mobilità
sostenibile anche intercomunale favorendo l’accesso al percorso
est-ovest lungo il canale Villoresi.
Scuola
La scuola non può che
essere al centro dell’amministrazione comunale (pur nei limiti
delle proprie competenze) perché serve a formare i cittadini.
I problemi sono molti e riguardano
ambiti molto diversi l’uno dall’altro; edilizia scolastica,
sostegno, parità di accesso, mensa, progetti comuni.
Tutti sono legati alla disponibilità
di risorse (su cui poi torno) ma rappresentano anche una scelta
politica.
Sulla mensa, a maggior ragione in
questi tempi di crisi, bisogna aumentare le fasce di reddito non
diminuirle, e sui progetti va data una maggiore attenzione ai
progetti di educazione civica, ambientale e di integrazione.
Delle esperienze passate un progetto
interessante, che metteva insieme civismo e partecipazione, è stato
sicuramente il Consiglio Comunale dei Ragazzi che va riproposto.
Un patrimonio straordinario è poi la
presenza, sul nostro territorio, dell’Istituto Gadda con il quale –
pur non dipendendo dal comune - vanno continuate le collaborazioni a
tutti i livelli.
Ma su un tema particolare voglio
sollevare l’attenzione, periodicamente si solleva, e in modo
trasversale, di wi.fi in vari luoghi delle città.
Digital divide
Chiariamo bene il concetto, è ben vero
che il problema del digital divide è dato dall’accesso alla Rete
ma per accesso si intende l’accesso sia fisico che culturale.
Paderno Dugnano è assolutamente ben servita dal punto di vista
dell’accesso fisico, non ha molto senso fornire accesso Wi.Fi (per
altro tecnologia un po’ datata) nelle piazze o nei parchi.
Ne ha di più fornirlo nei luoghi di
socializzazione, ma diventa importantissimo solo se associato alla
diffusione culturale dell’uso di Internet ed alla creazione di
servizi ai cittadini.
La biblioteca Tilane, da questo punto
di vista, conferma il suo ruolo centrale di costruttore della cultura
cittadina (oggi riconosciuto anche dall’amministrazione di centro
destra inizialmente scettica) sia con l’accesso alla Rete che con
corsi specifici di formazione.
Io comincerei però dalle scuole,
verificando che tutte le classi abbiano accesso Internet e –
insieme ai dirigenti e al corpo insegnante – che tutti abbiano non
solo l’opportuna preparazione ma anche la consapevolezza dei rischi
e che sappiano trasmetterla, elaborando – magari anche - un
ragionamento condiviso sulla didattica legata alla Rete.
Dei quartieri ho detto, accesso a
Internet purché diventino anche luoghi di aggregazione oltre che di
confronto civico (oggi temo non siano né l’uno né l’altro)
Servizi per il territorio
Continuerei poi con la produzione di
servizi, apprezzo che il sul sito del comune ci sia una sezione Open
Data ma non può essere solo una raccolta di documenti in PDF, tutte
le informazioni di tipo tabellare sarebbero opportune più
dettagliate ed in formato almeno CSV, in modo da poter essere lette
come un Foglio Elettronico e filtrate alla bisogna.
In particolare tutte le informazioni
relative alla trasparenza amministrativa.
Si potrebbero inoltre pensare strumenti
per segnalare i disagi all’amministrazione sia attraverso il sito
che con applicazioni specifiche utilizzabili su smartphone e tablet.
Cominciando a ragionare in termini di
Smart City.
Legalità e sicurezza
Legalità e sicurezza
Un altro problema che attanaglia la
nostra città è quello legato alla legalità, i dolorosi fatti
legati alla cena di ‘ndrangheta al Falcone Borsellino hanno
dimostrato come anche il nord Milano sia stato “colonizzato”
dalla criminalità organizzata.
Ci hanno raccontato per anni che non
era così: “la mafia non esiste”. Abbiamo scoperto che non si
trattava quasi mai di azioni alla “Chicago anni ‘30” ma di
infiltrazioni imprenditoriali, magari non grossi appalti ma tombini o
parte della spalatura neve.
Eppure ci sono, e sono dappertutto. E
qualcuno lo ricorda solo quando viene utile per fare polemica
politica (tra l’altro contro i soggetti sbagliati), mai – come
per tutti i problemi scomodi - quando viene chiesta chiarezza nei
confronti dei cittadini onesti.
