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mercoledì 7 agosto 2013

L'Italietta minore della destra lumpen

Ricevo da Ferruccio Porati, portavoce del CCIRM di Paderno Dugnano il seguente commento che segnalo ai lettori. Il tema non è nuovo: un modello di sviluppo basato sulle ideologie populiste e localiste, del piccolo bello e sulla produzione di beni a basso contenuto tecnologico, che ci ha portato al disastro. 
Ancora 30 anni fa il nostro Paese aveva un'industria informatica, la microelettronica, le telecomunicazioni, l'auto, la chimica, con grandi imprese che tenevano in soggezione la concorrenza mondiale.  Oggi invece è un terreno di conquista per la finanza internazionale che viene qui a comprare a basso prezzo i "campioni" del made in italy che diventano sempre meno. Dall'alta moda alle pasticcerie. 

La responsabilità è della nostra classe dirigente che negli anni del trionfo del mercatismo a cavallo del millennio  non ha capito nulla della grande ristrutturazione mondiale dell'economia che le nuove tecnologie da un lato e lo spostamento della manifattura di basso livello nei Paesi orientali hanno realizzato. Sempre incerti, i nostri imprenditori e leader, tra essere gli ultimi del primo mondo e i primi del quarto mondo, hanno lasciato l'Italia a metà del guado, nel pantano. Ma è soprattutto la politica, che negli ultimi 20 anni è stata dominata dalle gesta di un delinquente comune, ad essere la maggiore responsabile. Non aver saputo costruire e indicare al Paese un'alternativa credibile alle ideologie sbagliate di una destra ignorante è la grave colpa di una sinistra incapace di coniugare giustizia sociale e modernità, democrazia e innovazione.
  
In questi giorni di convulse vicende legate al mostro a 14 corsie della Rho-Monza, qualcuno ai vertici di enti e aziende pubbliche (Expo, Regione Lombardia, Serravalle, ecc) continua insistentemente ad associare questo scempio alla presunta “fame di lavoro” che questo demenziale progetto, a detta loro, in qualche modo contribuirebbe a placare. Col nostro sangue, mi verrebbe da dire.
Per rendere l’idea di come tutti coloro che parlano di “necessità” di lavoro, di “fame” di lavoro, in nome del quale sono disposti a dare l’OK alle cose più aberranti, non capiscono nulla, ti mando immagini e breve filmato che attestano come e quanto si continua a distruggere in Italia il lavoro: quello vero delle soluzioni tecnologiche che hanno creato società, ricchezza vera e stabilità per decenni e premiato l’impegno chi in gioventù si è spaccato la testa sui libri, invece che andare al bar.
 Ad inizio mese è iniziato lo sgombero, da parte della multinazionale per la quale lavoro, di un’area adibita a laboratorio fino a tutto il 2012. E’ una porzione di circa 600 metri quadrati. Ne hanno sgombrata circa la metà. Gli apparati, perfettamente funzionanti fino al momento dello sgombero, sono stazioni radio base del GSM e server vari. Vi sono piccoli Stati che sono equipaggiati con meno macchine di quelle presenti fino ad allora in quel laboratorio. La metà delle macchine sgombrate, come puoi vedere, sono state accatastate come rottami e monnezza nel cortile. Quel cumulo di lamiere che vedi, occhio e croce, erano macchine perfettamente funzionanti con un valore di mercato di circa 1 milione di euro. Le altre foto, poi attestano come le hanno “caricate”: col ragno trancialamiere!
Questo è il rispetto per il lavoro pregiato, frutto, al di là del nome della multinazionale impresso sopra, dell’italianissimo lavoro e delle idee di persone ubicate fra Cassina dè Pecchi e Cinisello (la ex silicon valley dell'alto milanese).
Nessuno ha difeso questo lavoro, il valore intellettuale di queste realizzazioni, il loro valore anche economico. 
Un paradosso sopra tutto: quegli impianti che qui vediamo trasformati in prodotti per discarica, negli Stati Uniti il colosso delle telecomunicazioni AT&T li ha blindati al territorio, perché non ha nessuna intenzione di cambiarli con altre stazioni di altri costruttori. 

lunedì 2 aprile 2012

Capitalismo: i dieci più ricchi rappresentano il nostro vero limite

I quotidiani parlano molto dei dieci "paperoni" italiani che sarebbero più ricchi di 3 milioni di poveri. Un dato che indica la vittoria definitiva  del patrimonio sul reddito, cioè della finanza sul lavoro. Ma la top list degli italiani più ricchi ci indica anche un'altra cosa importante sulla quale riflettere e cioè come viene creata oggi la ricchezza nel nostro Paese.
Scorrendo la lista degli ultra miliardari in euro si scopre che al primo posto dei prodotti made in Italy che fanno più soldi c'è la Nutella, seguita dagli occhiali di Luxottica. Al terzo e al quarto ci sono due marchi della moda di lusso e al sesto posto c'è il monopolista (grazie alla politica), delle Tv commerciali nazionali.
Al quinto posto ci sono gli eredi di un grande gruppo impiantistico del settore petrolchimico ed energetico e al settimo posto il leader nella distribuzione internazionale di prodotti farmaceutici. Chiudono la top ten due famosi marchi della moda di massa del Nord Est.
Insomma l'Azienda Italia è tutta qui; se si esclude i Gruppi Techint e Allianz Unichem, il resto è fatto di imprese che producono cose sulla quali è difficile garantire il futuro a una grande potenza economica mondiale come la nostra, potenza che proprio per questo si avvia diventare una "ex". Dolcetti, montature di occhiali, moda di lusso e a buon mercato, scarpe "che respirano", editoria e pubblicità locali (che altro è Mediaset?) non bastano certo a mantenere il Paese nel gruppo di testa del mondo industrializzato. Dove sono le aziende hi tech, che fanno la ricchezza di Usa, Canada, Cina, Giappone, UK , Germania, Francia?