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martedì 24 dicembre 2013

La politica è l'anima del commercio

Pubblicità e politica ormai sono testimonial una dell'altra a riprova del carattere ormai prevalentemente mediatico e "commerciale" del linguaggio politico. Se Berlusconi è stato il dominus di questa mutazione genetica il suo profeta è Renzi. Lo dimostra questa notizia che il sottoscritto (da tempo molto sensibile all'argomento) ha pubblicato sul quotidiano Italia Oggi di stamattina. Buona lettura.


Nei giorni scorsi a Firenze, sul Lungarno non lontano da Pontevecchio, è comparsa una maxi affissione che dice: "Matteo, rottama il tuo smartphone... passa a Stonex".
Il messaggio che invita “Matteo” a cambiare il suo attuale smartphone e passare alla creatività made in Italy, è un'idea di Davide Erba, 33 anni, titolare di Stonex, società italiana con sede a Lissone, produttrice di smartphone e altri dispositivi digitali. "La scelta di partire da Firenze con la nostra campagna outdoor non è casuale, perché ci rivolgiamo a tutti i Matteo d'Italia, cittadini che oggi rappresentano la voglia di cambiamento e come Stonex dimostrano di essere capaci di creare e innovare con soluzioni tecnologiche d’avanguardia".
Il rottamatore Renzi testimonial di uno smartphone made in Italy? "No, diciamo che abbiamo sottoposto al Comune di Firenze la nostra affissione ed è stata accettata – precisa Erba -. Con questa campagna che è stata sviluppata e gestita dal nostro ufficio marketing interno, abbiamo scelto di rivolgere una comunicazione forte ai cittadini italiani per convincerli a scegliere un prodotto nazionale anche nel settore hi tech dove l'Italia è ai primi posti per qualità e design".
La società brianzola è praticamente una start up dal momento che è nata solo 3 anni fa eppure fattura già, con 250 dipendenti, circa 40 milioni di euro realizzando una gamma completa di strumenti ad alta tecnologia. La società opera in oltre 80 paesi nei mercati EMEA e America Latina e in alcuni detiene oltre il 40% del mercato dei gps di precisione.
Contiamo di raddoppiare nel 2014 il nostro fatturato proprio grazie ai nuovi smartphone di alta gamma, come il nostro ultimo STX Ultra che è sbarcato sul mercato solo da tre mesi ed è stato già venduto in decine di migliaia di esemplari nonostante il mercato sia molto competitivo e presidiato dai più agguerriti produttoti mondiali – sottolinea Davide Erba -. La campagna che inizia domani a Firenze durerà fino all'Epifania, poi proseguiremo sempre con le maxi affissioni su tutto il territorio nazionale, fino alla fine di febbraio".
L'azienda sta facendo le dovute verifiche sui possibili nomi da utilizzare nelle grandi città, da Beppe per Genova a Enrico per Roma e così via. Finita la campagna outdoor i materiali dei board verranno riciclati per creare delle cover per i cellulari Stonex."Nel 2014, come abbiamo già fatto quest'anno, saremo di nuovo on air sulle reti Mediaset e sulla stampa con un investimento complessivo previsto di 4 milioni di euro".
Carlo Arcari

