Le emissioni inquinanti denunciate dai cittadini del Villaggio Ambrosiano provengono dal nuovo impianto di trattamento delle ceneri dei rifiuti urbani di proprietà di Leganti Naturali Srl in via Comasina e sono probabilmente provocate da vapori di ammoniaca.
Lo ha confermato questa sera in Consiglio Comunale l'assessore all'Ambiente, Andrea Tonello in una comunicazione che ha rivolto all'assemblea per informare delle sue verifiche in merito a questo problema.
"Il 5 dicembre ho visitato l'impianto dell'azienda che ha iniziato nelle settimane scorse a stoccare in una vasca all'interno di un capannone chiuso, le ceneri da utilizzare nella produzione di cemento e ho verificato personalmente che molto probabilmente si tratta di ammoniaca. Il gas si sviluppa dalle ceneri stoccate che contengono una quantità di rottami metallici a base di alluminio. Il composto di alluminio e azoto contenuto nelle ceneri bagnate per effetto del vapore acqueo sprigiona ammoniaca - ha spiegato Tonello -. I progettisti dell'impianto non ne avevano tenuto conto e nemmeno la struttura di controllo della Regione che lo ha autorizzato lo aveva previsto".
Nella sintesi non tecnica dell'impianto, alla voce "Emissioni in atmosfera" si legge infatti:
"L’impianto, utilizzando esclusivamente processi ad umido, non dà luogo ed emissioni in atmosfera. Sono previsti punti di emissione in corrispondenza dei silos di stoccaggio dei reagenti ed additivi in polvere. Tutti i silos per lo stoccaggio dei reattivi e degli additivi sono dotati di filtri a maniche per la depolverizzazione dell’aria utilizzata per la fluidificazione dei leganti da trasferire".
In pratica nessuno, nemmeno la struttura tecnica regionale competente per i controlli e le autorizzazioni degli impianti, aveva previsto che le ceneri potessero produrre emissioni gassose anche se tutta la letteratura relativa all'utilizzo delle ceneri da incenerimento rifiuti nella produzione di cemento segnala chiaramente la presenza in queste ceneri di una gran quantità di residui metallici e la reazione dell'azoto con l'alluminio è ben nota.
"Attualmente siamo in attesa del risultato delle analisi sui vapori inquinanti - ha detto Tonello -. Per ora l'impianto è fermo, non riceve più residui dagli inceneritori e non riprenderà a lavorare fino a quando l'impianto non verrà messo in sicurezza e installato un sistema di abbattimento dei gas".
Che dire? Se questo è il livello di qualità e affidabilità dei controlli sugli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti che vengono effettuati dalle autorità preposte prima di dare le autorizzazioni, i cittadini che non si fidano delle istituzioni e dicono "no" a prescindere hanno mille e una ragione. Esercitano solo la legittima difesa.
(Nella foto sopra lo scarico delle ceneri in un impianto di trattamento italiano)
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lunedì 16 dicembre 2013
Emissioni inquinanti: ammoniaca sprigionata dalle ceneri dei rifiuti
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Inquinamento al Villaggio Ambrosiano: Cerioni interroga Alparone
Da tempo i cittadini residenti al Villaggio Ambrosiano denunciano l'inquinamento dell'aria del quartiere che sarebbe a loro dire provocata dall'attività di trattamento delle ceneri provenienti dall'incenerimento di rifiuti solidi urbani effettata dalla società Leganti Naturali. Per conoscere natura e fonte delle emissioni, ma soprattutto la possibile nocività il capogruppo IdV, Maurizio Cerioni ha presentato al Sindaco Alparone questa interrogazione urgente chiedendo che venga posta in discussione alla seduta di stasera in Consiglio Comunale. Segue il testo dell'interrogazione che segnalo ai lettori interessati.
