martedì 12 luglio 2011

Sbatti il mostro in prima pagina: l'ìnformazione e il potere

Jessica Tozzi, studentessa del Liceo Scientifico Gadda (Classe quinta T) mi ha fatto l'onore di inviarmi copia della sua tesi presentata la settimana scorsa all’esame di maturità. Sono molto felice che lo abbia fatto perché Jessica è una delle studentesse che ha frequentato il Corso di Giornalismo da me tenuto lo scorso anno e perché ha scelto come titolo della sua ricerca “Sbatti il mostro in prima pagina”, ispirandosi a quello di un famoso film di Marco Bellocchio uscito nel 1972, in piena strategia della tensione, che aveva come tema proprio l’intreccio inestricabile e perverso, tipicamente italiano, tra informazione e potere politico.
La sua tesi è molto bella, ben documentata e ben argomentata. La ricerca mette in risalto la grande differenza tra la nostra informazione e quella europea, che vede la grande stampa d'informazione in Italia riservare i titoloni ai temi scandalistici ed emotivi al posto di dare spazio a quelli "materiali e reali". Mentre all'estero c'è una divisione netta tra stampa scandalistica e informazione seria, nelle prime pagine di quotidiani e TG nazionali, prevale la cronaca nera raccontata in modo morboso, il gossip sulla televisione e sui suoi protagonisti, a scapito delle notizie sullo stato dell'economia, sulla realtà sociale, sul lavoro che manca e la povertà che avanza.
Jessica sottolinea la differenza, che riflette l'origine "di palazzo" del nostro giornalismo rispetto a quella prevalentemente "di mercato" del giornalismo anglosassone. Da noi l'informazione la fanno i bassi interessi del potere, nell’Europa civile e democratica la decidono gli interessi materiali dei lettori. Jessica descrive molto bene sostenendola con dati ripresi da fonti ufficiali, la "bolla mediatica" del periodo 2007-2008 in cui il ritmo delle notizie relative a cronaca nera e delitti raggiunse il parossismo e ci racconta la dissociazione tra la realtà percepita dalla gente e l’informazione che veniva data da Tv e giornali nel 2009-2010, quando spacciando gli stessi ingredienti drogati i TG di regime cercavano di nascondere la crisi economica che la gente toccava con mano.
Nel 2010 Jessica Tozzi documenta che in Italia, la cronaca nera in prima serata ha registrato 1.023 notizie trasmesse sul TG1; il doppio rispetto al TG pubblico spagnolo, il quadruplo rispetto al TG francese e diciotto volte superiore rispetto al TG pubblico tedesco. La cronaca nera sulle TV di Mediaset tocca il 29% (Studio Aperto), resiste al 17,7% del TG1 e scende all’11% del TG3. Al contrario i temi dell’economia e della crisi occupano il 13% del TG3, il 2,5% di Studio Aperto e il 7,2 del TG1. 
E’ evidente anche a un cieco l’uso scorretto e falso che Berlusconi e il suo governo fanno della cronaca nera per sviare e orientare l’opinione pubblica, esagerando paure e nascondendo le dimensioni dei veri problemi. E’ un caso che le elezioni del 2008 siano state vinte da Berlusconi dopo una forsennata campagna mediatica sulla sicurezza? Non è stato un caso.
“In Italia la criminalità è seguita sui media e in particolare sui telegiornali in modo 'seriale', ovvero occupa uno spazio ricorrente e ripetuto ogni sera, come se si trattasse di un reality o di uno sceneggiato” scrive Jessica, ed è proprio così. “L’ultima fase, cominciata da qualche mese, è caratterizzata da un’ulteriore inclinazione dell’informazione televisiva, la quale dalla criminalità 'comune' si è spostata verso una criminalità 'eccezionale', ovvero verso casi singoli resi 'eccezionali' dal modo in cui vengono riprodotti e sceneggiati nei telegiornali e nei programmi televisivi”. 
Stiamo parlando delle tragiche storie di Sarah, Yara, Melania. Meredith. In 120 giorni il caso di Avetrana ha collezionato 867 notizie a fronte di 720 edizioni di telegiornali, una media superiore a 1,2 notizie per ogni edizione. Un’enormità che tende a cancellare la crisi economica, i problemi in  cui si dibattono le famiglie italiane, la disoccupazione, l’impoverimento sociale, gli scandali economici che travolgono ogni giorno pezzi di ceto politico.
Che "sbattere il mostro in prima pagina" sia il modo scelto dal potere politico mediatico italiano per tenere a bada l’opinione pubblica è ormai un dato di fatto assodato e confermato da montagne di dati. Grazie Jessica, lo sospettavamo, ma la tua tesi ce lo ha confermato. Ottimo lavoro.

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