lunedì 24 gennaio 2011

Casa dell'Acqua: un successo che la giunta faziosa nasconde

La faziosità e il livore politico possono portare all'autolesionismo? Nelle piccole come nelle grandi vicende questo è un comportamento che spesso di ripropone e che sembra tipico dell’amministrazione di destra padernese. Da quando è entrata nel palazzo, infatti, non ha realizzato molto, ma ha fatto di tutto per distruggere quello che di buono avevano realizzato le giunte precedenti. Quando non ha proprio potuto farlo Alparone si è ben guardato dal comunicare i successi che i progetti avviati dal centro sinistra e da lui completati, hanno conseguito. E’ il caso della “Casa dell’Acqua” di Piazza Oslavia, un progetto che svogliatamente la giunta ha dovuto lasciar realizzare all’Ages.
Ebbene la fontana di “acqua di qualità” vanta un bilancio eccezionale. Inaugurata a metà giugno 2010 piace molto ai padernesi che da sei mesi fanno volentieri la fila per godere dei suoi servizi. Il progetto nasce nel 2008 quando la vecchia amministrazione comunale aveva fatto un accordo con Ages per realizzarla in collaborazione con CAP (Consorzio Acqua Potabile) gestore dei servizi idrici. Le motivazioni del Comune erano sostenere l’immagine dell’acqua della rete comunale, dare un servizio alla città offrendo ai cittadini consumatori un’occasione di risparmio e contribuire a ridurre il costo della gestione dei rifiuti da separare e avviare al riciclo (bottiglie di plastica).
Il bilancio del 2010 è più che positivo: nei primi cinque mesi (agosto-dicembre) di attività piena la fontana di Paderno Dugnano ha erogato complessivamente oltre 117.800 litri. In media il 60% circa dell’acqua era addizionata con anidride carbonica, il 40% liscia e il 16% refrigerata. Percentuale quest’ultima che sale al 25% nei mesi caldi e si riduce drasticamente nei mesi più freddi.

L’accordo tra i tre soggetti pubblici, Comune, CAP, Ages, prevedeva che CAP avrebbe fornito l’impianto (filtro, anidride carbonica, refrigerazione) ad Ages, che si sarebbe accollata i costi di costruzione, gestione e la manutenzione (stimata 6-7mila euro l’anno) del chiosco. Costi che sarebbero stati ammortizzati nel tempo grazie ai 5 eurocent/litro pagati dagli utenti (10 cent per l’acqua refrigerata). "Tutta completa, tra impianti e casetta, l’installazione costa circa 30mila euro. Un investimento che l’azienda potrà senz’altro sostenere - assicurano i dirigenti della società municipale - anche perché l’erogatore rende, poco, ma rende”. Nel primo semestre di fornitura il servizio ha incassato 6.600 euro, più di quello che era stato inizialmente previsto. Solo in agosto (mese di ferie) ha incassato un migliaio di euro, e con questo trend in poco più di due anni la casa dell’acqua sarà ripagata.
“E’ un successo – dice il dirigente all’Ages, responsabile del progetto – che cresce mano a mano che comunichiamo l’iniziativa, tramite il sito, con volantini nelle scuole, ma anche con le nuove buste destinate alla nostra corrispondenza che riproducono sul retro l’oasi ecologica creata attorno alla casetta. Un piccolo angolo verde per il relax, illuminato, con panchine e giochi per bambini, costruito con materiali riciclati e ecosostenibili”.
Dal momento che il Comune finge di non vederla provvedo io a informare periodicamente i cittadini sull’andamento di questa bella iniziativa e sulle motivazioni che stanno dietro ala risposta positiva dei padernesi. Per conoscere le modalità di prelievo e la frequenza ho condotto anche una mini-rilevazione presso l’impianto situato nel cortile di Ages a cui si accede dalla piazza del mercato. Il campione intervistato dal punto di vista professionale era così composto: operai, impiegati, commercianti, professionisti, imprenditori, pensionati, insegnanti, casalinghe. L’età era divisa nelle seguenti fasce: 20-30 (10%), 30-40 (20%), 40-50 (50%) >50 (10%). I consumatori abituali di acqua in bottiglia erano il 60%. La tipologia consumata era 50% addizionata e 50% naturale. La frequenza di prelievo era nel 60% dei casi settimanale, nel 30% bisettimanale, 10% quindicinale. Le quantità prelevate: da un minimo di 9 litri la settimana a un massimo di 30 litri. Gli utenti del servizio venivano anche dalle frazioni più lontane: da 3 Km di distanza (10%) da 2 Km (30%), da 1 Km (30%) da 500 mt (30%) Il mezzo di trasporto utilizzato era al 70% l’auto, il 20% in bicicletta, il 10% a piedi. Motivazioni (risposte multiple): nell’80% dei casi il risparmio, nel 60%, l’ambiente (bottiglie di plastica), nel 70% sicurezza/bontà dell’acqua.

2 commenti:

Gianni Rubagotti ha detto...

Sinceramente sono curioso su chi prende in pieno inverno acqua refrigerata :)
Secondo me è solo un modo per non far la fila per quella normale :)

C'è anche qualche numero sulla casetta del latte? Secondo me è un'iniziativa ancora più lodevole perché oltre ad aiutare le famiglie in difficoltà risparmiando su un bene fondamentale per l'alimentazione aiuta a mantenere sul territorio i produttori di latte (quello che troviamo sui banchi del supermercato mi pare non arrivi sempre e tutto dall'Italia) oltre naturalmente al rispetto per l'ambiente per il numero di chilometri fatti su mezzi che vanno a benzina molto inferiore (si va dal produttore al consumatore senza passaggi e viaggi intermedi).

Anonimo ha detto...

Bravo Carlo, ottimo articolo.
Andrea