L'Ansa ci informa che Valentina Bigiarelli, 17 anni, di Paderno Dugnano (Milano), è la 'Prima Miss dell'Anno' del Concorso Miss Italia 2010: è stata eletta dal pubblico durante il programma 'L'anno che verra" condotto da Fabrizio Frizzi e trasmesso su Raiuno nella notte di San Silvestro. La miss padernese è alta 1,75, ha occhi e capelli castani. Frequenta il quarto anno dell'Istituto Turistico, studia danza e la sua aspirazione è quella di diventare insegnante di ballo creando una propria scuola. Segue 'Amici' in tv e legge i libri di Wallace Wattles, pensatore americano che nei suoi libri scritti ai primi del '900 sostiene che la ricchezza non è un dono, ma una legittima aspirazione di ciascuno di noi. I giovani di oggi più che mai sembrano mettere sullo stesso piano, per iniziare la loro scalata al futuro, l'alta formazione scolastica e il casting, cioè quel percorso (difficile e impegnativo quanto il primo) fatto di concorsi e provini che porta allo show business. Su questo tema l'anno scorso ho scritto per Il Sole24 ore questo commento che dedico alla nostra giovane miss facendogli i miei migliori complimenti. Perché, come scrive nella sua ottima inchiesta su Il Foglio la collega Marianna Rizzini: “si fa il provino e poi si vedrà, perché oggi da lì ti sembra di poter andare ovunque, mentre da qui ti pare di non andare da nessuna parte”. Dove “lì” è la Tv e “qui” è la strada tradizionale, laurea, master, stage gratuito o quasi, precariato, concorso, colloqui, divenuta oggi non più credibile e appetibile per i giovani. Anche perché il mondo dello spettacolo e il training dei provini, abituano il giovane in carriera al public speaking di cui si servono anche i politici e le grandi imprese.
L’evoluzione del casting come nuovo fattore di promozione, selezione professionale, e mobilità sociale viene tenuto d’occhio con attenzione anche da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis che dice di non trovarci niente di strano. In America e in altre parti del mondo il fenomeno è in atto da tempo, ma come spesso avviene è in Italia che la tendenza rischia di sfiorare la patologia. Colpa della nostra arretratezza, della nostra fragilità e delle nostre persistenti “anomalie”. Dice Roma al Foglio: “La tv come dispensatore di futuro è in forte espansione in Italia, perché non è bilanciato da altre possibilità di ascesa sociale attraverso i saperi”.
Insomma negli States ci sono Harward, Stanford, MIT e le altre grandi università che creano, alimentano e custodiscono i think tank dai quali escono i governanti chiamati a guidare il Paese. Da noi invece non viene percepita l’importanza e l’influenza dei centri di eccellenza del sapere che non hanno più come un tempo questo ruolo. La carriera in Tv è altrettanto difficile, dura e impegnativa, ma sta diventando più credibile di una università sempre più svalutata. E’ questo il rischio che Giuseppe Roma denuncia. “Se i giovani vedono nel casting per entrare in Tv l’unica molla del cambiamento e di mobilità sociale la colpa è solo del nostro immobilismo”.
1 commento:
complimenti,bella mora e anche brava!!
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