martedì 23 settembre 2014

Italiani in Bianco e nero 1974/1984 a Metropolis 2.0

Cari amici, cari lettori, ho il grande piacere di annunciarvi che il 3 ottobre verrà finalmente esposta a Paderno Dugnano nella prestigiosa sede dell'Area Metropolis 2.0, grazie alla collaborazione con Cineteca Italianala mia mostra fotografica "Italiani in Bianco e nero 1974/1984". La mostra arriva a Paderno con cinque anni di  ritardo perché è stata stampata nella camera oscura del Circolo Fotografico 80 nel 2009 e subito proposta in anteprima alla precedente amministrazione, ma quella giunta (nonostante l'apprezzamento dell'assessore alla Cultura, Tagliabue) decise di respingerla per non precisati motivi "politici". Le immagini del decennio 70-80 evidentemente erano una realtà che l'allora destra di governo non riusciva a sopportare. Eppure quel  decennio che molti ricordano solo come gli anni del  disordine era stato un periodo storico fondamentale per la crescita del nostro Paese. In quegli anni infatti l'Italia visse una drammatica, ma  anche positiva rivoluzione sociale, economica, industriale, frutto dell'intrapresa e della capacità di auto valorizzazione di tutti noi, che trasportò gli italiani poveri d'Europa (non  a caso la mostra inizia con le immagini della nostra emigrazione in Svizzera dove gli emigrati meridionali lavoravano senza permesso di soggiorno e vivevano nelle baracche dei cantieri), a una diversa e molto più ricca condizione economica. Eravamo  un Paese che camminava ancora senza scarpe, oggi i nostri consumi sono i più alti del  continente e il made in Italy si è  imposto in tutto il mondo. Oggi, dopo tre decenni di continuo sviluppo siamo ancora sull'orlo di una drammatica transizione e di un grande cambiamento provocato dalla crisi globale, per questo ritengo che ricordare chi eravamo e come eravamo guardando quelle immagini che ci mostrano le tappe di avvicinamento a un lungo  percorso di crescita sia molto importante. Il  ruolo dei giovani fotoreporter del  decennio 70-80, giornalisti di strada autodidatti, che lavoravano senza commesse né stipendio, ma investendo in proprio tempo e denaro per documentare ogni giorno quello che succedeva, e pubblicando sui giornali il frutto  della loro ricerca, è stato fondamentale.


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