Nel frattempo ci sono stati altri
crimini, una bomba contro la sede dei vigili, minacce contro semplici
cittadini, tante azioni di microcriminalità, furti in auto, rapine
in appartamenti, senza una seria presa d’atto della Città.
E’ necessario uscire dal torpore,
serve un’azione amministrativa che ripristini gli strumenti di
studio, ma anche una maggiore azione di cultura della legalità, oggi
legata all’azione volontaria di pochi.
Qualche proposta
Per la Paderno Dugnano del 2013 tra le
proposte, non sono certo il primo, è quella di ripartire dai beni
comuni: partecipazione, lavoro, ambiente e territorio, scuola,
legalità, come abbiamo fatto in passato e come continuiamo a fare
lavorando insieme per tante battaglie legate alla nostra città e che
mettono le persone al centro.
Con l’obiettivo di rendere la nostra
Città sempre più attrattiva, puntando sui nostri punti di forza,
ragionando anche sui temi del decoro urbano perché una città
attrattiva non può che essere una città bella.
E riducendo le barriere
architettoniche, perché una città è davvero vivibile se è
vivibile per i più deboli, per chi ha problemi, per chi deve
convivere con l’handicap.
Ascoltando sempre i cittadini, ci vorrà
di più certo, ma le scelte saranno maggiormente condivise.
Con totale trasparenza, chi non ha
nulla da nascondere può tranquillamente condividere, comprese tutte
le informazioni sugli atti amministrativi, sugli appalti, su ogni
cosa che riguarda la Città perché solo in questo modo i Cittadini
possono aiutare l’amministrazione a non compiere errori.
Servono certamente maggiori fondi ma
oggi, per ottenerli, l’unica soluzione è seguire la strada della
maggiore progettualità e di una maggiore assunzione di
responsabilità condivisa.
Abbiamo visto che la promessa
“governando comune, provincia e regione ne possiamo avere dei
vantaggi” oltre che essere offensiva per chi crede nella parità
dei diritti e non nei favori alle amministrazioni di uguale colore
politico, non ha funzionato.
Fondi regionali ed europei
Progettualità quindi – magari anche
intercomunale – per accedere ai Fondi Regionali ed Europei. Diversi
progetti vengono attivati continuamente, molti su temi di carattere
ambientale ma non solo.
La Comunità Europea prevede diversi
strumenti per il finanziamento di progetti locali, oggi
drammaticamente sottoutilizzati, come il Fondo Europeo per
l'Efficienza Energetica (EEEF), sui temi dell’efficienza energetica
e del trasporto pulito, ancora in tema di energia sostenibile il
Programma ELENA (European Local ENergy Assistance).
Esistono inoltre bandi specifici per le
Smart Cities.
E’ faticoso e difficile, richiede una
revisione al lavoro dell’ente, ma sono tempi difficili ed è
necessario essere progettuali e poi, magari, anche mettere a
disposizione queste competenze anche della Città, delle imprese e
dei cittadini.
Come sarebbe opportuno – in tema di
controllo e trasparenza – costituire un gruppo preposto
all’auditing delle procedure interne nell’ottica
dell’ottimizzazione e della trasparenza.
Inter pares
Al Partito Democratico di Paderno
Dugnano propongo non tanto l’ambizione di guidare una coalizione di
partiti alle prossime elezioni quanto di mettersi a disposizione
insieme a tutti coloro (Partiti, Movimenti, Comitati, Associazioni,
semplici cittadini) che vogliono far rinascere la nostra Città da un
programma comune, elaborando proposte ed ascoltando, portando ognuno
il proprio contributo di idee e di esperienze ma tutti con uguale
dignità: Inter pares.
Chiudo chiarendo che gli spunti
proposti qui non sono certo né esaustivi né solo miei, sono invece
il frutto di una parte delle tante discussioni avute in questi anni
con le persone che ho incontrato, del mio partito e non solo.
Idee che ho solo cercato di strutturare
parzialmente in un unico documento.
Ma se davvero vogliamo mettere le
persone al centro è necessario che si discuta anche di altri temi,
di cui non ho parlato qui perché meno indicati all’azione
amministrativa locale e più consoni alla politica nazionale, ma che
è necessario affrontare.
Mi riferisco ad esempio al tema dello
Ius solis, al tema del fine vita, della disabilità, della condizione
carceraria, al tema degli investimenti e della produzione di armi, al
tema dell’azione internazionale del nostro paese che –
personalmente - vorrei tornasse a fare più cooperazione per la
crescita (magari fatta meglio di certe esperienze passate) e meno
“peace keeping”.
