sabato 10 marzo 2012

PD: Coloretti spiega il non voto di Boggia

Marco Coloretti, capogruppo in consiglio comunale per il Partito Democratico commenta quanto avvenuto in Consiglio Comunale mercoledì scorso e spiega le ragioni del comportamento del consigliere Boggia che in difformità dal gruppo ha deciso di non partecipare al voto sull'odg di Mauro Anelli che aveva messo in crisi la maggioranza  salvando così la faccia a un centro destra spaccato e presentando per di più l'immagine di un PD diviso al suo interno. 

Nella riunione di  gruppo - a cui Boggia non ha potuto partecipare - la discussione nel merito dell'odg ha sollevato più di una perplessità, anche rispetto al fatto che tra i fautori delle liberalizzazioni in tema di commercio il principale artefice fu proprio Bersani da ministro del governo Prodi.
Correttamente, è stata fatta una valutazione sul tema rapportato all'efficacia di questi provvedimenti oggi - e raccogliendo gli spunti offerti dall'Anci si è potuto arrivare - anche superando le mie stesse perplessità - al voto favorevole all'odg, scritto bene nella parte del dispositivo e meno bene nelle premesse, dove una critica non manifesta, ma intuibile era proprio verso il governo Monti. Anelli, che è intelligente, si è guardato bene da metterla in chiaro proprio per non alienarsi il nostro eventuale assenso (i comunisti sono all'opposizione, noi pur criticamente stiamo dando fiducia a questo governo, non dimentichiamolo).
Boggia, già intervenendo via mail, aveva anticipato le sue perplessità sul voto a favore e in consiglio comunale mi ha chiesto - in presenza di un suo dissenso motivato - di poter uscire dall'aula per non votare in maniera difforme dal gruppo.
Io ho ribadito a lui come a tutti gli altri che c'erano ragioni di merito per votare a favore senza entrare in contraddizione con quanto sostenuto in altri momenti e in altre sedi, e che in quel senso avrei rivolto il mio intervento. Dopodichè, ho lasciato libero Boggia di comportarsi come riteneva più giusto secondo il suo pensiero, e per averlo fatto nè mi pento nè gli getto la croce addosso.
Io ritengo che il consenso si raccoglie col ragionamento e la forza delle idee, non con i veti e le imposizioni che hanno promosso nei partiti i "fedeli" (per non chiamarli servili...) a danno degli "intelligenti" (cittadini liberi che usano il proprio cervello per scegliere e decidere).
Con un voto in più potevamo battere il centrodestra? Si, potevamo ma non è andata così. Dopodichè la notizia vera è che questo destra non sa più governare iniseme, la Lega si è astenuta, la Lista Di Maio ha votato a favore, il PdL ha votato contro accusando tutti i favorevoli di essere comunisti - accusa da maccartismo anni 50 in mancanza di qualsiasi argomento serio in materia.
Dopodiche l'azione politica riprende e non finisce in consiglio comunale - all'odg (anche se non approvato) deve far seguito l'azione di chi l'ha sostenuto (a cominciare dal PD) per aprire un confronto con chi opera sul territorio per capire su quali criticità la politica può intervenire e cosa deve proporre (cose che nell'odg mica c'erano).
I cittadini si apettano idee, contributi e soluzioni ai problemi credo, quindi c'è ancora molto lavoro da fare da parte di tutti.


Leggere questo commento è per me sconfortante perché restituisce un'immagine del PD e del suo funzionamento interno che non piacerà a molti suoi elettori e militanti. Io sono tra questi.
Il "mio" PD, infatti, è un partito che quando sta all'opposizione in Consiglio Comunale ha come obiettivo principale tornare al governo della città e lo persegue nelle assemblee cittadine facendo proposte alternative a quelle della giunta, ma anche evidenziando e denunciando con forza agli occhi dei padernesi tutte le incapacità, gli errori e le contraddizioni della maggioranza. Il voto dell'altra sera avrebbe potuto e dovuto mettere agli atti l'incapacità e le contraddizioni del governo di centro destra. Così non è stato perché un consigliere del PD ha deciso di differenziarsi anche a costo di far fallire questo fondamentale obiettivo. 
Questo PD che non mi piace. Un partito dove si discute, ci si confronta, si decide una linea e poi ognuno al momento del voto fa quel che gli pare, non è il mio partito. Questa non è "democrazia", ma autolesionismo. Non è questione di essere "fedeli" o "intelligenti" , si tratta di decidere come si fa politica e che politica si vuol fare, perché sono proprio questi comportamenti a convincere  molti elettori che il PD  è un partito inaffidabile e poco credibile. 

