domenica 25 marzo 2012

Il futuro del PD e la cruna stretta dell' articolo 18

Il bicchiere non è mezzo vuoto, si sta rompendo. Questa in sintesi la conclusione che io mi sento di tirare sulla questione della riforma del lavoro approvata dal governo Monti di cui si è discusso venerdì sera in Tilane. Una riforma imposta a muso duro soprattutto al PD che fino all'ultimo pensava di riuscire a far passare il "modello tedesco" come riforma dell'articolo 18 e invece si è trovato di fronte, come la CGIL, il muro di pietra di chi vuole eliminare ogni deterrente legale per le imprese che vogliono licenziare dei dipendenti scomodi liquidando questa ingiustizia con un semplice risarcimento.
Il responsabile Lavoro ed Economia del Partito Democratico, Stefano Fassina, e il segretario generale CGIL di Milano, Onorio Rosati, ospiti d'onore della serata padernese, hanno parlato chiaro: qualche "passo avanti" nella riforma c'è, ma ci sono soprattutto "buchi neri e passi indietro in accettabili" perché il testo di legge è imperniato su una linea "che continua a considerare l`arretramento delle condizioni di lavoro come un fattore di sviluppo: cosa che ci porterà in condizioni sempre più difficili e insostenibili". I passi avanti riconosciuti da PD e CGIL sono: la valorizzazione dei contratti di apprendistato, il disincentivo di quelli a tempo determinato, ma restano nel testo buchi molto grandi. 
"Intanto, l`obiettivo della riforma era introdurre ammortizzatori sociali universali, e invece per contratti a progetto e altre forme contrattuali non cambia nulla - ha osservato Fassina -. E poi la genericità dei punti sulle politiche attive per il lavoro che ancora non si vedono". Sull`articolo 18 è stato fatto un enorme passo indietro. "Sarà molto difficile per il lavoratore licenziato dimostrare che si tratta invece di un licenziamento discriminatorio. Inoltre è uno specchietto per le allodole estenderlo per ragioni discriminatorie alle piccole ímprese".
La verità che nessuno dice, ma che il PD prima o poi dovrà decidersi a denunciare ad alta voce è che tutta questa manovra della coppia Monti-Fornero mira a una cosa sola: ridurre il costo del lavoro per le imprese comprimendo ulteriormente i diritti dei dipendenti resi sempre più deboli e ricattabili. Che farà in PD nel quale convivono e si confrontano opinioni e comportamenti diversi su questo tema (Ichino da un lato e Damiano dall'altro) di fronte alla necessità di affrontare in Parlamento questa battaglia con una posizione univoca e chiara?
Fassina a questa domanda che la platea ha reso esplicita ha risposto: "Lunedì si riunisce la direzione del Partito e lì si prenderà una decisione. Pertanto è fondamentale che da tutto il partito si levi la voce dei militanti e degli iscritti i quali devono farla pesare sul dibattito dei dirigenti". Solo così infatti si potrà arrivare a un risultato unitario perché di fronte a una base unita quei dirigenti che considerano pubblicamente quello di Monti il "loro" governo, dovranno pensarci due volte prima di tirare troppo la corda.  

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