L'ipotesi formulata dai cittadini è che la causa del fenomeno vada cercata nelle attività del nuovo impianto di trattamento ceneri da inceneritore per produzione di cemento gestito dalla società Leganti Naturali Srl, situato lungo la Comasina all'altezza dell'incrocio con la Rho-Monza.
Al Sindaco, in quanto primo responsabile della salute pubblica di Paderno Dugnano, chiedo di informare l'assemblea cittadina in merito a:
1) natura e fonte dell'inquinamento segnalato
2) livello di nocività delle emissioni e possibili danni alla salute pubblica
3) misure messe in atto per far cessare il fenomeno ed evitare che questo si ripeta
4) quantificazione del danno ambientale e individuazione delle responsabilità
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mercoledì 7 agosto 2013
L'Italietta minore della destra lumpen
Ricevo da Ferruccio Porati, portavoce del CCIRM di Paderno Dugnano il seguente commento che segnalo ai lettori. Il tema non è nuovo: un modello di sviluppo basato sulle ideologie populiste e localiste, del piccolo bello e sulla produzione di beni a basso contenuto tecnologico, che ci ha portato al disastro.
Ancora 30 anni fa il nostro Paese aveva un'industria informatica, la microelettronica, le telecomunicazioni, l'auto, la chimica, con grandi imprese che tenevano in soggezione la concorrenza mondiale. Oggi invece è un terreno di conquista per la finanza internazionale che viene qui a comprare a basso prezzo i "campioni" del made in italy che diventano sempre meno. Dall'alta moda alle pasticcerie.
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In questi giorni di convulse vicende legate al mostro a 14 corsie della Rho-Monza, qualcuno ai vertici di enti e aziende pubbliche (Expo, Regione Lombardia, Serravalle, ecc) continua insistentemente ad associare questo scempio alla presunta “fame di lavoro” che questo demenziale progetto, a detta loro, in qualche modo contribuirebbe a placare. Col nostro sangue, mi verrebbe da dire.
Per rendere l’idea di come tutti coloro che parlano di “necessità” di lavoro, di “fame” di lavoro, in nome del quale sono disposti a dare l’OK alle cose più aberranti, non capiscono nulla, ti mando immagini e breve filmato che attestano come e quanto si continua a distruggere in Italia il lavoro: quello vero delle soluzioni tecnologiche che hanno creato società, ricchezza vera e stabilità per decenni e premiato l’impegno chi in gioventù si è spaccato la testa sui libri, invece che andare al bar.
Ad inizio mese è iniziato lo sgombero, da parte della multinazionale per la quale lavoro, di un’area adibita a laboratorio fino a tutto il 2012. E’ una porzione di circa 600 metri quadrati. Ne hanno sgombrata circa la metà. Gli apparati, perfettamente funzionanti fino al momento dello sgombero, sono stazioni radio base del GSM e server vari. Vi sono piccoli Stati che sono equipaggiati con meno macchine di quelle presenti fino ad allora in quel laboratorio. La metà delle macchine sgombrate, come puoi vedere, sono state accatastate come rottami e monnezza nel cortile. Quel cumulo di lamiere che vedi, occhio e croce, erano macchine perfettamente funzionanti con un valore di mercato di circa 1 milione di euro. Le altre foto, poi attestano come le hanno “caricate”: col ragno trancialamiere!
Questo è il rispetto per il lavoro pregiato, frutto, al di là del nome della multinazionale impresso sopra, dell’italianissimo lavoro e delle idee di persone ubicate fra Cassina dè Pecchi e Cinisello (la ex silicon valley dell'alto milanese).
Nessuno ha difeso questo lavoro, il valore intellettuale di queste realizzazioni, il loro valore anche economico.
Un paradosso sopra tutto: quegli impianti che qui vediamo trasformati in prodotti per discarica, negli Stati Uniti il colosso delle telecomunicazioni AT&T li ha blindati al territorio, perché non ha nessuna intenzione di cambiarli con altre stazioni di altri costruttori.
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