A 92 anni suonati, se n'è andato Guido Spadea,
l'indimenticabile maestro Nanini del film "Il Maestro di
Vigevano".
Spadea è stato un'esemplare raro ed eclettico di attore-autore, figlio di quell'Italia a cavallo dell'ultima guerra mondiale, dove gli artisti
vivevano nei caffè, nei teatri di rivista, nei cinema con
avanspettacolo, nei ristorantini, nelle pensioni, nei locali notturni. E tra una scrittura e l'altra si arrangiavano a sbarcare il lunario facendo le cose più disparate.
La sua movimentata carriera iniziò nel 1942 quando a 21 anni
entrò per la prima volta in un teatro a "lavorare" per un
amico capo-clacque. Fu assunto come macchinista nella compagnia di Renato
Maddalena. Durante le stagioni, recitava anche in piccole parti, scrivendo, dopo aver letto i quotidiani del luogo
in cui si sarebbero esibiti, qualche scenetta di argomento locale.
Ottenne successo diventando ben presto "poeta di compagnia", com'era
definito allora questo ruolo.
In Galleria a Milano (dove allora si
incontravano quotidianamente attori, registi, agenti e produttori
teatrali) conosce Mario Carotenuto, che allora stava lavorando alla
radio con il quale collabora scrivendo testi per nuovi copioni.
Qualche anno dopo, si presenta in Rai con quei copioni e ottiene la
qualifica di autore, scrivendo poi per Febo Conti e Liliana
Feldmann e guadagnando per la prima volta uno stipendio
adeguato. Sempre in Galleria, Carlo Dapporto gli suggeriva
un argomento su cui lavorare, quindi su commissione Guido Spadea
inventava la barzelletta che gli serviva sulla scena. Invece
da Erminio Macario a volte riceveva i copioni da migliorare
e lui glieli rispediva con gli sketches, riveduti e corretti.
