I padernesi che oggi pomeriggio hanno partecipato alla presentazione del libro "Il Viaggio di Vittorio" che racconta la vita e la morte di Vittorio Arrigoni, scritto da sua madre, hanno avuto la fortuna di incontrare una persona eccezionale e il privilegio di ascoltarla descrivere la figura di un uomo straordinario.
Egidia Beretta Arrigoni non è una donna qualsiasi, come suo figlio Vittorio non era un uomo comune. Nel libro che gli ha dedicato dopo la tragica morte in Palestina, sua madre scrive: "Vittorio non era un eroe né un martire, ma solo un ragazzo che ha voluto riaffermare con una vita speciale che i diritti umani vanno rispettati e difesi ovunque".
Solo un ragazzo "che come me amava i Beatles e i Rolling Stones"? Difficile affermarlo sapendo quello che Vittorio Arrigoni ha fatto nella sua breve vita (4 febbraio 1975- 15 aprile 2011) in cui è stato volontario, attivista, pacifista, scrittore, reporter, scudo umano, difensore fino all'estremo limite dei diritti umani della popolazione palestinese e dei più deboli: le donne, i bambini, i contadini, i pescatori, vittime della violenza di una guerra che sembra non avere mai fine. Eppure ripercorrendo il suo viaggio terreno, da Bulciago in Brianza a Gaza in Palestina, raccontato da una mamma che ha scritto con gli occhi non sempre asciutti questo libro come un atto d'amore per "il suo bambino" perduto, non si può non rintracciare e riconoscere in Vittorio Arrigoni qualcosa che tutti noi abbiamo avuto dentro e avremmo voluto essere, perché è vero che egli era uno di noi che voleva restare umano. La differenza è che mentre noi che abbiamo avuto un sogno un bel giorno abbiamo smesso di sognarlo, egli invece, per vincere la sua battaglia, ha voluto continuare a sognare, come diceva Nelson Mandela, uno dei miti della sua infanzia che aveva imparato ad amare in famiglia.
Il libro di Egidia Beretta ha la forma narrativa del diario e inizia appunto con l'immagine di Vittorio bambino, descrivendolo attraverso i suoi primi temi, le cose che scriveva sui quaderni delle elementari e medie, prosegue con Vittorio ragazzo, che non amava molto studiare, ma moltissimo leggere in modo onnivoro. "Non era un intellettuale però - ha confermato durante l'incontro all'auditorium Tilane - era più portato ad agire e nell'azienda di suo padre, quando ha iniziato a lavorare dopo il diploma, preferiva guidare il camion che stare in ufficio".

