All'esito delle elezioni regionali
siciliane, a quest'ultima ordalia mediatica, abbiamo assistito tutti in diretta televisiva, ma guardare
e ascoltare non significa capire.
Il risultato uscito dalle urne è il seguente: a vincere la sfida per la presidenza della Regione è stato il candidato del centrosinistra, Crocetta, sostenuto da un alleanza PD-UDC; la destra divisa in due fazioni è stata sconfitta e il PdL, ex partito egemone nell'isola è stato malamente punito dagli elettori; il cartello antagonista SEL, IDV, Verdi, FdS non ha superato lo sbarramento del 5% e non entra in Consiglio Regionale, il candidato del Movimento 5 Stelle, dato addirittura per vincente alla vigilia, ha conquistato "solo" la terza posizione incuneandosi tra le due liste in cui si è spaccato il centro destra; il primo partito eletto della Sicilia risulta essere il non-partito personale di Grillo, il quale per ottenere questo risultato si è sottoposto a un tour massacrante di comizi lanciati da due performance sportivo-mediatiche: l'attraversamento a nuoto dello Stretto di Messina e la salita a piedi sull'Etna; il partito che si è imposto, infine, come vero e unico protagonista della competizione, infine, è stato quello del non voto che ha sbaragliato tutti raccogliendo oltre il 52% dei consensi.
Il risultato uscito dalle urne è il seguente: a vincere la sfida per la presidenza della Regione è stato il candidato del centrosinistra, Crocetta, sostenuto da un alleanza PD-UDC; la destra divisa in due fazioni è stata sconfitta e il PdL, ex partito egemone nell'isola è stato malamente punito dagli elettori; il cartello antagonista SEL, IDV, Verdi, FdS non ha superato lo sbarramento del 5% e non entra in Consiglio Regionale, il candidato del Movimento 5 Stelle, dato addirittura per vincente alla vigilia, ha conquistato "solo" la terza posizione incuneandosi tra le due liste in cui si è spaccato il centro destra; il primo partito eletto della Sicilia risulta essere il non-partito personale di Grillo, il quale per ottenere questo risultato si è sottoposto a un tour massacrante di comizi lanciati da due performance sportivo-mediatiche: l'attraversamento a nuoto dello Stretto di Messina e la salita a piedi sull'Etna; il partito che si è imposto, infine, come vero e unico protagonista della competizione, infine, è stato quello del non voto che ha sbaragliato tutti raccogliendo oltre il 52% dei consensi.
Di tutti questi risultati quali sono quelli
nell'ordine i più importanti? Non la sconfitta della destra morente
che è ormai un dato scontato, non la terza posizione conquistata
dal candidato grillino né la primazia del suo non-partito che ha
fatto il pieno dei voti di protesta. I due, anzi tre, risultati
"storici" davvero imprevisti, straordinari e degni di
riflessione sono 1) l'astensione di oltre il 52% degli elettori 2) la
vittoria del candidato del PD, l'ex sindaco antimafia del PCI di Gela, cattocomunista e 3) omosessuale dichiarato come Nichi Vendola (che, non dimentichiamolo, fondò
giovanissimo, nei primi anni 80, l'Arci Gay in una sezione del PCI di
Palermo) che vive una vita blindata perché la mafia lo tiene da anni nel mirino.