mercoledì 15 febbraio 2012

Il manifesto chiude, viva il manifesto

La morte di un giornale non fa più notizia. Accade tutti i giorni e nessuno se ne stupisce. Soprattutto quando riguarda un giornale politico come "il manifesto", che ha fatto politica per 43 anni, senza mai avere un partito alle spalle e senza avere altri padroni che redattori, tipografi e lettori.
Il quotidiano della sinistra "riflessiva" è ormai giunto al capolinea per mancanza di lettori, attratti da altre testate più barricadiere come "il Fatto" o più riformiste, soprattutto meno "comuniste" come la sua storia testimonia. Il giornale di Pintor, Magri, Castellina, Rossanda, Parlato è da molto tempo sul viale del tramonto e in qualche modo il tranquillo suicidio di Lucio Magri, pochi mesi fa, ne aveva annunciato la fine imminente. In una società in cui la mediazione culturale non è più richiesta, ma anzi viene respinta da lettori che amano leggere soprattutto sè stessi, non c'è più posto per chi ha creduto per tutta la vita nel ruolo dell'avanguardia politica intellettuale e nel suo porsi in modo dialettico con la prassi delle lotte sociali. Il mondo in cui "il manifesto" è nato e ha combattuto non c'è più da molti anni. L'ennesimo appello dei redattori a "coltivare questa radice della sinistra" rischia di giungere fuori tempo massimo. Di seguito il testo dell'appello:

Non è un allarme. E' una constatazione. E’ il momento più difficile della storia quarantennale de "il manifesto". All’inizio di febbraio il ministero dello Sviluppo economico ha firmato la liquidazione coatta amministrativa della nostra cooperativa.
Se vuoi coltivare questa radice della sinistra, difenderla dall'arroganza di un potere politico che cancella i fondi dell'editoria, nega la pubblicità e lascia vivere solo i grandi editori allora devi fare tre cose.
1. impegnati ad acquistare il giornale tutti i giorni.
2. iscriviti alla nostra pagina facebook (http://www.facebook.com/ilmanifesto). Se non lo trovi, segnalaci se possibile l'edicola in cui ti servi abitualmente in modo da rifornirla meglio.
3. Se invece sei già un nostro lettore/lettrice abituale ti preghiamo, per un mese, di
comprarne due copie. Regala il giornale a chi ancora non lo conosce, informa altri media e associazioni di questa iniziativa, fallo leggere a chi ha smesso di farlo, lascialo sull'autobus, in fabbrica, in ufficio o al bar prima di andare al lavoro.
Non sono richieste impossibili: si tratta di un gesto politico forte e di affetto per il nostro vostro giornale. Solo un referendum dal basso potrà decidere il futuro di questa testata e della sua storia. Il 28 aprile vogliamo festeggiare insieme non il nostro funerale ma il nostro quarantunesimo compleanno.
il collettivo del manifesto
twitter @ilmanifesto2012
#senzafine
p.s. oltre all'acquisto in edicola altre forme di sostegno sono sempre possibili.
1) Singoli cittadini, associazioni, aziende, movimenti o sindacati possono sottoscrivere con un bollettino postale (numero 708016, intestato a il manifesto coop.ed. a r.l. - Via Bargoni 8, 00153 Roma) o tramite bonifico bancario presso Banca Sella, conto intestato a «il manifesto coop.ed. ar.l.» IBAN IT18U0326803200052879687660.
Per informazioni: sottoscrizione@ilmanifesto.it, tel. 06.68719330 – 0668719574.
2) Se invece preferisci darci la tua fiducia con un abbonamento, trovi tutte le informazioni sul nostro sito Internet www.ilmanifesto.it/abbonamenti/.
Per informazioni: abbonamenti@ilmanifesto.it, tel. 06.68719330 – 0668719574.

