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lunedì 7 luglio 2014

Papa Francesco: le parole e i fatti

Non sono un fan di Papa Francesco. La sua presenza esagerata e ridondante su tutti i media mi  infastidisce, soprattutto perché mi provoca la insopportabile delusione che segue la divaricazione puntuale tra le sue parole e i fatti.
Lui va da qualche parte a dire "basta" a qualcosa o qualcuno davanti alle telecamere, usando parole dure e ultimative che piombano dal  video sulle nostre tavole domenicali, e pochi giorni dopo la realtà si incarica di ridicolizzare il suo "basta" riducendo  l'anatema papale a una parola vuota gettata al vento. 
Francesco, insomma, parla a vuoto, nel vuoto, è il caso di dire nel deserto, e anche quando parla alla "sua" Chiesa ottiene risposte desolanti che smentiscono la sua autorità e lo qualificano come un pastore senza gregge. L'ultimo esempio a riprova di quanto  sto scrivendo (con dolore credetemi) è quello che è avvenuto domenica scorsa a Oppido Mamertina, capitale della 'ndrangheta della piana di Gioia Tauro.
Il Papa due settimane fa, il 21 giugno, era andato a Sibari e lì, davanti a 250mila  persone, aveva lanciato  un solenne anatema contro la 'ndrangheta affermando "La Chiesa deve dire no alla 'ndrangheta, i mafiosi sono scomunicati". Parole chiare e inequivocabili, ma evidentemente una parte della Chiesa calabrese, quella maggioritaria che convive da sempre senza problemi con la 'ndrangheta, quella per intenderci che la va a benedire ed omaggiare durante le feste patronali e nei suoi santuari, come quello della Madonna dei Polsi, non le  ha ascoltate o  meglio ha ritenuto di non ascoltarle. 
Una scomunica è una cosa seria, almeno così credevo io fino a ieri quando tutti i telegiornali hanno trasmesso le immagini della processione della Madonna delle Grazie di Tresilico a Oppido Mamertina che sacerdoti (e amministratori locali) in testa, si è fermata davanti alla casa di un boss per omaggiarlo con un "inchino". La Madonna si è inchinata, come è sempre avvenuto, davanti a un capo della 'ndrangheta al quale la Chiesa locale non dice mai di "no".
Quello che mi ha più depresso è stata la  reazione tiepida della Chiesa e dei cattolici in generale. Famiglia Cristiana sul suo sito internet si è limitata a definire "sconcertante l'episodio",  mentre il Vescovo della diocesi di Oppido ha promesso che "prenderemo provvedimenti". Francesco tace, come ha taciuto tutte le volte che questo penoso confronto con i fatti si è verificato. 
Che dire? Se questa è tutta la lotta alla 'ndrangheta che il Papa, la massima autorità morale dei cattolici, può fare, mettiamoci pure l'animo in pace che niente in Calabria e in Italia cambierà.


venerdì 28 marzo 2014

'Ndrangheta a Paderno Dugnano: il vicedirettore delle Poste torna libero

"Esigenze cautelari affievolite" per il vice direttore dell’ufficio postale di Paderno. Tradotto, Walter La Coce(accusato insieme al direttore Vincenzo Bosco di concorso nell’esercizio abusivo dell’attività finanziaria e corruzione) da sabato non è più agli arresti domiciliari.Resta l’obbligo di dimora per evitare che inquinino le prove. L’ha deciso il Riesame, che ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato. Le indagini, i confronti incrociati, i rilievi degli inquirenti, però, vanno avanti. Sono da approfondire il legame tra le attività della banca delle cosche, sgominata a Seveso ai primi di marzo nell’operazione Tibet (quaranta persone coinvolte, in carcere o ai domiciliari)e le operazioni finanziare autorizzate tra ottobre 2011 e maggio 2013 dai due dirigenti di Poste Italiane, che sono anche stati sospesi dal servizio.
E' quanto scrive oggi il Giorno dando la notizia della rimessa in libertà del dirigente delle Poste padernesi. Nell'articolo si ricorda che secondo i magistrati inquirenti egli avrebbe ricevuto in cambio della sua "collaborazione" con la 'ndrina calabro-brianzola una somma di 400 euro e un lavoro edile gratuito da una delle aziende collegate al clan. La Coce nega tutto e afferma di poter provare che le cose non stanno così, lamenta di essere stato descritto come "un banchiere della 'ndrangheta", un'accusa che gli avrebbe sconvolto la vita. 

