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domenica 12 ottobre 2014

Scrittori padernesi: "Il carico" di PG Mora

Una volta al mese una ristretta e privilegiata cerchia di amici di Pier Giorgio Mora, scrittore e poeta padernese, riceve una newsletter dal titolo "Il carico" prodotta dall'autore.
Si tratta di una pubblicazione che contiene poesie e racconti brevi appositamente scritti per il diletto suo e degli amici che hanno la fortuna di riceverli.
"Il carico" di Novembre 2014 (chissà perché datato con un mese di anticipo) inizia con una simpaticissima "Errata corrige" relativa alla data che nel numero precedente era "1014" e non "2014". "Ce ne eravamo accorti, ma ci siamo detti: contiamo le correzioni che ci arriveranno" ammentte l'autore, il quale confessa di avare dei problemi con le date da sempre dal momento che negli anni 80, realizzando un calendario, ci aveva inffilato dentro il mese di Settobre, mese inesistente di cui nessuno si era accorto.
In questo "carico" sono contenuti quattro racconti in italiano e tre poesie in milanese. I racconti parlano di storie accadute nei mesi precedenti e altre costruite su ricordi di lavoro negli anni 80 o episodi dell'infanzia, ambientate a Milano, nel Monferrato e a Madras in India. Una lettura godibilissima.

PS. Nel nostro ultimo incontro l'amico PG mi ha dato anche delle informazioni sull'annunciata nuova libreria di Paderno che si chiamerà "Parole dolci". Dietro il nome pare ci sia solo l'idea della sua nuova proprietaria di creare nella libreria un angolo dove verranno esposti e venduti al pubblico dei bob bon, caramelle soprattutto. Oggi ne ho avuto conferma andando a guardare come procedevano i lavori e scoprendo che il cartello affisso sulla vetrina era cambiato. L'ultimo dice infatti: PAROLE DOLCI, LIBRERIA, CARAMELLERIA, PROSSIMA APERTURA".

mercoledì 1 ottobre 2014

PG Mora: lader de fior, lader per amor, el mè destin

Ho sempre guardato con sospetto i poeti che sceglievano per poetare  il dialetto milanese. Che è poi la mia lingua "nonna" nel senso che me l'hanno insegnata nei primi anni di vita la mia nonna Felicita e sua sorella Annetta con le quali passavo la giornata, prima che i miei genitori mi mandassero all'asilo delle severissime Canossiane. Quella lingua ormai scomparsa, uccisa dalla Milano del boom, è per me è una lingua da rispettare, una lingua "sacra", da non giocarci, come purtroppo molti fanno. 
Allora tutti lo parlavano nel quartiere che per me era il tratto di Corso Garibaldi che andava da via Pontaccio a via Moscova e ricadeva sotto la parrocchia di San Simpliciano, la basilica dalla quale partì il Carroccio per la fatal Legnano.
Mi sono rassicurato dopo aver letto l'ultimo libro di Pier Giorgio Mora, "un Ritratto di Signora".L'autore essendo arrivato al dialetto in età avanzata ha scoperto come usare bene il suo potere e le sue poesie mi hanno colpito proprio per l'apporto potente che ha dato il linguaggio al contenuto.
Grazie al suo milanese (molto diverso da quello ad esempio di Giosafatte Rotondi), PG Mora, riesce a parlare d'amore che viene e va, ma sempre governa la vita, a scrivere di morte che arriva seguendo i malanni dell'età. Racconta di sentimenti, di immagini e pensieri, scaturiti dal silenzio di chi osserva senza porsi più obiettivi né scadenze. E dice in conclusione: "hoo fa quel che hoo poduu, ho cercà de mantegnì la fed". La fede nella vita, nell'amore e nell'uomo.
In dialetto Mora ci insegna come fare un fiore, una rosa, creata con la stessa tecnica con la quale realizzava in gioventù i nuovi tessuti per gli stilisti di mezzo mondo. Ed è proprio la mia lingua "nonna" a sostenerlo con leggerezza e forza insospettabile in questa impresa. Sentite un po' ne "La rosa" come comincia a costruirlo il suo fiore:
Ai ses e mezz, tra du padiglion de la Baggina, gh'era un fil rosa. Lho trà denter, l'era bel morbid. Anca un poo profumaa. L'ho metù in sul lett. Ne farò cos'è?
Poi continua tirando dentro la finestra del refettorio un po' di nuvole basse, leggermente rosa, simili a bambagia che unendole al filo ha trasformato in un bocciolo di rosa.
Se ne foo? Trovagh un gamb? Giò in curt ghera un pal de la lus, abbattuu, ma anca un pò verd. Ho tentà una magia. Le vegnù su, el se scurtava quant el vegniva a rent. Gh'avevi un fior complet.
La conclusione è bellissima. O dio, manchen i foeui, li robi d'una pianta in la reception, speri che se ne incorgen no.
Un milanes arius come sono molti dei poeti dialettali milanesi, non avrebbe mai potuto inventarsela.

