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venerdì 2 agosto 2013

Eureco: una pena troppo mite per la gravità dei reati

Ricevo dal Comitato Eureco questo comunicato stampa a commento delle motivazioni della sentenza che ha condannato Giovanni Merlino per la strage di Palazzolo.


COMUNICATO STAMPA A SEGUITO DELLA PUBBLICAZIONE DELLE
MOTIVAZIONI DEL PROCESSO EURECO

Paderno Dugnano, 25/03/2013 - La lettura delle motivazioni della sentenza del processo Eureco ci amareggia enormemente.
Riteniamo che il pronunciamento del Giudice Antonella Bertoja, dopo aver accolto completamente l'impianto accusatorio proposto dai Pubblici Ministeri, non sia congruo perché sottolinea il dolo, la recidività e la pericolosità del Merlino, ma conclude con una pena estremamente mite rispetto alla gravità delle colpe!
L'imputato è descritto come un imprenditore senza il minimo scrupolo, particolarmente pericoloso per la società, che usava qualsiasi metodo, anche il più irregolare, per massimizzare i propri profitti a scapito di tutto e di tutti.
Il mancato rispetto delle minime norme di sicurezza era la norma, la falsificazione dei documenti tecnici ed il loro mancato aggiornamento, un metodo. La gestione dei lavoratori che operavano in fabbrica era basato sulla protervia, sull'aggiramento delle normative sindacali utilizzando forme contrattuali precarie per proprie speculazioni economiche.
Purtroppo queste modalità di lavoro sono sempre più frequenti; con la motivazione della crisi vengono ridotti diritti fino a ieri fondamentali e inalienabili e le condizioni generali dei lavoratori diventano sempre più precarie e basate sul ricatto personale.
A chiusura di questa fase del processo dobbiamo sottolineare anche la grave decisione del Giudice di non ammettere come Parti Civili, non tanto la nostra associazione, ma organizzazioni storicamente consolidate sia sul territorio che a livello nazionale e che sempre hanno difeso diritti fondamentali dei lavoratori e dell'ambiente come: Medicina Democratica, A.I.E.A. (Associazione Italiana Esposti Amianto), ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro).
Il nostro impegno continuerà specificatamente in difesa dei diritti degli ex lavoratori Eureco ed in generale per salvaguardare i diritti nel mondo del lavoro e del rispetto della qualità dell'ambiente.

“Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco”

martedì 30 luglio 2013

Tragedia Eureco: heri dicebamus

"I quattro morti dell’Eureco, tragedia scientificamente legata al profitto". Dure motivazioni per la condanna inflitta al titolare. "Merlino - scrive il giudice - svolgeva la gestione dei rifiuti in modo totalmente illegale, con netta, evidente prevalenza del fine di lucro". Giovanni Merlino era il titolare dell’azienda di Paderno Dugnano dove a novembre di tre anni fa il rogo provocò quattro morti tra gli operai. La voglia di fare più soldi trattando rifiuti pericolosi che avrebbe solo dovuto stoccare, "ha comportato ovviamente aspetti di frode “formale” quale la falsificazione dei formulari e l’attribuzione ai rifiuti di codici “di comodo” che consentissero un più agevole ed economico smaltimento".


Così il Giorno di oggi, 30 luglio 2013, riporta le motivazioni della sentenza che ha con dannato mesi fa il padrone dell'azienda di Palazzolo a 5 anni di reclusione (di cui molto probabilmente non sconterà nemmeno un giorno).
E' con amara soddisfazione che leggiamo queste parole condivisibili, ma che difficilmente purtroppo porteranno ad impedire che tragedie del genere si possano ripetere. Perché non basta una sentenza ben motivata per cambiare il sistema in cui persone come Merlino si arricchiscono bordeggiando leggi e norme troppo facili da aggirare grazie alla compiacenza di chi vuole che il sistema resti com'è.
Nell'ottobre 2011, un anno dopo la strage, su Padernoforum avevo scritto queste considerazioni che ripubblico oggi.

Occorre riflettere e devono farlo tutti i cittadini, ma in primo luogo devono farlo le forze politiche e le istituzioni locali e nazionali: il sistema non è più accettabile né sostenibile. Il profitto massimo non può essere più considerato il fine che giustifica tutto. 
La vita umana deve essere posta al di sopra degli utili di qualsiasi azienda e tra la sicurezza del lavoratore e la sopravvivenza dell’azienda deve essere chiaro chi dei due soggetti ha il diritto alla vita e questo deve venire riaffermato e dichiarato un valore indisponibile.
Bisogna cambiare, non le norme che ci sono, non le sanzioni, non i controlli che ci sarebbero, ma gli enti, le istituzioni, gli uffici e i responsabili che non le attuano o le applicano con troppa discrezionalità e indulgenza, consentendo – come dimostra la vicenda Eureco, che vengano aggirate da imprenditori pluricondannati, che non controllano come dovrebbero sulle condizioni reali in cui vengono svolte le attività nelle aziende a rischio, che non vigilano sulla sicurezza di lavoratori e ambiente. 
Insomma bisogna punire, sanzionare e togliere gli incarichi agli inadempienti. Alcuni di questi soggetti, che fanno capo a istituzioni elette dai cittadini devono essere denunciati pubblicamente e i loro responsabili politici che guidano gli enti da cui dipendono devono venire puniti esemplarmente  con il voto alle prosssime elezioni amministrative, oltre a venire perseguiti penalmente e civilmente con severità dove si ravvisino responsabilità o negligenze. Quindi per iniziare a cambiare bisogna in primo luogo avviare e sostenere una grande campagna di denuncia dei responsabili dei mancati controlli e delle certificazioni troppo indulgenti a partire dai fatti fin qui emersi dall’inchiesta Eureco.