Chi è "il manifesto" (wikipedia)
"il manifesto" è un quotidiano di indirizzo comunista fondato nel 1969. Non è un quotidiano di partito, non avendo aderito a nessun partito o gruppo politico organizzato, pur appartenendo all'area della sinistra italiana.
Gestito da un collettivo di giornalisti si trova a non avere una proprietà davvero distinta dalla redazione, con giornalisti che sono editori di sé stessi. Tutti i lavoratori sono soci della cooperativa, compresi i tecnici addetti alla stampa, e hanno lo stesso stipendio. Per questo spesso non partecipa agli scioperi dei giornalisti contro gli editori, andando comunque in edicola, ma ospitando alcune pagine con le ragioni degli scioperanti.
Nasce in origine come rivista politica mensile, diretta da Lucio Magri e da Rossana Rossanda. Alla redazione del primo numero, uscito il 23 giugno 1969 con una tiratura di 75.000 copie per leEdizioni Dedalo, partecipano Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina e Ninetta Zandegiacomi. La veste grafica è curata da Giuseppe Trevisani.
Il periodico nasce dalla componente più "a sinistra" del Partito Comunista Italiano (PCI) che con Pietro Ingrao aveva sostenuto nel corso dell'XI congresso alcune battaglie per la democrazia interna al partito e sollevato la questione del "modello di sviluppo" in contrapposizione alla componente più "moderata" del partito, capeggiata da Giorgio Amendola.
L'idea di dare vita a una pubblicazione autonoma risale all'estate del 1968, ma viene congelata in vista del XII congresso del PCI, dove, peraltro, Pintor, Natoli e Rossanda non avevano votato in Comitato centrale le tesi.
La rivista assume posizioni in contrasto con la linea maggioritaria del partito (in particolar modo rispetto all'invasione sovietica della Cecoslovacchia, con l'editoriale uscito nel secondo numero intitolato "Praga è sola") che ne chiede la sospensione delle pubblicazioni. Il Comitato centrale del PCI del 24 novembre 1969 delibera la radiazione per Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli con l'accusa di "frazionismo". Successivamente viene adottato un provvedimento amministrativo per Lucio Magri e non vengono rinnovate le iscrizioni per Massimo Caprara (dal 1944, per 20 anni, segretario personale di Togliatti), Valentino Parlato e Luciana Castellina.
"il manifesto" si costituisce, quindi, come formazione politica con una piccola rappresentanza  parlamentare  (Natoli, Pintor, Rossanda ai quali si aggiungono Massimo Caprara e Liberato Bronzuto). Nel settembre del 1970 (la tiratura sarà di 60.000 copie) vengono proposte le tesi per il comunismo nelle quali viene avanzata una piattaforma politica per l'unità della sinistra rivoluzionaria e si caldeggia la costituzione di una forza politica. Si intensificano, inoltre, le relazioni con Potere operaio con il quale la formazione del manifesto tiene un congresso nel febbraio 1971: si dovrebbe sancire l'unificazione tra le due forze, ma si chiude invece con una rottura.
Con la trasformazione in quotidiano (avvenuta il 28 aprile 1971), il manifesto si costituisce anche come struttura politica alle elezioni del 1972, presentando una propria lista alla Camera dei deputati e invitando a votare il PCI al Senato. Nel 1974 si unifica con il Partito di Unità Proletaria (PdUP), fondando il Partito di Unità Proletaria per il comunismo. Già nel gennaio 1977, però, la componente ex-PdUP esce dal partito, essendo gli ex-manifesto più orientati verso il PCI che non verso altri progetti politici (come la costituente di Democrazia Proletaria). Coloro che provengono dal gruppo del manifesto mantengono comunque il nome "PdUP per il comunismo", assorbendo poi la minoranza di Avanguardia Operaia e soprattutto i militanti del vecchio "Movimento Studentesco" del dopo 1968, chiamato allora Movimento Lavoratori per il Socialismo.
Nel 1983 il PdUP per il comunismo si presenta alle elezioni con il PCI, nel quale confluisce nel 1984. Anche se i principali fondatori del giornale si allontanano col tempo dalla vita politica, il manifesto resta comunque un progetto editoriale interessante, proprio per la sua contaminazione e attenzione alla politica.
Da allora un lento declino, di crisi in crisi, di sottoscrizione in sottoscrizione, fino a quest'ultimo atto.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Il Manifesto è stato per molti un giornale di formazione e per me il primo quotidiano.Non sono sempre stato d'accordo con le sue posizioni...anzi.Oggi credo però che si debba rispondere all'appello della sua redazione
"prima che sia fuori tempo massimo".
Serve anche un'iniziativa politica a sostegno della libera informazione oggi in pericolo
(non solo il Manifesto..).Chi fosse interessato ad organizzare qualcosa... può contattarmi.
gianfranco massetti.

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo con le Tue opinioni ma difenderò sempre il Tuo diritto ad esprimerle.Voltaire.
Da domani comprerò e leggerò il Manifesto.
pierino favrin

Anonimo ha detto...

Concordo che è sempre triste rilevare lo spegnersi di una voce nel monde dell'informazione. Però vado controcorrente rispetto ai giudizi espressi che leggo sul suo blog e affermo che un giornale che ha preso le difese di un assassino come Cesare Battisti merita di fare questa fine.
Non rispondetemi che Il Giornale, Libero e altri quotidiani si comportano allo stesso modo difendendo Berlusconi. Da viscerale antiberlusconiano lasciatemi dire che non è la stessa cosa.

VANNUCCHI

Carlo Arcari ha detto...

Gentile Vannucchi la differenza tra il manifesto e Libero e che quest'ultimo giornale ha truffato lo Stato, cioè noi, per ottenere sovvenzioni e aiuti che non gli spettavano. Da wikipedia:
Nel 2003 Libero ha chiesto ai proprietari del bollettino «Opinioni nuove» di prendere in affitto la testata. Il quotidiano è diventato ufficialmente il supplemento dell'organo ufficiale del Movimento Monarchico Italiano (!). In questo modo ha potuto beneficiare di 5.371.000 euro come finanziamento pubblico agli organi di partito, secondo quanto previsto dalla Legge 7 marzo 2001, n. 62[16]. Nel 2004 Libero ha comprato (una scatola vuota ndr), la testata «Opinioni nuove», e si è poi trasformato in cooperativa per ottenere i contributi per l'editoria elargiti alle testate edite da cooperative di giornalisti. Dal 2007 il quotidiano è edito dalla Editoriale Libero s.r.l., che fa capo alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo Angelucci. Nei sette anni che intercorrono dal 2003 al 2009, Libero ha beneficiato di contributi pubblici per 40 milioni di euro. Nel 2006 Libero ha chiuso il bilancio con profitti per 187 mila euro.

RobyR ha detto...

Da quello che so anche il Manifesto ha preso soldi pubblici, per fortuna le cose sono cambiate e visto che non vende è giusto che chiude

Carlo Arcari ha detto...

Finanziamenti pubblici li hanno presi tutti i giornali Corriere compreso nei termini previsti dalle leggi. Ma il Manifesto non li ha mai presi fingendo di essere l'organo di un partito inesistente o di essere una cooperativa di giornalisti quando questo non rispondeva al vero come nel caso di Libero e altre testate, il Foglio ad esempio. C'è una bella differenza.