"Franca Rame, attrice-agitatrice che
portò il fanatismo in scena. È morta ieri a Milano l’attrice e
pasionaria Femminista convinta, è stata per decenni bandiera delle
lotte utopistiche ed estremiste". Questo titolo e un articolo de "Il Giornale" di oggi riportano alla memoria l'odio feroce, il rancore e la paura che la destra reazionaria milanese degli anni 70 ha nutrito (e probabilmente nutre ancora) per le idee, le lotte e l'impegno civile di una donna eccezionale che nemmeno la violenza più odiosa ha saputo piegare.
Ho nella mia libreria "Occidente" un libro di Ferdinando Camon che racconta bene lo scontro degli anni 70 tra la destra neonazista e i giovani di sinistra. Nella guerriglia urbana i due fronti si distinguevano perché quelli di sinistra si scagliavano sulla "roba", auto, vetrine, merci, mentre quelli di destra colpivano solo le persone. I primi distruggevano i computer del centro elaborazione dati dell'Università, i secondi mettevano le bombe in una scuola per handicappati.
Ho nella mia libreria "Occidente" un libro di Ferdinando Camon che racconta bene lo scontro degli anni 70 tra la destra neonazista e i giovani di sinistra. Nella guerriglia urbana i due fronti si distinguevano perché quelli di sinistra si scagliavano sulla "roba", auto, vetrine, merci, mentre quelli di destra colpivano solo le persone. I primi distruggevano i computer del centro elaborazione dati dell'Università, i secondi mettevano le bombe in una scuola per handicappati.
"Lo Stupro", è il
monologo che Franca Rame scrisse nel 1975 e poi portò coraggiosamente in teatro
(e negli anni ’80 anche in Tv). L'attrice disse di aver preso il racconto da una testimonianza che aveva
letto su un giornale.
In realtà aveva subito uno stupro in prima persona: la sera del sera
del 9 marzo del 1973, a Milano, fu caricata su un furgone, torturata
e violentata a turno da cinque uomini. Proprio come racconta il
monologo. Fu uno stupro punitivo: i violentatori erano neofascisti,
volevano farla pagare per le sue idee politiche, ma scelsero di
punirla in quanto donna. Non furono mai arrestati, nonostante molti
anni dopo un pentito abbia fatto i loro nomi, perché il reato era
ormai prescritto. Ma Franca Rame ha sconfitto la loro violenza con la
parola e ha dimostrato con la sua arte che era più forte dei suoi
violentatori.
LO
STUPRO
C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non
so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto
capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salita su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… né gran spazio… forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salita su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… né gran spazio… forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente.
Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento.
Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.

