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domenica 22 dicembre 2013
I guerrieri di Riace di nuovo in piedi
Ogni tanto una buona notizia. Questa proviene da Reggio Calabria e mi è perciò doppiamente gradita perché nutro un amore germanico per l'antica Enotria. Hanno rimesso in piedi i due guerrieri di Riace che erano rimasti sdraiati per quattro anni su due barelle in attesa che venisse restaurata la loro sala nel Museo della Magna Grecia, un edificio storico progettato dall'architetto Piacentini nel centro della capitale calabrese.
I due bronzi più famosi del mondo capolavori dell'arte plastica della Grecia classica, riemersi negli anni 70 dai fondali della costa di Riace, finalmente tornano a casa e Reggio Calabria torna così ad essere una meta appetibile del Grand Tour della città d'arte italiane.
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giovedì 11 luglio 2013
Bronzi di Riace: due capolavori all'obitorio
Nei giorni scorsi ho scritto dei Bronzi di Riace e spiegato il perché non me la sento domenica mattina (quando sbarcherò a Messina) di andare a Reggio a vederli sdraiati come guerrieri caduti in battaglia in una sala del Consiglio Regionale calabrese. Sono lì in attesa, da quattro anni, che si sistemi finalmente la sala del museo dove erano esposti.
Oggi ho visto sul blog di Pippo Civati questa foto e mi sono venuti i brividi. I Bronzi sembrano proprio due cadaveri, ma non giacciono sui campi insanguinati di Ilio, bensì sullo squallido lettino di un obitorio burocratico. Siamo un Paese ridicolo, ma per niente divertente.
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sabato 6 luglio 2013
I guerrieri di Riace sconfitti dalla burocrazia italica
Tra una settimana esatta parto per il
Sud. Quando ero giovane alla fine della primavera sentivo una voce
che mi intimava "vai al Sud" come quella che 1.500 anni fa spinse Odoacre e i suoi barbari a invadere l'Italia, e come il re goto Totila, sognavo di arrivare fino a Reggio
Calabria per lanciare idealmente la mia lancia nelle acque blu dello Stretto dichiarando: "qui finisce la
Langobardia".
Proprio a Reggio volevo tornare quest'estate per
mostrare alle mie figlie lo splendore dei Bronzi di Riace, i due
guerrieri creati da un artista ignoto 2.500 anni fa. I capolavori dell'arte classica, leggermente iperrealisti, rappresentano l'alfa e l'omega della eterna illusione maschile: il più giovane coi muscoli tesi e lo sguardo
abbagliante sprigiona l'energia incontenibile e
incosciente della giovinezza, invulnerabile e immortale, il più
anziano, dal corpo rilassato e lo sguardo malinconico esprime la
consapevolezza e la disillusione di chi conosce la vita e ne ha già misurato i limiti.
Purtroppo non ci andrò, il mio traghetto da
Salerno arriva a Messina, ma non attraverserò lo Stretto per andare
ad ammirare le sculture in bronzo policrome più belle del mondo. Perché i due guerrieri non sono al loro posto, eretti nella sala del Museo di Reggio (come si vede nella fotografia), ma giacciono ancora
pietosamente adagiati sul dorso, come cadaveri di opliti caduti in battaglia, in una
sala di palazzo Campanella dal 23 dicembre 2009. "Il Museo
della Magna Grecia, dove sono stati esposti per ventotto anni nella
pressoché totale indifferenza, è chiuso dalla vigilia di Natale di
tre anni e mezzo fa causa restauri. Doveva riaprire un anno dopo, in
tempo per le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario
dell'Unità d'Italia. Ma come sempre i lavori si sono rivelati
interminabili, fra problemi tecnici, pastoie burocratiche e la solita
inevitabile carenza di soldi. Causata, manco a dirlo, dalla
lievitazione abnorme dei costi: da 10 a 33 milioni di euro",
spiega il Corriere della Sera.
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