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venerdì 31 maggio 2013

Guido Spadea, sublime "poeta di compagnia" e "spacciatore di figurine".

A 92 anni suonati, se n'è andato Guido Spadea, l'indimenticabile maestro Nanini del film "Il Maestro di Vigevano".
Spadea è stato un'esemplare raro ed eclettico di attore-autore, figlio di quell'Italia a cavallo dell'ultima guerra mondiale, dove gli artisti vivevano nei caffè, nei teatri di rivista, nei cinema con avanspettacolo, nei ristorantini, nelle pensioni, nei locali notturni. E tra una scrittura e l'altra si arrangiavano a sbarcare il lunario facendo le cose più disparate.
La sua movimentata carriera iniziò nel 1942 quando a 21 anni entrò per la prima volta in un teatro a "lavorare" per un amico capo-clacque. Fu assunto come macchinista nella compagnia di Renato Maddalena. Durante le stagioni, recitava anche in piccole parti, scrivendo, dopo aver letto i quotidiani del luogo in cui si sarebbero esibiti, qualche scenetta di argomento locale. Ottenne successo diventando ben presto "poeta di compagnia", com'era definito allora questo ruolo.
In Galleria a Milano (dove allora si incontravano quotidianamente attori, registi, agenti e produttori teatrali) conosce Mario Carotenuto, che allora stava lavorando alla radio con il quale collabora scrivendo testi per nuovi copioni. Qualche anno dopo, si presenta in Rai con quei copioni e ottiene la qualifica di autore, scrivendo poi per Febo Conti e Liliana Feldmann e guadagnando per la prima volta uno stipendio adeguato. Sempre in Galleria, Carlo Dapporto gli suggeriva un argomento su cui lavorare, quindi su commissione Guido Spadea inventava la barzelletta che gli serviva sulla scena. Invece da Erminio Macario a volte riceveva i copioni da migliorare e lui glieli rispediva con gli sketches, riveduti e corretti.