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sabato 1 settembre 2012

Martini: l'Osservatore Romano pubblica la notizia oggi-domani

Ricevo da Giovanni Giuranna (che ringrazio) questa precisazione in merito alla mancata pubblicazione sull'Osservatore Romano di oggi della notizia della morte di Carlo Maria Martini. Si tratterebbe di un problema tecnico, cioè il quotidiano del Vaticano è in realtà un giornale del "tardo pomeriggio" che esce "in  anticipo" con la data del giorno dopo. 
Non lo sapevo e per la verità mi risulta un metodo macchinoso, piuttosto difficile da immaginare e da capire. Ma non mi stupisco però, la Chiesa  appare sempre un po' ultraterrena nelle sue manifestazioni a noi laici.
Comunque nella prima pagina di oggi-domani del quotidiano (che pubblico qui a fianco) si osserva che il giornale ha dedicato alla notizia non l'apertura ma una spalla di due colonne con foto rimandando l'articolo (e i necrologi) a pagina 6. Dopo un titolo sulla fame nel mondo e uno sulle difficoltà delle imprese cinesi. Di seguito la email inviata da Giovanni Giuranna con il link diretto al giornale vaticano.

Ciao Carlo, si tratta di una questione tecnica. L'Osservatore Romano viene pubblicato nel pomeriggio con la data del giorno successivo. La notizia della morte del card. Martini si trova dunque in prima pagina sul numero di domani domenica 2 settembre (pubblicato oggi nel tardo pomeriggio). Ecco il link diretto http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/201q01.pdf

Per l'Osservatore Romano, la morte di Martini non è una notizia

La notizia l'ho letta sulla pagina Facebook di Oscar Figus e mi sembrava incredibile. Poi Oscar ha pubblicato il link all'immagine dell'edizione di oggi de L'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede e ho dovuto arrendermi all'evidenza.
Il giornale del Vaticano è stato l'unico oggi a non dare la notizia della morte del Cardinale Carlo Maria Martini, non solo in prima pagina, ma nemmeno all'interno. Niente. 
La scomparsa del principe della chiesa milanese non era evidentemente una notizia degna di comparire a fianco di quella sulla riunione del gotha della finanza mondiale in america o dell'ipotesi che l'Onu discuta di una no-fly zone sulla Siria, dell'uragano Isaac ad Haiti o della guerra religiosa a Mombasa.
La cosa mi ha molto sconcertato e non ne comprendo la ragione, ma è certo che una ragione ci sarà. La conosceremo nei prossimi giorni?

Il Cardinale e i media: un confronto che continua

La notizia della scomparsa del Cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, campeggia sulle prime pagine dei principali quotidiani nazionali con diversa evidenza.
Il Corriere della Sera è quello, ovviamente, che presenta e valorizza meglio la notizia. Corredandola con una grande foto che mostra il Cardinale completamente avvolto dalla porpora del suo mantello e inserendola in un montaggio che comprende l'editoriale, bellissmo, del direttore Ferruccio De Bortoli, intitolato "Il mendicante con la porpora" di cui consiglio vivamente la lettura e un commento del presidente del Consiglio, Mario Monti, che ricorda il pensiero di Martini sull'importanza della sfida europea stretta tra la necessità di procedere velocemente verso una vera integrazione e il rischio di non riuscire a completare il percorso riducendolo ad alcuni aspetti non pienamente rispettosi dei valori su cui deve fondarsi una vera unione.
La Repubblica (giornale romano) gli dedica la spalla con foto ed editoriale di Scalfari dal titolo "La fede e il dubbio".
Apertura e montaggio a tutta pagina gli dedica anche La Stampa (Martini era di origini piemontesi) con due commenti di cui uno affidato a Gianni Riotta, intitolato. "Il lembo del mantello" che riprende l'immagine e un tema a lui molto caro come ho ricordato ieri nel mio post.
Il Messaggero (giornale romano) mette Martini a centro pagina con un commento sul suo rifiuto alle cure e la scelta di morire "naturalmente", scelta che fa già molto discutere.
Anche Avvenire gli dedica come è ovvio l'apertura di prima pagina con un titolo: "La fede che vince il mondo. Amandolo". In un editoriale si sottolinea il senso della sua lezione che metteva la parola di Dio davanti a tutto. "Nella lingua di ciascuno". Due interviste al Cardinale Ruini e al filosofo Cacciari completano il montaggio.
I giornali di destra (come sempre) fanno sinceramente pena. Il Giornale di Berlusconi/Feltri mette la notizia in un piccolo box a centro pagina col titolo: "L'Ante-Papa beatificato dalla sinistra milanese". Libero poi è semplicemente inqualificabile. Mette la notizia in taglio bassissimo a fondo pagina in un boxino dal titolo miserabile: "Martini, il Cardinale preferito da atei e nemici della Chiesa".
L'Unità quotidiano del PD, lo tiene a centro pagina in grande evidenza con foto e due commenti: "Un cristiano tra noi" e "L'attenzione ai non credenti". Il Manifesto gli dedica in pratica tutta l'apertura di prima pagina con una grande foto e il titolo preso a prestito da un romanzo di Goffredo Parise: "Il prete bello" e un editoriale di Raniero La Valle dal titolo "Testimone fino alla fine".
Infine Il Fatto, mette la notizia in alto a centro pagina con foto e due titoli: "Il Cardinale del dialogo" e "Nel 2005 poteva essere Papa".