Temi sui quali auspico una discussione
anche nella nostra Città, proprio perché siamo parte del mondo.
Oscar Figus
cittadino di Paderno Dugnano
cittadino di Paderno Dugnano
9 commenti:
Buongiorno, non ho ben compreso la citazione sulla città medievale.
Circa la città moderna, non mi sembra sia stato usato l'aggettivo più qualificante.
Io non evidenzierei o insisterei troppo sul termine moderna, visto che cmq la cittadina (non penso si tratti, nè vada trattata, come una grande città) ha una connotazione storica.
Subito dopo ha scritto che l'identità viene spesso dimenticata.
Penso che se viene dimenticata è perchè chi amministra ed ha amministrato ( e relative opposizioni) se ne sono dimenticate, magari invocando cose più importanti.
E che un modo per onorarla sia quello di menzionare e soprattutto di rispettare la sua connotazione storica con i fatti, evitando perciò di etichettarla per quello che non è.
Segnalo a questo proposito il notevole e disinteressato lavoro di riscoperta fatto (e che ritengo ancora ampliabile, vista la notevole base disponibile) sugli edifici storici da Gianni Rubagotti.
Se si rimpiange la propria identità o se ne rivendica una sua riscoperta, penso sia meglio non parlare di rinunciare ad una parte della propria sovranità comunale (al netto ovviamente di opere viabilistiche o di rete di trasporto). Perchè si tratterebbe praticamente di un ossimoro, cioè di una contraddizione in termini.
Io credo che bisogna invece esaltare la propria identità, valorizzandone i tratti distintivi.
Per lo meno se si tiene veramente a preservare ed a valorizzare l'identità di Paderno.
Discorso lavoro: fine nobilissimo e tema delicatissimo. Tracciare delle idee senza avere la possibilità nè gli adeguati (sottolineo 300 volte la parola adeguati) strumenti per realizzarle è illusorio e pericoloso. Piccoli interventi sono possibili, ma guai a promettere o vendere false illusioni, dovremmo (spero) avere imparato la lezione.
Oltre ad avere intrinsecamente un rischio boomerang che penso sia preferibile evitare.
Territorio: mi sembra che il discorso sulla densità abitativa corrente
sia stato già riproposto da Massetti, entrambe le volte in termini eccessivamente elogiativi.
L'indice infatti riporta un valore medio di tutto il territorio e quindi non pienamente rappresentativo; se si considerano certe aree, purtroppo, l'indice è decisamente superiore, a causa di palazzi piuttosto alti e ravvicinati tra loro.
Se non vi fossero tali altezze (e soprattutto non fossero state realizzate opere analoghe anche recentissimamente) l'indice sarebbe stato molto più favorevole.
E senza avere sotto gli occhi antiestetici quartieri dormitorio...
Guardare i paesi limitrofi sembra quasi una scappatoia per non esaminare ed ammettere i propri errori (evitabili).
Per quanto riguarda le biciclette, come ho già detto un'altra volta, non c'è bisogno di piste ciclabili, ma di una rete ciclabile.
Sicurezza: sono daccordo che la situazione è diventata critica, penso ad esempio ai ripetuti furti, anche a miei vicini, che spingono a mettere le grate.
Anche noi stiamo provvedendo in tal senso, perchè costretti.
Detto questo non ritengo del tutto responsabile il sindaco, ma semmai corresponsabile.
Perchè per quanto riguarda la sicurezza lui condivide la responsabilità con il comandante dei vigili e quello dei carabinieri.
Come è giusto chiedere al sindaco maggiore attenzione, più prontezza di intervento e minore tolleranza, così bisogna fare altrettanto con le altre due figure.
E' suo preciso compito coordinarsi e confrontarsi con gli altri responsabili, e se non lo fa è un suo errore ed una sua omissione. Ma lui non è il capo dei reparti operativi, c'è qualcuno altro.
Sugli strumenti di studio sono daccordissimo, ma ancora di più sono daccordo che è necessario non solo verificare il numero di furti, di scippi, di atti di vandalismo (i graffiti sono compresi?), ma anche, soprattutto verificare quanti topi d'appartamento sono stati arrestati, quanti scippatori assicurati alla giustizia, quanti vandali presi etc. etc.