5 commenti:

Gianni Rubagotti ha detto...

Domanda: qual è la coerenza nel dire a livello nazionale dagli anni 90 che vanno liberalizzati gli orari e nel dire ora a Paderno Dugnano che bisogna concordare questo con i commercianti? Non mi pare una tragedia che un partito a livello locale abbia idee diverse da quello nazionale. Chiedo troppo se chiedo di riconoscerlo?

Carlo Arcari ha detto...

Rubagotti, il problema non è quello che sollevi tu. In ballo non c'era il principio generale delle liberalizzazioni, ma l'applicazione di una specifica norma relativa al regolamento che disciplina le aperture dei negozi di Paderno Dugnano, che il PD padernese giudicava criticabile per i motivi che Coloretti ha argomentato nel suo intervento in aula: "perché condivideva in toto il dispositivo dell'Odg (di Anelli) dove questo faceva riferimento all'art. 31 della legge 214 (22 dicembre 2011) ritenendola "lesiva delle competenze costituzionali e statutarie degli enti locali e delle regioni" e il comma 2 della stessa legge "in contrasto con i diritti alla salute dei cittadini, dei diritti dei lavoratori, della tutela dell'ambiente e del territorio".

Pasquale ha detto...

Il commento del Signor Arcari mi trova pienamente daccordo.
Pasquale

Oscar Figus ha detto...

Carlo, non d'accordo con la tua posizione. Il centralismo democratico - piaccia o meno - non è più applicabile.

Non siamo più negli anni 50 quando il mondo era più semplice e non mi sembra che la disciplina di partito sia mai stata sufficente - da sola - per vincere le elezioni.

Dice bene Gianni Rubagotti, il livello locale, su alcune questioni, ha delle perplessità rispetto alle posizioni del nazionale e vuole poterle esprime.

Allo stesso modo ogni singolo eletto, o iscritto, deve poter esprimere la sua posizione critica perché questa è la Libertà applicata non la libertà a parole.

Accettare la libertà degli altri costa fatica, ci riempiamo la bocca della parola libertà, siamo sempre pronti a criticare la maggioranza quando vota compatta nonostante i mal di pancia ma ci da fastidio se al nostro interno il capogruppo preferisce condividere "ragionamento e forza delle idee" pur lasciando libertà di scelta.

Noi non siamo un Partito di mediocri, abbiamo molte eccellenze, e la scelta di Pietro, che non condivido ma che rispetto, conforta la mia appartenenza molto più che non l'avergli imposto la linea tarpandone l'intelligenza.

E finché avrò persone come Coloretti e Boggia nel mio partito questo sarà il mio partito.

Carlo Arcari ha detto...

Oscar, tirare in ballo i fantasmi del centralismo democratico, del PCI degli anni '50 e della disciplina di partito per cercare di zittire le rimostranze mie e di altri iscritti al comportamento del consigliere Boggia, è illusorio. Tutti hanno capito che qui la libertà di opinione e di parola non c'entrano. Qui in ballo c'era fare l'opposizione in modo credibile e sostenere una concreta scelta di politica locale. Dopo quanto è successo al centro del nostro dibattito ci sarà il tipo di PD che vogliamo,il suo modo di fare politica e soprattutto che PD e che politica vogliono i nostri elettori, moltissimi dei quali non hanno capito quello che è successo in Consiglio comunale. Se la spiegazione dell'accaduto è quella che ne avete dato tu e Coloretti temo che dovremo discutere molto tra noi e con loro.