Cosa cova sotto le ceneri della Leganti Naturali e perché dalle scorie "inerti" si è sprigionata una
nube di ammoniaca che nessuno aveva previsto?
A queste domande
cruciali poste dai giornalisti a Regione Lombardia e Arpa durante la
conferenza stampa di stamattina che si è tenuta al Pirellone, non è
stata data una risposta convincente. Forse ne sapremo di più
domani quando, stando alle dichiarazioni del Direttore Generale di
Arpa Lombardia, Umberto Benezzoli, Leganti Naturali srl (l'azienda
inquinatrice), consegnerà i risultati delle analisi condotte sul
cumulo di 10mila tonnellate di scorie stoccate nel suo impianto
"innovativo".
A un mese di distanza dalla
prima denuncia di inquinamento, i cittadini padernesi del Villaggio
Ambrosiano, forse sapranno finalmente perché da quelle scorie che non dovevano dare alcun problema, si sono invece sprigionate
sostanze irritanti e maleodoranti che nessuno si aspettava.
Conosceranno soprattutto con maggiore precisione quali sostanze sono
contenute in quelle scorie e che tipo di esalazioni emettono.
Se la conferenza
stampa voluta dall'assesore regionale all'Ambiente, la leghista
Claudia Terzi, doveva servire a rassicurare i cittadini non si può
dire che l'obiettivo sia stato raggiunto. Alla stampa è stato detto
che per ora nessuno in Regione sa con precisione come e perché ci
sia l'ammoniaca (e pare anche idrogeno) in quello stoccaggio. "I
casi sono due – ha dichiarato il direttore dell'Arpa – o nelle
scorie è presente un tasso di alluminio più elevato di quello
dichiarato da chi ha conferito i rifiuti da trattare, oppure è
intervenuto un fatto nuovo che nessuno poteva prevedere e che stiamo
cercando di accertare con delle sofisticate analisi chimiche delle scorie".
Insomma, il giallo dell'ammoniaca fantasma non è stato minimamente
chiarito. Il direttore dell'Arpa e il dott, Dario Sciunnach
(dirigente della struttura autorizzazione e innovazione in materia di
rifiuti) hanno fatto una serie di ipotesi improbabili per
spiegarne la presenza nelle scorie, ma il fatto resta un enigma
perché nell'inceneritore Silla 2 di Milano le scorie rimangono
abitualmente stoccate in una vasca all'aperto per circa 10-15 giorni
senza dare alcun problema di emissioni. Inoltre l'ammoniaca si produce nelle scorie in presenza di alluminio, ma solo se il composto viene sottoposto a forte pressione e calore.
Dal canto suo il Sindaco
Alparone ha ribadito che "L'odore al Villaggio Ambrosiano c'è,
l'ho sentito personalmente ed è forte – e io ho visto
un'autorizzazione che assicurava l'assenza di emissioni. Non è
giusto che i cittadini del villaggio sopportino questi odori
irritanti per questo ho chiesto di intervenire subito per far cessare
le molestie olfattive e di rivedere e modificare l'autorizzazione per impedire che
questo succeda di nuovo".
Il problema delle
autorizzazioni è stato al centro di molte domande. Non si capisce
infatti il perché l'autorizzazione integrata ambientale sia stata
concessa dalla Regione a un impianto "innovativo", mai realizzato
in Italia, senza prima averlo sottoposto a VIA per verificare il suo
buon funzionamento e non si comprende perché, in via prudenziale,
non si era pensato di dotarlo di attrezzature di sicurezza quali
aspiratori e depuratori dell'aria nei reparti di stoccaggio e
lavorazione. Attrezzature che sono presenti negli impianti tradizionali che trattano queste scorie.
Il dottor Sciunnach, che ha
firmato l'autorizzazione, ha risposto in modo chiaro e semplice: "L'impianto è innovativo perché a differenza degli altri tratta solo un rifiuto, le scorie degli inceneritori di RSU. Scorie che non emettono emissioni e che l'azienda intendeva trasformare interamente in pozzolana. Per questo non erano previsti aspiratori e abbattitori. La sperimentazione doveva essere fatta in un
ambiente fisico. In Lombardia con la densità abitativa che c'è non
è possibile farlo senza coinvolgere qualcuno".
E' stato così ribadito che la Regione Lombardia aveva deciso di
consentire a un'azienda privata di sperimentare "in un ambiente
fisico" un impianto di tipo nuovo, che non conosceva se non in
teoria e che trattava scorie, della cui composizione attualmente non è certa, che hanno dato luogo a un mese di inquinamenti imprevisti. Il tutto
sulla pelle dei cittadini e del territorio di Paderno Dugnano.
Per l'assessore all'Ambiente, Terzi, il direttore
dell'Arpa, Benezzoli, e il dott Sciunnach, tutto quello che l'ente ha fatto in questa vicenda è corretto perché è stato fatto, affermano, "secondo le regole". Non credo proprio che i cittadini padernesi siano d'accordo.