Cambiare il codice della strada
introducendo il limite dei 30 km orari nei centri urbani e
destinare più risorse pubbliche al trasporto pubblico, collettivo
e non motorizzato. Sono i punti centrali della proposta di legge
della Rete Mobilità Nuova - coalizione che raccoglie circa
200 associazioni, comitati e organizzazioni di categoria - presentata giovedì 20 giugno in una conferenza stampa alla Camera che
ha visto la partecipazione di deputati e senatori che si sono
impegnati a sostenere le nuove norme.
La proposta – sostenuta tra gli altri
da Legambiente, Libera, Slow Food, Auser, Cittadinanzattiva,
Movimento Difesa del Cittadino, Touring Club Italiano,
Euromobility, #salvaiciclisti – mira a riorientare le risorse
pubbliche concentrando la spesa laddove si concentra la domanda
di mobilità e nello stesso tempo suggerisce un radicale ripensamento
del settore dei trasporti, sostenendo attraverso scelte strategiche
le persone che quotidianamente si muovono usando i treni locali, i
bus, i tram e le metropolitane, la bici e le proprie gambe e dando a
chi usa l’automobile l’opportunità di scegliere un’alternativa
più efficiente, più sicura, più economica.
Rallentare la velocità massima in
città – sostengono i promotori della legge – è un intervento
già realizzato in molte città europee che non ha praticamente
controindicazioni (i tempi di percorrenza urbana sono analoghi a
quelli registrati col limite a 50 kmh) e che al contrario produce una
lunga serie di esternalità positive in termini di sicurezza
stradale, di riduzione della congestione, dello smog, del rumore, dei
consumi di carburante, dell’aggressività alla guida e rende –
praticamente a costo zero – le strade più fruibili anche dal
traffico non motorizzato. Anzi più che elencare i motivi per cui
sarebbe vantaggioso moderare la velocità negli abitati (con
l’eccezione di quelle strade dove le caratteristiche funzionali e
costruttive consentono di mantenere il limite a 50 km/h) bisognerebbe
chiedere ad amministratori locali e decisori politici nazionali come
mai i 30kmh non sono ancora realtà, dal momento che – ad esempio -
da soli riuscirebbero almeno a dimezzare i 2000 morti l’anno
in incidenti stradali che si registrano nelle aree urbane.
Altro punto chiave è quello delle
risorse pubbliche. Oggi alta velocità e autostrade fagocitano
tutti i soldi a disposizione, anche se le lunghe distanze
assorbano meno del 3% degli spostamenti delle persone e delle
merci. La legge sulla Mobilità Nuova prevede invece la creazione
di un Fondo per lo sviluppo del Tpl e della Mobilità non
motorizzata dove confluiscono annualmente “il 75% dei fondi
complessivi al trasporto e alle infrastrutture per la
mobilità”. Nelle nuove norme si ipotizzano anche i Target di
mobilità, obiettivi nazionali e vincolanti di ripartizione modale
degli spostamenti validi in tutte le città. Obiettivo: obbligare i
sindaci, entro due anni, a far scendere almeno sotto il 50% gli
spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno
del loro territorio.
