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sabato 7 dicembre 2013

Bella ciao: i giovani, il mercato e la sinistra


Tre grandi cartelloni pubblicitari piazzati di fronte alla stazione M3 della Comasina hanno attirato stamattina la mia attenzione. Mostrano, ripresi di spalle, tre giovani le cui foto sono sormontate da una grande scritta rossa: "Bella ciao". In basso a sinistra c'è un badge con codice a barre che imita quello che si mette sul bagaglio da imbarcare in aeroporto sul quale si leggono frasi tipo: "il problema non è che partiamo, ma che forse non torneremo" oppure "parto per vedere cose nuove, lo stipendio per esempio" e ancora "l'Italia guarda al futuro, che parte per l'estero".
Cerco di capire chi è l'autore di questa iniziativa per capire qual è la sua finalità e scopro in basso a destra il logo di PiazzaItalia, un famoso brand di abbigliamento giovanile. L'azienda di Nola (Napoli) è titolare di 130 punti vendita diretti, 35 in franchising in Italia e all'estero e fattura oltre 400 milioni di euro.
Sul sito aziendale di PiazzaItalia le ragioni della campagna sono spiegate così: "Questa campagna è dedicata ai giovani. Ai ragazzi italiani che, in cerca di un futuro, hanno dovuto lasciare il Paese. Ma anche a quelli che sono rimasti e ancora aspettano risposte. Se abbiamo scelto un tema così delicato non è per mera esterofilia, ma per dar voce all’esodo silenzioso che ogni giorno si fa più consistente". I testimonial ripresi nelle foto di spalle (e in video sul sito) sono nove giovani che negli anni scorsi sono pariti per Londra dove hanno trovato lavoro.
La campagna mi ha molto colpito professionalmente (sono un comunicatore) e molto amareggiato insieme. Professionalmente l'operazione è perfetta. Il linguaggio usato, gli slogan, il claim "Bella ciao" che riprende una storica canzone partigiana, un inno che incita alla Resistenza, sono stati scippati alla politica e usati come elementi portanti di un'idea di marketing da un'azienda che offre i suoi prodotti di moda (fabbricati probabilmente in Cina o dai cinesi di Napoli) ai giovani e in questo modo vuole esprimere vicinanza ed empatia al suo target.
Politicamente e culturalmente mi amareggia il fatto che mentre l'impresa sa come parlare ai giovani, dimostra di conoscere i loro problemi ed esprime ai giovani vicinanza investendo milioni di euro in una campagna di comunicazione a sostegno delle loro ragioni (e del suo business), la politica, la sinistra in particolare non parla e non esprime niente a questi cittadini, nè vicinanza, nè empatia. E quel che è peggio si fa rubare a fini commerciali i suoi simboli, le sue parole. Questo piccolo esempio terra terra spiega più di mille ragionamenti il suo fallimento.

lunedì 2 dicembre 2013

Rho-Monza, sondaggi e paure

Il Comitato per l'Interramento della Rho-Monza ha denunciato, tramite il blog La Scommessa, quello che ritiene "un fatto gravissimo", cioè un sondaggio in corso, commissionato (non si sa bene da chi) a Lorien Consulting, società specializzata in queste rilevazioni, finalizzato a indagare le opinioni dei cittadini padernesi in merito al progetto di riqualificazione della Rho-Monza.
Gli esponenti del Comitato bollano l'iniziativa, che coinvolge un campione statistico di circa 400 persone, come "un'infamia" e accusano, ma non ne hanno le prove, la Regione Lombardia di averlo commissionato e pagato con soldi pubblici, mentre la società Lorien interpellata ha affermato che il suo cliente sarebbe un privato.
I membri del CCIRM leggono la rilevazione, che è stata sicuramente commissionata da un soggetto interessato al progetto, non necessariamente pubblico perché sono molti i privati coinvolti in questo affare a cominciare da Serravalle, come un atto ostile.  Nelle loro dichiarazioni la descrivono come un'attività di propaganda sleale perché le domande sarebbero poste in modo da convincere gli intervistati che la Rho.Monza è utile e conveniente per il territorio e concludono denunciando: la "democrazia si è trasformata in vile marketing"..
Mi sembrano queste preoccupazioni infondate. Nel marketing i sondaggi sono strumenti usati per conoscere le idee dei consumatori e dei potenziali clienti, non per sostenere e diffondere un'opinione o modificare le opinioni consolidate dell'intervistato. Chi denuncia il sondaggio come un atto teso solo a dimostrare la tesi precostituita che i padernesi vogliono la Rho-Monza a 14 corsie per me si sbaglia di grosso. In questi casi per avere una risposta credibile si deve indire un referendum cittadino, non basta fare 400 interviste telefoniche. 
Le denunce però rivelano la grande debolezza e solitudine del CCIRM che teme evidentemente di non essere riuscito a convincere delle sue ragioni i cittadini padernesi. La paura è quella di trovarsi a non avere solidi argomenti da opporre al risultato del  sondaggio se questo dovesse rivelare che la maggioranza dei padernesi non è contraria all'autostrada urbana e anzi la considera un'opera necessaria.
Io credo che si sbagliano ancora una volta. Il sondaggio potrebbe dare infatti risultati molto diversi e inattesi. Ad esempio potrebbe rivelare che i padernesi vogliono la Rho-Monza, ma non il mostro a "cielo aperto" e trovano ingiusto che a subire le conseguenze debbano essere i pochi abitanti dei quartieri attraversati dalle 14 corsie. 
Perché chi oggi demonizza il sondaggio non ha fatto niente nemmeno in questi ultimi mesi per conoscere l'opinione dei cittadini e valutare correttamente le loro idee in merito? Conoscere il loro pensiero, come chiede il committente del sondaggio in corso, avrebbe consentito al Comitato di  studiare e mettere in atto azioni di comunicazione e informazione diverse e più efficaci di quelle attuate.