Di fronte a un ambiente
straordinario, quale il Parco Reale di Monza, realizzato due secoli
fa dall'architetto Canonica su commessa del Vicerè Eugenio
Beauharnais, con l'intento preciso di farne un parco monumentale, una
riserva naturalistica e faunistica, un'area agricola di fattorie
modello centro di sperimentazione di nuove colture, l'ente locale non riesce a
pensare ad altro che snaturarne l'identità per destinarlo a funzioni
"moderne".
Mentre invece dovrebbe amarlo, conservarlo, mantenerlo e valorizzarlo secondo le funzioni originarie che oggi più che mai sono preziose e apprezzate dai cittadini italiani ed europei. Perché il Parco di Monza non è dei monzesi, ma è un patrimonio storico naturalistico che appartiene a tutti.
Mentre invece dovrebbe amarlo, conservarlo, mantenerlo e valorizzarlo secondo le funzioni originarie che oggi più che mai sono preziose e apprezzate dai cittadini italiani ed europei. Perché il Parco di Monza non è dei monzesi, ma è un patrimonio storico naturalistico che appartiene a tutti.
La cosa deludente è che su questo
punto destra e sinistra sembrano davvero uguali, unite dal bisogno di "riempire"
con la loro paccottiglia consumista un luogo prezioso frutto di un
progetto originale lasciato in eredità da una storia e da una
cultura che non capiscono e dunque negano.
E' un'atteggiamento "plebeo"
quello che ha spinto in passato la giunta berluscoleghista monzese a
favorire l'allargamento di un Autodromo obsoleto e a tentare di
installare dentro al Parco un distributore di carburanti per
affermare la sua ideologia motorista, ma lo è anche quello delle
giunte di centro sinistra del passato e del presente che hanno preteso e pretendono
di usarlo come contenitore di mostre temporanee o permanenti e
manifestazioni di intrattenimento di massa molto discutibili e devastanti.