un Ritratto di Signora
di Pier Giorgio Mora
Edizioni del d'Ito rizzo
142 pagine, luglio 2014

martedì 22 luglio 2014

Il venditore, dagli stracci al made in Italy

Il libro “Il venditore di stracci” di Pier Giorgio Mora, è tante cose insieme: il racconto di una vita insolita, un’autobiografia che sembra un romanzo, la cronaca dell'Italia del boom, la rinascita e lo sviluppo moderno di un settore industriale da sempre fondamentale per la nostra economia.
“Rag seller”, venditore di stracci è il termine un po’ snob proprio del mondo tessile di Golden Square a Londra, con il quale si indica colui che vende tessuti. Questa infatti è l’attività che ha svolto fin dalla gioventù l’autore di questo volume che, dall’Inghilterra degli anni ’50 all’India del 2000, passando attraverso l’epoca d’oro degli stilisti italiani, narra la sua movimentata vita lavorativa.
Attraverso i racconti che si susseguono nel libro si compone l’affresco affascinante di un periodo di grande vitalità sociale ed economica dell’Italia. Quella del commercio di tessuti è infatti storicamente l'attività imprenditoriale che ha caratterizzato gli italiani dal Medioevo ai giorni nostri, a partire dal "Mercante di Prato", Francesco di Marco Datini (1335-1410) ritenuto l'inventore della lettera di cambio e dell'assegno. Un imprenditore sorprendentemente moderno che comprava lana in Inghilterra, la commerciava nelle fiere della Champagne, la tesseva con metodi industriali nelle Fiadre e infine la nobilitava a Prato trasformando il semplice panno belga in ricchissimo broccato da rivendere nelle corti di tutta Europa.
Cosa che gli italiani da allora hanno più o meno sempre fatto controllando in tutto o in parte il ciclo della tessitura e dell'abbigliamento come ci racconta nel suo bel libro Pier Giorgio Mora, che dopo aver imparato a commerciare tessuti di ogni tipo: flanelle, cavalry twill, feltro rosso (divise delle guardie della Regina) e verde per i biliardi) nei distretti inglesi della lana, tessuti per palle da tennis, ha cominciato a importare in Italia questi prodotti ed esportare quelli italiani sia a basso costo (mescole di Viscosa e nylon) che avevano mercato solo in Inghilterra, che di alto e altissimo livello.
La storia professionale di Pier Giorgio Mora passa per tutti i luoghi storici di produzione di tessuti d'Italia e del mondo, comincia da Huddersfield in Gran Bretagna e finisce a Madras e Bangalore in India. Anche i protagonisti del made in Italy cambiano: dai grandi produttori di tessuti agli stilisti emergenti. Una storia che continuerà nel tempo.

IL VENDITORE DI STRACCI
di Pier Giorgio Mora
NEOS EDIZIONI – www.neosedizioni.it

216 pagine – euro 15,00