lunedì 21 maggio 2012

Melissa e gli indifferenti


Antonio Gramsci (1917)
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Stamattina guardando il telegiornale un pò di corsa,come sempre al lunedì, in piedi, con la tazzina del caffè in mano, mentre mostravano le immagini della studentessa di Brindisi uccisa dall'esplosione, sono rimasto stupito dalla grande partecipazione della gente del posto. Negozi chiusi "per lutto", persone in lacrime, e tutti pronti ad unirsi alla famiglia nel giorno del funerale. Il parallelo con Paderno Dugnano è sorto spontaneo, una città dove 4 operai,gente onesta, non criminali, sono bruciati vivi mentre lavoravano, ed un superstite di questa terribile tragedia viene buttato in mezza alla strada insieme con moglie e figlio, nella quasi totale indifferenza. Per non parlare del resto...Mi chiedo se è qualcosa nell'aria, nell'acqua di questa città a rendere le persone così fredde e apatiche. Mi viene in mente uno di quei vecchi film di fantascienza, dove gli esseri umani vengono posseduti dagli alieni.Svuotati da ogni sentimento, come degli automi, portano in giro un corpo ormai privo di ogni identità. Alla fine, nel film,un gruppetto di eroi si ribella e si batte contro gli alieni per difendere la propria umanità.Ma a Paderno Dugnano ce la faremo a rimanere umani?

Carlo Arcari ha detto...

Caro amico, non è una questione di aria e acqua, ma di degrado del tessuto sociale, di educazione alla solidarietà e al civismo. Se il sindaco è il primo degli indifferenti, se il suo obiettivo è troncare e sopire, non mobilitare e sensibilizzare, la città nel suo complesso (che lo ha votato tre anni fa) non può che seguire il suo cattivo esempio. Se nemmeno le scuole cattoliche, gli oratori e le parrocchie sono unite a livello cittadino sul fronte dell'educazione alla solidarietà sociale, che cosa ci si può attendere? Come vedi il problema non è del singolo cittadino naturalmente egoista e reso dalla crisi economica ancora più chiuso nei suoi problemi, ma di chi guida, educa e orienta i cittadini.
Nel 2009 questa città ha votato contro chi aveva costruito la nuova biblioteca, accusato di aver sprecato i soldi dei cittadini, ha votato contro chi aveva voluto le piste ciclabili e le rotonde che riducono la velocità delle auto, ha votato contro chi aveva introdotto il bilancio partecipato, cioè aveva coinvolto i cittadini nelle decisioni di spesa nei quartieri. Questa era la realtà allora e oggi non è migliorata. Un lungo lavoro di educazione alla solidarietà, alla legalità, alla correttezza istituzionale, di sviluppo della democrazia e della convivenza civile, fatta di esempio e di impegno personale dei governanti, attende chi vuol far crescere la società padernese.

favra ha detto...

quanto dice arcari è parzialmente vero; obiettivamente, però va anche aggiunto che la città ha anche votato contro chi, tradendo la vocazione ambientalista che dovrebbe essere propria di una coalizione di centro-sinistra, in pochi anni ha violentato gran parte del territorio, pemettendo che fossero edificati interi quartieri, senza l'ombra di una piazza, di un portico, di un parchetto; e ha votato contro chi, rinnegando la funzione socializzante dei paesi, ha operato scelte urbanistiche e commerciali che hanno ulteriormente penalizzato i negozi di vicinato, decretandone in molti casi la condanna a morte, in favore della grande e media distribuzione.

cordiali saluti
andrea favrin