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domenica 7 luglio 2013

Blog e siti web: responsabilità o inciviltà?

Il Pdl ha presentato in Parlamento una nuova legge che è stata subito definita "ammazza-blog" perché introduce il reato di omesso controllo anche per i commenti dei lettori. La responsabilità penale sarebbe a carico del gestore del sito o blog che non cancella entro 24 ore i commenti che possono configurare la commissione di reati (diffamazione e vilipendio a mezzo stampa) come avviene da sempre per i giornali di carta. 
"E' una norma contro il sito di Beppe Grillo", dicono i "cittadini" del Movimento 5 Stelle che giudicano una limitazione della libertà di espressione il non poter insultare, diffamare, calunniare tutto e tutti, in modo anonimo e irresponsabile come fanno ora moltissimi di loro nei commenti sul blog del loro leader.
Su questo blog, da quando ho incominciato a  seguire assiduamente l'attualità politica cittadina  mi sforzo di applicare le regole del buon senso e della legge sulla stampa, cioè cestino e cancello i messaggi che mi sembrano configurare una evidente diffamazione, calunnia o insulto a danno di qualcun altro. 
Per questo mio comportamento sono stato accusato spesso in passato di essere un "censore" (c'è chi mi ha definito addirittura "l'antico censore locale") , ma non mi sono mai curato delle critiche e ho continuato a regolarmi così perché lo ritengo giusto. Un blog che fa informazione e commento, di fatto, si comporta come un giornale e alle regole del giornalismo deve adeguarsi assumendosene le responsabilità. Come fa il direttore di una testata che è responsabile di tutto quello che si stampa, lettere dei lettori e pubblicità compresi. 
Trovo sbagliato e ingiusto, per aumentare l'audience, lasciare ai lettori dei blog la libertà di scrivere impunemente (scripta manent) quello che gli pare, facendo credere loro di essere al di sopra delle leggi dello Stato e delle regole della società civile. 

sabato 22 giugno 2013

Biciclette: arriva la legge sulla nuova mobilità lenta

Cambiare il codice della strada introducendo il limite dei 30 km orari nei centri urbani e destinare più risorse pubbliche al trasporto pubblico, collettivo e non motorizzato. Sono i punti centrali della proposta di legge della Rete Mobilità Nuova - coalizione che raccoglie circa 200 associazioni, comitati e organizzazioni di categoria - presentata giovedì 20 giugno in una conferenza stampa alla Camera che ha visto la partecipazione di deputati e senatori che si sono impegnati a sostenere le nuove norme.
La proposta – sostenuta tra gli altri da Legambiente, Libera, Slow Food, Auser, Cittadinanzattiva, Movimento Difesa del Cittadino,  Touring Club Italiano, Euromobility, #salvaiciclisti – mira a riorientare le risorse pubbliche concentrando la spesa laddove si concentra la domanda di mobilità e nello stesso tempo suggerisce un radicale ripensamento del settore dei trasporti, sostenendo attraverso scelte strategiche le persone che quotidianamente si muovono usando i treni locali, i bus, i tram e le metropolitane, la bici e le proprie gambe e dando a chi usa l’automobile l’opportunità di scegliere un’alternativa più efficiente, più sicura, più economica.
Rallentare la velocità massima in città – sostengono i promotori della legge – è un intervento già realizzato in molte città europee che non ha praticamente controindicazioni (i tempi di percorrenza urbana sono analoghi a quelli registrati col limite a 50 kmh) e che al contrario produce una lunga serie di esternalità positive in termini di sicurezza stradale, di riduzione della congestione, dello smog, del rumore, dei consumi di carburante, dell’aggressività alla guida e rende – praticamente a costo zero – le strade più fruibili anche dal traffico non motorizzato. Anzi più che elencare i motivi per cui sarebbe vantaggioso moderare la velocità negli abitati (con l’eccezione di quelle strade dove le caratteristiche funzionali e costruttive consentono di mantenere il limite a 50 km/h) bisognerebbe chiedere ad amministratori locali e decisori politici nazionali come mai i 30kmh non sono ancora realtà, dal momento che – ad esempio - da soli riuscirebbero almeno a dimezzare i 2000 morti l’anno in incidenti stradali che si registrano nelle aree urbane.
Altro punto chiave è quello delle risorse pubbliche. Oggi alta velocità e autostrade fagocitano tutti i soldi a disposizione, anche se le lunghe distanze assorbano meno del 3% degli spostamenti delle persone e delle merci. La legge sulla Mobilità Nuova prevede invece la creazione di un Fondo per lo sviluppo del Tpl e della Mobilità non motorizzata dove confluiscono annualmente “il 75% dei fondi complessivi al trasporto e alle infrastrutture per la mobilità”. Nelle nuove norme si ipotizzano anche i Target di mobilità, obiettivi nazionali e vincolanti di ripartizione modale degli spostamenti validi in tutte le città. Obiettivo: obbligare i sindaci, entro due anni, a far scendere almeno sotto il 50% gli spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del loro territorio.