venerdì 31 agosto 2012

Il lembo del mantello del cardinale

Ho conosciuto il Cardinale Carlo Maria Martini nei primi anni 90 quando era arcivescovo di Milano e ogni anno invitava noi giornalisti a partecipare ad una riflessione sulla nostra professione e sul ruolo che i media e i giornalisti potevano svolgere nella società. Egli ci esortava a non dimenticare mai facendo il nostro lavoro di "dare voce agli ultimi" che non l'avevano e senza qualcuno che restituiva loro voce e immagine rimanevano, muti, invisibili, senza identità, coscienza e dignità di persone.
Ricordo in particolare un incontro centrato sulla Lettera Pastorale del 1991-92 intitolata "Il lembo del Mantello" al quale parteciparono l'allora direttore de Il Sole 24 Ore, Gianni Locatelli, il direttore de Il Giornale Indro Montanelli e quello del Corriere della Sera, Paolo Mieli. In quell'occasione Montanelli gli chiese scherzando, ma non troppo: "Eminenza, la prego, scomunichi la televisione..".
L'arcivescovo non era d'accordo e ne spiegò bene le ragioni illustrando i punti della sua Lettera Pastorale. Ripropongo qui agli interessati al tema dei media e della comunicazione sociale parte di un suo intervento del 1996 che riprendeva il titolo e soprattutto quell'immagine evangelica a lui molto cara. (a fianco lo stemma di Carlo Maria Martini con il motto "Per la verità amare anche le avversità")

Il lembo del mantello
Riprendo l'immagine del lembo del mantello, che esprime la pars costruens del rapporto società-media e del rapporto Chiesa-media perché dice tutte le speranze che la Chiesa, pur convinta di una certa marginalità dei media rispetto al grande tema dell'evangelizzazione, nutre nel ruolo di questi strumenti per la comunicazione interpersonale, per la stessa comunicazione evangelica e, più in generale, per la pace nel mondo, per la solidarietà e l'intesa tra individui e popoli.
Sintetizzo così la scommessa: come la donna del vangelo, che fa parte di una folla nascosta e anonima che circonda e preme Gesù da ogni parte, viene risanata, esce dall'anonimato, assume un volto, una dignità e il pieno possesso del suo corpo, grazie al contatto con il lembo del mantello di Gesù, non potrà anche un uso retto dei media aiutare tanti a passare da massa a persone, da moltitudine a popoli, dando coscienza, dignità, cultura, slancio, capacità comunicativa? Se non é il caso di dare ai media un posto centrale nel grande processo di rifare umana l'umanità, non potranno essere almeno una frangia, un lembo del mantello, cioè del potere comunicativo e risanatore che è attribuito, nella grazia del vangelo, al linguaggio umano e alla comunicazione tra gli uomini?