giovedì 6 marzo 2014

'Ndrangheta e campagna elettorale

La campagna elettorale a Paderno Dugnano è cominciata male. L'operazione antimafia che ha sgominato una pericolosa 'ndrina brianzola è stata subito strumentalizzata in modo simmetrico dalla leader locale del Movimento 5 Stelle e dal sindaco uscente Alparone per cercare di accusare il centro sinistra ed in particolare il PD di aver in qualche modo favorito l'insinuarsi della criminalità calabrese nel nostro territorio.
Una miserabile falsità, ma si sa in campagna elettorale non ci si ferma davanti a niente. L'uscita a gamba tesa dei grillini si spiega con il fatto che da sempre il movimento capeggiato a Paderno Dugnano dalla coppia Carcano-Abbati considera il Partito Democratico il vero e unico nemico da battere. Le dichiarazioni di Alparone invece sono finalizzate a far dimenticare ai padernesi il fatto che tutti gli episodi delittuosi attribuibili alla presenza mafiosa nella nostra città, dalla famosa cena di 'ndrangheta, agli attentati incendiari al comando della Polizia Locale, all'agente informatore dei boss, all'ufficio postale divenuto "lavanderia" dei fondi neri della cosca di Seveso, sono avvenuti sotto la sua amministrazione.
Gli ex sindaci Casati e Massetti hanno emesso oggi un comunicato congiunto per ricordarlo e per rinfacciare allo smemorato del Palazzo il suo sostanziale immobilismo su questo fronte. Mentre loro (affermano) "hanno fatto germogliare a Paderno Dugnano la cultura della legalità. Un centro sociale ed una piazza sono stati dedicati ai magistrati Falcone e Borsellino. Due appartamenti, sequestrati ad esponenti mafiosi a Paderno e Palazzolo, sono stati affidati ad associazioni di volontariato e no-profit. Sempre in quegli anni venne attivato un Tavolo per la sicurezza che monitorava costantemente la situazione di concerto con le forze dell'ordine locale ed infine un "I° Rapporto sulla Sicurezza Urbana", elaborato nel 2008, che non ha avuto alcun seguito", l'amministrazione di centro destra da lui guidata si è sempre rifiutata di "costituire ed insediare la Commissione consigliare antimafia ed attuare serie politiche di contrasto alla criminalità, un Osservatorio e delle politiche di sicurezza partecipata e infine la costruzione, insieme alle associazioni di una serie rete per l'educazione alla legalità". 
Questa sera si terrà a Paderno Dugnano organizzato dalla Lista Civica Sinistra per Paderno Dugnano un incontro con il magistrato monzese Walter Mapelli sul fenomeno mafioso in Lombardia. Gli organizzatori si augurano che verrà colta l'occasione per cominciare a discutere seriamente di come avviare nella nostra città una nuova politica per la legalità e la sicurezza e che le forze politiche che saranno presenti ne approfittino per illustrare ai cittadini i loro programmi da attuare nella futura amministrazione .