domenica 1 dicembre 2013

Una coca è una coca è una coca

Sono contrario alla pena di morte., ma per il populismo e i populisti sono sempre pronto a fare un'eccezione. Non li sopporto.
Vi racconto questa piccola storia che spiega molto bene gli enormi danni che il populismo fa quotidianamente alla nostra fragile società.
Nei giorni scorsi a Firenze, Fabio Volo, un autore che fosse per me morirebbe di fame, ma che è diventato miliardario lavorando in Tv e scrivendo libri inconsistenti che (forse proprio per questo) vendono milioni di copie, entra con un amico nel bar più lussuoso e antico della città e in quell'ambiente affrescato e arredato con mobili d'antiquariato, comodamente seduto in poltrona, ordina un caffe e due coche.
Quando chiede il conto gli portano uno scontrino di 20 euro e lui si sente truffato, si indigna, lo fotografa con il suo smartphone e lo mette subito in rete via Twitter lamentandosi del prezzo con le migliaia di fan e amici che lo seguono on line (800mila).
Nel merito mi sembra un comportamento inaccettabile e volgare. Cosa pretendeva di pagare il miliardario Fabio Volo quella consumazione entrando nel migliore bar della più famosa città d'arte del mondo? Quello che si paga in un bar della periferia di Brescia da dove proviene? Non credo che sia così cretino da non rendersi conto della differenza. E allora perché ha voluto fare questa stupida cosa? Per andare sui giornali e spingere anche con questa bella impresa "social" il suo nuovo libro che manco a dirlo si trova già in cima alle classifiche?
Comunque sia quello che mi offende è il fatto che un personaggio mediatico, nel quale si identificano milioni di giovani-adulti italiani, per attirare su di sé un flash in più  non esita a diffondere ancora una volta l'idea plebea, reazionaria e ignorante che la qualità non esiste, la cultura non ha valore e il buon gusto non serve a niente.
Fabio Volo appartiene a quella sottospecie di italiani davvero convinti che con la Divina Commedia non ci si possa sfamare, che l'arte sia un inutile orpello e non meriti riconoscimento.
La sua impresa demagogica afferma questo concetto: non è giusto pagare 20 euro  per consumare con comodità in compagnia di un amico, in un ambiente lussuoso e molto gradevole, due bibite che al banco costano al massimo 3,5 euro l'una.  Perché ammettere che i mobili d'epoca, i soffitti affrescati, i camerieri inappuntabili, la poltrona di pelle di cui godo la morbidezza  bevendo quel volgare liquido gassato hanno un valore che è giusto pagare perché sono frutto del lavoro dei quaranta dipendenti del bar aperto tre secoli fa nel centro di Firenze e dei 45mila euro al mese che paga il titolare per l'affitto del locale? Una coca è una coca, che diamine.
Ecco spiegato il perché quando vedo o anche solo sento parlare di Fabio Volo e di quelli come lui, protagonisti vincenti di quest'era decadente, la mia mano corre fulminea al calcio della pistola.

lunedì 28 ottobre 2013

Lo stupore del vuoto

Come si fa a non essere daccordo con chi afferma: "la sinistra che non cambia diventa destra"? Chi lo dice scopre l'acqua calda. La sinistra politica da sempre incarna l'idea di progresso e sa che deve cambiare, se vuol rimanere "sinistra" e continuare a costruire il "mondo nuovo" che invecchia, e deve continuamente progredire.
La sinistra da quando esiste l'ha fatto molte volte, ma il problema è sempre stato come cambiare, per fare cosa? Le idee della sinistra europea in economia, ad esempio, hanno perseguito negli ultimi 100 anni il marxismo, la dottrina keynesiana e il welfare state, la democrazia industriale e l'economia sociale di mercato, la nazionalizzazione dell'economia e l'economia pianificata, fino alla terza via liberal socialista.
Ma qual è la sinistra alla quale pensa Renzi quando chiede al Partito Democratico di cambiare e a militanti ed elettori del partito di farsi conquistare dallo stupore? Al di là degli slogan a effetto la sua scelta di sinistra qual è: uguaglianza prima del merito o il contrario? L'uguaglianza dei bisogni viene prima di ogni altro valore o no? 
E sul lavoro che manca da creare per i giovani cosa dice di concreto? "Cambiare il sistema della formazione professionale, vanno rivoluzionati i centro per l'impiego. Voglio difendere l'italianità della qualità, dei prodotti, dei lavoratori". Tutto qui lo "stupore"?
A me pare che la sua sfida lanciata alla Leopolda nel nome della "sinistra che cambia", non sia rivolta a un Paese profondamente ingiusto da trasformare, ma più modestamente al Partito Democratico in quanto "partito", erede di "partiti" di massa. Non a caso non ha voluto bandiere del PD su suo palco, perché ciò che gli preme è distruggere la logica del partito. Renzi insomma vuole oggi come ieri rottamare il PD e vuole fare il Sindaco d'Italia in nome di una democrazia diretta e personalizzata, programma nel quale il partito che non è il suo e che egli vuol distruggere, non si riconoscerà e si spaccherà.
La domanda a questo punto è perché sprecare tante energie per conquistare e rottamare un partito estraneo alla propria visione, quando potrebbe invece costruirsene uno nuovo su misura e usarlo per cambiare davvero il Paese? Forse perché non saprebbe da che parte cominciare ed ereditare il vecchio è più facile che costruire e far vivere il nuovo?