Sono contrario alla pena di morte., ma per il populismo e i populisti sono sempre pronto a fare un'eccezione. Non li sopporto.
Vi racconto questa piccola storia che spiega molto bene gli enormi danni che il populismo fa quotidianamente alla nostra fragile società.
Nei giorni scorsi a Firenze, Fabio Volo, un autore che fosse per me morirebbe di fame, ma che è diventato miliardario lavorando in Tv e scrivendo libri inconsistenti che (forse proprio per questo) vendono milioni di copie, entra con un amico nel bar più lussuoso e antico della città e in quell'ambiente affrescato e arredato con mobili d'antiquariato, comodamente seduto in poltrona, ordina un caffe e due coche.
Quando chiede il conto gli portano uno scontrino di 20 euro e lui si sente truffato, si indigna, lo fotografa con il suo smartphone e lo mette subito in rete via Twitter lamentandosi del prezzo con le migliaia di fan e amici che lo seguono on line (800mila).
Nel merito mi sembra un comportamento inaccettabile e volgare. Cosa pretendeva di pagare il miliardario Fabio Volo quella consumazione entrando nel migliore bar della più famosa città d'arte del mondo? Quello che si paga in un bar della periferia di Brescia da dove proviene? Non credo che sia così cretino da non rendersi conto della differenza. E allora perché ha voluto fare questa stupida cosa? Per andare sui giornali e spingere anche con questa bella impresa "social" il suo nuovo libro che manco a dirlo si trova già in cima alle classifiche?
Comunque sia quello che mi offende è il fatto che un personaggio mediatico, nel quale si identificano milioni di giovani-adulti italiani, per attirare su di sé un flash in più non esita a diffondere ancora una volta l'idea plebea, reazionaria e ignorante che la qualità non esiste, la cultura non ha valore e il buon gusto non serve a niente.
Fabio Volo appartiene a quella sottospecie di italiani davvero convinti che con la Divina Commedia non ci si possa sfamare, che l'arte sia un inutile orpello e non meriti riconoscimento.
La sua impresa demagogica afferma questo concetto: non è giusto pagare 20 euro per consumare con comodità in compagnia di un amico, in un ambiente lussuoso e molto gradevole, due bibite che al banco costano al massimo 3,5 euro l'una. Perché ammettere che i mobili d'epoca, i soffitti affrescati, i camerieri inappuntabili, la poltrona di pelle di cui godo la morbidezza bevendo quel volgare liquido gassato hanno un valore che è giusto pagare perché sono frutto del lavoro dei quaranta dipendenti del bar aperto tre secoli fa nel centro di Firenze e dei 45mila euro al mese che paga il titolare per l'affitto del locale? Una coca è una coca, che diamine.
Ecco spiegato il perché quando vedo o anche solo sento parlare di Fabio Volo e di quelli come lui, protagonisti vincenti di quest'era decadente, la mia mano corre fulminea al calcio della pistola.
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domenica 1 dicembre 2013
martedì 18 giugno 2013
No alle slot machine...e allo Stato biscazziere
Da tempo il blog del Villaggio Ambrosiano porta avanti una campagna di informazione meritoria contro la diffusione delle slot machine nei bar padernesi che sono giustamente individuate come il veicolo con il quale la criminalità organizzata si espande sul territorio. Fa notizia questa settimana la scelta di alcuni bar di Palazzolo di rinunciare alle macchine mangiasoldi. I nomi degli esercizi virtuosi sono: Mauri Bar di via Bolivia, Bar Pizzeria di piazza Lampugnani, Teddy Cafè di Via Manzoni, Samovar di fronte alla chiesa di Palazzolo, Chiacchiere e Caffè di via Coti Zelati, i quali rinunciano ad un entrata sicura che mediamente si aggira intorno ai 900 euro al mese.
Alla segnalazione del blog ha risposto
un lettore il quale sottolinea che tentare di opporsi al vizio del
gioco, come già in passato a quello dell'alcool e del fumo, con i
divieti è "inutile" perché, egli dice, gli uomini non
diventano virtuosi per decreto. Meglio sarebbe invece spendere soldi
e tempo per educarli e informarli offrendo supporto psicologico ai
"malati" di gioco compulsivo.
Io non gioco con le slot machine e
nemmeno al gratta e vinci. Il gioco automatizzato digitale mi annoia e lo trovo un vizio disperato. Penso però che la perniciosa
cultura del gioco d'azzardo diffusa senza freni dall'erario alla ricerca di facili guadagni sulla pelle dei poveracci, sia una delle principali fonti di degrado della nostra società e sia proprio lo "stato biscazziere" una delle cause della diffusione capillare, tramite le
slot machine illegali e truccate, della mafia sul territorio
nazionale.
Quando il gioco era proibito e lo stato lo consentiva solo in due o tre Casinò autorizzati, in qualche
decina di ippodromi, con il tradizionale Banco Lotto e il Totocalcio, il
fenomeno era oggettivamente molto, ma molto più contenuto e
sostenibile. Basterebbe dunque tornare al passato, eliminare il gioco
legalizzato di massa, levare di torno la pletora di gratta e vinci,
lotterie d'ogni tipo, sale poker e gioco on line, per ricondurre
tutti alla ragione. Ma questo vorrebbe dire per l'Agenzia delle Entrate rinunciare
agli introiti fiscali enormi che la malattia del gioco assicura: 13,7 miliardi di euro nel 2012.
Credo pertanto sia giusto continuare a denunciare la criminalità che gira attorno al business del gioco d'azzardo, ma senza dimenticare che il primo "criminale" da denunciare è lo Stato che crea le condizioni dello sfruttamento del vizio e della patologia del gioco d'azzardo di massa, un grande e facile affare al quale la delinquenza viene inevitabilmente invitata a partecipare.
Credo pertanto sia giusto continuare a denunciare la criminalità che gira attorno al business del gioco d'azzardo, ma senza dimenticare che il primo "criminale" da denunciare è lo Stato che crea le condizioni dello sfruttamento del vizio e della patologia del gioco d'azzardo di massa, un grande e facile affare al quale la delinquenza viene inevitabilmente invitata a partecipare.
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