mercoledì 5 marzo 2014

Paderno Dugnano, la piccola cassa della 'ndrangheta

Paderno Dugnano "isola felice off shore" della 'ndrangheta. E' questo il quadro  che emerge delle carte dell'Operazione Tibet che ha portato in carcere 20 persone e altre 18 agli arresti domiciliari, tutti a vario titolo membri di un'organizzazione mafiosa con base a Seveso.
L'ufficio postale della nostra città ha funzionato (secondo gli accertamenti documentati dalle intercettazioni) dal 2011 al maggio 2013 come una banca per il traffico dei fondi della 'ndrina brianzola facente capo al boss Giuseppe Pensabene. 
Sono stati accertati nel periodo prelievi in contanti per un totale di 3.561.620 di euro, a maggior parte effettuati presso l'ufficio postale di Paderno Dugnano (MI) (3.437.120 euro), i restanti presso l'ufficio postale di Rho (MI). Tutti i prelievi erano in corrispondenza di un bonifico effettuato da diverse società di copertura dell'organizzazione. 
Nell'ordinanza si legge: "....si sottolinea che, in data 26.04.20012, la G.M.B. srl ha effettuato due bonifici di 250.000 e 57.500 euro, per un totale di 307.500 euro, giustificati come "acconto fattura"; nello stesso giorno sono stati prelevati 12.000 euro in contanti e, nella mattinata del giorno successivo 27.04.2012, sono stati effettuati 12 prelievi in contanti (11 da 25.000 euro e l da 20.000 euro), tutti presso la cassa n. 6 dell'ufficio postale di Paderno Dugnano (MI) per un totale di 307.000 euro....
....Come si vede, BOSCO Vincenzo e LA COCE Walter Alessandro, rispettivamente direttore e vicedirettore dell'ufficio postale di Paderno Dugnano (MI), hanno fornito, nell'arco temporale che va dal mese di ottobre 2011 al mese di maggio 2013, un contributo importante alla realizzazione dell'illecita attività di esercizio abusivo del credito svolta dall'associazione mafiosa capeggiata da ENSABENE Giuseppe, autorizzando che LA TURRACA Geraldo, SPOIALA Petru, BOVINI Annunziato, e FARINA Antonio, che agivano nell'interesse della citata associazione criminale, prelevassero, a più riprese, somme di denaro contante di importi variabili ma comunque consistenti (dell'ordine di 200- 300 mila euro per volta), omettendo le segnalazioni dovute in base alle leggi antiriciclaggio, e consentendo a volte il prelievo di somme anche nel caso in cui il conto corrente postale della società di copertura non avesse le relative disponibilità. n tutto nella piena consapevolezza che LA TURRACA Geraldo e gli altri esercitassero un'attività finanziaria di natura illecita. 
In cambio, gli stessi BOSCO Vincenzo e LA COCE Walter Alessandro si facevano dare, a più riprese, somme di denaro dell'importo variabile di 1.000 - 400 euro per volta, e piccole regalie. LA COCE, inoltre, si faceva eseguire gratuitamente alcuni lavori' edili da ditte vicine all'associazione mafiosa de qua. Da ciò discendono i gravi indizi a carico di BOSCO Vincenzo e di LA COCE Walter Alessandro, in relazione ai delitti di cui ai Capi 49) e 50) dell'imputazione".

'Ndrangheta a Paderno: le reazioni politiche

Iniziano ad arrivare le prime reazioni politiche alle notizie relative agi aspetti padernesi dell'ultima grande operazione anti 'ndrangheta messa a segno da Polizia e Magistratura sul territorio brianzolo e Nord milanese. L'associazione Rita Atria (che fa capo all'organizzatore della campagna elettorale di Antonella Caniato) ha emesso un vibrante comunicato in cui chiede ai partiti di inserire nei loro programmi elettorali il tema della legalità. Il PD dal canto suo ha diffuso un comunicato in cui rivendica le numerose richieste in questo senso fatte in passato alla giunta di destra, sempre rimaste lettera morta, e chiede l'istituzione di un Osservatorio e di una Commissione Antimafia partecipata dai cittadini. 
La Lista Civica Sinistra per Paderno Dugnano ha già risposto mesi fa ponendo il tema della legalità nel suo programma elettorale (qui sotto un estratto) e organizzando a questo scopo l'incontro pubblico di domani sera con il PM antimafia di Monza, Walter Mapelli che si terrà nell'Aula Consiliare del palazzo comunale.

Nella nostra città la legalità è stata in questi ultimi anni pesantemente minacciata e messa a rischio dalla criminalità mafiosa che in più occasioni ha mostrato la sua presenza e capacità di penetrazione nella società. Gli episodi sono noti: cena "sociale" della 'ndrangheta al Centro Falcone e Borsellino, due attentati incendiari alla sede della Polizia Locale che ha visto anche un agente arrestato con l'accusa di avere favorito un parente mafioso, sequestro di beni di proprietà di mafiosi, ecc.
Per rispondere a questo attacco e sensibilizzare i cittadini la Lista Civica Sinistra per Paderno Dugnano propone di istituire una Consulta cittadina“per la legalità” aperta all'adesione di tutte le forze politiche, le associazioni, i comitati, i consigli di quartiere, le parrocchie, le organizzazioni economiche, l’amministrazione ed il consiglio comunale, maggioranza e opposizione, Scopo della Consulta sarà:
• Fare ricerca e informazione sulla legalità
• Fare formazione sulla legalità, diffondere cultura della legalità utilizzando strumenti adatti ai diversi pubblici (film, libri, teatro) e progetti con le scuole
• Proporre "Buone prassi" alle aziende e alle amministrazioni
• Farsi promotore dell’Osservatorio permanente sulla legalità
Alle aziende, alle imprese, a tutti gli operatori economici che aderiscono alla Consulta si chiederà il rispetto delle regole, ma anche la segnalazione alle Forze dell’Ordine degli abusi offrendo in cambio informazione e strumenti contro le infiltrazioni mafiose e contro l’usura. 
L’amministrazione si impegnerà ad implementare la trasparenza amministrativa realizzando funzionalità di trasparenza verso gli utenti al fine di evitare violazioni di norme legislative o regolamentari e di controllo interno volto a raggiungere gli obiettivi di efficienza ed efficacia nel rispetto delle regole.