Saluti
Andrea
Andrea, forse le è sfuggito, ma Paderno Dugnano ha più di 47mila abitanti e definirla una "cittadina" è assurdo prima ancora che sbagliato, dal momento che è più grande di molti capoluoghi di Provincia, anche lombardi quali Lodi e Sondrio. I suoi problemi urbanistici e sociali, a differenza di questi due capoluoghi che anche se più piccoli di Paderno Dugnano vantano una storia cittadina secolare, sono quelli tipici di un'area metropolitana di recente formazione e a mio avviso non si rivolvono proprio perché troppi suoi abitanti e amministratori, attardati come lei in una visione superata della realtà padernese, la considerano appunto una "cittadina" anzi un "paese" e dunque non li affrontano con la cultura e la visione più adeguate a comprenderne i bisogni di crescita e di sviluppo.
Un grazie ad Andrea per avermi citato, ricordo che Figus, forse perché non padernese di nascita è una delle poche persone in città ad apprezzare quanto ho fatto difatti lo ha messo sul Wiki delle proposte del PD.
Cmq se Andrea vuole dare una mano al mio blog sulla storia di Paderno di una mano c'è sempre bisogno per ampliarlo.
Buongiorno Arcari, sono a conoscenza del numero di abitanti.
Se si parla di grandi città io penso a Milano, Torino, Napoli....e del resto non sono l'unico visto che in televisione quando si parla di Milano o di torino le si qualificano come grandi città.
Mi risulta difficile considerarla anche una città perchè di solito ciò richiede un particolare status o particolari caratteristiche di servizio - per esempio verso una pluralità di paesi circostanti (come nel caso dei capoluoghi di provincia, ivi compresi Lodi e Sondrio, indipendentemente dal numero di abitanti).
Io la considero più semplicemente una cittadina, perchè la intendo una medio-piccola città, ma non certo per squalificarla o per squalificare chi ci abita.
Non si tratta di meglio o peggio, ma di una condizione diversa.
Questo senza nulla togliere ai molteplici problemi in essa presenti.
Ci tengo inoltre ad evidenziare che
per me c'è differenza tra cittadina e paese. E che non ritengo paderno un paese.
Se poi ci sono altre persone che ne parlano come di un paese, si confronti direttamente con loro.
Mi lasci infine aggiungere che non penso si possa giudicare attardato chi vuole semplicemente la riqualificazione ed la rivitalizzazione di un territorio
partendo dai suoi tratti storici distintivi.
Indipendentemente dal fatto che vi siano città o centri storici più antichi, non si possono giustificare in alcun modo disattenzioni e approcci superficiali di nessun genere, e tantomeno estetici, di Paderno.
Se tutto questo non le fosse sufficiente le cito un intervento dell'attuale ministro Bray
"Il Ministero non è contrario alle nuove costruzioni", si legge. "E' contrario alle nuove costruzioni 'vecchie', cioè a un modo di costruire che sembra rimasto agli anni Settanta del secolo scorso. E' contrario all'idea antiquata di una certa imprenditoria del mattone che pensa ancora nella logica dell'edilizia di espansione".
Lo stesso ministero infatti punta alla qualità dell’architettura, del paesaggio ed alla tutela dei centri storici.
Tanto per dire che darmi dell'attardato oltre che essere lievemente offensivo (e per il futuro se non le spiace gradirei che lo scambio di opinioni si basasse esclusivamente sui contenuti e non contro le persone) è anche profondamente ingiusto.
Ed un pò anacronistico....
Saluti
Andrea
Andrea, "attardata", a mio avviso, è la sua visione delle cose che la fa guardare a Paderno come a una realtà medio piccola. I numeri ufficiali confermano che si tratta invece del 18mo comune lombardo su 1.544. Evidentemente il suo concetto di medio-piccolo è molto soggettivo perché secondo lei il confronto va fatto tra le dimensioni di Paderno e delle grandi metropoli italiane, non con le normali "città".
Inoltre lei continua a parlare di "identità" e di "storia" da riqualificare, ma nostra città non ha ancora una identità riconoscibile perché non viene vista per quello che è: un'area metropolitana di recente formazione, creata artificialmente unendo sette borghi di cui cinque antichi e due moderni, inserita in quella più vasta della megalopoli Nord milanese.
La valorizzazione dei suoi parchi storici e delle sue ville è una cosa giusta da fare e io personalmente sono impegnato conretamente a farlo, ma è una delle tante cose da fare per costruire una nuova realtà urbana che senza definire un progetto complessivo non si potrà mai realizzare. Progetto che può nascere solo da una visione condivisa e oggettiva della realtà.
Io parto dal presupposto che il concetto di grande città o di città non sia un concetto che muta da regione a regione.