domenica 14 ottobre 2012

Zambetti e il voto a Paderno Dugnano

Secondo la Procura di Milano l'ex assessore regionale alla Casa, Domenico Zambetti, avrebbe comprato un pacchetto di 4.000 preferenze dai clan calabresi attivi in Lombardia, decisivo per la sua elezione con 11.217 voti nelle regionali 2010, pagandoli 50 euro cadauno.
Ho già spiegato in un post precedente quanto è facile con il sistema di voto vigente, comprare e vendere migliaia di voti controllati inserendo nelle urne elettorali delle schede già compilate con la complicità degli elettori corrotti. Ma questa realtà (i facili brogli elettorali), favorita da un sistema di voto antidiluviano a base di carta e matite copiative, non sembra preoccupare nessuno, e nemmeno l'internettiano Grillo, considera l'adozione di un sistema di voto sicuro (basterebbe installare un normale sportello tipo Bancomat in ogni seggio) la prima e più urgente riforma da fare.
Ma torniamo a Zambetti e ai suoi voti di preferenza sui quali si allunga per gli inquirenti milanesi l'ombra della 'ndrangheta. Quanti voti ha raccolto l'ex assessore azzurro a Paderno Dugnano alle elezioni del 2010? Dai dati pubblicati sul sito comunale risulta che su 7.289 voti assegnati al PdL solo 101 sono stati quelli dati a Zambetti che si è così qualificato al sesto posto per numero di preferenze tra i candidati del suo partito, dietro Zuffada, Maullo, Colucci, Sala, De Biasi, ma davanti a Romano La Russa.
Un terzo dei consensi Zambetti li ha ottenuti nei seggi del quartiere Paderno (38), il resto è arrivato dai quartieri Calderara, Villaggio Ambrosiano, Palazzolo, Dugnano. Pochissimi quelli di Incirano e Cassina Amata. 
I 101 voti di Paderno Dugnano sono circa l'1% del totale dei voti raccolti da Zambetti nei 1.546 comuni della Lombardia. Sono molti o sono pochi?

mercoledì 10 ottobre 2012

PdL e 'ndrangheta: arrestato l'assessore regionale Zambetti

Da il Corriere.it , riprendo questo articolo firmato da Luigi Ferrarella. La notizia è clamorosa e dimostra come una parte del PdL in Lombardia e in provincia di Milano fosse pesantemente inquinata dai rapporti con la 'ndrangheta.
Voto di scambio con la ’ndrangheta per un importante assessore pdl della Regione Lombardia presieduta da Roberto Formigoni. Il responsabile dell’assessorato alla Casa, Domenico Zambetti, 60 anni, è stato arrestato questa mattina a Milano dai carabinieri con l’accusa di aver comprato un pacchetto di 4.000 preferenze, decisivo per la sua elezione con 11.217 voti nelle regionali 2010, pagando 200.000 euro a due colletti bianchi della ’ndrangheta, uno esponente della cosca calabrese «Morabito-Bruzzaniti» di Africo (Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni già condannato anni fa per traffico di droga nell’inchiesta sull’Ortomercato) e uno referente invece del clan «Mancuso» di Palmi, il gestore di negozi Costantino Eugenio: un tandem che a sua volta, oltre che all’hinterland milanese della famiglia «Barbaro-Papalia» di Platì, per investire sulla candidatura di Zambetti avrebbe attinto in parte a un bacino di preferenze nella disponibilità di Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, l’ex sondaggista di Berlusconi condannato nel dicembre 2011 in primo grado a 7 anni per la bancarotta Hdc.
L’arresto segna il caso di maggior infiltrazione della ‘ndrangheta nella politica sinora svelato al Nord Italia dalle indagini. Zambetti, in Regione in passato responsabile dell’Ambiente e poi dell’Artigianato, è il quinto assessore delle varie giunte di Formigoni a essere arrestato, dopo Guido Bombarda (Formazione professionale), Piergianni Prosperini (Turismo), Franco Nicoli Cristiani (Ambiente, Commercio) e Massimo Ponzoni (Protezione civile, Ambiente). E in questo momento è anche il tredicesimo consigliere regionale dell’attuale assemblea (su 80) a finire sotto inchiesta.