Peraltro ho citato, facendo un confronto, non solo realtà nazionali, ma anche realtà lombarde come lodi o sondrio che aveva citato anche lei in precedenza; le quali sono senza dubbio più città di paderno, a prescindere dal numero di loro abitanti, che è minore.
Perchè hanno uno status diverso.
Infatti non basta la numerosità (e quindi una posizione di classifica alta) a certificarne lo status di città.
Circa l'identità: a parte il fatto che se l'identità non fosse riconoscibile, bisognerebbe chiedersi perchè mai non la si è ancora riconosciuta, io aggiungo un'altra considerazione.
Lei dice che la nostra città non ha ancora un'identità riconoscibile mentre Figus ha detto che c'è un'identità spesso dimenticata.
Quindi ricapitolando: c'è un'identità o non c'è?
Io propendo per la considerazione di Figus, secondo cui è stata dimenticata.
E aggiungerei il termine snobbata.
Ovviamente le scelte di questo tipo non cascano dal cielo, ma sono frutto di comportamenti e decisioni di uomini.
Se io continuo a parlare di territorio da riqualificare è perchè probabilmente perchè ci credo e soprattutto perchè esiste tutto un territorio, o meglio una porzione significativa, da riqualificare.
Qui non si tratta di celebrare o di sostenere una manciata di ville, tenute in buono stato, o qualche parco storico visitabile, che lei ha confermato di sostenere.
Qui si tratta di valorizzare e di recuperare decine e decine di case, corti storiche, di giardini, che sono del tutto o parzialmente o abbandonate o trascurate o conservate malissimo.
La modalità con cui sia stato creato il comune di paderno (se a quello si riferisce quando parla di area di recente formazione), mi sembra a fine 800 quindi non recentissimo, e la composizione delle frazioni, nulla hanno a che vedere con la sua valorizzazione delle sue parti storiche, ovunque esse siano posizionate.
Credo che la sua origine non debba condizionare il suo mantenimento, che coincide con il suo miglioramento.
Del resto penso che vi siano costruzioni antecedenti alla costituzione del comune.
Per quanto riguarda il posizionamento di Paderno Dugnano, vorrei aggiungere che non è tanto inserita in quella che lei chiama la megalopoli nord milanese, ma semmai nella città metropolitana (e prima ancora area metropolitana).
Se si fosse trattata di una megalopoli, l'avrebbero chiamata città megalopoliana, e prima ancora area megalopoliana.
La realtà urbana esiste già basta solo prendersene cura nel modo giusto: cura e valorizzazione.
E si ricordi che non è una delle tante cose da fare, è una delle principali.
Se invece sarà una delle tante cose da fare, come temo, tra qualche anno ci sarà magari qualcun altro che rimpiangerà l'identità dimenticata.....
Se potessi mettere un sottotitolo a Paderno scriverei, la bellezza che si nasconde.
Chissà perchè..
Andrea
E' evidente Andrea che non abbiamo la stessa visione della nostra città. Lei e Figus credete che Paderno abbia un'identità storica di città da recuperare e valorizzare, io non la vedo e dunque non ci credo. Volete cortesemente illuminarmi e dire in poche righe (ve ne do dieci poi vi cestino perché dieci righe bastano)in cosa consiste questa benedetta "identità"? Io sono milanese di nascita e se devo spiegare a uno straniero qual è l'identità della mia città natale rispondo "Chi viene a Milano e sa lavorare è un uomo libero. Ecco in cosa credono i milanesi". Voi come definite l'identità padernese? Grazie
Paderno Dugnano non ha una identità, in quanto mette insieme alcuni borghi storici che non si sono mai veramente integrati, ma d'altro canto a parte Palazzolo Milanese quale dei nostri quartieri ha una identità forte e un senso di comunità fra i cittadini?
Io difatti spero che presto entriamo nella città metropolitana.
Dal mio punto di vista la domanda apre ad una serie di considerazioni di notevole profondità; meriterebbe da sola una tesi di sociologia.
Invece Figus, con il suo articolo, ha cercato di tracciare delle idee e degli spunti per il prossimo programma, cioè cosa può servire a Paderno.
Mi riferivo a questo quando parlavo di riqualificazione; e sono sicuro che questo processo possa contribuire nettamente sia a valorizzare il nostro territorio sia la sua identità.
Andrea
PS bisogna valutare assai bene se l'adesione alla città metropolitana può inibire questo processo, che io auspico profondamente
Posta un commento